"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

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martedì 30 agosto 2011

Passaparola: "Il Re sola"

Testo:

Buongiorno a tutti. Oggi le parole chiave del Passaparola sono: Vice Re e Ricatti.
I Vice Re chi sono? Sono i personaggi più vicini ai padroni della politica italiana, che sono tutti sotto indagine o sotto processo, alcuni sono già passati per le patrie galere e altri ci stanno, in questo momento, nelle patrie galere e altri, magari, ci finiranno e che se parlassero sarebbero in grado di radere al suolo l’intera classe politica almeno ai massimi vertici.

Tutti i ricatti del Presidente - Ricatto. È la conseguenza di questa situazione, e cioè il fatto che c’è una situazione oggettivamente ricattatoria da parte dei vice re nei confronti dei re.
Perché se, appunto, i vice re si lasciassero scappare qualche ricordo o qualche parola compromettente, i re sarebbero politicamente morti.
Ancora una volta, quindi, si vede come le indagini giudiziarie abbiano una ripercussione politica soprattutto a proposito della ricattabilità dei nostri politici, che invece dovrebbero avere le mani libere per decidere per il bene comune anziché per il bene proprio, o per gli interessi propri.
La ricattabilità. In questi giorni, per parlare del re numero 1, ‘il re sola’ come l’ha chiamato il vignettista Giannelli in un suo libro, Berlusconi, si è scoperto che appunto Berlusconi è molto munifico, è una sorta di buon samaritano nei confronti di personaggi ben poco raccomandabili: li paga stabilmente. C’è una lunga lista di persone che vengono o sono state pagate da Berlusconi, l’ultima di questa lista, di queste persone è Giampi Tarantini.
Giampi Tarantini è un signore che fu arrestato l’anno scorso per favoreggiamento della prostituzione, traffico di cocaina e corruzione nella malasanità pugliese, ed è anche colui che portava le prostitute a Palazzo Grazioli e in altre ville del Cavaliere; anzi, era entrato in contatto con il Cavaliere proprio affittando una villa in Sardegna, vicina a Villa Certosa, riempiendola di giovani fanciulle e immediatamente fu contattato da un intermediario, anzi da un’intermediaria di Berlusconi che glielo presentò e di lì iniziò questo rapporto da cui Tarantini sperava di ricavare dei vantaggi.
Tarantini che vendeva protesi sanitarie alle Asl della Puglia, voleva mettersi in grande, voleva ingrandirsi, voleva arrivare a Roma e voleva mettere un piede almeno nel grande business della protezione Civile, c’era ancora Bertolaso. Il suo scopo era quello di diventare indispensabile per Berlusconi affinché Berlusconi si sdebitasse con lui raccomandandolo presso Bertolaso e facendolo entrare in quella ristretta cerchia di fortunati imprenditori che, nel segreto totale degli appalti della Protezione Civile, lucravano sulle disgrazie, sulle catastrofi naturali e sui grandi eventi.
Gli andò male, perché finì per pagare soltanto lui quel progetto che aveva messo in piedi di intesa con Berlusconi, in quanto Berlusconi appunto ne svicolò in quanto utilizzatore finale delle prostitute che gli portava Tarantini, il quale poi pare le pagasse lui di tasca propria, proprio per evitare che Berlusconi capisse che non le aveva conquistate con il suo fantastico charme, ma le aveva semplicemente utilizzate – per usare un orribile verbo dell’Avvocato Ghedini – con Tarantini che dietro la porta poi le remunerava per i loro servigi sessuali al Presidente del Consiglio.
La stessa cosa faceva Tarantini con il vice Presidente della giunta Vendola, Nicola Frisullo, uomo di D’Alema, uomo forte di D’Alema nella giunta Vendola, che fu per questo arrestato, perché? Perché pare favorisse gli affari di Tarantini in cambio, appunto, di tangenti sessuali, ragazze che nei giorni pari venivano portate a Palazzo Grazioli e nei giorni dispari venivano portate a Frisullo.
Bene. Si è scoperto in un’indagine di Napoli, dove Berlusconi figura come vittima di un ricatto, cioè di un’estorsione, che Tarantini prendeva, riceveva soldi dal Cavaliere: 500 mila euro in un’unica soluzione e poi dei versamenti periodici, pare addirittura mensili, che arrivavano fino a 20 mila euro al mese.
Berlusconi non ha negato questa circostanza, l’ha seraficamente ammessa, ormai non si nega più nulla, si ammette tutto come se fossero cose normali, e ha detto – cito testualmente – “ho aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trova in gravissime difficoltà economiche, nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio, sono fatto così”. Ecco, quest’uomo disperato in gravissime difficoltà economiche coi bambini a carico, poveretto, dipinto come un piccolo fiammiferaio, è in realtà questo Giampi Tarantini che a Roma vive in un appartamento nella zona di via Veneto, una delle zone più care di Roma, più lussuose di Roma e che questa estate era segnalato a Cortina, altro covo di piccoli fiammiferai!
Naturalmente non c’è nulla di illecito a dare dei soldi a Tarantini se è tutto avvenuto alla luce del sole. Il problema è che il Presidente del Consiglio se dà soldi a qualcuno dovrebbe spiegare il perché. E dato che di persone in gravissima difficoltà con figli a carico ce ne sono diversi milioni in Italia, e ce ne saranno molti di più quando sarà passata la manovra finanziaria che farà pagare sempre ai soliti noti il prezzo dei furti dei soliti ignoti, non si capisce per quale ragione lui debba aiutare proprio quel signore lì, ammesso e non concesso che fosse in miseria e non sapesse come sfamare i suoi figli.
Nell’indagine e dalle intercettazioni risulta, una cosa che intanto tutti sanno, e cioè che Tarantini sta per essere processato per avere portato le prostitute a casa di Berlusconi, perché organizzare la prostituzione, sfruttarla e favoreggiarla è reato; non è reato esercitarla da parte della prostituta e non è reato utilizzarla – sempre per usare l’orribile termine di Ghedini – da parte del cliente, detto anche utilizzatore finale.
Ma naturalmente il racconto di Tarantini non farebbe, nel processo di Bari, che riportare all’attenzione uno scandalo incredibile, e cioè quello di queste prostitute che entravano e uscivano dalla residenza, mezzo privata e mezzo pubblica di Palazzo Grazioli, del Presidente del Consiglio, munite di fotografie e filmati, conversazioni registrate di nascosto, che avrebbero potuto costituire ovviamente materiale ricattatorio o da parte loro o da parte di altre persone alle quali eventualmente queste ragazze avessero venduto questo materiale. Potrebbero essere interessati i servizi segreti, potrebbero essere interessati uomini della criminalità a ricattare il Presidente del Consiglio italiano con quel materiale compromettente. E quindi si capisce per quale motivo è bene tenersi buono Tarantini.
Ma c’è un fatto in più: quell’indagine, quel processo si fonda in gran parte, oltre che sulle rivelazioni della D’Addario e di altre ragazze, su intercettazioni telefoniche sui telefoni di Tarantini e di quelle ragazze, telefoni ai quali spesso chiamava o dai quali veniva chiamato Berlusconi, che non era intercettato, ma che era dunque ascoltato, perché parlava su telefoni di prostitute e di un pappone, quelli sì intercettati.
Naturalmente se si fa il processo in un pubblico dibattimento tutto questo materiale, che finora è rimasto segreto, diventerebbe pubblico e quindi noi avremmo questo bel quadretto edificante che riguarda il Presidente del Consiglio, le prostitute, il pappone. Ecco perché è assolutamente necessario, visto che il processo non si può non fare, che Tarantini patteggi la pena prima che inizi il processo, così il processo non si celebrerebbe nella forma del dibattimento, ma resterebbe tutto chiuso nell’accordo tra le parti, cioè l’Imputato che patteggia una pena davanti al Pubblico Ministero con il consenso del Gip.
E pare che proprio questo sia lo scopo al quale tende Berlusconi: far patteggiare Tarantini affinché si prenda ovviamente tutte le colpe e non vengano fuori quelle intercettazioni che potrebbero ulteriormente danneggiare, se possibile ovviamente, un’immagine già sputtanata come quella del nostro Presidente del Consiglio.
Vice e re e ricatti.
In questo affare pare che fosse entrato, prendendosi una percentuale, secondo l’Accusa, di quei soldi dati da Berlusconi a Tarantini, il famoso o famigerato Lavitola. Chi è Lavitola? Lavitola è quello strano giovanotto direttore del Nuovo Avanti, l’organo di quello che resta del partito socialista, pensate com’è ridotto, partito socialista che l’anno scorso diventò famoso perché, con i suoi rapporti di diplomatico informale nel Centro America, si era dato molto da fare per cercare di far risultare che l’alloggio di Fini a Montecarlo era in realtà di proprietà del cognato e che quindi Fini aveva di fatto venduto un bene del partito a suo cognato sotto costo. Questa cosa non fu mai dimostrata naturalmente, ma Lavitola si diede molto da fare. Bene. Lavitola non si sa a che titolo è entrato in questa vicenda Tarantini e pare che abbia trattenuto, secondo l’Accusa, una parte di quei soldi.
Un po’ quello che è accusato di avere fatto Emilio Fede con i soldi che Berlusconi ha generosamente elargito a un altro dei suoi vice re, attualmente in carcere, Lele Mora, che era subentrato a Tarantini nel procacciargli le prostitute, secondo l’Accusa della Procura di Milano. Lele Mora è in galera per il suo fallimento e per i suoi maneggi, ed è un altro che se parla... beh, insomma, potrebbe raccontare molte cose. È sotto processo anche lui per queste vicende di prostituzione a Milano insieme a Emilio Fede e, guarda un po’, risulta avere ricevuto da Berlusconi 2 milioni di euro, 2 milioni di euro mentre aveva una bancarotta in corso delle sue società. Su questi 2 milioni di euro, secondo l’Accusa, Emilio Fede avrebbe fatto una cresta: si sarebbe preso una percentuale perché si era dato molto da fare presso Berlusconi perché Berlusconi aiutasse anche questo altro povero piccolo fiammiferaio di Lele Mora che le portava le ragazze, le olgettine.
Decine e decine, centinaia e centinaia di migliaia di euro a Giampi Tarantini, 2 milioni e passa di euro a Lele Mora, entrambi imputati per prostituzione; soldi alla famiglia di Noemi Letizia, la ragazza che quando compì 18 anni Berlusconi si precipitò a partecipare alla sua festa in uno strano posto a Casoria; soldi a profusione alle ragazze dell’Olgettina, le buste del ragionier Spinelli, prima evidentemente per i servigi che rendevano ad Arcore e poi evidentemente per il timore che dichiarassero cose ai magistrati; tenete presente che in autunno entrerà nel vivo il processo sul caso Ruby, e quindi ci sarà questa sfilata di queste ragazze che andranno a raccontare che cosa facevano ad Arcore, e perché ricevevano tutti quei soldi, e perché avevano la casa gratis nel quartierino dell’Olgettina, e perché venivano loro regalati pacchi di danaro, gioielli, favori, scritture nelle televisioni, particine in film. Ruby ha lasciato nel suo diario la scritta relativa ad una promessa di 5 milioni di euro da parte di Berlusconi che le avrebbe detto “ti coprirò d’oro se tu farai la matta quando verrai interrogata, cioè dirai cose contraddittorie in modo da screditare completamente la tua parola e quindi renderti un testimone inutile in quel processo”, da cui Berlusconi evidentemente ha molto da temere.
I famosi 600 mila euro... scusate, 600 mila dollari all’Avvocato Mills, il quale ha messo anche lui nero su bianco al suo commercialista che ‘Mister B’ si era salvato nei processi Guardia di Finanza All Iberian grazie alla sua testimonianza reticente e subito dopo era stato ringraziato con 600 mila euro.

