"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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domenica 14 agosto 2011

La farfalla e i kalashnikov

Quello che è suonato in queste settimane è stato il gong del quattordicesimo round. Il prossimo sarà l’ultimo e metterà fine al match. Una volta si diceva che il battito d’ali di una farfalla in Giappone poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era un’iperbole per esprimere il concetto che l’eco-sistema-Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Un battito d’ali di farfalla sposta dell’aria che muove un moscerino che cambia la sua traiettoria e quella di un passero che gli faceva la posta e così via. Rimaneva comunque un’iperbole perché la forza d’attrito a un certo punto spezzava queste concatenazioni.

Nel mondo globale invece l’iperbole si è realizzata in economia, attraverso il denaro che, essendo virtuale, non conosce l’attrito. Enormi masse di denaro si spostano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da una parte all’altra del mondo senza trovare ostacoli. In un mondo integrato e globale il battito d’ali di una farfalla americana, per restare alla nostra metafora, può avere conseguenze devastanti in ogni angolo del pianeta. Ne restano fuori solo quelle popolazioni, ormai delle mosche bianche, che, o per rifiuto consapevole o per altro, non sono entrate nel mercato internazionale (certamente gli indigeni delle Isole Andemane possono farsi un baffo di questi tsunami monetari).

Lo abbiamo visto con la crisi dei “subprime” americani del 2008 che è rimbalzata in Europa provocando il default dell’Irlanda e della Grecia e che poi, come un’onda di ritorno, ha colpito di nuovo gli Stati Uniti mentre in Europa le defaillances irlandese e greca hanno intaccato il Portogallo, la Spagna, hanno aggredito l’Italia e domani, probabilmente, tutto il vecchio continente.

Ma il contraccolpo colpisce anche i paesi cosiddetti emergenti dell’Asia. La cosa più inquietante, anzi disperante, è il senso di impotenza che dà questo sistema. Nessuno, individuo o Stato, è più arbitro del proprio destino. Tu puoi aver lavorato una vita, con fatica e con coscienza, e basta un battito d’ali in una qualsiasi parte del mondo per distruggere, d’un colpo, il tuo lavoro, la tua fatica, i tuoi risparmi (che sono “forza-lavoro”, energia tesaurizzata e messa da parte). Ma le leadership mondiali si ostinano a parare ogni nuova crisi immettendo nel sistema altro denaro inesistente (nel senso che non corrisponde a nulla, questo è il senso dell’innalzamento legale del debito pubblico americano, che è come se uno che ha tutti i parametri del sangue sballati decidesse di essere guarito perché li ha portati a un livello più alto) che va ad aumentare lo tsunami della massa monetaria che, al prossimo colpo, si abbatterà su di noi con una violenza ancor più devastante. Finché, fra non molto, arriverà il colpo del ko che nessun trucchetto contabile riuscirà a mascherare.

Possibile che sia così difficile da capire che non dobbiamo più crescere ma decrescere, che non dobbiamo modernizzare ma smodernizzare, che dobbiamo allentare la morsa dell’integrazione globale? Il mondo occidentale (inteso in senso lato perché ormai quasi tutti i paesi sono coinvolti nel modello di sviluppo a crescita esponenziale partito dall’Europa, in Inghilterra, a metà del XVIII secolo) si rifiuta di capire, perché considera irrinunciabili gli standard di benessere acquisiti. E allora si droga di denaro. Non comprende che se non pilota una decrescita graduale di questo benessere lo perderà tutto d’un colpo per quanti sacrifici, e massacri, possa pretendere dalle popolazioni. Quando la gente delle città, crollato il sistema del denaro, si accorgerà che non può mangiare l’asfalto e bere il petrolio, si riverserà alla ricerca di cibo nelle campagne dove si saranno rifugiati i più previdenti, provvedendosi dell’autosufficienza alimentare oltre che di un buon numero di kalashnikov per respingere queste masse di disperati.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011)

Di Pietro:"Caro Silvio, Lei ci Fa o ci E'?!"




Pagano sempre i soliti noti

Sintesi della manovra per Berlusconi: "Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per Tremonti: "La mia coscienza è tranquilla perché ho operato per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per noi commentatori cattivi secondo il ministro Sacconi: "È una tardiva e inutile schifezza".

Queste sono le sintesi, ma ora andiamo alle analisi. Questo decreto-manovra che modifica dopo appena due settimane il decreto approvato in tre giorni dal Parlamento, rappresenta il combinato disposto d'un asprissimo conflitto tra Berlusconi e Tremonti nel corso del quale l'uno e l'altro si sono paralizzati a vicenda. Il primo aveva come sponda e come scusante Mario Draghi e la Bce, il secondo combatteva da solo e con un braccio legato da una catastrofe incombente da lui non prevista.

Berlusconi avrebbe voluto aumentare l'Iva di uno o due punti, Tremonti gliel'ha impedito dimostrandogli che il gettito sarebbe stato insufficiente e il rischio di inflazione elevato.

Tremonti voleva un'imposta di scopo sulla ricchezza, analoga a quella che fu varata da Prodi per l'entrata nell'euro. Berlusconi gliel'ha impedito. Berlusconi voleva sbloccare 15 miliardi che i concessionari di beni pubblici erano in grado di mobilitare subito per investimenti in infrastrutture a cominciare dalle autostrade, porti, aeroporti, ferrovie. Tremonti gliel'ha impedito.

Tremonti voleva tassare la prima casa. Berlusconi gliel'ha impedito. Bossi, terzo incomodo, non voleva che fossero manomesse le pensioni d'anzianità. In parte c'è riuscito ed ora ne mena vanto.

Il decreto esce oggi in "Gazzetta Ufficiale" ed è il risultato di questa singolarissima collaborazione tra il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia. Una collaborazione perversa che non è mai avvenuta in nessun Paese del mondo dove, quando si manifestano dissidi e versioni così contrapposte uno dei due contendenti (di solito il ministro) rassegna le dimissioni. Da noi no, dimettersi non si usa, c'è sempre uno Scilipoti a tenerli a galla.

Domani in tutto il mondo riaprono i mercati perché il ferragosto è una vacanza solo italiana. Noi commentatori cattivi speriamo di tutto cuore che questo aborto di manovra sia preso sul serio a Francoforte, a Parigi, a Londra, a Wall Street. Ma se così non sarà, saranno guai terribilmente seri.

* * *

C'è stato un preludio alla manovra-schifezza. Il ministro dell'Economia era profondamente offeso da come i giornali della famiglia regnante (ma non solo loro) l'avevano trattato. E ancor più offeso dal fatto che il presidente del Consiglio aveva pubblicamente assunto come sua guida il governatore Draghi che lui vive come un trave in un occhio. Chiese perciò, a tutela della sua reputazione, l'immediata nomina di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e suo fidato seguace, a governatore della Banca d'Italia. Berlusconi chiamò Letta e l'incaricò di darsi da fare: voleva evitare che Tremonti si dimettesse in uno dei suoi sempre più frequenti attacchi di rabbia.

Letta non trovò di meglio che chiedere l'aiuto di Bersani, ma aveva scelto molto male l'eventuale aiutante o forse l'aveva scelto benissimo. Bersani fece quello che onestamente riteneva giusto: informò Napolitano di quanto gli veniva chiesto. La nomina del governatore è un atto complesso e il presidente della Repubblica ne è uno degli attori principali. Perciò dal Quirinale avvertirono Letta che una richiesta del genere in un momento così agitato sarebbe stata respinta. Come preludio alla manovra non c'è male.

Ma ci fu anche un altro preludio, passato quasi sotto silenzio benché gravido di presagi: la Banca d'Italia diramò venerdì la notizia che il nostro debito sovrano aveva toccato la sua punta massima, pari a 1.900 miliardi, un rapporto del 120 per cento rispetto al Pil valutato per quest'anno all'1,1. Se il Pil dovesse ulteriormente scendere come probabilmente avverrà, quel rapporto sarà ancor più elevato.

* * *

Di buono nel decreto-schifezza c'è una sola cosa e ci sembra doveroso darne atto: l'abolizione d'una trentina di Provincie e dei relativi Prefetti e Questori, più i loro cospicui "indotti". E l'accorpamento dei Comuni piccoli e piccolissimi.

