Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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domenica 21 marzo 2010
"Qualcuno era comunista" di Giorgio Gaber e Sandro Luporini (Testi)
Finalmente, perché non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte.
Se ero comunista? Mah? In che senso? No, voglio dire...
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà... la mamma No.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. Lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché "La storia è dalla nostra parte!"
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia-il proletariato-la lotta di classe. Facile, no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché "Viva Marx, Viva Lenin, Viva Mao-Tze-Tung"
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il "materialismo dialettico" per "il vangelo secondo Lenin".
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c'era il grande Partito comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore partito socialista d'Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l'Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera eccetera eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che si ostinano a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché era disposto a cambiare ogni giorno.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo, perché ora il sogno è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Tratto da: Giorgio Gaber - La libertà non è star sopra un albero - edizioni Einaudi
sabato 20 marzo 2010
DRAMMA DI MEZZANOTTE
Personaggi: IL PENSATORE, LA SUA FIDANZATA
L’orologio della torre batte dodici rintocchi. Nella notturna penombra d’una via solitaria sotto la luna, IL PENSATORE e LA SUA FIDANZATA, i quali stavano baciandosi, all’ultimo rintocco si staccano precipitosamente. (Tutta la scena con sottofondo musicale)
LEI (atterrita) Mezzanotte!
LUI Mezzanotte di ieri o di domani, amore?
LEI Come sarebbe a dire? Mezzanotte di oggi.
LUI No, tesoro. La mezzanotte non è mai di oggi, perché sta proprio in mezzo fra ieri e domani. Infatti a mezzanotte l’oggi diventa ieri e il domani diventa oggi, ma non è più ieri e non è ancora domani; e tanto meno è oggi, perché la mezzanotte sta precisamente fra due oggi, dei quali però uno è ormai ieri e l’altro non è ancora domani.
LEI Taci, amore, mi farai diventare pazza. Già, è vero, non lo so mica se la mezzanotte di oggi sia quella di ieri, o quella di domani.
LUI E non si saprà mai, questa è la cosa atroce. Perché non si sa se il giorno comincia o finisce alla mezzanotte.
LEI Ne finisce uno e ne comincia un altro.
LUI Vedi, dunque, gioia, che la mezzanotte non potrà essere mai quella di oggi.
LEI E’ mezza di ieri e mezza di domani, ma nelle rispettive metà tanto ieri quando domani sono oggi.
LUI Ma sono rispettivamente ieri e domani e perciò non oggi.
LEI Cioè, quando ieri era oggi, l’oggi di oggi era domani.
LUI Precisamente, amor mio: l’ieri di ieri era ieri, quando l’oggi di oggi non era oggi; ma oggi che l’oggi è oggi, l’oggi di ieri è ieri.
LEI (con un gemito) Ah! (Sviene tra le braccia del pensatore)
LUI (sgomento) Amore, gioia, che hai? Tu mi muo ri tra le braccia. (Disperato): Dovevo immaginarlo. Le ho fatto discorsi troppo gravi. La sua tenera mente non ha retto. (Dandosi le pugna nel capo) Questo capita ad essere la fidanzata di un pensatore. (Le spruzza sul volto un po’ d’acqua che prende da una vicina fontana, la scuote e la chiama con dolci nomi per rianimarla) Dolcezza mia, apri gli occhi! Non mi spaventare!
LEI (esalando un debole sospiro). Ah! (Apre gli occhi, si guarda attorno sgomenta. Con voce flebile) Dove sono?
LUI Tra le mie braccia, amore, al sicuro, protetta contro tutto e tutti. Non temere.
LEI (rianimandosi) Oh, piccolo mio, mi hai fatto girare la testa con le tue parole. Ma ora lascia che vada a casa, è già tardi. Ci vediamo domani.(Si stacca da lui).
LUI (subito all’erta) Oh, giusto, parliamo un po’ di domani.
LEI Sono un po’ stanca. Abbiamo già parlato abbastanza di oggi, oggi. Di domani, parleremo, com’è giusto, domani.
LUI Anima candida! Ignara creatura! Ma non sai che domani domani sarà oggi, e quindi, se domani parlassimo di domani, ci troveremmo a parlare di domani oggi, come se parlassimo oggi, quindi, tanto vale parlarne oggi e parlare domani di oggi, che naturalmente domani sarà ieri?