Da Tremonti a Penati - Poi c’è Dell’Utri che sulle indagini della P3 si è scoperto avere ricevuto quasi 10 milioni di euro sotto forma di prestito infruttifero da parte di Berlusconi, che lui naturalmente ha detto che restituirà, ma intanto è un modo come un altro per far avere dei soldi a un altro povero amico in difficoltà, un altro piccolo fiammiferaio, che oltre a prendere i soldi da noi come parlamentare, prende privatamente i soldi da Berlusconi. E beh, insomma, per quale motivo sia opportuno pagare Dell’Utri è inutile che ve lo racconti, ve lo immaginate ben da soli, è dagli anni 60 che Dell’Utri custodisce i segreti delle origini delle fortune di Silvio Berlusconi e certi strani rapporti siciliani.
A Napoli c’è un’altra indagine, sempre con Berlusconi vittima di ricatto ed estorsione, in cui il ricattatore indagato sarebbe Ernesto Sica.
Ernesto Sica era sindaco a Ponte Cagnano, si era messo in testa di fare il governatore della Campania, laddove poi invece fu candidato Caldoro e con l’aiuto, sempre secondo l’Accusa, di Cosentino e di altri, si diede da fare per eliminare Caldoro e fare posto a se stesso. Eliminare Caldoro come? Con un dossier in cui si insinuava che Caldoro fosse un frequentatore di transessuali, come Marrazzo. Dopodiché non ottenne la candidatura a governatore, ma ottenne che Berlusconi e il suo entourage intervenissero su Caldoro per nominarlo assessore nella nuova giunta regionale e fu nominato assessore. E quale arma di ricatto utilizzò per diventare assessore? Secondo l’Accusa ricattò Berlusconi, andandone a parlare con il coordinatore del partito Denis Verdini, a proposito di quello che lui, Sica, sapeva della compravendita dei senatori del centro sinistra, che tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 dovevano passare, e poi in effetti passarono, al centro destra facendo mancare la maggioranza al centro sinistra al Senato. E infatti il Governo Prodi cadde nel febbraio del 2008 a causa del ritirarsi di alcuni parlamentari proprio al Senato.
E Sica minacciava di rivelare quello che sapeva sulla compravendita dei senatori, nella quale evidentemente aveva avuto un ruolo di primo piano.
Si potrebbe andare avanti all’infinito a parlare di tutti quelli che hanno ricevuto e ricevono soldi dal Presidente del Consiglio. Sempre soldi perché stiano zitti, Sempre soldi perché c’è la paura che ricordino e parlino. Abbiamo il Presidente del Consiglio più ricattabile e più ricattato della storia dell’umanità. E questo spiega per quale motivo non ha tempo di occuparsi dei nostri problemi, ne ha troppi di suo di problemi per pensare anche ai nostri.
Ma non è l’unico: se lui è il più ricattato di tutti quanti ci sono purtroppo altri casi, che noi scopriamo sempre grazie a indagini giudiziarie che vanno a vedere là dove noi non possiamo mettere il naso, perché possono per fortuna ancora usare le intercettazioni telefoniche e ambientali, altri personaggi che appaiono, non si sa se ricattati, sicuramente ricattabili.
Un altro personaggio è Giulio Tremonti. Giulio Tremonti ha il suo ex braccio destro, Marco Milanese, che rischia di finire in galera entro i prossimi due mesi: alla ripresa dell’attività parlamentare il Parlamento e la Camera sarà chiamata a votare pro o contro la richiesta del Gip di Napoli, che ha già disposto la cattura di Milanese, per gravi casi di corruzione, compravendita di nomine, di posti, di favori all’ombra di Tremonti, era Milanese a fare le nomine nelle società controllate o partecipate dal Ministero del Tesoro e, secondo l’Accusa, se le faceva remunerare con soldi, tangenti, regali, gioielli. E sosteneva spesso di dover girare questi regali al Ministro Tremonti, ecco perché nel dicembre dell’anno scorso Tremonti fu interrogato come testimone e i magistrati gli dissero che cosa avevano scoperto che faceva Milanese e che spendeva il suo nome, addirittura a proposito di un preziosissimo orologio d’oro che sarebbe stato destinato a lui. Quindi Tremonti dal dicembre dell’anno scorso sapeva cosa faceva il suo braccio destro. Eppure, dopo averlo saputo, non fece nulla, non mosse un dito: continuò a tenersi Milanese come suo consigliere privilegiato al Ministero del Tesoro, dopo averlo fatto eleggere in Parlamento, e soprattutto continuò ad abitare in un appartamento il cui affitto lo pagava Milanese, ed erano 8 mila e 500 euro al mese. Dove prendesse i soldi per pagare l’affitto a Tremonti, oltre ovviamente alle spese che doveva sostenere per sé, Milanese, non si è mai capito o forse lo sta rivelando l’indagine. Abbiamo scoperto che Tremonti viveva a casa sua girandogli poi informalmente brevi mano, si direbbe in nero, 4000/4500 euro al mese.
In un paese serio non si può fare un così largo uso di contanti senza venire segnalati immediatamente all’antiriciclaggio, ma da noi sotto i 5 mila euro si possono fare movimenti di contanti, perché questo Governo infame ha cancellato una delle poche norme giuste fatte dal centro sinistra, in particolare da Padoa Schioppa e da Visco che avevano reso tracciabile i pagamenti in contanti per somme anche di molto inferiori.
Bene. Tremonti ha mollato la casa di Milanese e ha accettato le dimissioni di Milanese da suo consigliere soltanto a luglio, giugno/luglio, quando è partita la richiesta di autorizzazione all’arresto di Milanese da parte del Gip di Napoli. Perché ha aspettato così tanto visto che sapeva tutto da quando l’avevano interrogato nel dicembre scorso? Lui ha detto “beh, in passato vivevo in una caserma della Guardia di Finanza, ma poi ho deciso di lasciarla perché mi sentivo pedinato e spiato da finanzieri facenti capo alla corrente della Guardia di Finanza fedele a Berlusconi”. Solo che invece di denunciare loro e cacciarli dalla Guardia di Finanza, visto che Tremonti è il superiore diretto della Guardia di Finanza e di lasciare il governo Berlusconi, avendo anche soltanto il sospetto che ci fosse Berlusconi dietro quel caso di spionaggio, Tremonti si è tenuto tutto per sé e lo ha rivelato salvo poi mezzo smentirlo in una intervista a Repubblica.
Ora Milanese rischia di fare la fine di Alfonso Papa, primo e unico caso finora di parlamentare arrestato con l’autorizzazione del Parlamento per reati non di sangue; finora soltanto quattro parlamentari nella storia repubblicana erano stati arrestati ed erano tutti accusati di reati di armi oppure di sangue, come Moranino, come Toni Negri, come Abbatangelo e come Saccucci. Basta, da allora tutte le richieste di arresto per parlamentari erano state respinte, mai nessuno era stato autorizzato all’arresto per reati di soldi contro la pubblica amministrazione. Il primo è stato Alfonso Papa. Il secondo rischia di essere Milanese.
Forte è la tentazione di tutti i nemici che ha Tremonti nella maggioranza di votare per l’arresto del braccio destro di Tremonti, nella segreta speranza che Milanese in carcere dica qualcosa contro Tremonti. E quindi voi immaginate in questo momento che razza di clima ricattatorio c’è intorno all’uomo che deve firmare, che ha già firmato le due manovre finanziarie dell’estate, e che adesso deve trattare con i partiti della sua maggioranza sulle modifiche al decreto di ferragosto. Sarà libero di pensare a quello che succede, oppure in questa vicenda entreranno anche i destini del suo braccio destro che se andasse in carcere ovviamente rischierebbe di fargli del male? E che cos’è succederà alla fine? Il centro destra resterà compatto a difesa del suo parlamentare, come ha fatto per le richieste d’arresto per esempio nei confronti di Cosentino, che fu respinta? Oppure scaricherà Milanese per scaricare Tremonti?
Voi vedete come i nostri soldi e i destini dell’economia sono collegati a questo clima di ricattabilità che collega i vice re ai re.
E arriviamo al caso Penati. Perché Penati sta a Bersani come Milanese sta a Tremonti.
Bersani quando divenne segretario del partito democratico due anni fa dopo il breve interregno di Franceschini e la prima segreteria Veltroni, nominò come suo fedelissimo braccio destro, il capo della sua segreteria politica, cioè il suo principale collaboratore, Filippo Penati. Era stato Presidente della Provincia di Milano, era stato sindaco di Sesto San Giovanni in precedenza e che era favoritissimo nel diventare il candidato del centro sinistra alla Regione Lombardia, cosa che poi fu e fu sconfitto da Formigoni e allora entrò in consiglio regionale e diventò il vice Presidente del consiglio regionale della Lombardia.
Penati sarebbe già in carcere se l’altro giorno il Gip di Monza non avesse derubricato le accuse che gli muove la Procura di Monza da concussione a corruzione.
Qual è la differenza? La concussione è un reato più grave della corruzione, perché è un’estorsione commessa dal pubblico ufficiale “o mi dai i soldi oppure io non ti do gli appalti”, la corruzione invece è: “ci mettiamo d’accordo, io ti do gli appalti e tu mi dai i soldi”. Nel primo caso c’è una violenza del pubblico ufficiale sul privato che paga e quindi concussione, reato commesso soltanto dal pubblico ufficiale, mentre il privato che paga è vittima di quella concussione, è come il commerciante che è costretto a pagare il pizzo alla mafia perché la mafia è più forte e lo mette in soggezione. La corruzione invece si commette insieme, di comune accordo, senza che uno faccia violenza all’altro, perché è più comodo così: io mi becco i soldi della tangente, tu ti becchi l’appalto, e tanti saluti al libero mercato e alla trasparenza.
Secondo la Procura Penati in alcuni casi era colpevole di concussione, e questo cosa cambia? Beh, cambia per quanto riguarda il massimo della pena in base al quale si calcola il termine di prescrizione: per la concussione la pena è più alta e quindi la prescrizione è più lunga, per la corruzione la pena è più bassa e la prescrizione è più corta. Grazie al fatto che il Gip ha stabilito che Penati e gli imprenditori erano parte dello stesso sistema criminoso di compravendita delle pubbliche funzioni, c’era corruzione da parte sia di Penati sia degli imprenditori che gli pagavano le tangenti o che dicono di avergli pagato le tangenti e che adesso stanno collaborando con la giustizia e quindi devono essere processati tutti. Il reato è punito con una pena fino a cinque anni e la prescrizione scatta dopo sette anni e mezzo dal momento in cui è stata data e presa la tangente. Sette anni e mezzo purtroppo non bastano, perché i fatti, secondo il magistrato, già accertati finora, vanno fino al 2004. Voi fate 2004 più sette e mezzo vedete che il reato è attualmente, proprio in questo periodo, prescritto, quindi non c’è modo di fare un processo, a meno che naturalmente l’Imputato non rinunci alla prescrizione, cosa che un politico accusato di reati infamanti, mica reati di opinione o reati bagatellari, dovrebbe sempre fare in un paese serio; fermo restando che non esistono paese nei quali al momento del rinvio a giudizio la prescrizione continui a decorrere, quindi in un altro paese basterebbe rinviare subito a giudizio Penati e la prescrizione non ci sarebbe più, da noi invece c’è questa follia che è costruita per far scattare sempre la prescrizione, soprattutto per certi tipi di reato.

Penati corrotto e contento - Quindi soltanto perché le tangenti, pur ritenute vere, sono state chiamate corruzione anziché concussione Penati non è stato arrestato perché è scattata prima la prescrizione. Non è sempre stato così. Fino a sei anni fa la prescrizione per i reati di corruzione scattava dopo quindici anni dal momento in cui erano stati commessi i reati medesimi. Da quando è stata approvata la legge Ex Cirielli dal centro destra nel 2005 la prescrizione è stata dimezzata: prima scattava dopo quindici anni, dal 2005 scatta dopo sette anni e mezzo, dal momento in cui sono stati commessi i reati, che di solito vengono scoperti molto dopo rispetto a quando sono stati commessi, per cui c’è la garanzia praticamente assoluta che in sette anni e mezzo, dal momento in cui è stata pagata una tangente, è impossibile riuscire a fare le indagini, l’udienza preliminare, il processo di primo, secondo e terzo grado. In questo caso, visto che le cose sono saltate fuori così tardi, non ci sarebbe il tempo neppure per concludere le indagini.
Per Penati comunque la responsabilità non cambia minimamente perché, perché sia che sia corruzione sia che sia concussione il Giudice terzo, il Gip di Monza, ha stabilito che lui è un corrotto, le tangenti le ha prese.
Cambia semmai la posizione degli imprenditori, che nel caso della concussione sono vittime di una estorsione commessa in ipotesi da Penati, mentre invece nel caso della corruzione sono complici suoi e quindi invece di essere vittime e Parti Civili nel processo diventano complici, coimputati e quindi vengono processati anche loro, ma per Penati le cose non cambiano: tangente era con la concussione, tangente è la corruzione.
Quindi non si capisce come abbia potuto, con quale faccia di bronzo abbia potuto l’altro giorno dire “sono felice perché si sgretolano le accuse nei miei confronti e cadono in pezzi”. Si sgretola che? Cade in pezzi che? Il Giudice ha stabilito che sei un corrotto anziché un concussore, sai che gioia! Sai che differenza, c’è proprio da esultare! Abbi il coraggio di dire: sono felice perché l’ho fatta franca perché è scattata la prescrizione.
E qui usciamo dal campo Penati ed entriamo nel campo PD, perché Penati non è mica un passante o un dirigentunquolo locale. Penati era, fino a qualche mese fa, il braccio destro di Bersani e quindi Bersani dovrebbe spiegare intanto perché l’ha scelto, se davvero un sistema così ramificato e antico che risale a quindici/vent’anni fa e che coinvolge enormi aree industriali dismesse che andavano assegnate a questa o a quella ditta, con sempre le cooperative rosse dietro, beh se questo enorme sistema così ramificato e antico poteva sfuggire al controllo del partito. È possibile che a Milano nessuno avesse avvertito Bersani di quello che si diceva che stesse facendo Penati da anni, anni e anni? Da quando era sindaco di Sesto San Giovanni per poi diventare Presidente della Provincia e poi diventare candidato a Presidente della Regione? Come funzionano i controlli interni ai partiti? È possibile che questa cosa l’abbiano scoperta adesso che i magistrati - che sono un po’ come i cornuti, sono sempre gli ultimi a sapere - l’hanno finalmente accertata? È possibile che non fossero giunte voci al partito di Milano e al partito di Roma? O non sarà invece che Penati avesse fatto carriera fino a diventare il braccio destro di Bersani proprio perché nel partito di solito fanno carriera quelli che portano molti soldi?
Perché Penati probabilmente non si è arricchito personalmente, il sospetto anzi, è che in parte gli imprenditori locali si sdebitassero con lui per finanziare il partito a Milano e in parte - parlo delle cooperative rosse nazionali che sempre erano comprese nel prezzo - si sdebitassero poi con il partito a livello nazionale, il che renderebbe assolutamente impossibile che a livello nazionale non si sapesse quale ruolo giocava Penati nel far lavorare coloro che poi pagavano lui e il partito.
Bersani finora ha balbettato, all’inizio ha detto “ho fiducia nella magistratura, ma anche in Penati”, che è la formula paracula di dire ‘ho fiducia negli accusatori ma anche nell’accusato’, adesso però non ci sono più degli accusatori, cioè dei PM o dei testimoni o degli imprenditori: c’è un Giudice, c’è un Gip, un Giudice terzo e forse le cose cambiano. Infatti dopo le paraculate delle autosospensioni dagli incarichi, ma non dallo stipendio di consigliere regionale, adesso Bersani ha deciso di mandare Penati davanti a una commissione di garanzia del partito, che dovrebbero essere i probiviri.
Il Corriere della Sera racconta che finora i probiviri del PD, con tutto quello che è successo nel PD in questi mesi, si sono occupati di un unico caso e cioè di quattro parlamentari Lumia, Della Seta, Ferrante e Realacci che avevano osato criticare Crisafulli, quello che era stato intercettato e filmato mentre chiacchierava amabilmente di appalti e assunzioni con un boss mafioso a Enna, e che naturalmente fu promosso da Veltroni parlamentare del partito democratico. Bene, la Commissione di Garanzia non si è occupata di Crisafulli, uno scandalo a cielo aperto, che attualmente è pure indagato, ma si è occupata di quelli che avevano osato criticarlo e gli aveva fatto un culo così! A questi quattro reprobi che avevano osato criticare quel bel giglio di Crisafulli. Adesso Penati andrà finalmente davanti a questa Commissione di Garanzia che è rimasta disoccupata evidentemente in tutti questi anni, e vedremo cosa decideranno. Purtroppo pare un sistema un po’ tardivo di risolvere il problema, perché in un partito serio quando un Giudice, un Gip si pronuncia nei termini in cui si è pronunciato il Gip di Monza, parlando di gravissimi casi di corruzione, un partito serio caccia questo signore e gli dice ‘tu adesso se vuoi avere una speranza di rientrare in politica ti fai processare, perché stiamo parlando di reati di corruzione, non di reati lievi o di opinione, ti vai a far processare rinunciando alla prescrizione, se non rinunci alla prescrizione ti cacciamo’, questo dovrebbe essere una regola. Di fronte a certi tipi di reati se non si rinuncia alla prescrizione si è fuori. Perché se si prende la prescrizione e si va a casa si è esattamente come Berlusconi, e chiunque osi criticare Berlusconi perché ha preso sei prescrizioni, spacciandole per assoluzioni, dovrebbe essere coerente, e invece questi signori coerenti non lo sono. Infatti balbettano sulla rinuncia alla prescrizione, perché? E perché creerebbe un pericoloso precedente.
Anche D’Alema dovrebbe spiegarci per quale motivo prese e portò a casa la prescrizione di un vecchio finanziamento illecito che gli veniva contestato e che fu accertato dai magistrati per 20 milioni di lire negli anni 80 dal re delle cliniche private pugliesi, tale Cavallari.
Ecco, adesso il prossimo passo dell’indagine della Procura di Monza è capire dove andasse questa montagna di soldi che gli imprenditori dicono di aver dato a Penati. Andavano a Penati? Andavano a Penati e ai suoi uomini? Andavano in parte a Penati e ai suoi uomini e in parte al partito di Milano? O c’era anche un’altra deviazione dell’oleodotto che portava a Roma? Sto parlando fino ad una certa fase, fino al 2008 dei DS, e dopo quella fase naturalmente se i finanziamenti sono proseguiti sto parlando del partito democratico. Vedremo cosa riservano le indagini. Intanto noi siamo di fronte ad una classe politica che ha i suoi tre uomini più importanti: il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Economia e il leader del maggiore partito di – facciamo finta che sia vero - opposizione, in condizioni di ricattabilità assoluta. Perché è evidente che una sola parola di Penati sui suoi rapporti con Bersani sarebbe in grado di stendere definitivamente quello che resta dell’opposizione proprio nel momento in cui il Governo è in estrema difficoltà.
Io credo che per lavorare ad avere una nuova classe dirigente, non ricattabile possibilmente, sia necessario togliere ai tappi, che impediscono il cambiamento, il ricambio interno dei partiti e il ricambio anche tra forze politiche e impediscono l’ascesa mediatica e quindi anche elettorale di nuove forze e di nuovi movimenti politici, ci siano da un lato il sistema di finanziamento dei partiti, chi tiene la borsa del finanziamento dei partiti, cioè la segreteria e la segreteria amministrativa tiene in pugno i partiti, e impedisce a quelli che potrebbero venire dal basso di insidiarli e di cacciarli fuori. Dall’altro dato la legge elettorale, che consegna ai segretari dei partiti l’altro rubinetto: da un lato tengono in mano il rubinetto dei soldi e dall’altro lato tengono in mano il rubinetto delle nomine al Parlamento, perché se uno vuole andare in Parlamento oggi deve essere nominato dal suo segretario di partito con questa legge elettorale. Ecco perché tornano buoni, i V-Day, tornano buoni i referendum, tornano buone le leggi di iniziativa popolare, una per abrogare - questo sarà più difficile - il finanziamento pubblico ai partiti, così come oggi camuffato da rimborsi elettorali, a prescindere dalle spese elettorali tra l’altro; e dall’altro, cosa più fattibile, staccare l’altro rubinetto che hanno in mano questi signori, eterni e ricattabili, e cioè il potere di nominare i parlamentari. C’è un referendum - Arturo Parisi, Antonio Di Pietro, Prodi ha aderito e altri, io spero che lo facciano in tanti - referendum che si propone di abrogare il ‘porcellum’, cioè la legge elettorale Calderoli, la porcata, quella che fa nominare i parlamentari dai partiti anziché farli scegliere dai cittadini. Il referendum se raccogliesse le firme entro la fine di settembre le 500 mila firme fatidiche e si ottenesse poi l’avallo della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, avrebbe come conseguenza il ritorno al ‘mattarellum’. Io non sono un tifoso della legge elettorale ‘mattarellum’ sulla quale abbiamo votato dal ‘94 al 2001, ma almeno ci consentiva di scegliere nei collegi elettorali il nostro candidato preferito tra quelli dei due schieramenti. Non è una legge perfetta, anzi io preferirei il sistema francese a doppio turno che ha dunque le primarie incorporate nel primo turno, il primo turno voti il candidato a te più vicino e nel secondo scegli fra i due più votati quello a te meno lontano. Ma questa non è all’ordine del giorno, piuttosto che andare a votare un’altra volta con il ‘porcellum’ di Calderoli meglio tornare a una legge che almeno ci consentiva di scrivere tra due o più candidati nel collegio quali erano i nostri preferiti, per il 75% della quota maggioritaria del Parlamento italiano. Meglio che niente rispetto alla porcheria che abbiamo.