Era un progetto da tempo allo studio, dall'epoca del governo Prodi del '96, ma mai approdato in Parlamento. È stato tirato fuori dal ministro Calderoli col forcipe dell'emergenza. Si tratta d'una riforma vera e strutturale. Bravo Calderoli. A sentirlo ieri nella conferenza stampa con Tremonti e Sacconi, sembrava uno statista al punto da farci dimenticare il ministro che disse d'aver abolito 476mila leggi semplificando lo Stato. Di quella semplificazione nessuno si è accorto, nessun cittadino, nessun contribuente, nessun utente e nessuna istituzione. Il ministro che ieri parlava da statista ha avuto la dabbenaggine di ricordarcelo. Dia retta: non ne parli mai più, consideriamolo un videogame e cerchiamo di scordarci tutti di quella pagliacciata.

Una parola viene qui acconcia a proposito del ministro Sacconi il quale durante la conferenza stampa di ieri ha più volte attaccato il governo Prodi per aver anticipato anziché postergarla l'età dei pensionati. Mancava però il contesto in cui quell'attacco andava collocato. Prodi si era trovato di fronte allo "scalone" di Maroni e l'aveva trasformato in altrettanti scalini per renderlo equamente accettabile.

Egregio ministro, lei appartiene ad un governo di cui c'è solo da vergognarsi. Ma noi, commentatori cattivi, cerchiamo di collocare nel contesto perfino lei. Pensi dove arriva la nostra pietà cristiana e cerchi - se può - di fare altrettanto.

* * *

La manovra-schifezza per anticipare il pareggio del bilancio ha bisogno di almeno 20 miliardi subito e li ha trovati in questo modo: 8 miliardi e mezzo di tagli ai ministeri nel biennio 2011-12; 10 miliardi e mezzo di tagli a enti locali e Regioni; 1 miliardo dalle rendite tassate al 20 per cento, un altro miliardo dal contributo dei redditi oltre i 90mila e i 150mila euro. Il totale fa 21 miliardi, dei quali 19 da ministeri ed enti locali. Questi ultimi significano semplicemente altre tasse locali e/o azzeramento dei servizi.

Non parliamo della macelleria sociale, per altro notevole; parliamo del fatto che, dopo questi 21 miliardi ne restano ancora da reperire 27 per arrivare al totale dell'operazione. Dove andarli a cercare? La risposta c'è: nella delega assistenziale, nello sfoltimento delle detrazioni, nelle pensioni di invalidità, di reversibilità, nei costi della Sanità.

Tutto spremuto e ridotto all'osso si arriva sì e no a 7-8 miliardi. Ne restano altri 20, sui quali c'è il buio assoluto.
Schifezza perché pagano solo i meno abbienti e i soliti noti. Insufficienza perché questa schifezza non basta. E infine non c'è assolutamente niente che finanzi provvedimenti di crescita. Il Tremonti della conferenza stampa rispondendo alla domanda di un giornalista ha detto: "Io sto alle previsioni dell'Istat: il Pil crescerà quest'anno dell'1,1 per cento. Le liberalizzazioni che faremo potranno aumentare questa cifra dello 0,1 nel breve periodo. E poi la crescita non dipende da noi ma dall'America e dall'Europa".

Questa è l'analisi della manovra.

* * *

La sorpresa di ieri è il contropiano di Bersani. Fatti salvi i suoi giudizi politici su un governo irresponsabile, sugli errori macroscopici di previsione, sul mancato ascolto di quanto da molti mesi propongono le opposizioni e le parti sociali, giudizi sui quali coincidono quelli dei cattivi commentatori, il contropiano si articola così:

1) prelievo "una tantum" sui capitali illecitamente esportati e poi rientrati in Italia con uno scudo fiscale ottenuto pagando soltanto il 5 per cento dell'ammontare. Negli altri paesi europei che fecero analoghe operazioni il prelievo fu mediamente del 30 per cento. Il Pd propone ora una tassa del 20 per cento che frutterebbe all'erario 15 miliardi.

2) Una lotta all'evasione seguendo lo schema che fruttò, quando Visco era ministro delle Finanze, 30 miliardi in un anno, basati sulla tracciabilità dei pagamenti e sull'elenco dei fornitori.

3) Una descrizione del patrimonio da effettuare ogni anno come allegato alla dichiarazione dei redditi.

4) Un'imposta ordinaria sui cespiti immobiliari ai valori di mercato, con ampie esenzioni sociali e inglobando le imposte comunali relative agli immobili.

5) Dimezzamento dei parlamentari dalla prossima legislatura.

Questi sono solo alcuni dei punti ai quali si affiancano liberalizzazioni negli ordini professionali, della Rc auto, dei mutui e dei conti correnti bancari, dei servizi pubblici locali (acqua esclusa) nonché la separazione della Rete gas dalla Snam.

Il pacchetto poggia interamente sul presupposto che debbano esser messi a contributo i ricchi e gli evasori e non le famiglie, i lavoratori e le imprese che sono già oberati oltre misura.

* * *

Sarà interessante assistere al confronto tra queste due filosofie. Berlusconi ha fatto molte aperture all'opposizione. È la prima volta. Se accettasse di ritassare i "patrimoni-scudati" sarebbe una vera bomba.

L'accetterebbe anche Tremonti? E come l'accoglierebbero i mercati?

Maledetti benedetti mercati. Avete svegliato i dormenti, ridato l'udito ai sordi e la vista ai ciechi. Ma purtroppo non possedete la magia di evitare la recessione ed è questa la vera minaccia che grava su tutto l'Occidente e non solo.

Sta calando la domanda globale e il rigore che i mercati pretendono aggraverà quel calo. Della crescita questo governo se ne infischia. A noi sanguina il cuore. A Sacconi no, lui sogna di poter mandare la Camusso in galera e solo allora si addormenterebbe in pace nella convinzione d'aver operato per il bene del paese.

Eugenio Scalfari (La Repubblica - 14 agosto 2011)

martedì 2 agosto 2011

In Onda: 4/07/11 Il monologo di Ascanio Celestini

Passaparola: "Viale dei Tremonti"

Testo:
Buongiorno a tutti, siccome è un po’ difficile orientarsi nel cosiddetto caso Casa Tremonti, oggi ci occupiamo di questo guazzabuglio per cercare di mettere un po’ d’ordine e di capire anche cosa può succedere, perché sapete che siamo talmente malridotti che a Tremonti paiono essere appese le residue speranze di salvarci dalla tempesta finanziaria che secondo voci sempre più insistente starebbe per abbattersi anche sul nostro paese, poco prima di ferragosto.