LEI (terrorizzata) Come?
LUI Ma sì. Ti sei mai domandata per esempio, quando sarà domani.
LEI Che sciocchezza, amor mio! Domani sarà domani.
LUI E perché?
LEI Diamine, perché oggi è oggi, e domani sarà domani.
LUI Errore, gravissimo errore! Oggi, soltanto oggi, domani è domani, ma domani, domani non sarà più domani, poiché sarà oggi e oggi sarà ieri, mentre il domani di domani, domani sarà quello che oggi è posdomani, e che posdomani sarà oggi. Chiaro?
LEI (geme)
LUI Insomma, domani è domani soltanto oggi, ma appena trascorso oggi, diventa oggi e posdomani ieri diventa domani.
LEI Allora, secondo te, domani non è mai?
LUI (gravemente) Purtroppo, l’atroce verità è proprio questa: domani non è mai, ma sarà sempre; appena è, non è più domani ma è oggi. Invece ieri…
LEI (con un gemito) Ah! (Sviene rantolando tra le braccia di lui con un fil di voce) Piccolo mio!
LUI Dimmi tesoruccio.
LEI Che bello!
LUI Che cosa?
LEI Il mistero! (Chiude gli occhi e muore).
Achille Campanile
Guido Rossi: ogni istituzione recuperi la consapevolezza del proprio ruolo
Guido Rossi non nasconde il fastidio e la preoccupazione con la quale assiste al dipanarsi di scandali che uno dietro l’altro si rincorrono.
«Viviamo in uno stato di eccezione che giustifica l’assenza totale del rispetto delle regole. Situazione pericolosa che già delineò Carl Schmidt ».
C’è solo da sperare che il paragone non sia con gli anni Trenta del secolo scorso... In quegli anni si misero i germi di una guerra mondiale, dell’Olocausto. Non è un’esagerazione?
«Ovviamente non mi riferivo ai fatti ma a quello che diceva Schmidt. Vale a dire che uno stato di eccezione fa sì che le regole possano non essere rispettate. E questo vale per Guantanamo come per la Protezione civile italiana».
Paragone azzardato...
«È chiaro che si tratta di situazioni opposte e di non identica gravità ma in entrambe si viene meno ai percorsi codificati dalle regole per rispondere all’eccezionalità degli eventi».
Ma c’è o no un’anomalia italiana?
«Non c’è un’anomalia italiana. Le reazioni nel nostro Paese sono di intensità maggiore. Prenda ad esempio Obama. Ha perso il seggio che gli permetteva di arrivare a 60 voti e per far passare la sua riforma sanitaria del Senato che cosa fa? Non va certo al Congresso tentando di convincere i senatori. No, va in televisione. In questo senso la situazione è simile».
Perché simile?
«Perché quello che vuol far contare Obama come in Italia è la persona, la comunicazione, più che le idee. In Italia è lo stesso. Non si discute delle idee o di programmi, ci si polarizza. Internet poi sta contribuendo a dividere i Paesi in tribù poco interessate a scambiarsi e a formarsi un’opinione quanto ad affermare la propria. Persino Facebook sorpassa Google: si cercano sempre più persone non profondità di ragionamento. Temendo l’astinenza ci si espone a un continuo flusso di informazioni non organizzate e prive di contesto che determinano un’amnesia sociale rispetto agli eventi dei quali si sta discutendo».
E arriviamo alla colpa dei giornali e dei giornalisti. Un alibi sempre funzionante se permette.
«La colpa non è certo dei giornali o dei giornalisti. Ma è innegabile che ci sia una produzione di informazioni quantitativamente sbalorditiva ma qualitativamente assolutamente imprecisa. Ammetterà inoltre che alcune conversazioni che vengono pubblicate sono del tutto inconsistenti ».
Allora ha ragione Berlusconi a prendersela con la magistratura?
«No, non ha ragione perché anche lui telefonando alle autorità, al comandante dei carabinieri si autodelegittima. Le sue telefonate non ottengono nulla perché facendo saltare le regole è come se negasse anche per sé il proprio ruolo istituzionale. E questo rischio lo stiamo facendo correre anche a Napolitano».
Anche Napolitano adesso parla troppo?
«No, cosa ha capito. Il contrario: le sue parole vengono continuamente interpretate. Ma si può? Il presidente della Repubblica non è una figura che possa essere messa al servizio di questa o quella opinione. È l’arbitro. E invece le sue parole vengono usate da una parte e dall’altra per attaccare altre istituzioni o peggio parti politiche ».