Ecco, sappiate che se firmate per quel referendum, oltre naturalmente ad agevolare il fatto che alle prossime elezioni si possa tornare a scegliere i nostri rappresentanti, seppure con quel meccanismo del ‘mattarellum’ che non era proprio l’ideale, si toglie in mano ai segretari dei partiti, che non si muovono di lì, il rubinetto della nomina dei parlamentari, che è la vera ragione insieme al finanziamento pubblico, per la quale siamo sempre ogni giorno, da venti, trent’anni nelle mani delle stesse facce. Passate parola e possibilmente firmate.

Marco Travaglio (Passaparola del 29 agosto 2011)

mercoledì 24 agosto 2011

Scoperto il gene che 'cancella' dalla memoria i brutti ricordi

Un brutto ricordo che assilla e rende ogni cosa difficile. Un'esperienza traumatica che continua a tornare in mente. Appare anche nei sogni, senza darci pace. L'idea di poter dimenticare tutto sembra impossibile. Non è così: un gruppo di ricercatori del Queensland Brain Institute di Saint Lucia, in Australia, ha fatto una scoperta 1che potrebbe essere utile per far sparire, come per magia, pensieri negativi e difficoltà. La notizia è stata pubblicata dal giornale Nature 2Neuroscience. La scoperta promette di curare fobie e disturbi da stress post-traumatico.

Gli studiosi hanno identificato una molecola di Rna, il mir-128b, che agisce direttamente su un gene e che regola i ricordi legati alla paura. Nel momento in cui viene riattivato il ricordo originale a cui è legata la paura, il mir-128b può inibire in modo transitorio i geni ad esso associati. "I ricordi associati alla paura non sono incisi nella roccia", spiega Timothy Bredy, neuroscienziato del Queensland brain institute.

Bredy è riuscito a dimostrare per la prima volta che le paure possono essere cancellate grazie all'azione di questo polimero ed è convinto che questo studio potrà aprire la strada a nuove cure per affrontare i disturbi post traumatici da stress e fobie. "Questa è la prima dimostrazione concreta che la molecola di Rna contribuisce alla formazione di tutte quelle paure che fanno parte della nostra memoria. Siamo riusciti a mettere in evidenza quanto questo meccanismo sia al centro del funzionamento del cervello negli adulti", ha detto Bredy.

Insomma per il team di studiosi australiani le paure che fanno parte del nostro passato possono essere "indebolite" o "rafforzate", intervenendo sul mir-128b.

Studi precedenti. Quello che nel film "Se mi lasci di cancello" sembrava un sogno, dova Jim Carrey cercava di dimenticare l'amore perduto, non sembra così più lontano. Già un anno fa una ricerca della John Hopkins University 3aveva aperto prospettive concrete sulla nascita di farmaci in grado di combattere i disturbi da stress post-traumatico. I ricercatori avevano studiato una proteina che si trova nell'amigdala, l'area cerebrale responsabile, tra l'altro, del condizionamento alla paura.

Ricerche di questo tipo aprono la strada allo studio di farmaci usati per manipolare la memoria, un settore che spesso genera timori. Ma secondo Adam Kolber, docente di legge alla Law School di Brooklyn, a New York e autore di un commento appena pubblicato su Nature, si tratta di pregiudizi esagerati. "Milioni di persone che soffrono di disordine da stress post-traumatico (Ptsd), dopo un'esperienza straziante o un incidente - sostiene Kobler - potrebbero beneficiare di psicofarmaci che possono liberare il cervello dai brutti ricordi".

I farmaci. Kobler sottolinea la necessità di un atteggiamento più aperto verso lo sviluppo e l'uso di farmaci che possano essere in grado di alterare i ricordi, superando le riserve espresse da molti eticisti, che temono che in questo modo si possano alterare la personalità delle persone.

"Questi argomenti - sostiene invece Kolber - non sono convincenti. I farmaci possono accelerare il processo di guarigione in modo più efficace rispetto al counselling". Guardando ai più recenti studi di laboratorio, gli esempi non mancano: un farmaco chiamato 'Zip' ha dimostrato di bloccare la dipendenza da cocaina nei topi, cancellando il ricordo del luogo dove potevano trovarla. E "altri farmaci già testati sull'uomo - conclude Kobler - possono alleviare la sofferenza legata a ricordi di eventi traumatici".

Valeria Pini (La Repubblica - 20 agosto 2011)

martedì 23 agosto 2011

Il vero deficit è dei valori

In un articolo pubblicato sul Corriere il 17 agosto (Il vero disavanzo delle democrazie) il settantenne Ernesto Galli della Loggia, docente di Storia contemporanea all’Università Vita-Salute del San Raffaele (curiosa parabola per uno che era partito comunista e si è scoperto, al momento opportuno, liberale e forse anche pio), storico che non ha mai scritto un libro di storia, risvegliandosi da un letargo durato quasi mezzo secolo, da quando era un giovane e promettente collaboratore dell’Einaudi, scopre che il deficit dei sistemi democratici sta nella loro mancanza di valori o, per usare il suo linguaggio contorto, nella loro “unidimensionalità economicista”. Geniale.

Nel mio spettacolo teatrale del 2004 Cirano, se vi pare… dicevo: “La democrazia è un metodo, un sistema di forme e di procedure, non è un valore in sé e non produce valori. È un contenitore, un sacco vuoto che andrebbe riempito. Ma il pensiero e la pratica liberale e laica, che sono il substrato sul quale la democrazia è nata, mentre facevano ‘tabula rasa’ dei valori precedenti, non sono stati in grado, in due secoli, di riempire questo vuoto se non con contenuti quantitativi e mercantili”. In realtà nella pièce riprendevo concetti espressi quasi un quarto di secolo prima ne La Ragione aveva Torto? e ribadite poi in Denaro. Sterco del demonio (1998), nel Vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità (2002) e in Sudditi. Manifesto contro la Democrazia (2004).

In realtà la democrazia, almeno così come si è storicamente determinata, non è che l’involucro legittimante del modello di sviluppo basato sul mercato. E il mercato, che è uno scambio di oggetti inerti, non può produrre valori, né laici né di qualsiasi altro tipo. L’unica divinità veramente condivisa è il Dio Quattrino. E la vera debolezza dell’Occidente democratico (in questo Della Loggia ha ragione, anche se arriva fuori tempo massimo), lo vediamo in rapporto con altre culture, Islam in testa, proprio in questo vuoto di valori.

Bisogna aggiungere che la democrazia, perlomeno quella rappresentativa, non solo non aiuta a costruire valori condivisi, ma sembra il sistema perfetto per demolirli. La liberal-democrazia si è infatti venuta strutturando, contro le intenzioni dei suoi padri fondatori (Stuart Mill, John Locke, Alexis de Tocqueville), come un sistema di partiti in competizione fra di loro. I partiti per conquistare consensi hanno bisogno di apparati (il voto di opinione, secondo lo stesso Norberto Bobbio, gran studioso e strenuo difensore della democrazia, “è solo quello di coloro che non votano”). Per mantenere gli apparati hanno bisogno di soldi, per procurarseli li drenano illegalmente dal settore pubblico, di cui si sono impossessati, o da quello privato tenendo l’imprenditoria sotto ricatto (o mi dai la tangente o non vincerai mai un appalto). Essendo abituati a corrompere o a farsi corrompere per superiori esigenze di partito, i dirigenti politici diventano, quasi sempre, dei corrotti in nome proprio. Questa corruzione pubblica trascina fatalmente con sé i cittadini (se rubano loro perché non dovrei farlo anch’io?) spazzando così via tutta una serie di valori, onestà, lealtà, dignità, che tengono insieme una comunità.

A ciò si aggiunge che i partiti, pur di non scontentare i rispettivi elettorati, perdono completamente di vista l’interesse nazionale. E questo non è un vizio solo italiano se in America, Paese che deve le sue passate fortune a un fortissimo senso di appartenenza nazionale, repubblicani e democratici si stanno scannando da mesi mentre il loro Impero rischia di crollargli sotto i piedi. Per cui sento di poter dire che l’attuale crisi economica non è solo il segno del fallimento di un modello di sviluppo ma anche del suo involucro legittimante: la democrazia.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2011)

Passaparola: "Rimini, il meeting dei detassati"

Testo:

Buongiorno a tutti, bentornati, ben ritrovati dopo questo periodo di vacanza, almeno da parte mia, spero anche da parte di molti di voi.