Affitti e subaffitti di Tremonti - Intanto mi scuso con le teste di cazzo che la scorsa settimana si sono meravigliate se mi sono scansato per evitare di prendermi il lampadario in testa durante il terremoto e soprattutto mi scuso per il fatto che a casa mia porto i pantaloni corti, prometto di non farlo più anche perché evidentemente questa è diventata una delle notizie più importanti della settimana, visto che nel nostro paese non succede niente, ma torniamo a Tremonti.
Tutto comincia quando circa un mese e mezzo fa, la Procura di Napoli chiede e ottiene dal G.I.P. di Napoli la custodia cautelare per Marco Milanese che è un ex finanziere che per anni da svolto incarichi di ufficiale, prima sott’ufficiale e poi ufficiale della Guardia di Finanza ha fatto un sacco di verifiche fiscali e poi come ogni tanto avviene, ha lasciato la guardia di Finanza per diventare, nel giro di poco tempo, il principale e più stretto collaboratore di Tremonti che non è soltanto ogni tanto il Ministro delle Finanze dell’economia, ma è soprattutto il titolare di uno dei primissimi studi di tributaristi e commercialisti d’Italia che assiste i maggiori gruppi finanziari e imprenditoriali d’Italia che, come natura vuole, spesso subiscono ispezioni e verifiche fiscali della Guardia di Finanza. Molti capitani di industrie e finanzieri si avvalgono dei servigi di ex ufficiali della Guardia di Finanza e molto spesso cominciano a avvalersene proprio quando questi ufficiali o sott’ufficiali si sono occupati delle loro aziende, si sa come vanno le cose, il finanziere guadagna poco, l’imprenditore guadagna molto, spesso il finanziere rimane, non spesso per fortuna raramente, ma ogni tanto capita, rimane abbacinato dai soldi, dal lusso, dalla rutilante opulenza dei luoghi che è costretto a visitare per ragioni d’ufficio e quindi se ne lascia conquistare, abbandona la divisa e va a guadagnare meglio, spesso le ispezioni che sta facendo finiscono nel nulla, accadde così per esempio con il Finanziere Massimo Maria Berruti che nel 1979 visitò i cantieri di Milano 2, ci trovò un nanerottolo spelacchiato che fingeva di tracciate delle linee su un foglio, chiese se era il proprietario o se non lo conosceva, quello disse, no, no, sono soltanto il progettista, era Berlusconi che era naturalmente il proprietario, ma tanto per cambiare si nascondeva e l’ispezione nonostante che avesse evidenziato alcuni profili interessanti dal punto di vista tributario e dal punto di vista di certe operazioni che si facevano con società estere, fu frettolosamente chiusa e poi si scoprì che uno dei finanzieri, un certo Gallo risultava nelle liste della P2 che uscirono due anni dopo e l’altro Berruti aveva smesso di fare il finanziere, aveva cominciato a fare l’Avvocato e a lavorare proprio per la finanza estera del gruppo del nanerottolo, dopodichè gli successe qualcos'altro, fu arrestato a metà degli anni 80 per lo scandalo Icom da cui poi uscì pulito, non uscì pulito invece poi dallo scandalo della corruzione della Guardia di Finanza, dove lui si prestò a un’operazione di depistaggio per silenziare i finanzieri che venivano corrotti dalla Fininvest e dopo essere stato condannato 8 mesi definitivi per favoreggiamento, approdò mestosamente in Parlamento dove tutt’ora risiede a spese nostre, il caso di Berruti non è isolato, Milanese che per il momento non ha condanne, ha soltanto imputazioni per corruzione ha comunque anche un mandato di cattura che risale, a un mese fa, ma essendo parlamentare, per eseguire il mandato di cattura i giudici hanno dovuto chiedere il permesso alla Camera che, con vari artifizi e raggiri è riuscita a rinviare il voto all’autunno e quindi su Milanese pende una meravigliosa spada di Damocle a forma di manette, vedremo in autunno se il Parlamento, come è già accaduto con l’On. Papa, autorizzerà il suo arresto, oppure se vieterà ai giudici di mettergli le manette! Nel mandato di cattura inoltrato al Parlamento per l’autorizzazione all’arresto, si legge che Marco Milanese ospita in un appartamento sontuoso in Via Campo Marzio, 24 200 metri quadrati con salone affrescato, il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, di cui lui è fedelissimo e risulta che per questo appartamento Milanese paghi un affitto di 8500 Euro al mese, chi ci vive? Tremonti e basta in questo enorme spazio di 200 metri quadrati vive Tremonti che ha famiglia, credo abbia una moglie e un figlio a Pavia, ma a Roma non ha un appartamento suo, quel giorno, quando sui siti comincia a rimbalzare il contenuto di questo mandato di cattura, Tremonti emette un comunicato, un comunicato in cui dice, è il 7 luglio, l’ha detto un mese e mezzo fa, mi sembrava passato più tempo, il 7 luglio “la mia unica abitazione è a in Pavia, non ho avuto altre case a Roma, per 3 sere la settimana che normalmente da più di 15 anni trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee - non si capisce come possa il Ministro dell’economia trascorrere soltanto 3 giorni della settimana a Roma, dovremmo averne uno a tempo pieno, invece apprendiamo da lui che ce l’abbiamo a tempo parziale, 3 giorni soltanto va al Ministero, evidentemente – prevalentemente in albergo e come Ministro in Caserma, poi ho accettato l’offerta fattami da Milanese per l’utilizzo temporaneo da parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo, apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità, cambierò sistemazione”. “Apprese oggi” no “apprese oggi” non è vero, si scopre subito che Tremonti era stato interrogato dai PM di Napoli in gran segreto nel dicembre dell’anno scorso, e lì i magistrati di Napoli gli avevano chiesto conto e ragione di una serie di comportamenti gravissimi di cui accusavano il suo fedelissimo Milanese per chiedergli se lui ne sapesse qualcosa, se li avallasse o se quel tizio approfittasse del suo nome per farsi dare soldi, Ferrari, regali, gioielli, tangenti, Tremonti dunque sa da dicembre che il suo braccio destro è accusato di fatti gravissimi, ma lascia passare dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, fino al 7 luglio, 7 mesi e un pezzo, prima di andarsene dalla casa in cui era ospite e di cui risulta pagare l’affitto Milanese e di prendere le distanze dal suo fedelissimo che ha continuato a essere il suo fedelissimo anche se Tremonti, dall’inizio di dicembre sapeva di quali comportamenti era accusato dalla Procura di Napoli e anche se fin dal 15 dicembre, i giornali avevano dato notizia delle indagini di Napoli su Milanese per corruzione, quindi non lo sapeva soltanto Tremonti, lo sapevamo poi anche tutti noi dopo qualche giorno dal suo interrogatorio, perché se lo è tenuto al fianco? Perché gli ha consentito di continuare a fregiarsi nel titolo di consigliere privilegiato del Ministro dell’economia? Perché è rimasto a casa sua fino al 7 luglio? Mistero! Imprudenza, leggerezza, menefreghismo, senso di impunità, “io sono io, voi non siete un cazzo!”, può essere tutto, sta di fatto che questo è! Cosa succede a quel punto? Succede che il Parlamento va avanti nell’esame del mandato di cattura, si scoprono altre cose e ci si domanda com’è possibile che Milanese disponga di 8500 Euro al mese per pagare l’affitto di una casa dove non abita, visto che poi deve anche occuparsi della casa dove abita, visto che ha una prima moglie da cui si è separato e poi ne ha una seconda, avrebbe un certo numero di spese per quanto i parlamentari guadagnino bene, come fa Milanese a permettersi di poter offrire a Tremonti un appartamento per il quale paga 8500 Euro? Niente paura che i magistrati di Napoli vanno avanti con le indagini e scoprono che in realtà quell’appartamento dove abita Tremonti in Via Campo Marzio di 200 metri quadrati con gli affreschi e altri ammennicoli, sì sembra pagarlo, quanto all’affitto Milanese, ma in realtà i soldi a Milanese per quell’appartamento glieli dà qualcun altro, così almeno sostiene un costruttore edile che si chiama Tommaso Di Lernia nel giro è noto come “er cowboy” è un ex muratore che ha messo in piedi un’aziendina, un’impresa edile e che fa lavori, ovviamente e fa lavori che intersecano varie indagini che in questo momento sono aperte a Roma e a Napoli: Finmeccanica, Enav e cosa dice questo Di Lernia? Questo Di Lernia dice in un memoriale, che l’affitto della casa abitata dal Ministro Tremonti in Via Campo Marzio non lo paga Milanese, ma lo paga un altro imprenditore che si chiama Angelo Proietti, perché Proietti dovrebbe pagare quei soldi per l’affitto di una casa abitata da Tremonti? Lo fa così perché gli è simpatico Tremonti o gli è simpatico Milanese? No, dice Di Lernia che in cambio questo proietti riceve subappalti nelle opere appaltate dall’Enav, l’Enav è un ente pubblico che si occupa del controllo sui voli, sugli aerei. Chi è il controllore dell’Enav? Il Ministero dell’Economia, cioè Tremonti e Milanese, non solo, ma questo proietti pare abbia ristrutturato quell’appartamento gratis e in cambio, secondo l’accusa avrebbe avuto degli appalti anche da un’altra società pubblica, la Sogei che è partecipata al 100% sempre dal Ministero dell’economia, quindi il sospetto, Milanese ha querelato Di Lernia per calunnia, quindi dobbiamo parlare semplicemente di sospetto che nasce dal memoriale di Di Lernia è Proietti ristruttura gratuitamente l’appartamento a Milanese dove poi abita Tremonti, Proietti paga l’affitto a Milanese al posto di Milanese di Tremonti e in cambio ottiene subappalti dall’Enav e appalti dalla Sogei che sono società l’una che ha come supervisione il Ministero rappresentato da Tremonti e l’altra che ha addirittura come socio unico il Ministero rappresentato da Tremonti. Dice poi Di Lernia che ci sono dietro a Tremonti brutte storie di ricatti, perché dice Di Lernia, Tremonti è stato ricattato da Lorenzo Cola, quest’ultimo è un faccendiere che è stato in carcere a lungo, forse lo è ancora, altrimenti è stato appena liberato, in quanto era il consulente di Guarguaglini che è il N. 1 della Finmeccanica, per cosa veniva ricattato Tremonti? 1) Veniva ricattato per il fatto che l’affitto della casa non lo pagavano né lui né Milanese, dice Di Lernia; 2) perché Di Lernia era stato costretto, sempre in cambio poi di favori, di appalti a comprare sopracosto uno yacht, una barca di Milanese e poi aggiunge Di Lernia, veniva ricattato Tremonti anche per le sue altre porcate che non sappiamo quali siano.