Ma la magistratura ci sta mettendo del suo.
«Lo sa che per me è un’istituzione che va sempre rispettata. Ma devo dire che alcuni magistrati ce la stanno mettendo tutta per partecipare a questa corsa nel gonfiare l’allarme continuo. Anche questa storia del commissariamento di società come Sparkle e Fastweb».
Be’ lì i reati ci sono: riciclaggio, perlomeno elusione fiscale...
«Al di là di quello che dovrà essere accertato. Se i fatti criminali sono ancora in essere allora si dovrebbero arrestare tutti i vertici attuali. Ma se non si verificano più perché punire la società con una pre-sanzione come il commissariamento invece di punire le persone che hanno violato la legge? Senza tenere conto poi dei tempi ».
L’ha detto lei, anche la magistratura ci sta mettendo del suo nel contribuire all’allarme.
«Certo. Non si ha consapevolezza delle conseguenze delle proprie parole e dei propri gesti. Ma perché un giudice deve andare alla radio o in tv, a spiegare cosa? Perché deve avvenire tutto in diretta?».
Perché così almeno è tutto più trasparente.
«No, assolutamente è il contrario della trasparenza. È solo rumore di fondo. È come se ci fossero in azione continua piromani e incendiari ma non si sentono suonare campane e i pompieri non arrivano».
E chi dovrebbe suonare le campane, fare il pompiere?
«La politica sicuramente. La democrazia screma, sa quali sono i temi prioritari da porre al centro dell’attenzione. Quello che accade oggi è comunicazione, non trasparenza, è marketing, vendita del prodotto, non democrazia. La vitalità della democrazia si verificò persino ai tempi di Mani pulite».
Veramente anche Mani pulite è un altro mito che cade.
«E si sbaglia. Certo a quei tempi abbiamo avuto un aiuto dall’Europa che andava formandosi e chiedeva scelte forti: ci ha donato un rigore di bilancio che ci ha messo al riparo anche durante questa ultima crisi».
Ma se persino le privatizzazioni sono state messe in discussione.
«Ma certo, la superficialità impera. Per una Telecom andata non bene si dimentica la strada fatta dall’Enel, dall’Eni, da Unicredit, Intesa. Certo oggi l’Europa è quella che non si accorge della Grecia, dopo che passa il tempo a dare un mese sì e un mese no i voti. È quella di un Eurostat che non verifica i conti».
Così siamo molto vicini alla filosofia del piagnisteo.
«Tutt’altro. Ci sono cose possibili da fare. Così come nel ’92 ogni istituzione deve riprendere consapevolezza del proprio ruolo. Capire che parole e atti hanno conseguenze e che buttare all’aria tutte le regole in assenza di nuove è solo un appiccare ulteriori roghi. Dobbiamo capire in questa situazione di crisi dove sono i germogli nascosti di una possibile rinascita. Si ricominci a parlare delle idee e meno delle persone. Si eviti come potrebbe accadere a queste elezioni di spingere le persone a non votare».
Anche il non voto è una scelta democratica.
«No, in questo caso le persone stanno scegliendo di non consumare. Hanno capito che questa non è una campagna elettorale ma pubblicitaria e di marketing. Si vota per delle idee, lei le ha viste?».
Daniele Manca (Corriere della Sera - 20 marzo 2010)
SIAE: nuova tassa si applicherà quasi sulla totalità degli apparecchi informatici ed elettronici dotati di una memoria
Anche il settore della telefonia verrà colpito, in quanto oramai quale cellulare non possiede memoria integrata o supporto per microSD esterne? E con essi fotocamere, videocamere, console, videorecorder digitali e tanto altro. Ma vi sembra giusto?
Ma vediamo insieme i “danni” economici che questa tassa causerà ai nostri portafogli:
- Supporti Audio/Video (DVD Video / CD Audio): la tassa si applicherà anche su DVD Film e CD Audio di artisti. Per quanto riguarda supporti audio analogici, quali audiocassette e simili, la tassa applicata sarà di 0,23 € per ogni ora di registrazione musicale; 0,22 € per ogni ora per quanto riguarda CD/DVD Audio. Per i DVD Video, invece, o i Blue-ray, la tassa sarà di 0,29 € ogni ora di registrazione, così come per i supporti video analogici, come le VHS già registrate.