Le mani nelle tasche degli italiani ladri - Sono successe molte cose, nel frattempo, oggi vorrei parlare, per quel poco che ne capisco, di manovra economica Nella giornata nella quale si festeggia la caduta di un tiranno, Gheddafi, beati libici, speriamo che presto tocchi al nostro Gheddafi, quello che baciava il Gheddafi libico fino a pochi mesi prima dell'inizio della rivolta.
Ieri poi il Presidente della Repubblica Napolitano, scamiciato, si è recato al Meeting di Rimini a benedire quest'aria di nuovo inciucio con tutti gli uomini delle banche, delle aziende statali e parastatali in prima fila, che poi sono gli sponsor del Meeting di Rimini e che si spellavano le mani essendo fra i protagonisti del disastro, non solo della finanza a causa della speculazione, ma anche dell'economia reale del nostro Paese.
C'era persino Marchionne, questo genio dell'industria che purtroppo non riesce a vendere le macchine e disgraziatamente è responsabile di un'azienda che fino a prova contraria si chiama Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Il Presidente della Repubblica, come se fosse un marziano sceso in terra all'improvviso da pochi giorni, ha ammonito, tra le ovazione dei ciellini che hanno sempre applaudito in questi ultimi vent'anni chiunque gli venisse portato, se gli portavano Jack lo Squartatore lo applaudivano, quindi figuriamoci Napolitano non è certamente Jack Lo Squartatore né qualcosa di paragonabile ma per dire che hanno applaudito comunisti, anticomunisti, filoisraeliani, filoarabi, cattolici, atei... l'importante è che andassero a rendere omaggio e a baciare la sacra pantofola ciellina. “Da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente – dice il Capo dello Stato sceso da Marte, appunto – nell'ansia del giorno dopo, in un'obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti.” Poi fendenti al governo, all'opposizione, “a simili condizionamenti e al dovere di decisioni immediate, non si può naturalmente sfuggire, ma non troveremo vie d'uscita soddisfacenti e durevoli, senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”.
Applausi, Conti, Passera, Marchionne, Enrico Letta, Maurizio Lupi ecc. ecc., la ministra Bernini, poveretta. “Dinanzi a fatti così inquietanti, davanti a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità – ha insistito il nostro marziano Napolitano – il linguaggio della verità non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.” Applausi scroscianti, ovazioni, gente che si strappava i capelli. “Abbiamo noi in Italia parlato in questi tre anni il linguaggio della verità? Abbiamo fatto abbastanza tutti noi che abbiamo responsabilità verso le famiglie e nei rapporti con le giovani generazioni? Stiamo attenti: dare fiducia non significa alimentare illusioni. Non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie minimizzando, sdrammatizzando, i nodi critici della realtà ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio”.
Forse se l'avesse detto tre anni fa, quando Berlusconi negava la crisi, anzi sosteneva che era colpa di Annozero, che se Santoro non ne avesse parlato la crisi non ci sarebbe stata... ecco forse dirle tre anni fa, queste cose, al governo, forse evitare di firmare qualche legge vergogna e sollecitare qualche legge che venisse incontro ai pericoli che la crisi costituiva per il nostro Paese, forse sarebbe stato più produttivo che non andare a piangere sul latte versato, anzi peggio, a fare il mea culpa battendo il petto degli altri, anziché il proprio.
Perché Napolitano non è arrivato da Marte, naturalmente, Napolitano è in politica da diciamo sessant'anni, per essere avari? E' stato Presidente della Camera, è stato uno dei maggiori dirigenti del PCI, poi del PDS, poi dei DS. E' il Presidente della Repubblica mica da ieri, da cinque anni.
Ha sottoscritto, con il suo avallo, tutte le leggi che sono state varate in questi anni, ha nominato tutti i ministri che sono responsabili di quell'avere diffuso illusioni che ha denunciato ieri, ha messo la sua firma sotto la nomina della squadra di governo che oggi i mercati ma anche i cittadini dotati di un minimo di raziocinio, ritengono inaffidabile.
Ogni tanto ha fatto un po' la faccia storta, tipo quando gli hanno sottoposto il ministro Romano, indagato per mafia, oggi Romano è praticamente imputato perché il GIP ha ordinato l'imputazione coatta alla Procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio, quindi Romano ministro delle risorse agricole è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, e partecipa ai vertici per risolvere la crisi e per fare la manovra, partecipa a scrivere la manovra, dà consigli, interviste, siede al tavolo coi sindacati, insieme agli altri ministri economici.
Quella nomina non spetta al Presidente del Consiglio, ma al Capo dello Stato. Il presidente del Consiglio indica dei nomi e il Capo dello Stato può nominarli oppure può rimandarli indietro.
Non risulta che sia stato rimandato indietro e non risulta che quella nomina sia stata revocata nel momento in cui, addirittura, il ministro, primo caso nella storia pur disgraziata del nostro Paese, un ministro in carica viene imputato di mafia.
Quindi, meno male che Napolitano ha scoperto il debito pubblico, l'evasione fiscale. Lo scudo fiscale secondo voi chi lo ha formato, quando è stato presentato come decreto nel 2009, il secondo anno del terzo governo Berlusconi? L'ha firmato Napolitano. Il Fatto Quotidiano, appena nato, fece una petizione, raccolse 50.000 o 60.000 firme per chiedere al Presidente della Repubblica di non firmare lo scudo fiscale. Fu firmato e adesso lo stesso che ha firmato lo scudo fiscale ci viene a dire che c'è un problema di evasione fiscale? Lo sappiamo, hai firmato lo scudo!
E ancora: il debito pubblico. Il debito pubblico non è mica il peccato originale, non ce lo portiamo mica dalla nascita. Il debito pubblico nasce con certe politiche, negli anni '80, le politiche di Craxi, Andreotti, Forlani e di quelli che sostenevano il Craxismo. Chi era il leader della corrente del Partito Comunista che voleva fare l'alleanza con Craxi? Napolitano. Chi è che attaccò Berlinguer quando parlò di questione morale facendo infuriare Craxi che ovviamente se ne sentiva toccato? Napolitano, il capo dei miglioristi filosocialisti e filocraxiani. Quindi, forse, il petto sarebbe bene ciascuno cominciasse a batterlo su di sé e non sugli altri.
Ma, detto questo, la manovra sta approdando in Parlamento e praticamente del decreto che è stato varato dal Governo con la firma di Napolitano i giorni della burrasca finanziaria poco prima di ferragosto, non c'è più traccia. Quasi tutti i capisaldi di quella manovra stanno saltando perché coloro che li avevano fissati si sono nel frattempo pentiti di fronte all'impopolarità delle misure che avevano adottato. Per cui, la supertassa per chi dichiara oltre i 90.000 euro pare che Berlusconi non la voglia più mettere, i tagli dei comuni, dei piccoli comuni, pare che la Lega non li voglia più, il sacrificio delle famose 38-39 provincie si sta riducendo a lumicino perché è rinviato a quando ci sarà un nuovo censimento e nel frattempo le provincie stanno cercando accorpamenti per salvarsi quasi tutte. I sacrifici chiesti agli Statali, ovviamente, fanno perdere altri voti e quindi si cerca di limarli, e così vengono fuori nuove proposte.
Anticipare la riforma delle pensioni che allunga l'età pensionabile e che era prevista per circa fra dieci anni, oppure abolire tutte le provincie anziché soltanto qualcuna, oppure ritassare con un contributo di solidarietà, i capitali che sono rientrati grazie allo scudo fiscale ma i cui titolari hanno dovuto pagare, due anni fa, quel misero 5% che comunque era già un enormità rispetto al precedente del 2002 dove addirittura si fecero i capitali sporchi o evasi dall'estero pagando il 2,5%.
Tutte proposte di cui si parla sui giornali per fare un gran casino, ma che non hanno nessuna possibilità di essere varate perché sono quelle giuste. Alzare l'età pensionabile in un Paese sempre più vecchio che ha l'età pensionabile più bassa d'Europa è evidente che è da fare subito, non fra dieci anni, escludendo ovviamente i lavori usuranti, ci mancherebbe altro, ma il problema nostro sono le pensioni baby, vecchio serbatoio di clientelismo insieme a quelle false di invalidità.
L'abolizione di tutte le provincie... come si fa ad abolire i piccoli comuni? Sono il cuore pulsante dell'Italia delle famose cento città: questi pur di non abolire le provincie voglio abolire i piccoli comuni, che ovviamente sono in rivolta non per mantenere le cadreghe perché nei piccoli comuni gli emolumenti sono pari a quasi zero, non si risparmierebbe quasi nulla nei tagli alla casta che erano auspicati, mentre tagliando le provincie si risparmierebbero strutturalmente ogni anno chi dice 13, chi dice 15, chi di più miliardi di euro all'anno.
E chiedendo un altro contributo ai titolari dei capitali scudati ad appena il 5% si guadagnerebbero un sacco di soldi. Si tratta semplicemente di scegliere se mettere le mani nelle tasche degli onesti o metterle nelle tasche dei disonesti.
C'è un fortunato slogan del Cavaliere che lo ripete come un mantra da 17 anni: “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli Italiani” come se ci fosse qualcosa di male nel fatto che lo Stato chiede ai cittadini di contribuire in proporzione a quello che hanno al bene pubblico, anche al bene dei medesimi che contribuiscono.
Il compianto Padoa Schioppa disse: “il concetto delle tasse è bellissimo” perché chi ha di più contribuisce di più, questa è educazione civica. Non disse le tasse sono bellissime per come sono organizzate iniquamente in Italia, disse il concetto di tassa, di imposta è bellissimo, quello sul quale si fonda uno Stato, una comunità. Mettere le mani delle tasche degli italiani è un dovere dello Stato, non è una rapina. Berlusconi ci ha fatto credere che sia una rapina perché nel suo retropensiero mettere le mani nelle tasche degli italiani significa fare una cosa equa e le cose eque a lui non piacciono, perché lui non vuole mettere le mani nelle tasche dei ladri, degli evasori, perché lui e le sue aziende sono celebri per avere più volte eluso o addirittura evaso le tasse, vedi tutti i condoni che hanno fatto e vedi la legge per Mondadori che l'hanno scorso ha potuto chiudere pagando 8 milioni di euro un contenzioso con l'agenzia delle entrate che durava da vent'anni e che di euro gliene chiedeva 176 milioni, non 8.
Senza contare un altro contenzioso che Berlusconi ha con Mediolanum con l'agenzia delle entrate e la guardia di finanza che gli chiedono 282 milioni di tasse in più di quelle che hanno pagato sostenendo che hanno esterovestito delle attività trasferendole su una società irlandese, trasferendo attività in Irlanda, dove la tassazione è evidentemente più vantaggiosa.
Questo è quello che pensa lui quando dice “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Se esistesse un'opposizione dovrebbe controbattere dicendo “Noi vogliamo che metti le mani nelle tasche degli italiani ladri. Questo devi fare. Mettere le mani nelle tasche degli italiani ladri”. E come si fa? E' semplicissimo.
Si va a vedere quanti soldi guadagnano i ladri, parlo dei ladri naturalmente che si macchiano di reati finanziari ed economici, noi dei ladruncoli da strada. I ladruncoli da strada vanno messi in galera come tutti i grandi ladri, ma mentre contro il furto per le strade non c'è altro modo se non quello di acchiappare i ladri e di migliorare le attività repressive e punitive o anche preventive, contro i grandi ladri ci sono molte cose da fare perché in questi anni sono state fatte leggi che li hanno favoriti, quindi vanno smantellate e vanno come sempre si fa quando c'è un'emergenza criminale aumentate le pene. Quando c'è l'emergenza incendi si aumentano le pene per quelli che incendiano i boschi, quando c'è l'emergenza stupri si aumentano le pene per gli stupratori, quando c'è l'emergenza furti si aumentano le pene per i ladri. Il ladro che ruba il portafoglio o che svaligia l'appartamento può essere condannato a pene che arrivano fino a vent'anni di reclusione. Uno che ruba falsificando i bilanci o facendosi corrompere o evadendo il fisco rischia in concreto pene di un anno e mezzo, due anni, due anni e mezzo. Tutte esenti da carcere, sia preventivo sia dopo la sentenza. Che effetto deterrente possono avere pene del genere? E' evidente che come si fa per i piromani, per gli stupratori, per i ladri di strada, per gli immigrati che delinquono anche soltanto immigrando, bisogna aumentare le pene.
E noi abbiamo fatto una proposta, lo scorso anno sul Fatto Quotidiano, per un'organica legge anticorruzione che copriva anche altri tipi di reati finanziari.
Primo: ratificare finalmente la convenzione penale del Consiglio D'Europa del 1999 sottoscritta anche dal nostro Paese come da tutti gli Stati membri e mai ratificata dal nostro Parlamento. Perché non la vogliono ratificare? Mica perché se ne dimenticano, perché contiene degli impegni di punire severamente anche dei reati che in Italia non sono previsti come reati, e che sono diffusissimi. Sono i reati delle cricche: traffico di influenze illecite, autoriciclaggio, corruzione fra privati.
Oggi in Italia se il capo dell'ufficio acquisti di un'azienda privata prende le stecche dal fornitore per dare sempre a lui le forniture così la sua aziende ci rimette perché prende le forniture non dall'azienda più conveniente ma da quella che paga le mazzette al capo ufficio acquisti, visto che tutto si svolge all'interno di un'area privata non è punibile. In altri Paesi sì, per questo negli altri Paesi le aziende vanno mediamente meglio che le nostre: anche per questo.
Da noi non è reato l'autoriciclaggio: io commetto un reato, intasco il bottino, mi riciclo da solo il bottino, me lo ripulisco, me lo lavo con attività di riciclaggio, se il riciclaggio della refurtiva mia lo faccio io non è reato, se invece me lo fa un altro è reato di riciclaggio. Vi sembra normale una cosa del genere? Vi sembra normale che uno che ricicla una tangente che ha ricevuto non risponde di autoriciclaggio? Vi pare normale che uno che ricicla i proventi delle sue evasioni fiscali non risponda di autoriciclaggio, mentre se lo fa fare a un altro quell'altro ne risponde? E' una follia. Noi non abbiamo l'autoriciclaggio, pensate l'autoriciclaggio mafioso: i mafiosi che si riciclano in attività lecite i proventi del traffico di droga o delle estorsioni, del pizzo o di altri traffici da armi a rifiuti tossici. Se lo fanno in proprio è autoriciclaggio e in Italia non è punito. Non ratifichiamo la convenzione e non puniamo l'autoriciclaggio da 12 anni, nel frattempo son passate maggioranze di destra e sinistra. Era il 1999 quando gli Stati Membri del Consiglio d'Europa hanno approvato quella convenzione, persino il Vaticano e la Russia hanno ratificato la convenzione di anticorruzione, noi no
Allo stesso modo il traffico di influenze illecite: quando uno spendendo il proprio nome e il proprio potere promette di intervenire a vantaggio di questo e di quello, per favorirlo. Anche questo non è reato in Italia, il traffico di influenze illecite è reato in tutti i Paesi seri.
Questa è la prima cosa da fare, la seconda è ripristinare il reato di falso in bilancio, che ora è una burletta, impunibile e improcessabile dal 2002.
Terzo riformare la prescrizione, che falcidia soprattutto i processi ai ricchi che hanno avvocati importanti e possono pagarli anche per molti anni pur di ottenere l'impunità alla fine. La prescrizione deve fermarsi al momento della richiesta del rinvio a giudizio: quando il PM esercita l'azione penale niente più prescrizione. Il processo se inizia finisce, così non c'è più aspettativa di farla franca.
Perché uno dovrebbe aspettare vent'anni per essere condannato se è colpevole? Nel frattempo paga le parcelle dell'avvocato, tanto vale patteggiare subito, restituire il maltolto, prendere qualche sconto di pena e levarsi dalle palle.
Rilanciare di nuovo le proposte che la commissione Mastella. L'unica cosa che ha fatto di buono nella sua vita quand'era ministro della giustizia fu una commissione per una giustizia che si autofinanziasse, recuperando più facilmente il bottino dei vari reati e rimettendolo in circolazione per il migliore funzionamento della giustizia, per pagare i poliziotti, le intercettazioni, gli agenti penitenziari, per costruire nuove carceri. Una giustizia che si autofinanzia recuperando il bottino dei reati che riesce a scoprire e a perseguire. In questa commissione c'erano teste come Davigo, Greco, i magistrati di Mani Pulite. Avevano messo anche una proposta interessantissima: se fai ricorso in appello e in cassazione e si scopre che il tuo ricorso era infondato e l'hai presentato solo per perdere tempo e arrivare alla prescrizione, ci deve essere un filtro, ci devi rimettere qualcosa se fai appello pretestuosamente per perdere tempo e far spendere soldi e tempo alla giustizia. Cauzione. Fai appello, metti una cauzione; se ti danno ragione o si stabilisce che c'erano elementi perché tu presentassi appello o ricorso allora la cauzione te la riprendi. Se il giudice stabilisce che l'appello non stava né in cielo né in terra la cauzione la incamera la giustizia e la usa per funzionare meglio.
Queste sono proposte da recuperare perché fanno recuperare soldi, un sacco di soldi.
Pensate soltanto al fatto che in Italia ogni anno ci sono 80.000 ricorsi in Cassazione. Pensate se si mettesse una cauzione per ogni ricorso in Cassazione di 10 euro: sarebbero 800.000 euro all'anno che lo Stato incasserebbe. Se la cauzione fosse di 50 euro lo Stato incasserebbe 50 per 80.000... sarebbero addirittura 4 milioni di euro all'anno. Pensate quanti soldi. Tenete presente, per dare un parametro, che ogni anno le intercettazioni, tutte le intercettazioni che si fanno in Italia, costano circa 200 massimo 300 milioni di euro. Pensate soltanto con le cauzioni si finanzierebbero tutte le intercettazioni.
Quinto: riformare i reati fiscali con una legislazione all'americana. Triplicare le pene che oggi sono irrisorie. Pensate che il reato fiscale oggi è di due tipi: quello più diffuso che è la dichiarazione infedele prevede una pena massima di 3 anni, che in concreto si risolve in pochi mesi, in pochi giorni con tutti gli sconti e le attenuanti.
Il reato più raro, più difficile da commettere, la frode fiscale, prevede una pena massima di 6 anni. Il furto aggravato fino a vent'anni.
Quanti soldi può rubare uno con un furto aggravato? 20 anni di galera, pena massima.
Rispetto a uno che evade le tasse, 6 anni di pena massima con la frode fiscale, 3 anni con la dichiarazione infedele. Attenzione, perché questi sono reati, penalmente perseguibili, solo sopra le soglie di non punibilità istituite dal centrosinistra, una enorme area di franchigia per gli evasori che sotto le soglie non vanno in tribunali, ma risolvono davanti alle commissioni tributarie in via amministrative con multine che nessuno paga.
Sapete quanto sono le soglie? Perché sia reato la frode fiscale de superare i 50.000 euro di imposta evasa, cioè uno deve guadagnare più di 100.000 euro e non pagare una lira di quei 50.000 euro che dovrebbe pagare. Mentre per la dichiarazione infedele bisogna superare i 100.000 euro perché sia reato, guadagnandone tipo 200.000 e non pagando una lira. Voi capire che è quasi impossibile, lo fanno in pochissimi. Di solito si evade poco per volta oppure si evade soltanto una parte di quello che si è guadagnato. L'evasore totale non è così frequente, perché è più facile prenderlo.
Si è stabilito un meccanismo tale per cui è impossibile o quasi finire sotto processo e se si finisce sotto processo è quasi impossibile finire in galera, essere condannati in tempo prima che scatti la prescrizione, visto che tra l'altro gli accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi vengono fatti due anni dopo, quindi quando il reato viene scoperto la prescrizione ha già cominciato a galoppare da due anni, quando inizia il processo è tutto prescritto. Ecco perché è così conveniente evadere, ecco perché evadono così tanti. Triplicando le pene e aumentando gli accertamenti ed abolendo le soglie di non punibilità è evidente che l'effetto deterrente sarebbe maggiore. Vedremmo gli evasori entrare in galera a frotte come negli Stati Uniti, dove ci sono interi penitenziari pieni di gente che ha evaso le tasse e va in giro in tuta arancione e le catene ai piedi, e gli passa la voglia, a molti almeno.
Queste sono le cose da fare, queste sarebbero le cose da fare per mettere le mani nelle tasche dei ladri e non dei cittadini onesti.