Chi ricatta il ministro delle Finanze? - Perché veniva ricattato con queste notizie compromettenti da Cola? Perché Cola si sarebbe speso per fare in modo che il suo referente in Finmeccanica, il capo di Finmeccanica Guarguaglini non venisse sostituito, a un certo punto pareva che Tremonti volesse sostituire Guarguaglini con Flavio Cattaneo, l’ex Direttore generale della RAI che ora è amministratore di Terna, per salvare Guarguaglini dall’avvicendamento ci sarebbe stato un ricatto a Tremonti.Se togli Guarguaglini e metti Flavio Cattaneo noi facciamo uscire le tue porcate: affitto, barca e altre, non sappiamo se è vero o non è vero che le cose sono andate così, sappiamo però che Guarguaglini è stato riconfermato a Finmeccanica e così avremmo, se fosse vero, un uso privato di gruppi pubblici, come: Sogei, Enav e Finmeccanica, dove le nomine non si decidono in base al merito, ma si decidono in base a ricatti, scambi di favori, oppure raccomandazioni di Milanese che era attivissimo nel nominare e nello snominare negli ambienti delle aziende statali e parastatali, questo Di Lernia non è che sia un giglio di campo, Di Lernia è un costruttore accusato a sua volta di corruzione e frode fiscale perché la sua società ha avuto degli appalti dall’Enav. Però parla, consegna questo memoriale e quindi questo memoriale viene depositato agli atti. Raccontando queste cose nel suo memoriale Di Lernia racconta che l’affitto di Tremonti in realtà non lo pagava Milanese ma lo pagava Proietti in cambio di appalti dall’Enav e dalla Sogei. A questo punto seconda comunicazione di Tremonti, il quale dice “è vero che lo pagava Proietti”, Milanese pure dice che non è vero che l’affitto lo pagava Proietti, Milanese dice “lo pagavo io e poi Tremonti mi dava circa la metà” Tremonti conferma “davo 4000 Euro al mese a Milanese per il disturbo di occupare un appartamento affittato da lui” 4 mila Euro, i magistrati controllato, non risulta nessun contratto di sublocazione, tra l’affittuario ufficiale, Milanese e il subaffittuario Tremonti, quindi evidentemente gli dava i soldi così, brevi manu, in contanti, non risultano neanche bonifici o assegni se non un assegno che può non riguarda questa faccenda, ma un’altra transazione tra Tremonti e Milanese. Tremonti comunica tutto ciò e dice: “ho fatto una leggerezza, ho fatto una stupidata, è stato un errore, ma l’ho fatta per ragioni di privacy – perché dice – convenuto lo specifico conteggio di una somma a titolo di contributo, pagata via, via per ciascuna settimana, calcolata in base alla mia tariffa giornaliera di ospitalità alberghiera, nessun nero e nessuna irregolarità, all’inizio avevo pensato a un diverso contratto che poi ho subito escluso per ragioni personali. Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati e cittadini non era dovuto all’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento, come facevo a disporre ogni settimana del contante? Dal 2001 prima e poi dal 2008, cioè da quando è diventato Ministro la prima e la seconda volta, la prima volta dal 2001 al 2004 poi fu cacciato e sostituito da Siniscalco, questa volta dal 2008 a oggi, ricevo in contanti in modo perfettamente lecito e ufficialmente registrato il mio compenso da Ministero pari a circa 2390 Euro al mese” quindi dove prende gli altri 1600 Euro al mese per pagare cash il subaffitto informale a Milanese? Dice nel 2008 sul 2007 ho dichiarato tanto al fisco, quanto in Parlamento, un reddito annuale molto elevato come nei tanti anni precedenti e così pur avendo interrotto l’attività professionale, ho o accumulato titolarità di altri redditi, è tutto tracciato e tracciabile, ho fatto errori? Sì, certamente in primo luogo che qualcosa posso rimproverarmi, via il fatto di non avere lasciato prima l’immobile, l’ho fatto in buonafede ma sarebbe stato senza dubbio più opportuno, dato che proprio questo è ora causa di speculazioni che avrebbe potuto e dovuto evitare, però non ho commesso illeciti” questo dice lui, illeciti penali non si sa, vedrà la magistratura. Illeciti nel senso che ha violato una legge? Quello sì, abbiamo scoperto noi de Il Fatto Quotidiano, che nella legge finanziaria del 2005, nell’ambito della “lotta” all’evasione fiscale, Tremonti aveva fatto infilare una norma che rende nulli i contratti di sublocazione se non vengono registrati, perché? Per evitare gli affitti in nero, se ho degli appartamenti e li affitto a degli extracomunitari e mi faccio dare i soldi fuori busta e poi dico: va beh, ma sono amici miei, li sto ospitando, facciamo tutto tra di noi, è evidente che sto sfuggendo al fisco, qualcuno sta sfuggendo al fisco, qualcosa sta sfuggendo al fisco, ecco perché nel 2005 opportunamente la legge finanziaria che ovviamente era stata fatta l’anno prima, prevedeva che dal primo gennaio 2005 i contratti di locazione o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento di unità immobiliari o di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se ricorrendone i presupposti non sono registrati, inoltre la registrazione del contratto deve essere effettuata entro 30 giorni dalla stipula. C’è già una sentenza del Tribunale di Roma del 30 settembre 2010 e ribadisce la sanzione della nullità nel contratto di locazione in caso di mancata registrazione entro 30 giorni dalla stipula, questo dice la sentenza, perché? Qual è la ratio di questa norma? Perché l’evasione fiscale nasce spesso da contratti d’affitto informali, in nero, tant’è che già nel 1998 la legge 431 prevedeva la nullità del contratto di locazione a uso abitativo non registrato, è nulla ogni pattuazione ogni volta, volta a determinare un importo del canone di locazione superiore a quello risultante dal contratto scritto e registrato, ma quella norma riguardava soltanto i contratti di locazione a uso abitativo. Così questa norma è stata integrata con quella che vi ho letto prima del 2005. Tremonti dice: parzialmente occupavo quell’alloggio e quindi pagavo la metà” ma nessuno dei vicini ha mai visto altri se non lui occupare quell’appartamento e quindi perché se lo occupava tutto, pagava soltanto la metà? Tenete presente che se per caso avesse pagato cash a Milanese più di 5000 Euro, sarebbe incappato nella legge antiriciclaggio che prevede che contanti e senza fattura non si possa pagare più di 5 mila Euro, se uno supera i 5 mila Euro, incappa nella sospetta operazione di riciclaggio e quindi il pagamento deve essere tracciabile sopra quella soglia, speriamo che sia vero che pagava soltanto 4 mila Euro, non possiamo verificarlo perché ovviamente se lo faceva per contanti, non esistono bonifici, non esistono assegni e quindi non esistono documenti che dimostrino che dava veramente solo 4 mila Euro a Milanese che pur non mettendo piede in quella casa, di Euro ne pagava 8500, poco importa se poi se li faceva dare da Proietti come dice Di Lernia, oppure se li metteva di tasca sua, prendendoli non si sa bene da quale reddito, visto che poi ha anche due famiglie da mantenere e ha anche la sua di casa, almeno una, credo che ne abbia anche un’altra poi nel napoletano, visto che è originario di quelle parti.Non basta, perché Tremonti ha detto: ho lasciato la caserma della Guardia di Finanza per andare a abitare o in albergo o meglio ancora a casa di Milanese per ragioni di privacy, non si capisce che differenza ci sia tra l’albergo e la casa di Milanese ai fini della privacy, perché? Perché Tremonti dice che in quella caserma della Guardia di Finanza si sentiva controllato, spiato e talvolta addirittura pedinato. In caserma, come fanno a pedinarti in albergo? Se riescono a pedinarti in albergo, riescono anche a pedinarti a casa di Milanese, se invece non riescono a pedinarti a casa di Milanese non riescono a pedinarti neanche in albergo e quindi perché non vai in albergo? Tra l’altro in albergo, ha spiegato lo stesso Tremonti, abitava senza spenderci una lira, perché? Perché ovviamente essendo a Roma per motivi di ufficio, era Ministro, l’albergo glielo pagava lo Stato, glielo pagavamo noi, allora perché lasciare l’albergo dove non