- CD-R: per i CD ancora da masterizzare, la tassa sarà di 0,15 € ogni 700 MB di capacità
- DVD Rewritable: I DVD riscrivibili avranno ovviamente, secondo la logica italiana, una maggior tassazione in quanto possono essere riscritti e utilizzati per il reato di pirateria più volte. 0,41 € ogni 4,1 GB, quindi.
- Masterizzatori: La batosta ci viene inflitta quando parliamo dei masterizzatori CD/DVD/Blue-ray: la tassa sarà equivalente al 5% del costo dell’apparecchio. Se un masterizzatore Bluray costa quindi 200 €, il prezzo finale sarà di 210 € comprensivo di tassa SIAE.
- Chiavette e memorie “solide”: Per quanto riguarda il nostro ambito, quello di cellulari e smartphone, la tassa verrà esclusa su supporti inferiori a 32 MB (si, avete capito bene, il nostro paese è indietro anche a fare le leggi) e non colpirà quindi solamente i telefoni di prezzo inferiore ai 30-50 €, quelli in bianco e nero e con le uniche funzioni di telefonia e messaggi (per carità, nulla togliendo!). Per le microSD, Memory Stick e supporti equivalenti la tassa sarà di 5 centesimi a GB fino a 5 GB di capacità, dopodiché altri tre centesimi di euro a GB oltre i 5 GB. Una memoria da 32 GB, quindi, riceverà un sovrapprezzo di € 1,06. Sino al 23 Marzo 2012, l’importo massimo della tassa in questo caso sarà di € 3, mentre dal 23 Marzo 2012 il massimo verrà portato a 5 €, seguendo l’inevitabile crescita della capacità di questi supporti. Per le chiavette USB, invece, la tassa sarà esclusa sino a 256 MB di capacità (forse non si trovano neanche più al mercatino delle pulci), dopodiché 10 centesimi di € a GB fino a 4 GB e 9 centesimi di € a GB sopra i 4 GB. Anche qui, una chiavetta USB da 32 GB, sempre più comuni, avrà un sovrapprezzo di € 2,92. Anche qui sino al 23 Marzo 2012 la massima tassazione non dovrà superare i 7 €, mentre da suddetta data, potrà raggiungere i 9 €, auspicando chiavette della capacità superiore a 64/128 GB.
- Hard disk: e qui arriva la seconda batosta dopo i supporti ottici. Per gli hard disk esterni, la tassa sarà di 2 centesimi a GB fino a 400 GB (8 € quindi), dopodichè un centesimo a GB eccedente. L’importo massimo sarà di 12 € entro il 23 Marzo 2012, di 20 € dopo questa data. Un hard disk da 1 TB, quindi, è tassato da 12 € fino ad un massimo futuro di 20-25 €. Per gli hard disk interni, quelli presenti in notebook e PC fissi acquistabili, vi sono quote fisse, che vi riportiamo di seguito:
3.22 euro fino a 1 GB
3.86 da 1 a 5 GB
4.51 da 5 a 10 GB
5.15 da 10 a 20 GB
6.44 da 20 a 40 GB
9.66 da 40 a 80 GB
12.88 da 80 a 120 GB
16.10 da 120 a 160 GB
22.54 da 160 a 250 GB
28.98 oltre i 250 GB
32.20 oltre i 400 GB con applicazione dal secondo anno
2.76 euro ogni 200 GB aggiuntivi sopra i 500 conapplicazione dal secondo anno.
- Lettori MP3: Anche qui quota fissa, dai 64 centesimi dei lettori fino a 128 MB, € 2,21 da 128 a 512 MB, € 3,22 da 512 a 1 GB, € 5,15 da 1 a 5 GB, € 7,73 da 10 a 15 GB, € 9,66 tra 15 e 20, € 12,88 oltre i 20 GB. Sopra i 20 GB, la tassa sarà equivalente a € 2,76 ogni 10 GB aggiuntivi, con applicazione a partire dal secondo anno.
Smartphone e cellulari, di qualsiasi tipo, verranno tassati senza alcuna condizione di € 0,90.