Ritassare i capitali dello scudo fiscale - Poi c'è un ultimo particolare che ho accennato prima ed è la ritassazione dei capitali scudati. Perché ne parlo? Perché c'è un sacco di gente che ha letto i giornali o ha sentito in televisione alcuni soloni sostenere che non si può ritassare quei capitali perché lo Stato aveva fatto un patto con quegli evasori, gli aveva detto “se fai rientrare ti lascio anonimo, non ti chiedo come ti chiami, tu nella banca o nella finanziaria dove porti indietro i capitali lasci un pizzo del 5% sull'ammontare complessivo del capitale, il mediatore ti rilascia una dichiarazione che tu userai nel caso in cui ti venga un accertamento su quel capitale”.Adesso come fai a dire “ti chiedo un altro 15%”? Vìoli il patto. Vero, in un certo senso. Perché, invece agli statali a cui vengono bloccati i TFR non si vìola il patto? Quando hanno cominciato a versare i loro contributi per la pensione e quando hanno cominciato le loro aziende ad accantonare i loro TFR, chi gliel'aveva detto che poi gli sarebbe stato dato con ritardo e a rate? E se avevano programmato di comprare casa per il figlio e nel frattempo non ha i soldi per comprarsela e deve sposarsi, per esempio? Non è una violazione del patto? Solo che lì si vìola il patto con una persona onesta, e dall'altro si vìola tra virgolette il patto con un delinquente che ha evaso e che se l'è cavata pagando non l'aliquota massima del 43% ma quella minima del 5%.
Se patto si deve violare, meglio violarlo coi delinquenti che violarlo con le persone perbene, tanto per fare un esempio.
Ma non è vero nemmeno che si vìola il patto, e quindi non è vero che la norma è retroattiva quindi incostituzionale.
Lo spiega molto bene Maria Cecilia Guerra, economista che scrive sul sito lavoce.info che ha smontato tutte le obiezioni giuridiche alla proposta che ci porterebbe, voi capite, una vagonata di soldi, perché con lo scudo del 2009, poi prorogato nel 2010, sono rientrati circa 100 miliardi di euro di capitali. Lo Stato quanto ha incassato, rispetto ai 43 miliardi che avrebbe dovuto incassare più o meno con l'aliquota massima? Solo 5. Basterebbe tassarli di un altro 15% per incassare 15 miliardi, e comunque gli evasori pagherebbero, prima il 5 poi il 15 un totale del 20% cioè meno della metà di quello che avrebbero dovuto pagare se non fossero evasori, ci guadagnerebbero a strafottere, altro che lamentarsi per la violazione del patto.
“Non si svelerebbero i nomi degli evasori e non si violerebbe alcuno patto tra Stato e cittadini” sostiene la Guerra. Intanto basta presentarla come un contributo di solidarietà da richiedere a persone che noi sappiamo che ne hanno la possibilità, perché hanno fatto rientrare quei capitali.
E quindi gli chiediamo un contributo di solidarietà una tantum perché ci serve, per un anno per esempio. Per quest'anno. Quindici miliardi lì sul tavolo, voi capite che è un terzo della manovra, almeno di quella che hanno dichiarato di voler fare che è sui 40-45 miliardi, anche se poi è come la maglia bernarda che si allunga e si allarga, un terzo sarebbe già lì pronto.
Dopodiché basterebbe tagliare le provincie e avremmo l'altro terzo, dopodiché si potrebbe cominciare a mettere all'asta le frequenze televisive per i concessionari invece di regalarle ai soliti noti come vogliono fare con il trucchetto del beauty contest. Andate a cercare la proposta del PD e dell'IDV sull'asta delle frequenze che mi pare positiva e che farebbe guadagnare un altro sacco di soldi, per non parlare di quanti ne guadagneremmo, credo quattro, anticipando subito la riforma delle pensioni per non parlare di quello che guadagneremmo subito se si costringesse il Vaticano a pagare l'ICI almeno sui suoi alberghi e sulle sue attività commerciali. Nessuno vuole perseguitare la Chiesa, nessuno vuol fare anticlericarismo spicciolo, nessuno vuole negare i meriti che ha la Chiesa nel campo dell'assistenza e della solidarietà che vanno spesso a sopperire le mancanze dello Stato. Però se hai un ostello, se hai un albergo, se hai un'attività commerciale paghi l'ICI come tutti gli altri. Fai i sacrifici anche tu, come tutti gli altri.
E la manovra sarebbe fatta senza mettere un dito nelle tasche dei lavoratori onesti. Un dito.
Dice la Guerra: “Una nuova imposizione sui patrimoni illecitamente detenuti all’estero – regolarizzati con lo scudo del 2009-2010 in cambio di un’imposta “leggera” del 5 per cento – rappresenterebbe una vera inversione a U rispetto alle politiche fiscali del centrodestra. E, una volta tanto, ribalterebbe sui “furbi” parte dei pesanti sacrifici richiesti dalla manovra correttiva. Da più parti, però, vengono sollevate obiezioni sulla fattibilità dell’intervento. Che non sarebbe “costituzionale”, in quanto retroattivo; che romperebbe il “patto di fiducia” tra Stato e cittadini; che infrangerebbe la garanzia di anonimato offerta in cambio del rientro dei fondi (peraltro rimasti in buona parte all’estero). “Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe un’ipotesi legalmente non praticabile”, sostiene la Fodazione Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, perché romperebbe “un patto, per quanto sbagliato, con i contribuenti” ”.
Naturalmente l'hanno ripetuto subito La Russa e i liberal del PD come Franco De Benedetti e Nicola Rossi. Tutte stronzate.
“Una nuova imposta del 18 per cento sui capitali scudati – in modo che la tassazione totale arrivi al 23 per cento, il primo scaglione Irpef – porterebbe nelle casse dello Stato ben 18 miliardi di euro, quasi l’intera manovra per il 2012. E potrebbe avere un ampio sostegno nel prossimo dibattito parlamentare sulla manovra. Pd e Idv la sostengono a spada tratta, ed è arrivato l’apprezzamento del leghista Flavio Tosi, che si è detto “favorevolissimo”, così come Carmelo Briguglio di Fli. Prima di accantonarla per presunte difficoltà insormontabili, allora, vale davvero la pena di vederci chiaro. Innanzitutto, anche con la nuova imposta è possibile rispettare l’anonimato garantito a chi ha aderito allo scudo fiscale”, spiega Maria Cecilia Guerra. “L’imposta può essere riscossa dagli intermediari finanziari che all’epoca hanno curato le pratiche per conto dei loro clienti, e che certamente ne conservano i documenti. Le carte dello scudo, infatti, possono essere opposte a eventuali accertamenti fiscali.”
E' la banca che ha ricevuto i capitali che dice: “Lo Stato mi incarica di prelevarti un altro 18%” La banca l'anticipa e si rivale su cliente, se lo stabilisce la legge si può fare.
“Non si tratterebbe neppure di una tassazione retroattiva” perché chiedi un nuovo contribuiti sui capitali che sai che sono stati depositati.
“L’adesione allo scudo può essere considerata semplicemente un indicatore di buone disponibilità patrimoniali - Io so che quei soldi li hai e su quelli ti chiedo il 18% - sulla base del quale si chiede al contribuente un ulteriore versamento.” Non c'è niente di retroattivo, te lo chiedo oggi per domani.
”La manovra contiene già il contributo di solidarietà sui redditi Irpef e l’addizionale Ires per le imprese energetiche, queste sì retroattive visto che vanno a toccare anche i redditi prodotti quest’anno, prima della manovra di agosto. Perché allora lo Stato dovrebbe farsi degli scrupoli in più per patrimoni frutto di evasione o peggio?”
“Andando a ben vedere, tra l’altro, il provvedimento varato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti due anni fa (nonché nel 2002-2003) garantiva lo “scudo” non verso future imposte, ma “verso ulteriori accertamenti fiscali, che nessuno infatti propone di svolgere”
Nessuno ti fa accertamenti su quei capitali, però ci paghi il 18%.
Con questa manovra lo Stato rompe di fatto altri patti, ma non con gli evasori, con altri, con persone oneste anche perché c'è il TFR dilazionato o “magari qualcuno aveva progettato di comprare una casa al figlio con il Tfr, o di andare in pensione in un dato momento…”
Son tutti patti che si rompono, non è bello ma in emergenza lo Stato queste cose le fa. Deve decidere a chi farle, ai ladri o agli onesti?
A questo proposito concludo con un bellissimo articolo di Francesco Bonazzi sul Secolo XIX in cui si spiega che tutti i grandi scandali degli ultimi anni hanno riguardato persone che hanno fatto lo scudo fiscale, hanno portato in saldo i loro capitali grazie allo scudo Berlusconi-Tremonti-Napolitano.
Il rischio di favorire il riciclaggio, oltre che la corruzione, c’è sempre. Anche perchè quando si parla di scudo fiscale, molte banche vanno troppo di fretta. L’ultima relazione annuale dell’Uif, la struttura di Bankitalia che vigila sul riciclaggio, spiega che in occasione dello scudo fiscale 2009-2010 le banche hanno segnalato solo 688 operazioni sospette, pari allo 0,3% del totale.”
Tutte le altre, evidentemente, gente che portava la valigia coi contanti, non destavano sospetti.
”Ma basta leggere le carte delle ultime inchieste penali sui colletti bianchi, dalla P4 al caso Penati, per rendersi conto che ormai è un coro: «Signor giudice, io ho scudato…».
Rovinati dallo scudo – La prossima campagna pubblicitaria contro l’evasione andrebbe affidata alla dottoressa Raffaella Raspi, 48 anni, di Roma. Il 26 marzo scorso, davanti al gip, spiega così il buco da 170 milioni di euro scavato insieme al suo compagno Gianfranco Lande, meglio noto come il “Madoff dei Parioli”: «La verità è che siamo stati rovinati dall’ultimo scudo fiscale. Molti dei nostri clienti, quando si è trattato di valutare se accedervi, ci hanno detto “Io non le dico come e perché ho questi denari”. Ma i titoli in mano a questi clienti sono di difficile negoziabilità: fondi offshore, non quotati. Nel 2004 non sarebbe stata la stessa cosa, ma nel 2009 hanno scudato entro dicembre e dal primo gennaio 2010, in massa, hanno richiesto tutta la liquidità possibile».
L’indagine partì proprio dalle minacce di morte che alcuni “scudatori”, ritenuti vicini al clan Piromalli, rivolsero a Lande. Riebbero subito indietro 8 dei 16 milioni investiti, ma il falso broker andò a fare denuncia contro ignoti per minacce e insospettì gli investigatori. Le due banche attraverso le quali sono transitate queste centinaia di operazioni non hanno fatto alcuna segnalazione anti-riciclaggio all’Uif.
Comunque vada a finire l’inchiesta della procura di Napoli, un risultato a suo modo storico è già stato raggiunto: ha svelato il percorso finale della mazzetta tenuta per sé da Luigi Bisignani per smistare la maxi-tangente Enimont. Interrogato dal pm Henry John Woodcock il 28 marzo 2011, il lobbista racconta: «Un miliardo e mezzo di lire lo utilizzai nel 1991 per acquistare 4 case dai Salini e gli altri tre miliardi circa me li fece rientrare nel 2001 dalla Svizzera la commercialista Stefania Tucci, grazie allo scudo fiscale e attraverso un giro di società estere che lei utilizzava di solito».
Ma di scudo parlano anche altri due indagati di spicco come gli industriali Alfonso Gallo e Luigi Matacena, oggi grandi accusatori dell’onorevole Alfonso Papa. Gallo racconta ai pm che Matacena, oltre ad essere incappato nello scandalo della “Lista Falciani”, aveva fatto ricorso allo scudo del 2009 e ne aveva parlato allegramente in un pranzo offerto ad Adriano Galliani e a tre generali della Finanza. Matacena, sentito dai pm per secondo, si difende così: «Il mio nome compare nella lista Falciani, ma nel dicembre 2009 ho scudato circa 2 milioni e mezzo di euro che avevo su due conti alla Hsbc di Lugano e poi su un conto acceso alla Banca Zanardelli presso la quale ho fatto lo scudo».
Ma quando gli viene chiesto se avesse domandato consigli ai tre generali della Finanza presenti a quel pranzo (Adinolfi, Bardi e Zafarana), la risposta di Matacena è da manuale: «Non ho mai chiesto alcuna cortesia nè con riferimento allo scudo fiscale nè per altro ai miei amici della Gdf, anche perchè per lo scudo non mi sarebbe servito alcun aiuto, dal momento che è previsto dalla legge e basta pagare la sanzione».
Scudo rosso non avrai il mio scalpo – Con i soldi rientrati legalmente ci si può lanciare in tante avventure. Il 27 dicembre 2005, l’ex patron di Unipol Giovanni Consorte, condannato in primo grado a tre anni per la scalata Antonveneta, spiega che ha fatto dei soldi che gli arrivavano dagli affari con la Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani: «Nel 2002 ho aderito allo scudo e ho fatto rientrare il denaro per un importo complessivo di 5.400.079 euro, presso l’Unione fiduciaria di Milano. Ho scudato anche i soldi di Casale come fossero miei».
Il riferimento è a Vittorio Casale, detto “l’immobiliarista rosso”, arrestato lo scorso 13 giugno per bancarotta fraudolenta.
Poi c’è l’imprenditore Piero Di Caterina, che insieme al costruttore Giuseppe Pasini accusa di corruzione Filippo Penati. A gennaio, quando il pm Laura Pedio gli chiede di spiegare come sarebbe stata costituita la maxi-provvista da oltre un milione di euro destinata al Pd milanese, Di Caterina racconta che «quei soldi erano su un conto lussemburghese e li abbiamo fatti poi rientrare nel 2003 in Italia». Come? «Con lo scudo fiscale», naturalmente.
Nei monumentali faldoni perugini dell’inchiesta “G8″ si scopre che almeno due protagonisti della Cricca avrebbero fatto ricorso allo scudo fiscale del 2009: il costruttore Diego Anemone e l’ex provveditore alle Opere pubbliche Angelo Balducci. E non si è lasciato scappare l’occasione dell’ultimo rientro legale di capitali neppure Lele Mora, sotto processo per il Ruby-gate e arrestato per bancarotta. Nelle carte scovate dai pm ci sono i movimenti del conto che l’agente delle starlette aveva presso la Bcc di Carugate Brianza. A gennaio 2009 gli addebitano due euro e cinquanta centesimi per «pratiche scudo fiscale». Mora vince sicuramente il premio “Scudo low cost”.
Ecco, voi a chi fareste pagare questa manovra, potendo? Come abbiamo dimostrato, si può.
Passate Parola.