spendeva una lira per andare a abitare da Milanese dove spendeva, dice lui, 4 mila Euro al mese cash, per non farsi pedinare? Ma lo potevano pedinare anche in albergo! Poi chi lo pedinava? Ovviamente uomini della Guardia di Finanza, Tremonti come scorta ha uomini della Guardia di Finanza perché è il Ministro delle finanze, ci mancherebbe altro! Ma se uno ha il sospetto che la finanza lo faccia pedinare, può chiedere una scorta dei Carabinieri o della Polizia, perché ha continuato a farsi scortare dalla Guardia di Finanza se aveva quei sospetti? Poi ci sono le date, le date che non tornano, lui dice: quando ho cominciato a temere che mi pedinassero ho lasciato la caserma e sono andato o in albergo o a casa di Milanese, ma l’ultima volta che nella caserma che c’è dietro al Ministero delle Finanze hanno visto Tremonti è il 2004, quando lasciò il Ministero perché nell’estate del 2004 fu cacciato dal governo Berlusconi perché Fini e Casini chiesero la sua testa, accusandolo addirittura di presentare i conti falsi all’Europa e misero al suo posto Siniscalco. Dall’estate dal 2004 all’estate dal 2008 Tremonti non è stato più Ministro, quindi non ha avuto più alcun titolo per vivere nella caserma della Guardia di Finanza, dove comunque non è tornato mai quando è rientrato al Ministero dell’economia, quindi se aveva paura che lo pedinassero ce l’aveva prima del 2004 in caserma, allora che c’entra il pedinamento eventuale nel 2004 con la scelta di andare a vivere da Milanese? Lo dico perché l’affitto Milanese per l’appartamento in Via Campo Marzio ha incominciato a pagarlo nel 2008, quando Tremonti è tornato al governo, quindi Tremonti per 4 anni non ha avuto cariche, quindi se andava a Roma andava per fatti suoi, immagino in albergo, quando è tornato a essere Ministro, invece di tornare in caserma, visto che aveva paura di essere pedinato, è andato a casa di Milanese, ma allora vogliamo pensare che lo pedinavano nel 2004? E perché?
Se il ministro delle finanze non si fida della Finanza - Nel 2004 Tremonti non aveva alcuno scazzo con Berlusconi, mentre invece nell’intervista – colloquio con Repubblica lui sembra far risalire questi pedinamenti alla sua recente guerra con Berlusconi che lo considera un rivale interno, un potenziale nemico, uno che gli monta contro Bossi, è un anno circa che i giornali di Berlusconi hanno cominciato a massacrare Tremonti, prima mai!Quindi Tremonti collega le campagne di stampa de Il Giornale, di Libero e di Panorama contro di lui, le paragona al metodo Boffo, dice di aver detto a Berlusconi “non accetterò che usiate con me il metodo Boffo” addirittura fa cenno alle voci che in Parlamento giravano su una cordata della Guardia di Finanze fedele a Berlusconi, rappresentata dal Gen. Adinolfi, Capo di Stato maggiore della Finanza, oggi indagato a Napoli per rivelazione di segreti che avrebbe avuto un rapporto molto stretto con Berlusconi, rapporto che Berlusconi non può avere con un Generale della Guardia di Finanza perché non sta a lui, la Guardia di Finanza è sotto l’egida del Ministero dell’economia, non del Presidente del Consiglio. Allora se collega questa guerra per bande che si fronteggia nell’ultimo anno tra ufficiali tremontiani e ufficiali berlusconiani ai vertici della Guardia di Finanza con i pedinamenti e i pedinamenti come abbiamo visto in caserma non possono essere avvenuti dopo il 2004, c’è qualcosa che non quadra, perché questa guerra per bande ai vertici della finanza, ammesso che ci sia, risale al 2010/2011 e lui ha cominciato a vivere a casa di Milanese nel 2008, allora quando è che temeva di essere pedinato? Quando non era neanche al governo, quando non aveva ancora litigato con Berlusconi? Misteri su misteri, infine c’è un profilo istituzionale in tutto questo, cioè il Ministro dell’economia che esercita il controllo sulla Guardia di Finanza che dipende gerarchicamente da lui e nomina i vertici della Guardia di Finanza, pensa che i vertici della Guardia di Finanza lo facciano spiare, perché dico questo? Perché a nessun finanziere, soldato semplice, a nessuno della manovalanza potrebbe mai venire in mente di spiare il Ministro delle Finanze che sta sopra in cima alla piramide gerarchica, se qualcuno dei sottoposti lo fa, vuole dire che gliel’ha chiesto un superiore, un superiore molto importante che ti deve convincere a spiare uno che è addirittura superiore a lui, quindi è evidente che se ci sono stati spionaggi e pedinamenti, sono stati ordinati dagli altissimi vertici, evidentemente non dai vertici fedeli a Tremonti, ma da quelli Fedeli a Berlusconi, quindi è chiaro che Tremonti quando accusa i misteriosi pedinatori e spioni, sta puntando il dito contro la cordata di generali fedeli a Berlusconi e sta puntando dunque il dito contro Berlusconi, contro il suo Presidente del Consiglio, ora può uno fare il Ministro delle finanze in un governo presieduto da un signore che lui sospetta che lo faccia spiare dalla Guardia di Finanza? Può il Ministro delle Finanze limitarsi a sospettare tutto ciò e a pensare di risolvere il problema dei pedinamenti cambiando casa o andando a dormire da un’altra parte? Come se fosse una faccenda sua privata, ma se la Guardia di Finanza spia il Ministro delle Finanze, forse per ordine del Presidente del Consiglio, quello è una specie di colpo di Stato, sicuramente è un reato, perché non l’ha denunciato? Dice non ho le prove, benissimo, ma se tu non ti fidi più di certi ufficiali della Guardia di Finanza, di cui ci sono i nomi e cognomi nei suoi verbali davanti ai magistrati di Napoli, a cominciare da Adinolfi è può potere cacciarli, nel 2007 il Ministro delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, un grande Ministro delle finanze, purtroppo scomparso, una persona corretta e irreprensibile, per bene, andò in Parlamento e fece una durissima requisitoria contro il Generale speciale Capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza dell’epoca e lo cacciò e ebbe ragione perché di lì a poco Speciale fu condannato in appello per peculato, per l’uso privato che faceva di mezzi aerei del corpo, per farsi portare addirittura le spigole in alta montagna durante le vacanze a lui e ai suoi amici. Poi ne faceva delle altre, infatti è stato subito premiato dopo la condanna con una candidatura sicura in Parlamento e oggi è parlamentare del Pdl, Tremonti avrebbe dovuto fare la stessa cosa con gli ufficiali che riteneva felloni e poi avrebbe dovuto dimettersi dal governo presieduto da colui che lui ritiene in qualche modo avesse a che fare con quello spionaggio ai suoi danni e poi avrebbe dovuto contemporaneamente andare dalla magistratura a denunciare tutti quanti, perché se il Ministro delle Finanze ha dei sospetti sulla Guardia di Finanza, non li deve risolvere cambiando letto o cambiando stanza o cambiando casa, li deve risolvere per via istituzionale, anche perché visto che sono tutti al loro posto il Presidente del Consiglio, Tremonti e i vertici della Guardia di Finanza e così en passant anche il sottosegretario Crosetto ha dichiarato che anche lui non si fida della finanza, che ha paura della Guardia di Finanza, che se qualcuno parla male della Guardia di Finanza, gli arriva la finanza in casa e che la Finanza rappresenterebbe, dice il sottosegretario alla difesa Crosetto, un potere senza controllo, al punto da invocare il controllo della magistratura, se questo pensano esponenti del governo della Guardia di Finanza, mettetevi nei panni di un imprenditore che si vede arrivare i finanzieri per fare una verifica fiscale, cosa deve fare? Deve farli entrare? O li deve cacciare a pedate dicendo: mi sento spiato, controllato, pedinato, c’è un complotto contro di me? C’è una cordata contro di me? Me la state facendo pagare? Se c’è un corpo dello Stato che deve essere assolutamente imparziale, cristallino e rispondere soltanto alle leggi e non, come lo stesso Tremonti dice: alle cordate e alle guerre per bande, è proprio la finanza, perché? Perché spetta alla Guardia di Finanza sorvegliare sulla correttezza del nostro capitalismo, della nostra impresa, della nostra finanza e far pagare le tasse a chi non le paga in un paese dove ci sono 130 miliardi di Euro all’anno di evasione fiscale e un buco colossale che non sappiamo come riempire e che forse ci potrebbe portare al baratro finanziario entro poco.Se non è imparziale la Guardia di Finanza, se non è affidabile la Guardia di Finanza è evidente che viene meno lo Stato, l’economia, tutto! Il problema quindi non è la casa, l’affitto, quelli sono casi di malcostume che poi vedremo se hanno rilevanza penale etc., basta meno di ciò che è emerso su Tremonti per far dimettere un Ministro in qualunque altro paese del mondo, compreso l’Africa, Asia e il sud-America, ma qui vedete come è tutto collegato, il problema è che il Ministro Tremonti dovrebbe prima cacciare chi sospetta di averlo spiato e poi dimettersi perché non può rimanere in un governo in cui hai il sospetto che il capo del Governo l’abbia fatto spiare per usare nei suoi confronti il metodo Boffo, in anche per dare un segnale ai cittadini, perché se il Ministro delle Finanze non si fida della Guardia di Finanza, per quale motivo dovremmo fidarcene noi? Passate parola!