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La nuova tassa elettronica vale 58 milioni - Il tanto discusso decreto che prevede la revisione del sistema dei compensi per copia privata dovuti dai produttori e importatori di apparecchi di registrazione audio e video e relativi supporti e memorie è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica il 6 marzo. La risposta che, a quanto sembra, stanno preparando le associazioni del mondo tecnologico, impegnate da settimane a cercare un accordo "equo" con la Siae, appare di fatto scontata o quasi: impugnare la normativa. Per evitare che un mercato ancora alle prese, in alcuni suoi comparti per lo meno, con gli effetti della crisi economica venga ulteriormente penalizzato da una "tassa" che il mondo dell'hi-tech ha già bollato all'unisono come sbagliata. Il decreto ministeriale in questione – ebbe a dire per esempio Assinform qualche giorno dopo l'annuncio del provvedimento – «reca un danno gravissimo sia all'industria dell'innovazione, e in particolare quella informatica, sia al sistema imprenditoriale nel suo complesso». L'iter di questa norma nasce con la Legge n.93 del 5 febbraio 1992, che introdusse il compenso per copia privata applicato in percentuale sul prezzo di cessione di apparecchi e supporti. Dopo vari aggiornamenti, per lo più restrittivi, si è arrivati alla Legge n.43 del 31 marzo 2005, che escludeva le memorie digitali dall'obbligo di corresponsione del compenso, e quindi al decreto Milleproroghe di accompagnamento alla Legge Finanziaria 2008 (poi prorogato di un anno), con il quale sono state poste le basi, su indicazioni della Siae, per arrivare alla controversa revisione oggetto dello schema di decreto firmato dal Ministro Bondi il 30 dicembre 2009.
L'Andec: si calcola sulla capacità di memoria del dispositivo e non sul prezzo di cessione - Parlando nel corso del recente quarto Internet Sales Forum di GfK, Andrea Arnaldi, Segretario Generale di Andec (Associazione Nazionale Importatori e Produttori Elettronica Civile, con circa 60 aziende di elettronica di consumo consorziate), è tornato in argomento e non si è limitato a esternare preoccupazione per i contenuti del provvedimento sottoscritto dal titolare del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Innanzitutto, ha precisato Arnaldi, va considerato il fatto che sono stati inseriti nell'obbligo di corresponsione del compenso moltissimi apparecchi e memorie precedentemente esclusi, e cioè personal computer, telefoni cellulari, Dvd recorder, chiavette Usb e in generale qualsiasi prodotto dotato di hard disk o contenente strumenti di data storage. Che i supporti di memora integrati in un netbook o in uno smartphone siano utilizzati per archiviare documenti o foto personali piuttosto che contenuti tutelati dal diritto d'autore (come una canzone o un'applicazione scaricata legalmente da Internet, per esempio) al decreto non interessa. Il consumatore è tenuto a versare in ogni caso l'extra compenso e anche console di videogiochi e videocamere, di fatto, potrebbero essere soggetti interessati. È però l'entità della "tassa" sulla copia privata uno degli elementi che meno piacciono ai rappresentanti dell'industria tecnologica: «Il nuovo decreto - ha alzato in tal senso il tiro Arnaldi - determina, per quasi tutte le categorie assoggettate, l'ammontare progressivo del compenso sulla base della capacità di memoria del dispositivo anziché sulla base del prezzo di cessione come da noi richiesto». Più Gigabyte contiene l'apparecchio, in parole povere, più cresce la portata del compenso dovuto. E, come se non bastasse, la misura di quest'ultimo è stata aumentata dal 3 al 5% per quanto concerne gli apparecchi di registrazione. Lecito quindi, come hanno fatto del resto l'Andec e le altre Associazioni di categoria, chiedersi che riflessi avrà sui prezzi il nuovo sistema di calcolo basato su questi parametri. Piuttosto che quali saranno i risvolti per le aziende produttrici e per i consumatori. Domande a cui Arnaldi ha risposto ricordando innanzitutto come già il Decreto Legislativo del 2003 avesse già innescato un meccanismo con effetti negativi sulle vendite, penalizzando i supporti "vergini" di registrazione rispetto a quei prodotti arrivati alla commercializzazione attraverso canali in grado di poter evitare la corresponsione del compenso Siae.