Marco Travaglio (Passaparola del 22 agosto 2011)


domenica 14 agosto 2011

La farfalla e i kalashnikov

Quello che è suonato in queste settimane è stato il gong del quattordicesimo round. Il prossimo sarà l’ultimo e metterà fine al match. Una volta si diceva che il battito d’ali di una farfalla in Giappone poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era un’iperbole per esprimere il concetto che l’eco-sistema-Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Un battito d’ali di farfalla sposta dell’aria che muove un moscerino che cambia la sua traiettoria e quella di un passero che gli faceva la posta e così via. Rimaneva comunque un’iperbole perché la forza d’attrito a un certo punto spezzava queste concatenazioni.

Nel mondo globale invece l’iperbole si è realizzata in economia, attraverso il denaro che, essendo virtuale, non conosce l’attrito. Enormi masse di denaro si spostano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da una parte all’altra del mondo senza trovare ostacoli. In un mondo integrato e globale il battito d’ali di una farfalla americana, per restare alla nostra metafora, può avere conseguenze devastanti in ogni angolo del pianeta. Ne restano fuori solo quelle popolazioni, ormai delle mosche bianche, che, o per rifiuto consapevole o per altro, non sono entrate nel mercato internazionale (certamente gli indigeni delle Isole Andemane possono farsi un baffo di questi tsunami monetari).

Lo abbiamo visto con la crisi dei “subprime” americani del 2008 che è rimbalzata in Europa provocando il default dell’Irlanda e della Grecia e che poi, come un’onda di ritorno, ha colpito di nuovo gli Stati Uniti mentre in Europa le defaillances irlandese e greca hanno intaccato il Portogallo, la Spagna, hanno aggredito l’Italia e domani, probabilmente, tutto il vecchio continente.

Ma il contraccolpo colpisce anche i paesi cosiddetti emergenti dell’Asia. La cosa più inquietante, anzi disperante, è il senso di impotenza che dà questo sistema. Nessuno, individuo o Stato, è più arbitro del proprio destino. Tu puoi aver lavorato una vita, con fatica e con coscienza, e basta un battito d’ali in una qualsiasi parte del mondo per distruggere, d’un colpo, il tuo lavoro, la tua fatica, i tuoi risparmi (che sono “forza-lavoro”, energia tesaurizzata e messa da parte). Ma le leadership mondiali si ostinano a parare ogni nuova crisi immettendo nel sistema altro denaro inesistente (nel senso che non corrisponde a nulla, questo è il senso dell’innalzamento legale del debito pubblico americano, che è come se uno che ha tutti i parametri del sangue sballati decidesse di essere guarito perché li ha portati a un livello più alto) che va ad aumentare lo tsunami della massa monetaria che, al prossimo colpo, si abbatterà su di noi con una violenza ancor più devastante. Finché, fra non molto, arriverà il colpo del ko che nessun trucchetto contabile riuscirà a mascherare.

Possibile che sia così difficile da capire che non dobbiamo più crescere ma decrescere, che non dobbiamo modernizzare ma smodernizzare, che dobbiamo allentare la morsa dell’integrazione globale? Il mondo occidentale (inteso in senso lato perché ormai quasi tutti i paesi sono coinvolti nel modello di sviluppo a crescita esponenziale partito dall’Europa, in Inghilterra, a metà del XVIII secolo) si rifiuta di capire, perché considera irrinunciabili gli standard di benessere acquisiti. E allora si droga di denaro. Non comprende che se non pilota una decrescita graduale di questo benessere lo perderà tutto d’un colpo per quanti sacrifici, e massacri, possa pretendere dalle popolazioni. Quando la gente delle città, crollato il sistema del denaro, si accorgerà che non può mangiare l’asfalto e bere il petrolio, si riverserà alla ricerca di cibo nelle campagne dove si saranno rifugiati i più previdenti, provvedendosi dell’autosufficienza alimentare oltre che di un buon numero di kalashnikov per respingere queste masse di disperati.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011)

Di Pietro:"Caro Silvio, Lei ci Fa o ci E'?!"




Pagano sempre i soliti noti

Sintesi della manovra per Berlusconi: "Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per Tremonti: "La mia coscienza è tranquilla perché ho operato per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per noi commentatori cattivi secondo il ministro Sacconi: "È una tardiva e inutile schifezza".

Queste sono le sintesi, ma ora andiamo alle analisi. Questo decreto-manovra che modifica dopo appena due settimane il decreto approvato in tre giorni dal Parlamento, rappresenta il combinato disposto d'un asprissimo conflitto tra Berlusconi e Tremonti nel corso del quale l'uno e l'altro si sono paralizzati a vicenda. Il primo aveva come sponda e come scusante Mario Draghi e la Bce, il secondo combatteva da solo e con un braccio legato da una catastrofe incombente da lui non prevista.

Berlusconi avrebbe voluto aumentare l'Iva di uno o due punti, Tremonti gliel'ha impedito dimostrandogli che il gettito sarebbe stato insufficiente e il rischio di inflazione elevato.

Tremonti voleva un'imposta di scopo sulla ricchezza, analoga a quella che fu varata da Prodi per l'entrata nell'euro. Berlusconi gliel'ha impedito. Berlusconi voleva sbloccare 15 miliardi che i concessionari di beni pubblici erano in grado di mobilitare subito per investimenti in infrastrutture a cominciare dalle autostrade, porti, aeroporti, ferrovie. Tremonti gliel'ha impedito.

Tremonti voleva tassare la prima casa. Berlusconi gliel'ha impedito. Bossi, terzo incomodo, non voleva che fossero manomesse le pensioni d'anzianità. In parte c'è riuscito ed ora ne mena vanto.

Il decreto esce oggi in "Gazzetta Ufficiale" ed è il risultato di questa singolarissima collaborazione tra il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia. Una collaborazione perversa che non è mai avvenuta in nessun Paese del mondo dove, quando si manifestano dissidi e versioni così contrapposte uno dei due contendenti (di solito il ministro) rassegna le dimissioni. Da noi no, dimettersi non si usa, c'è sempre uno Scilipoti a tenerli a galla.

Domani in tutto il mondo riaprono i mercati perché il ferragosto è una vacanza solo italiana. Noi commentatori cattivi speriamo di tutto cuore che questo aborto di manovra sia preso sul serio a Francoforte, a Parigi, a Londra, a Wall Street. Ma se così non sarà, saranno guai terribilmente seri.

* * *

C'è stato un preludio alla manovra-schifezza. Il ministro dell'Economia era profondamente offeso da come i giornali della famiglia regnante (ma non solo loro) l'avevano trattato. E ancor più offeso dal fatto che il presidente del Consiglio aveva pubblicamente assunto come sua guida il governatore Draghi che lui vive come un trave in un occhio. Chiese perciò, a tutela della sua reputazione, l'immediata nomina di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e suo fidato seguace, a governatore della Banca d'Italia. Berlusconi chiamò Letta e l'incaricò di darsi da fare: voleva evitare che Tremonti si dimettesse in uno dei suoi sempre più frequenti attacchi di rabbia.

Letta non trovò di meglio che chiedere l'aiuto di Bersani, ma aveva scelto molto male l'eventuale aiutante o forse l'aveva scelto benissimo. Bersani fece quello che onestamente riteneva giusto: informò Napolitano di quanto gli veniva chiesto. La nomina del governatore è un atto complesso e il presidente della Repubblica ne è uno degli attori principali. Perciò dal Quirinale avvertirono Letta che una richiesta del genere in un momento così agitato sarebbe stata respinta. Come preludio alla manovra non c'è male.

Ma ci fu anche un altro preludio, passato quasi sotto silenzio benché gravido di presagi: la Banca d'Italia diramò venerdì la notizia che il nostro debito sovrano aveva toccato la sua punta massima, pari a 1.900 miliardi, un rapporto del 120 per cento rispetto al Pil valutato per quest'anno all'1,1. Se il Pil dovesse ulteriormente scendere come probabilmente avverrà, quel rapporto sarà ancor più elevato.

* * *

Di buono nel decreto-schifezza c'è una sola cosa e ci sembra doveroso darne atto: l'abolizione d'una trentina di Provincie e dei relativi Prefetti e Questori, più i loro cospicui "indotti". E l'accorpamento dei Comuni piccoli e piccolissimi.

Era un progetto da tempo allo studio, dall'epoca del governo Prodi del '96, ma mai approdato in Parlamento. È stato tirato fuori dal ministro Calderoli col forcipe dell'emergenza. Si tratta d'una riforma vera e strutturale. Bravo Calderoli. A sentirlo ieri nella conferenza stampa con Tremonti e Sacconi, sembrava uno statista al punto da farci dimenticare il ministro che disse d'aver abolito 476mila leggi semplificando lo Stato. Di quella semplificazione nessuno si è accorto, nessun cittadino, nessun contribuente, nessun utente e nessuna istituzione. Il ministro che ieri parlava da statista ha avuto la dabbenaggine di ricordarcelo. Dia retta: non ne parli mai più, consideriamolo un videogame e cerchiamo di scordarci tutti di quella pagliacciata.

Una parola viene qui acconcia a proposito del ministro Sacconi il quale durante la conferenza stampa di ieri ha più volte attaccato il governo Prodi per aver anticipato anziché postergarla l'età dei pensionati. Mancava però il contesto in cui quell'attacco andava collocato. Prodi si era trovato di fronte allo "scalone" di Maroni e l'aveva trasformato in altrettanti scalini per renderlo equamente accettabile.

Egregio ministro, lei appartiene ad un governo di cui c'è solo da vergognarsi. Ma noi, commentatori cattivi, cerchiamo di collocare nel contesto perfino lei. Pensi dove arriva la nostra pietà cristiana e cerchi - se può - di fare altrettanto.

* * *

La manovra-schifezza per anticipare il pareggio del bilancio ha bisogno di almeno 20 miliardi subito e li ha trovati in questo modo: 8 miliardi e mezzo di tagli ai ministeri nel biennio 2011-12; 10 miliardi e mezzo di tagli a enti locali e Regioni; 1 miliardo dalle rendite tassate al 20 per cento, un altro miliardo dal contributo dei redditi oltre i 90mila e i 150mila euro. Il totale fa 21 miliardi, dei quali 19 da ministeri ed enti locali. Questi ultimi significano semplicemente altre tasse locali e/o azzeramento dei servizi.

Non parliamo della macelleria sociale, per altro notevole; parliamo del fatto che, dopo questi 21 miliardi ne restano ancora da reperire 27 per arrivare al totale dell'operazione. Dove andarli a cercare? La risposta c'è: nella delega assistenziale, nello sfoltimento delle detrazioni, nelle pensioni di invalidità, di reversibilità, nei costi della Sanità.

Tutto spremuto e ridotto all'osso si arriva sì e no a 7-8 miliardi. Ne restano altri 20, sui quali c'è il buio assoluto.
Schifezza perché pagano solo i meno abbienti e i soliti noti. Insufficienza perché questa schifezza non basta. E infine non c'è assolutamente niente che finanzi provvedimenti di crescita. Il Tremonti della conferenza stampa rispondendo alla domanda di un giornalista ha detto: "Io sto alle previsioni dell'Istat: il Pil crescerà quest'anno dell'1,1 per cento. Le liberalizzazioni che faremo potranno aumentare questa cifra dello 0,1 nel breve periodo. E poi la crescita non dipende da noi ma dall'America e dall'Europa".

Questa è l'analisi della manovra.

* * *

La sorpresa di ieri è il contropiano di Bersani. Fatti salvi i suoi giudizi politici su un governo irresponsabile, sugli errori macroscopici di previsione, sul mancato ascolto di quanto da molti mesi propongono le opposizioni e le parti sociali, giudizi sui quali coincidono quelli dei cattivi commentatori, il contropiano si articola così:

1) prelievo "una tantum" sui capitali illecitamente esportati e poi rientrati in Italia con uno scudo fiscale ottenuto pagando soltanto il 5 per cento dell'ammontare. Negli altri paesi europei che fecero analoghe operazioni il prelievo fu mediamente del 30 per cento. Il Pd propone ora una tassa del 20 per cento che frutterebbe all'erario 15 miliardi.

2) Una lotta all'evasione seguendo lo schema che fruttò, quando Visco era ministro delle Finanze, 30 miliardi in un anno, basati sulla tracciabilità dei pagamenti e sull'elenco dei fornitori.

3) Una descrizione del patrimonio da effettuare ogni anno come allegato alla dichiarazione dei redditi.

4) Un'imposta ordinaria sui cespiti immobiliari ai valori di mercato, con ampie esenzioni sociali e inglobando le imposte comunali relative agli immobili.

5) Dimezzamento dei parlamentari dalla prossima legislatura.

Questi sono solo alcuni dei punti ai quali si affiancano liberalizzazioni negli ordini professionali, della Rc auto, dei mutui e dei conti correnti bancari, dei servizi pubblici locali (acqua esclusa) nonché la separazione della Rete gas dalla Snam.