Marco Travaglio (Passparola dell'1 agosto 2011)

martedì 26 luglio 2011

Passaparola: "PD, terremoto in diretta"

Testo:

Buongiorno a tutti, ci siamo arrivati come ci siamo detti per anni e cioè al tracollo ormai visibile anche della Seconda Repubblica che muore dello stesso virus che si era portato via la prima: l’illegalità, la corruzione e le collusioni con il malaffare finanziario e mafioso e curioso che quelle forze dell’ ordine che dovrebbero essere mandate a rastrellare il Parlamento colmo di inquisiti e di condannati, vengano mandate invece a picchiare la gente che si oppone alla costruzione di una di delle grandi opere che forse è l’ultimo cascame degli anni 80, della stagione delle opere faraoniche dello sperpero di denaro pubblico e della corruzione sottostante che è il Tav Torino – Lione.

Il Parlamento è peggio del Paese - Si è sempre detto in questi anni, noi abbiamo sempre contrastato questa scemenza che il Parlamento è lo specchio del paese.
Abbiamo fatto dei libri, io insieme a altri colleghi come Peter Gomez, Gianni Barbacetto, Marco Lillo in cui si raccontava che in Parlamento ci sono fissi ormai da 3, 4 legislature un centinaio tra imputati e indagati e dai 20 ai 30 condannati definitivi, il che significa che in Parlamento c’è un parlamentare su 10 che ha seri guai con la giustizia, se il Parlamento fosse lo specchio del paese, significherebbe che su 60 milioni di abitanti, 6 milioni di abitanti sono sottoprocesso o sono già stati condannati, una cosa semplicemente impensabile, quindi il Parlamento non è lo specchio del paese, il Parlamento è molto peggio del paese, anche se il paese non scherza! Vedete con quali arzigogoli in questi giorni si cerca di giustificare quello che sta accadendo, questa escalation, questa accelerazione di indagini su tangenti, mafie, appalti truccati, si cerca di raccontare la vicenda a prescindere dalle tangenti perché questo è il modo che si è usato per raccontare anche la storia di Tangentopoli dopo qualche mese dall’entrata al governo di Berlusconi nel 1994, si cominciò a dire che Tangentopoli non era scoppiata perché i politici rubavano, ma perché i magistrati avevano dichiarato guerra ai politici e sono più o meno 20 anni che ci raccontano questa favoletta della guerra tra politica e magistratura, per non dover ammettere che le indagini sui politici che rubano e che mafiano nascono perché ci sono molti politici che rubano e che mafiano e sono molti di più i politici che rubano e che mafiano rispetto a quelli che vengono indagati, perché ovviamente su reati nati da associazioni per delinquere così omertose e così impenetrabili quali sono sia il sistema della corruzione, sia il sistema delle mafie, è molto difficile scoprire le prove, scoprire le notizie di reato, sapete bene che i reati si dividono tra quelli a copertura totale e quelli a copertura parziale, quelli a copertura totale sono quelli che non si possono nascondere, gli omicidi sono tanti quanti gli omicidi che conosciamo sono tanti quanti quelli che vengono commessi, le rapine che vengono commesse le conosciamo tutte, i furti d’auto li conosciamo tutti, i furti in appartamento li conosciamo tutti, perché? Perché ovviamente la gente per le assicurazioni va a denunciare questi furti subiti, esattamente come gli omicidi ovviamente non possono passare inosservati, mentre invece la corruzione e i rapporti dei politici con la mafia, sono reati invisibili, quindi o parla chi li ha commessi, o parlano i complici di quelli che li hanno commessi, oppure è impossibile scoprirli, eco perché in quei casi occorrono i pentiti cioè i complici che collaborano con la giustizia e parlano oppure le intercettazioni che fanno parlare la gente senza che la gente sappia di essere ascoltata e è proprio per questo che in questi 20 anni, invece di colpire la corruzione e i rapporti di collusione tra mafia e politica, si è tentato in tutti i modi di colpire i due principali strumenti con i quali i magistrati andavano a scoprire questi reati invisibili.
Da un lato si sono colpiti i pentiti con la riforma Fassino – Napolitano che praticamente li ha aboliti per legge, rendendo non più conveniente per un mafioso collaborare con la giustizia, togliendo un sacco di benefici, obbligando i mafiosi che collaborano a raccontare tutto entro 6 mesi, dopodiché qualunque cosa dicono non vale più, lo stesso si è fatto per i “pentiti” dei reati di tangentopoli quando con la riforma dell’Art. 513 del Codice di Procedura Penale, altra porcheria votata dal centro-sinistra quando era maggioranza con la complicità del centro-destra, poi dichiarata incostituzionale e poi addirittura trasformata in legge costituzionale e infilata all’Art. 111 della Costituzione si è stabilito che quando io, complice di una tangente accuso l’altro mio complice, devo ripetere la stessa cosa non basta che la dica davanti al PM, la devo ripetere davanti alle Tribunale e se non la vado a ripetere, non è che mi possono obbligare a ripeterla, semplicemente se non la vado a ripetere, la persona che ho accusato viene assolta per insufficienza di prove perché quello che ho detto davanti al PM, sia che sia vero, sia che sia falso, viene cestinato, non può più essere preso in considerazione dal giudice.
Così hanno tappato la bocca ai complici che avrebbero potuto accusarli, dopodiché hanno cominciato una tale campagna contro le intercettazioni, per cui adesso si è creato un clima politico bipartisan per il quale non solo a destra, ma anche a sinistra si sostiene quasi unanimemente che le intercettazioni devono essere limitate, devono essere ridotte, devono essere ridimensionate, anche se le usiamo in casi semplicemente eccezionali, basti pensare che le persone intercettate in Italia ogni anno sono 6 mila, su 60 milioni di abitanti, lo 0,001%, ancora l’altro giorno il Capo dello Stato in base a non si sa quali dati, sosteneva che bisogna ridurre le intercettazioni, limitarle ai minimi casi indispensabili, il che peraltro è già previsto dalla legge anche se lui probabilmente non lo sa.
Eppure casi di corruzione e di mafiosità sono talmente numerosi, massicci e evidenti che nonostante il continuo tagliare le unghie, le mani, le dita e le braccia ai magistrati, ancora i magistrati ne scoprono un sacco di questi casi, evidentemente perché la forza della realtà è tale che fa saltare tutti i coperchi che sono stati messi in questi anni non sulla corruzione, ma sulle indagini che riguardano la corruzione e quindi lo spettacolo è quello che abbiamo sotto gli occhi, ogni giorno ormai c’è un arresto per quelli che si possono arrestare o una richiesta di arresto per gli intoccabili che senza autorizzazione del Parlamento non si possono arrestare. L’altro giorno nella stessa giornata si è votato alla Camera, pro o contro la richiesta di poter eseguire l’arresto nei confronti dell’On. Alfonso Papa e al Senato si è votato sulla richiesta del G.I.P. di Bari di poter eseguire la cattura del Senatore del PD Alberto Tedesco, Papa accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreti e corruzione, Tedesco accusato di concussione, corruzione, abuso, falso e turbativa d’asta, voto segreto alla Camera Papa viene arrestato, o meglio la Camera concede ai magistrati l’autorizzazione a eseguire un mandato di cattura che era già stato emesso dal G.I.P. e quindi di portare questo parlamentare, Papa, magistrato in aspettativa, a Poggio Reale, là dove quando era magistrato a Napoli era solito lui mandare i suoi indagati.
Il Senato invece grazie ai soliti mascalzoni che si nascondono dietro l’anonimato del voto segreto, è stato salvato Tedesco che continuerà tranquillamente a scorrazzare a Palazzo Madama con sulla testa imputazioni di corruzione, concussione, abuso, falso, turbativa d’asta, nei prossimi giorni si esaminerà alla Camera la richiesta di autorizzare, sempre da parte della Procura di Napoli, anzi del G.I.P. di Napoli la cattura di Milanese, ex finanziere della Guardia di Finanza, diventato poi braccio destro di Tremonti, la vera potenza del Ministero dell’economia, quello che faceva le nomine, quello che teneva i rapporti con una delle due bande ai vertici della Guardia di Finanza, perché l’altra banda era invece considerata vicina al Cavaliere e quindi c’erano gli ufficiali vicini a Tremonti e a Milanese, gli ufficiali vicini al Cavaliere e alla sua azienda.
Milanese è accusato di essersi fatto corrompere per anni, più in natura che non con mazzette tradizionali, regali, Ferrari, auto d’epoca, gioielli, di tutto, aveva un tenore di vita tale che gli permetteva di pagare ogni mese l’affitto di un mega-appartamento nel centro di Roma dove abitava senza pagare Tremonti, che evidentemente gli doveva molto, ragion per cui chiudeva non un occhio, ma due occhi su tutte le scorribande di Milanese che da anni ne combinava di cotte e di crude, vedremo cosa deciderà la Camera, se posso fare una previsione tale è lo shock con cui i parlamentari hanno vissuto l’arresto di Papa, di un loro simile, che penso che d’ora in poi faranno quadrato, troveranno sempre il modo con il voto segreto di salvare i loro simili, come già avevano fatto prima di questo caso, perché dal 1994 a oggi, parliamo soltanto della Seconda Repubblica in 17 anni una ventina di volte i magistrati avevano chiesto di poter arrestare dei parlamentari e tutte quante quelle 20 volte la Camera o il Senato avevano risposto picche, spesso con un voto molto trasversale, spesso salvando dal carcere persone che poi sono state regolarmente condannate.
Nella storia della Repubblica italiana, Prima e Seconda Repubblica, dal 1946 a oggi, su decine e decine di richieste di autorizzazioni all’arresto da parte dei magistrati al Parlamento, il Parlamento aveva votato sì soltanto 4 volte, nel caso di Moranino, il partigiano rosso eletto poi in Parlamento con il partito comunista, accusato per avere fatto dei delitti orribili dopo la fine della guerra partigiana, salvato negli anni 60 dall’arresto, per accuse di reati di sangue, poi ci fu Massimo Abatangelo accusato di eversione nera, reati di armi e di banda armata, poi ci fu Toni Negri accusato di banda armata anche lui per l’eversione rossa, sì per Abatangelo, sì per Negri e sì per Sandro Saccucci il Missimo che nel famoso comizio di Sezze Romano si mise a sparare facendo secca una persona, quindi almeno per chi sparava il Parlamento aveva stabilito che si poteva autorizzare l’arresto, ma se un parlamentare non si metteva a sparare, poteva fare qualsiasi cosa e non aveva mai il rischio di finire in galera.