La "nuova tassa" sui cellulari vale 22 milioni - Quanto ai possibili impatti sul mercato dell'ultimo decreto, la riflessione cui ha invitato Arnaldi si basa su una simulazione (effettuata da Gfk) sui dati relativi alle vendite effettive registrate nel 2009, in Italia, dei prodotti assoggettati alla revisione del sistema di calcolo della tassa sulla copia privata. Ipotizzando per il 2010 gli stessi volumi di domanda per ognuna delle 18 categorie di prodotti interessate, emerge che il gettito sull'equo compenso passerebbe da 42 a 100 milioni di euro. I soli telefoni cellulari, fino a ieri esclusi dal provvedimento, porterebbero alla Siae oltre 22 milioni di euro, i personal computer (con o senza masterizzatore integrato) circa 10 milioni, gli hard disk esterni nove milioni, le chiavette Usb un milione. Al di là dell'incremento sostanziale del valore dell'equo compenso fra 2009 e 2010, ciò che preoccupa Andec è il fatto che vi "sono prodotti che subiranno un'imposizione percentualmente molto rilevante rispetto al proprio costo reale, con tutte le possibili conseguenze del caso per i consumatori, che si troveranno di fronte a prodotti con prezzi stabili o addirittura più elevati in un mercato che invece presenta costanti trend di diminuzione dei listini". L'ultimo appello che lancia l'Andec riguarda infine la disparità di applicazione del compenso per copia privata nei diversi Paesi europei, considerato che la maggior parte di questi (Belgio, Spagna, Olanda, Regno Unito e Germania, mentre in Francia il gettito è addirittura superiore) prevede mediamente una "tassa" più contenuta rispetto a quelli determinata dal nuovo decreto italiano. Una disparità che secondo Arnaldi potrebbe generare due effetti: in relazione al fatto che il compenso è applicato su base nazionale dagli operatori nazionali: una maggiore predisposizione dei consumatori ad acquistare all'estero e l'aumento esponenziale degli acquisti via Internet.
Gianni Rusconi (Il sole 24 Ore - 17 marzo 2010)
venerdì 19 marzo 2010
Don Ciotti: “C’è bisogno di onestà, di giustizia e di speranza”
Luigi Ciotti nasce nel 1945 a Pieve di Cadore. Emigrato a Torino, fonda nel 1966 il gruppo “Abele” che accoglie e aiuta persone emarginate. Nel 1972 viene ordinato sacerdote e come parrocchia gli viene assegnata la “strada”. Nel 1995 fonda “Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. La prima petizione popolare promossa da Libera porta all’entrata in vigore della legge 109 del 1996 sull’uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Sabato Libera e Avviso pubblico organizzano a Milano la 15esima edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
Chi sono i mafiosi oggi?
Nella sostanza sono gli stessi di ieri. La mafia è rimasta quella che Rocco Chinnici definiva ‘ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo in cambio di soldi’. Certo se la sostanza è rimasta la stessa, le forme sono cambiate. Oggi i mafiosi non sono più quelli del latifondo, della mafia rurale. C’è una quinta mafia, dei “colletti bianchi”, infiltrata soprattutto nei poteri finanziari e immobiliari. E’ una mafia che sa muoversi nei mercati economici, che ha sviluppato competenze, che sa trovare canali per riciclare e investire le enormi quantità di denaro che provengono da ogni tipo di attività illecita. Per questo la lotta alle mafie deve tenere conto oggi della vasta ‘zona grigia’ che salda le attività criminali alle varie forme di illegalità, corruzione, abuso. Il problema non sono soltanto i mafiosi, ma i tanti, troppi che li spalleggiano, fanno da sponda , fingono di non sapere e di non vedere, sono convinti che le mafie siano solo un problema del Sud.
La Lombardia è la prima regione del nord per beni confiscati alla mafia. 665 in 16 diversi comuni e 164 sono state le aziende sequestrate alla criminalità. La crisi economica e anche sociale in che modo contribuisce al radicamento della mafia?
Contribuisce a livello economico, perché le mafie dispongono di liquidità che può apparire come una risorsa. Ci sono commercianti, imprenditori, liberi professionisti che cadono nella rete criminale anche in buona fede, perché le mafie sono abilissime a presentarsi con un volto insospettabile. Contribuisce a livello sociale perché da sempre le mafie sguazzano nella mancanza di diritti, di lavoro, di opportunità, comandano dove la disperazione e la povertà rendono le persone facilmente ricattabili.
Esiste una politica capace di dire di no alla mafia?