Il pacchetto poggia interamente sul presupposto che debbano esser messi a contributo i ricchi e gli evasori e non le famiglie, i lavoratori e le imprese che sono già oberati oltre misura.

* * *

Sarà interessante assistere al confronto tra queste due filosofie. Berlusconi ha fatto molte aperture all'opposizione. È la prima volta. Se accettasse di ritassare i "patrimoni-scudati" sarebbe una vera bomba.

L'accetterebbe anche Tremonti? E come l'accoglierebbero i mercati?

Maledetti benedetti mercati. Avete svegliato i dormenti, ridato l'udito ai sordi e la vista ai ciechi. Ma purtroppo non possedete la magia di evitare la recessione ed è questa la vera minaccia che grava su tutto l'Occidente e non solo.

Sta calando la domanda globale e il rigore che i mercati pretendono aggraverà quel calo. Della crescita questo governo se ne infischia. A noi sanguina il cuore. A Sacconi no, lui sogna di poter mandare la Camusso in galera e solo allora si addormenterebbe in pace nella convinzione d'aver operato per il bene del paese.

Eugenio Scalfari (La Repubblica - 14 agosto 2011)

martedì 2 agosto 2011

In Onda: 4/07/11 Il monologo di Ascanio Celestini

Passaparola: "Viale dei Tremonti"

Testo:
Buongiorno a tutti, siccome è un po’ difficile orientarsi nel cosiddetto caso Casa Tremonti, oggi ci occupiamo di questo guazzabuglio per cercare di mettere un po’ d’ordine e di capire anche cosa può succedere, perché sapete che siamo talmente malridotti che a Tremonti paiono essere appese le residue speranze di salvarci dalla tempesta finanziaria che secondo voci sempre più insistente starebbe per abbattersi anche sul nostro paese, poco prima di ferragosto.