Arresto di Papa: panico in Parlamento - Ecco perché parlo di shock, perché Papa è stato il primo parlamentare della storia della Repubblica, tra la Prima e la Seconda Repubblica a essere arrestato per una storia non di sangue e non di armi, cioè per un reato contro la pubblica amministrazione, corruzione, rivelazione di segreto, favoreggiamento.E se pensate che in anni passati furono salvati persino candidati all’arresto per mafia come Giancarlo Cito poi condannato per i suoi rapporti con il clan della Sacra Corona Unita, come Marcello Dell’Utri, poi condannato per false fatturazioni, frode fiscale in via definitiva e in Parlamento e in secondo grado per associazione per delinquere di stampo mafioso in concorso esterno, voi vi rendete conto che forse Papa non è il peggiore dei parlamentari degli ultimi 65 anni, eppure per lui è stata data l’autorizzazione all’arresto, perché? Evidentemente perché la politica in questo momento si sente detestata dall’opinione pubblica e sta cercando, nel suo impazzimento terminale, di dare qualche segnalo in contro tendenza, visto che la rabbia contro la casta monta, se credono di salvarsi la faccia autorizzando l’arresto di Papa e ricominciando a fare i loro porci comodi, naturalmente si sbagliano, anche perché lo stesso giorno il voto per l’arresto di Papa veniva neutralizzato dal voto contro l’arresto di Tedesco che se è possibile è accusato di cose ancora peggiori rispetto a Papa.
A contorno sappiamo che a Milano c’è un’indagine clamorosa sull’enorme buco dell’ospedale San Raffaele, ospedale di questo prete, il Simoniaco che si chiama Don Verzè e che da 40 anni tiene il sacco a Berlusconi fino a quando lo aiutò a far spostare le rotte aeree da Milano 2 con la scusa che bisognava costruire l’ospedale nel bel mezzo della città satellite, che c’è un Ministro romano, Saverio Romano imputato per mafia che non si dimette, che c’è la Procura di Roma che indaga su Finmeccanica e sulla P3 e sugli amici di D’Alema nello scandalo Enac, ne abbiamo parlato due settimane fa, che la Procura di Napoli ha indagini di altissimo livello che quella di Palermo sta indagando su parlamentari ipoteticamente corrotti con i soldi di Don Vito Ciancimino, pizzini, Romano e Cuffaro e che presto il Parlamento dovrà autorizzare o negare l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni che riguardano questi parlamentari con il commercialista di Vito Ciancimino, nonché suo prestanome, il Rag. Lapis, a questo punto uno dice va beh, il centro-destra è nella melma fino al collo, lo sapevamo, il Partito fondato da Berlusconi non può che finire con una grande retata, perché? Perché è ovvio che se si mettono tutti a imitare il capo li vanno a prendere con l’accalappiacani, visto quello che va il capo, qualunque cosa facciano i suoi sottoposti, sarà sempre meno grave di quello che ha fatto il capo che ha letteralmente fregato una casa editrice a De Benedetti per mettersela in tasca con una sentenza comprata, si può immaginare qualcosa di più enorme, stiamo parlando di un furto che la Corte d’Appello di Milano ha appena quantificato in 560 milioni di Euro, avete mai visto uno che è riuscito a rubare più di 560 milioni di Euro?
Quindi capite, questa è la maggioranza, maggioranza che naturalmente ha non soltanto i suoi esponenti inquisiti, a cominciare dal capo del governo, ma ha i suoi principali esponenti che o sono inquisiti in proprio, oppure hanno il loro braccio destro, il loro prestanome indagati, Tremonti operava per le mani di Milanese, Gianni Letta operava per le mani di Bisignani, inchiesta P4 anche questa davanti alla Procura di Napoli, il problema è quello che c’è dall’altra parte, quello che non c’è dall’altra parte, che in una situazione come questa è ovvio che le opposizioni ci dovrebbero sguazzare, praterie per correre a guadagnare consensi, invece dall’altra parte, come al solito, c’è chi riesce a pareggiare il conto, c’è chi riesce se non a fare pari e patta, alleno a far dire alla gente che se Atene piange, Sparta non ride o viceversa, se Sparta non ride Atene piange, perché questo? Perché non bastando gli scandali dei finanziatori della fondazione di D’Alema italiani e europei che prendevano e pagavano tangenti come abbiamo raccontato due settimane fa, adesso riesplode una Tangentopoli a Milano tutta rossa, nella vecchia Stalingrado del nord che era Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni, comune operaio, comune rosso, popolato da tanta brava gente che lavora e che ha sempre votato a sinistra e che ha avuto come Sindaco in passato Filippo Penati, il quale poi ha fatto carriera, è diventato per una legislatura Presidente della Provincia di Milano, due anni fa quando Bersani ha preso in mano la segreteria del PD Pennati è diventato il braccio destro ufficiale di Bersani, capo della segreteria politica del segretario nazionale, dopo avere perso le provinciali e quindi avere mancato la riconferma come Presidente della Provincia, Penati quest’anno è stato premiato come tutti i trombati, del resto, con una bella candidatura alla Regione e lì è Vicepresidente del Consiglio regionale da una settimana, almeno che si sappia, poi lo era almeno da prima, da una settimana si sa che Penati è indagato dalla Procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito, concussione vuole dire che è accusato di avere costretto degli imprenditori a pagargli tangenti, con la minaccia di non farli lavorare, cioè di rovinarli, corruzione vuole dire che ci sono degli imprenditori che lo hanno pagato anche senza essere costretti e che lui ha preso i soldi, finanziamento illecito vuole dire che almeno una parte di quei soldi li ha destinati al suo partito, che fino al 2008 si chiamava PS e dal 2008 si chiama PD.
I fatti contestati dalla Procura di Monza arrivano fino al 2010, quindi questa è la prima indagine per finanziamento illecito, non solo a un esponente importantissimo del PD, il pupillo del segretario, ma è la prima indagine che coinvolge direttamente il PD per essersi finanziato illecitamente, a qualcuno di voi potrebbe venire una curiosità e dire: ma i partiti a differenza che nella Prima Repubblica, dove i finanziamenti pubblici non riuscivano a coprire le loro spese, nella seconda si sono regalati tradendo il famoso referendum del 1993, quelli che chiamano i rimborsi elettorali, che sono uno sproposito perché non solo bastano a sostenere tutte le loro spese elettorali, ma coprono il triplo delle loro spese elettorali, che ovviamente sono taroccate, non è neanche necessario giustificarle, quindi navigano nell’oro, che bisogno hanno di integrare, con tangenti.
Infatti in questi ultimi anni è stato rarissimo il caso di una contestazione di finanziamento illecito a partiti, perché quasi sempre si scopriva che in realtà i soldi se li mettevano in tasca i singoli, questo capitava anche nella Prima Repubblica, ma nella Prima Repubblica c’era un sistema di taglieggiamento fisso di una percentuale che gli imprenditori dovevano dare a tutto il sistema dei partiti, spesso anche alle opposizioni perché non si opponessero, che serviva a foraggiare illegalmente i partiti e poi all’interno di quel sistema c’era qualcuno che ci faceva la cresta e che si metteva i soldi in tasca, questa volta non c’è quel sistema generale, sono episodi molto frequenti, per importi anche molto alti, ma senza una sistematicità, infatti per esempio Sesto San Giovanni le accuse riguardano soltanto Penati e il suo entourage, gli altri partiti non sono coinvolti, mentre nella Prima Repubblica c’era sempre un accordo di tutti i partiti di governo e spesso dell’opposizione addomesticata, perché ciascuno avesse la sua parte e nessuno rompesse i coglioni sulle gare d’appalto truccate, quindi questa è la principale differenza, però qui una parte, almeno di questi soldi pare che sia andata prima ai DS e poi al PD, partiamo di importi molto grandi, c’è un imprenditore, costruttore…