Certo: è quella politica che non tradisce la sua missione di servizio alla comunità. Fatta di politiche sociali, culturali, educative che mettono al centro le persone, la loro inviolabile libertà e responsabilità. La democrazia funziona solo se ciascuno di noi, nel suo ruolo, concorre al bene comune.
Solo un mese fa a Milano il presidente delle associazioni antiracket ha dichiarato di sentirsi abbandonato dalle istituzioni. Sembra che la politica non consideri la lotta alla mafia tra le priorità…
Non voglio generalizzare. Vedo però un’alternanza di luci e ombre. A fronte del grande sforzo di magistrati e forze di polizia, e accanto a iniziative che vanno nella direzione auspicata, come l’Agenzia nazionale sui beni confiscati, noto un rilassamento, una disattenzione su altri piani. Lo scudo fiscale, il mancato intervento sul comune di Fondi infiltrato dalle mafie, le forme d’immunità e di prescrizione dei reati finanziari, la stessa norma della Finanziaria che prevede la possibilità della vendita dei beni confiscati sono, per fare qualche esempio, segnali di un impegno a marce alterne, quasi schizofrenico, un costruire da una parte e un demolire dall’altra. Abbiamo invece bisogno di continuità e di coordinamento. Non basta la sola repressione, ci vuole impegno educativo, sociale, culturale.
Nuove inchieste dalle quali emerge come il potere politico alimenti un sistema clientelare sempre più istituzionalizzato. Non c’è il rischio che ognuno di noi si convinca che la corruzione è normalità?
Proprio perchè esiste questo rischio dobbiamo fare in modo che a diventare normale non sia la corruzione ma l’onestà, la trasparenza, il rispetto delle leggi. Non può essere normale la corruzione perché non è normale una società che ruba a se stessa, che sceglie il privilegio e non il diritto, che mira al beneficio di pochi e non a quello di tutti, che lascia crescere la disoccupazione, le disuguaglianze, lo smantellamento dei servizi sociali. Accettare la normalità della corruzione significa accettare che non tutte le vite umane abbiano uguale valore, e che a regolare il rapporto tra le persone sia la forza, non la giustizia.
Avverte l’esistenza di un’Italia che ha il coraggio di dire “basta”? Le fa paura la rassegnazione?
Io giro continuamente l’Italia, e vedo tante persone che il coraggio di dire basta lo traducono in un impegno vero, discreto, lontano dalle ribalte , fatto di perseveranza, di passione, di umiltà. C’è un’Italia stupenda, disponibile e generosa che non sempre le cronache sono capaci di intercettare, convinta che più che le parole siano i fatti a parlare, e che sempre, anche se non a tempi brevi, i semi dell’impegno danno i loro frutti. Più della rassegnazione – che nasce a volte dalla stanchezza e dal senso di isolamento – mi spaventa l’indifferenza, che è invece un indurimento, una malattia dell’anima, qualcosa che ci “mangia” senza che ce ne accorgiamo. E’ il frutto avvelenato dell’egoismo, della restrizione dei desideri e delle passioni. Indifferenza significa vita prigioniera dell’io, quando invece l’io si realizza e libera solo in funzione della vita.
Di cosa c’è bisogno in Italia oggi?
Di onestà, di corresponsabilità, di giustizia sociale. Di una politica che scelga la comunità, non l’immunità. E c’è bisogno di speranza. Una speranza che non è attesa passiva di un futuro migliore, ma costruzione del futuro attraverso l’impegno quotidiano di ciascuno di noi. “A che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?” scriveva Pippo Fava, il giornalista siciliano ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984.
Elisabetta Reguitti (da Il Fatto Quotidiano del 17 marzo 2010)
L'ossessione televisiva: "Mentre il Pil crolla e i conti peggiorano il premier trascorre le serate a trovare il modo di chiudere le trasmissioni"
La televisione conta poco o nulla nel consenso a Berlusconi? A parlare dei processi e degli scandali che riguardano il premier gli si fa soltanto un favore? Invece di rompere le tasche da anni a noi "antiberlusconiani", i professorini di liberalismo dovrebbero spiegare questi concetti al diretto interessato. Dalle intercettazioni pubblicate da Il Fatto e riprese da tutti, pare infatti che il Cavaliere non si occupi d'altro che di controllare la televisione e i suoi controllori.
Curzio Maltese (La Repubblica - 15 marzo 2010)
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)