Affitti e subaffitti di Tremonti - Intanto mi scuso con le teste di cazzo che la scorsa settimana si sono meravigliate se mi sono scansato per evitare di prendermi il lampadario in testa durante il terremoto e soprattutto mi scuso per il fatto che a casa mia porto i pantaloni corti, prometto di non farlo più anche perché evidentemente questa è diventata una delle notizie più importanti della settimana, visto che nel nostro paese non succede niente, ma torniamo a Tremonti.
Tutto comincia quando circa un mese e mezzo fa, la Procura di Napoli chiede e ottiene dal G.I.P. di Napoli la custodia cautelare per Marco Milanese che è un ex finanziere che per anni da svolto incarichi di ufficiale, prima sott’ufficiale e poi ufficiale della Guardia di Finanza ha fatto un sacco di verifiche fiscali e poi come ogni tanto avviene, ha lasciato la guardia di Finanza per diventare, nel giro di poco tempo, il principale e più stretto collaboratore di Tremonti che non è soltanto ogni tanto il Ministro delle Finanze dell’economia, ma è soprattutto il titolare di uno dei primissimi studi di tributaristi e commercialisti d’Italia che assiste i maggiori gruppi finanziari e imprenditoriali d’Italia che, come natura vuole, spesso subiscono ispezioni e verifiche fiscali della Guardia di Finanza. Molti capitani di industrie e finanzieri si avvalgono dei servigi di ex ufficiali della Guardia di Finanza e molto spesso cominciano a avvalersene proprio quando questi ufficiali o sott’ufficiali si sono occupati delle loro aziende, si sa come vanno le cose, il finanziere guadagna poco, l’imprenditore guadagna molto, spesso il finanziere rimane, non spesso per fortuna raramente, ma ogni tanto capita, rimane abbacinato dai soldi, dal lusso, dalla rutilante opulenza dei luoghi che è costretto a visitare per ragioni d’ufficio e quindi se ne lascia conquistare, abbandona la divisa e va a guadagnare meglio, spesso le ispezioni che sta facendo finiscono nel nulla, accadde così per esempio con il Finanziere Massimo Maria Berruti che nel 1979 visitò i cantieri di Milano 2, ci trovò un nanerottolo spelacchiato che fingeva di tracciate delle linee su un foglio, chiese se era il proprietario o se non lo conosceva, quello disse, no, no, sono soltanto il progettista, era Berlusconi che era naturalmente il proprietario, ma tanto per cambiare si nascondeva e l’ispezione nonostante che avesse evidenziato alcuni profili interessanti dal punto di vista tributario e dal punto di vista di certe operazioni che si facevano con società estere, fu frettolosamente chiusa e poi si scoprì che uno dei finanzieri, un certo Gallo risultava nelle liste della P2 che uscirono due anni dopo e l’altro Berruti aveva smesso di fare il finanziere, aveva cominciato a fare l’Avvocato e a lavorare proprio per la finanza estera del gruppo del nanerottolo, dopodichè gli successe qualcos'altro, fu arrestato a metà degli anni 80 per lo scandalo Icom da cui poi uscì pulito, non uscì pulito invece poi dallo scandalo della corruzione della Guardia di Finanza, dove lui si prestò a un’operazione di depistaggio per silenziare i finanzieri che venivano corrotti dalla Fininvest e dopo essere stato condannato 8 mesi definitivi per favoreggiamento, approdò mestosamente in Parlamento dove tutt’ora risiede a spese nostre, il caso di Berruti non è isolato, Milanese che per il momento non ha condanne, ha soltanto imputazioni per corruzione ha comunque anche un mandato di cattura che risale, a un mese fa, ma essendo parlamentare, per eseguire il mandato di cattura i giudici hanno dovuto chiedere il permesso alla Camera che, con vari artifizi e raggiri è riuscita a rinviare il voto all’autunno e quindi su Milanese pende una meravigliosa spada di Damocle a forma di manette, vedremo in autunno se il Parlamento, come è già accaduto con l’On. Papa, autorizzerà il suo arresto, oppure se vieterà ai giudici di mettergli le manette! Nel mandato di cattura inoltrato al Parlamento per l’autorizzazione all’arresto, si legge che Marco Milanese ospita in un appartamento sontuoso in Via Campo Marzio, 24 200 metri quadrati con salone affrescato, il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, di cui lui è fedelissimo e risulta che per questo appartamento Milanese paghi un affitto di 8500 Euro al mese, chi ci vive? Tremonti e basta in questo enorme spazio di 200 metri quadrati vive Tremonti che ha famiglia, credo abbia una moglie e un figlio a Pavia, ma a Roma non ha un appartamento suo, quel giorno, quando sui siti comincia a rimbalzare il contenuto di questo mandato di cattura, Tremonti emette un comunicato, un comunicato in cui dice, è il 7 luglio, l’ha detto un mese e mezzo fa, mi sembrava passato più tempo, il 7 luglio “la mia unica abitazione è a in Pavia, non ho avuto altre case a Roma, per 3 sere la settimana che normalmente da più di 15 anni trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee - non si capisce come possa il Ministro dell’economia trascorrere soltanto 3 giorni della settimana a Roma, dovremmo averne uno a tempo pieno, invece apprendiamo da lui che ce l’abbiamo a tempo parziale, 3 giorni soltanto va al Ministero, evidentemente – prevalentemente in albergo e come Ministro in Caserma, poi ho accettato l’offerta fattami da Milanese per l’utilizzo temporaneo da parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo, apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità, cambierò sistemazione”. “Apprese oggi” no “apprese oggi” non è vero, si scopre subito che Tremonti era stato interrogato dai PM di Napoli in gran segreto nel dicembre dell’anno scorso, e lì i magistrati di Napoli gli avevano chiesto conto e ragione di una serie di comportamenti gravissimi di cui accusavano il suo fedelissimo Milanese per chiedergli se lui ne sapesse qualcosa, se li avallasse o se quel tizio approfittasse del suo nome per farsi dare soldi, Ferrari, regali, gioielli, tangenti, Tremonti dunque sa da dicembre che il suo braccio destro è accusato di fatti gravissimi, ma lascia passare dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, fino al 7 luglio, 7 mesi e un pezzo, prima di andarsene dalla casa in cui era ospite e di cui risulta pagare l’affitto Milanese e di prendere le distanze dal suo fedelissimo che ha continuato a essere il suo fedelissimo anche se Tremonti, dall’inizio di dicembre sapeva di quali comportamenti era accusato dalla Procura di Napoli e anche se fin dal 15 dicembre, i giornali avevano dato notizia delle indagini di Napoli su Milanese per corruzione, quindi non lo sapeva soltanto Tremonti, lo sapevamo poi anche tutti noi dopo qualche giorno dal suo interrogatorio, perché se lo è tenuto al fianco? Perché gli ha consentito di continuare a fregiarsi nel titolo di consigliere privilegiato del Ministro dell’economia? Perché è rimasto a casa sua fino al 7 luglio? Mistero! Imprudenza, leggerezza, menefreghismo, senso di impunità, “io sono io, voi non siete un cazzo!”, può essere tutto, sta di fatto che questo è! Cosa succede a quel punto? Succede che il Parlamento va avanti nell’esame del mandato di cattura, si scoprono altre cose e ci si domanda com’è possibile che Milanese disponga di 8500 Euro al mese per pagare l’affitto di una casa dove non abita, visto che poi deve anche occuparsi della casa dove abita, visto che ha una prima moglie da cui si è separato e poi ne ha una seconda, avrebbe un certo numero di spese per quanto i parlamentari guadagnino bene, come fa Milanese a permettersi di poter offrire a Tremonti un appartamento per il quale paga 8500 Euro? Niente paura che i magistrati di Napoli vanno avanti con le indagini e scoprono che in realtà quell’appartamento dove abita Tremonti in Via Campo Marzio di 200 metri quadrati con gli affreschi e altri ammennicoli, sì sembra pagarlo, quanto all’affitto Milanese, ma in realtà i soldi a Milanese per quell’appartamento glieli dà qualcun altro, così almeno sostiene un costruttore edile che si chiama Tommaso Di Lernia nel giro è noto come “er cowboy” è un ex muratore che ha messo in piedi un’aziendina, un’impresa edile e che fa lavori, ovviamente e fa lavori che intersecano varie indagini che in questo momento sono aperte a Roma e a Napoli: Finmeccanica, Enav e cosa dice questo Di Lernia? Questo Di Lernia dice in un memoriale, che l’affitto della casa abitata dal Ministro Tremonti in Via Campo Marzio non lo paga Milanese, ma lo paga un altro imprenditore che si chiama Angelo Proietti, perché Proietti dovrebbe pagare quei soldi per l’affitto di una casa abitata da Tremonti? Lo fa così perché gli è simpatico Tremonti o gli è simpatico Milanese? No, dice Di Lernia che in cambio questo proietti riceve subappalti nelle opere appaltate dall’Enav, l’Enav è un ente pubblico che si occupa del controllo sui voli, sugli aerei. Chi è il controllore dell’Enav? Il Ministero dell’Economia, cioè Tremonti e Milanese, non solo, ma questo proietti pare abbia ristrutturato quell’appartamento gratis e in cambio, secondo l’accusa avrebbe avuto degli appalti anche da un’altra società pubblica, la Sogei che è partecipata al 100% sempre dal Ministero dell’economia, quindi il sospetto, Milanese ha querelato Di Lernia per calunnia, quindi dobbiamo parlare semplicemente di sospetto che nasce dal memoriale di Di Lernia è Proietti ristruttura gratuitamente l’appartamento a Milanese dove poi abita Tremonti, Proietti paga l’affitto a Milanese al posto di Milanese di Tremonti e in cambio ottiene subappalti dall’Enav e appalti dalla Sogei che sono società l’una che ha come supervisione il Ministero rappresentato da Tremonti e l’altra che ha addirittura come socio unico il Ministero rappresentato da Tremonti. Dice poi Di Lernia che ci sono dietro a Tremonti brutte storie di ricatti, perché dice Di Lernia, Tremonti è stato ricattato da Lorenzo Cola, quest’ultimo è un faccendiere che è stato in carcere a lungo, forse lo è ancora, altrimenti è stato appena liberato, in quanto era il consulente di Guarguaglini che è il N. 1 della Finmeccanica, per cosa veniva ricattato Tremonti? 1) Veniva ricattato per il fatto che l’affitto della casa non lo pagavano né lui né Milanese, dice Di Lernia; 2) perché Di Lernia era stato costretto, sempre in cambio poi di favori, di appalti a comprare sopracosto uno yacht, una barca di Milanese e poi aggiunge Di Lernia, veniva ricattato Tremonti anche per le sue altre porcate che non sappiamo quali siano.
Chi ricatta il ministro delle Finanze? - Perché veniva ricattato con queste notizie compromettenti da Cola? Perché Cola si sarebbe speso per fare in modo che il suo referente in Finmeccanica, il capo di Finmeccanica Guarguaglini non venisse sostituito, a un certo punto pareva che Tremonti volesse sostituire Guarguaglini con Flavio Cattaneo, l’ex Direttore generale della RAI che ora è amministratore di Terna, per salvare Guarguaglini dall’avvicendamento ci sarebbe stato un ricatto a Tremonti.Se togli Guarguaglini e metti Flavio Cattaneo noi facciamo uscire le tue porcate: affitto, barca e altre, non sappiamo se è vero o non è vero che le cose sono andate così, sappiamo però che Guarguaglini è stato riconfermato a Finmeccanica e così avremmo, se fosse vero, un uso privato di gruppi pubblici, come: Sogei, Enav e Finmeccanica, dove le nomine non si decidono in base al merito, ma si decidono in base a ricatti, scambi di favori, oppure raccomandazioni di Milanese che era attivissimo nel nominare e nello snominare negli ambienti delle aziende statali e parastatali, questo Di Lernia non è che sia un giglio di campo, Di Lernia è un costruttore accusato a sua volta di corruzione e frode fiscale perché la sua società ha avuto degli appalti dall’Enav. Però parla, consegna questo memoriale e quindi questo memoriale viene depositato agli atti. Raccontando queste cose nel suo memoriale Di Lernia racconta che l’affitto di Tremonti in realtà non lo pagava Milanese ma lo pagava Proietti in cambio di appalti dall’Enav e dalla Sogei. A questo punto seconda comunicazione di Tremonti, il quale dice “è vero che lo pagava Proietti”, Milanese pure dice che non è vero che l’affitto lo pagava Proietti, Milanese dice “lo pagavo io e poi Tremonti mi dava circa la metà” Tremonti conferma “davo 4000 Euro al mese a Milanese per il disturbo di occupare un appartamento affittato da lui” 4 mila Euro, i magistrati controllato, non risulta nessun contratto di sublocazione, tra l’affittuario ufficiale, Milanese e il subaffittuario Tremonti, quindi evidentemente gli dava i soldi così, brevi manu, in contanti, non risultano neanche bonifici o assegni se non un assegno che può non riguarda questa faccenda, ma un’altra transazione tra Tremonti e Milanese. Tremonti comunica tutto ciò e dice: “ho fatto una leggerezza, ho fatto una stupidata, è stato un errore, ma l’ho fatta per ragioni di privacy – perché dice – convenuto lo specifico conteggio di una somma a titolo di contributo, pagata via, via per ciascuna settimana, calcolata in base alla mia tariffa giornaliera di ospitalità alberghiera, nessun nero e nessuna irregolarità, all’inizio avevo pensato a un diverso contratto che poi ho subito escluso per ragioni personali. Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati e cittadini non era dovuto all’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento, come facevo a disporre ogni settimana del contante? Dal 2001 prima e poi dal 2008, cioè da quando è diventato Ministro la prima e la seconda volta, la prima volta dal 2001 al 2004 poi fu cacciato e sostituito da Siniscalco, questa volta dal 2008 a oggi, ricevo in contanti in modo perfettamente lecito e ufficialmente registrato il mio compenso da Ministero pari a circa 2390 Euro al mese” quindi dove prende gli altri 1600 Euro al mese per pagare cash il subaffitto informale a Milanese? Dice nel 2008 sul 2007 ho dichiarato tanto al fisco, quanto in Parlamento, un reddito annuale molto elevato come nei tanti anni precedenti e così pur avendo interrotto l’attività professionale, ho o accumulato titolarità di altri redditi, è tutto tracciato e tracciabile, ho fatto errori? Sì, certamente in primo luogo che qualcosa posso rimproverarmi, via il fatto di non avere lasciato prima l’immobile, l’ho fatto in buonafede ma sarebbe stato senza dubbio più opportuno, dato che proprio questo è ora causa di speculazioni che avrebbe potuto e dovuto evitare, però non ho commesso illeciti” questo dice lui, illeciti penali non si sa, vedrà la magistratura. Illeciti nel senso che ha violato una legge? Quello sì, abbiamo scoperto noi de Il Fatto Quotidiano, che nella legge finanziaria del 2005, nell’ambito della “lotta” all’evasione fiscale, Tremonti aveva fatto infilare una norma che rende nulli i contratti di sublocazione se non vengono registrati, perché? Per evitare gli affitti in nero, se ho degli appartamenti e li affitto a degli extracomunitari e mi faccio dare i soldi fuori busta e poi dico: va beh, ma sono amici miei, li sto ospitando, facciamo tutto tra di noi, è evidente che sto sfuggendo al fisco, qualcuno sta sfuggendo al fisco, qualcosa sta sfuggendo al fisco, ecco perché nel 2005 opportunamente la legge finanziaria che ovviamente era stata fatta l’anno prima, prevedeva che dal primo gennaio 2005 i contratti di locazione o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento di unità immobiliari o di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se ricorrendone i presupposti non sono registrati, inoltre la registrazione del contratto deve essere effettuata entro 30 giorni dalla stipula. C’è già una sentenza del Tribunale di Roma del 30 settembre 2010 e ribadisce la sanzione della nullità nel contratto di locazione in caso di mancata registrazione entro 30 giorni dalla stipula, questo dice la sentenza, perché? Qual è la ratio di questa norma? Perché l’evasione fiscale nasce spesso da contratti d’affitto informali, in nero, tant’è che già nel 1998 la legge 431 prevedeva la nullità del contratto di locazione a uso abitativo non registrato, è nulla ogni pattuazione ogni volta, volta a determinare un importo del canone di locazione superiore a quello risultante dal contratto scritto e registrato, ma quella norma riguardava soltanto i contratti di locazione a uso abitativo. Così questa norma è stata integrata con quella che vi ho letto prima del 2005. Tremonti dice: parzialmente occupavo quell’alloggio e quindi pagavo la metà” ma nessuno dei vicini ha mai visto altri se non lui occupare quell’appartamento e quindi perché se lo occupava tutto, pagava soltanto la metà? Tenete presente che se per caso avesse pagato cash a Milanese più di 5000 Euro, sarebbe incappato nella legge antiriciclaggio che prevede che contanti e senza fattura non si possa pagare più di 5 mila Euro, se uno supera i 5 mila Euro, incappa nella sospetta operazione di riciclaggio e quindi il pagamento deve essere tracciabile sopra quella soglia, speriamo che sia vero che pagava soltanto 4 mila Euro, non possiamo verificarlo perché ovviamente se lo faceva per contanti, non esistono bonifici, non esistono assegni e quindi non esistono documenti che dimostrino che dava veramente solo 4 mila Euro a Milanese che pur non mettendo piede in quella casa, di Euro ne pagava 8500, poco importa se poi se li faceva dare da Proietti come dice Di Lernia, oppure se li metteva di tasca sua, prendendoli non si sa bene da quale reddito, visto che poi ha anche due famiglie da mantenere e ha anche la sua di casa, almeno una, credo che ne abbia anche un’altra poi nel napoletano, visto che è originario di quelle parti.Non basta, perché Tremonti ha detto: ho lasciato la caserma della Guardia di Finanza per andare a abitare o in albergo o meglio ancora a casa di Milanese per ragioni di privacy, non si capisce che differenza ci sia tra l’albergo e la casa di Milanese ai fini della privacy, perché? Perché Tremonti dice che in quella caserma della Guardia di Finanza si sentiva controllato, spiato e talvolta addirittura pedinato. In caserma, come fanno a pedinarti in albergo? Se riescono a pedinarti in albergo, riescono anche a pedinarti a casa di Milanese, se invece non riescono a pedinarti a casa di Milanese non riescono a pedinarti neanche in albergo e quindi perché non vai in albergo? Tra l’altro in albergo, ha spiegato lo stesso Tremonti, abitava senza spenderci una lira, perché? Perché ovviamente essendo a Roma per motivi di ufficio, era Ministro, l’albergo glielo pagava lo Stato, glielo pagavamo noi, allora perché lasciare l’albergo dove non spendeva una lira per andare a abitare da Milanese dove spendeva, dice lui, 4 mila Euro al mese cash, per non farsi pedinare? Ma lo potevano pedinare anche in albergo! Poi chi lo pedinava? Ovviamente uomini della Guardia di Finanza, Tremonti come scorta ha uomini della Guardia di Finanza perché è il Ministro delle finanze, ci mancherebbe altro! Ma se uno ha il sospetto che la finanza lo faccia pedinare, può chiedere una scorta dei Carabinieri o della Polizia, perché ha continuato a farsi scortare dalla Guardia di Finanza se aveva quei sospetti? Poi ci sono le date, le date che non tornano, lui dice: quando ho cominciato a temere che mi pedinassero ho lasciato la caserma e sono andato o in albergo o a casa di Milanese, ma l’ultima volta che nella caserma che c’è dietro al Ministero delle Finanze hanno visto Tremonti è il 2004, quando lasciò il Ministero perché nell’estate del 2004 fu cacciato dal governo Berlusconi perché Fini e Casini chiesero la sua testa, accusandolo addirittura di presentare i conti falsi all’Europa e misero al suo posto Siniscalco. Dall’estate dal 2004 all’estate dal 2008 Tremonti non è stato più Ministro, quindi non ha avuto più alcun titolo per vivere nella caserma della Guardia di Finanza, dove comunque non è tornato mai quando è rientrato al Ministero dell’economia, quindi se aveva paura che lo pedinassero ce l’aveva prima del 2004 in caserma, allora che c’entra il pedinamento eventuale nel 2004 con la scelta di andare a vivere da Milanese? Lo dico perché l’affitto Milanese per l’appartamento in Via Campo Marzio ha incominciato a pagarlo nel 2008, quando Tremonti è tornato al governo, quindi Tremonti per 4 anni non ha avuto cariche, quindi se andava a Roma andava per fatti suoi, immagino in albergo, quando è tornato a essere Ministro, invece di tornare in caserma, visto che aveva paura di essere pedinato, è andato a casa di Milanese, ma allora vogliamo pensare che lo pedinavano nel 2004? E perché?
Se il ministro delle finanze non si fida della Finanza - Nel 2004 Tremonti non aveva alcuno scazzo con Berlusconi, mentre invece nell’intervista – colloquio con Repubblica lui sembra far risalire questi pedinamenti alla sua recente guerra con Berlusconi che lo considera un rivale interno, un potenziale nemico, uno che gli monta contro Bossi, è un anno circa che i giornali di Berlusconi hanno cominciato a massacrare Tremonti, prima mai!Quindi Tremonti collega le campagne di stampa de Il Giornale, di Libero e di Panorama contro di lui, le paragona al metodo Boffo, dice di aver detto a Berlusconi “non accetterò che usiate con me il metodo Boffo” addirittura fa cenno alle voci che in Parlamento giravano su una cordata della Guardia di Finanze fedele a Berlusconi, rappresentata dal Gen. Adinolfi, Capo di Stato maggiore della Finanza, oggi indagato a Napoli per rivelazione di segreti che avrebbe avuto un rapporto molto stretto con Berlusconi, rapporto che Berlusconi non può avere con un Generale della Guardia di Finanza perché non sta a lui, la Guardia di Finanza è sotto l’egida del Ministero dell’economia, non del Presidente del Consiglio. Allora se collega questa guerra per bande che si fronteggia nell’ultimo anno tra ufficiali tremontiani e ufficiali berlusconiani ai vertici della Guardia di Finanza con i pedinamenti e i pedinamenti come abbiamo visto in caserma non possono essere avvenuti dopo il 2004, c’è qualcosa che non quadra, perché questa guerra per bande ai vertici della finanza, ammesso che ci sia, risale al 2010/2011 e lui ha cominciato a vivere a casa di Milanese nel 2008, allora quando è che temeva di essere pedinato? Quando non era neanche al governo, quando non aveva ancora litigato con Berlusconi? Misteri su misteri, infine c’è un profilo istituzionale in tutto questo, cioè il Ministro dell’economia che esercita il controllo sulla Guardia di Finanza che dipende gerarchicamente da lui e nomina i vertici della Guardia di Finanza, pensa che i vertici della Guardia di Finanza lo facciano spiare, perché dico questo? Perché a nessun finanziere, soldato semplice, a nessuno della manovalanza potrebbe mai venire in mente di spiare il Ministro delle Finanze che sta sopra in cima alla piramide gerarchica, se qualcuno dei sottoposti lo fa, vuole dire che gliel’ha chiesto un superiore, un superiore molto importante che ti deve convincere a spiare uno che è addirittura superiore a lui, quindi è evidente che se ci sono stati spionaggi e pedinamenti, sono stati ordinati dagli altissimi vertici, evidentemente non dai vertici fedeli a Tremonti, ma da quelli Fedeli a Berlusconi, quindi è chiaro che Tremonti quando accusa i misteriosi pedinatori e spioni, sta puntando il dito contro la cordata di generali fedeli a Berlusconi e sta puntando dunque il dito contro Berlusconi, contro il suo Presidente del Consiglio, ora può uno fare il Ministro delle finanze in un governo presieduto da un signore che lui sospetta che lo faccia spiare dalla Guardia di Finanza? Può il Ministro delle Finanze limitarsi a sospettare tutto ciò e a pensare di risolvere il problema dei pedinamenti cambiando casa o andando a dormire da un’altra parte? Come se fosse una faccenda sua privata, ma se la Guardia di Finanza spia il Ministro delle Finanze, forse per ordine del Presidente del Consiglio, quello è una specie di colpo di Stato, sicuramente è un reato, perché non l’ha denunciato? Dice non ho le prove, benissimo, ma se tu non ti fidi più di certi ufficiali della Guardia di Finanza, di cui ci sono i nomi e cognomi nei suoi verbali davanti ai magistrati di Napoli, a cominciare da Adinolfi è può potere cacciarli, nel 2007 il Ministro delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, un grande Ministro delle finanze, purtroppo scomparso, una persona corretta e irreprensibile, per bene, andò in Parlamento e fece una durissima requisitoria contro il Generale speciale Capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza dell’epoca e lo cacciò e ebbe ragione perché di lì a poco Speciale fu condannato in appello per peculato, per l’uso privato che faceva di mezzi aerei del corpo, per farsi portare addirittura le spigole in alta montagna durante le vacanze a lui e ai suoi amici. Poi ne faceva delle altre, infatti è stato subito premiato dopo la condanna con una candidatura sicura in Parlamento e oggi è parlamentare del Pdl, Tremonti avrebbe dovuto fare la stessa cosa con gli ufficiali che riteneva felloni e poi avrebbe dovuto dimettersi dal governo presieduto da colui che lui ritiene in qualche modo avesse a che fare con quello spionaggio ai suoi danni e poi avrebbe dovuto contemporaneamente andare dalla magistratura a denunciare tutti quanti, perché se il Ministro delle Finanze ha dei sospetti sulla Guardia di Finanza, non li deve risolvere cambiando letto o cambiando stanza o cambiando casa, li deve risolvere per via istituzionale, anche perché visto che sono tutti al loro posto il Presidente del Consiglio, Tremonti e i vertici della Guardia di Finanza e così en passant anche il sottosegretario Crosetto ha dichiarato che anche lui non si fida della finanza, che ha paura della Guardia di Finanza, che se qualcuno parla male della Guardia di Finanza, gli arriva la finanza in casa e che la Finanza rappresenterebbe, dice il sottosegretario alla difesa Crosetto, un potere senza controllo, al punto da invocare il controllo della magistratura, se questo pensano esponenti del governo della Guardia di Finanza, mettetevi nei panni di un imprenditore che si vede arrivare i finanzieri per fare una verifica fiscale, cosa deve fare? Deve farli entrare? O li deve cacciare a pedate dicendo: mi sento spiato, controllato, pedinato, c’è un complotto contro di me? C’è una cordata contro di me? Me la state facendo pagare? Se c’è un corpo dello Stato che deve essere assolutamente imparziale, cristallino e rispondere soltanto alle leggi e non, come lo stesso Tremonti dice: alle cordate e alle guerre per bande, è proprio la finanza, perché? Perché spetta alla Guardia di Finanza sorvegliare sulla correttezza del nostro capitalismo, della nostra impresa, della nostra finanza e far pagare le tasse a chi non le paga in un paese dove ci sono 130 miliardi di Euro all’anno di evasione fiscale e un buco colossale che non sappiamo come riempire e che forse ci potrebbe portare al baratro finanziario entro poco.Se non è imparziale la Guardia di Finanza, se non è affidabile la Guardia di Finanza è evidente che viene meno lo Stato, l’economia, tutto! Il problema quindi non è la casa, l’affitto, quelli sono casi di malcostume che poi vedremo se hanno rilevanza penale etc., basta meno di ciò che è emerso su Tremonti per far dimettere un Ministro in qualunque altro paese del mondo, compreso l’Africa, Asia e il sud-America, ma qui vedete come è tutto collegato, il problema è che il Ministro Tremonti dovrebbe prima cacciare chi sospetta di averlo spiato e poi dimettersi perché non può rimanere in un governo in cui hai il sospetto che il capo del Governo l’abbia fatto spiare per usare nei suoi confronti il metodo Boffo, in anche per dare un segnale ai cittadini, perché se il Ministro delle Finanze non si fida della Guardia di Finanza, per quale motivo dovremmo fidarcene noi? Passate parola!

Marco Travaglio (Passparola dell'1 agosto 2011)

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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)