Terremoto PD - Scusate, c'è stata una scossa di terremoto e sono andato nel pallone. Dicevo, delle consulenze a due commissari delle cooperative rosse emiliane, anche ai tempi di Tangentopoli spesso il PC poi PDS si faceva retribuire non con tangenti cash, ma con lavori o consulenze alle cooperative rosse, che poi evidentemente si sdebitavano secondo un altro canale.Quindi il totale dei soldi che Pasini avrebbe dato a Penati e al PD ex DS sarebbero circa 8 miliardi in 10 anni, poi non c’è solo lui perché come vi ho detto c’è Di Caterina il quale dice di avere pagato ratealmente, mensilmente a volte 100 a volte 20 milioni di lire, ma non solo, adesso salta fuori un altro nome molto rinomato fin dai tempi di Tangentopoli, Bruno Binasco che era il braccio destro l’uomo ombra di Marcellino Gavio, il defunto l’anno scorso, costruttore, uno dei più grossi proprietari di autostrade in Italia, Binasco entrava e usciva di galera nel 1992/1993, poi è stato processato una miriade di volte per una miriade di tangenti, la gran parte delle volte si è salvato per prescrizione, qualche volta è stato anche condannato in via definitiva, una volta è stato condannato insieme a Primo Greganti per avere finanziato Greganti con una finta caparra non tornata indietro, allo scopo, scrivono i giudici di Tortona di finanziare illegalmente l’allora PC, PDS, adesso questo signore che è il plenipotenziare del gruppo Gavio perché Gavio è morto, ritorna fuori, come possibile finanziatore ancora una volta di Penati e questo in tempi molto recenti, tra il 2008 e il 2010 con un meccanismo che spiegano bene Ferrarella e Guastella su Il Corriere della Sera, una tangente presunta naturalmente di 2 milioni di Euro, concordata nel 2008 e pagata nel 2010 e nel 2008 Penati era Presidente della Provincia di Milano e nel 2010 era diventato il capo della segreteria di Bersani, cosa hanno fatto? Hanno finto la vendita di un immobile di proprietà dell’imprenditore Di Caterina al gruppo Gavio retto da Binasco, cosa hanno fatto naturalmente? Di Caterina per i preliminari dell’acquisto, della cessione del suo immobile a Binasco ha avuto una caparra enorme di 2 milioni di Euro e poi dopo due anni Binasco ha rinunciato all’acquisto di quell’immobile, ma gli ha lasciato la caparra, secondo l’accusa erano già d’accordo fin dall’inizio che l’acquisto era falso e che quindi la caparra sarebbe rimasta a Di Caterina e così hanno giustificato un esborso da Binasco a Di Caterina, perché questo? Non perché Binasco dovesse qualcosa a Di Caterina, ma perché Binasco doveva finanziare, questa è l’ipotesi d’accusa, il PD e Penati, Di Caterina avanzava un sacco di soldi che aveva anticipato al PD e a Penati e allora cosa hanno fatto? La triangolazione: Binasco deve finanziare Penati, Di Caterina avanza dei soldi da Penati, invece di Binasco dà i soldi a Penati e Penati li dà a Di Caterina, cosa fanno? Binasco li dà direttamente a Di Caterina e Penati a estinto il suo debito avendo ricevuto soldi prima da Di Caterina, paga Binasco, questa è l’ipotesi di accusa, la triangolazione per camuffare una tangente da caparra.
Credete che questi costruttori facciano questa versamenti importanti in periodi di crisi così per la bella faccia dei politici? Ovviamente no, in cambio vengono favoriti, oppure non vengono ostacolati, in questo caso è tutta una partita di centro-sinistra, è tutta una partita PD a altissimo livello perché sotto Bersani c’è Penati, Penati sta a Bersani come Milanese sta a Tremonti è il suo uomo di fiducia, non sto dicendo che fa le stesse cose, sto dicendo che è il suo uomo di fiducia. A questo punto ai magistrati viene la curiosità di andare a vedere quali sono negli anni i rapporti tra il Gruppo Gavio e Penati, quel gruppo Gavio che era già stato condannato, lo ripeto, nella prima Tangentopoli del 1992/1993 per avere finanziato illegalmente il PC tramite Greganti, quando trattano con Binasco questi signori sanno che è un pregiudicato per avere finanziato il loro partito e continuano a trattarci. Nel 2004 cosa fa l’ottimo Penati da Presidente della Provincia di Milano? Compra le quote della Milano - Serravalle facendo, accollando alla collettività, alla Provincia di Milano un bel pezzo di autostrada, la Milano – Serravalle è quella che collega Milano con Genova, e facendo spendere alla Provincia di Milano una barcata di soldi, una barcata di soldi che poi vanno ovviamente nelle tasche di Gavio e del gruppo Gavio – Binasco e con quei soldi cosa fa il gruppo Gavio? Sostiene la scalata di Unipol alla Banca Nazionale del lavoro, quella di Consorte, quella dei furbetti del quartierino. In un bel libro di Gianni Barbacetto che si intitola “Compagni che sbagliano” sono pubblicate le intercettazioni, intercettazioni nelle quali si dimostra che la Provincia di Milano grazie a Penati, per comprarsi il 15% di azioni della Serravalle da Gavio, ha speso 238 milioni di Euro pagando a azione 8,9 Euro, mentre un anno e mezzo prima, Gavio le aveva pagato 2,9, il che significa che Gavio realizza una plusvalenza di 176 milioni a spese dei milanesi e con quell’enorme tesoretto va a sostenere Consorte che di lì a poco dà la scalata alla Bnl, non ci sarà mica un legame? La cosa più interessante ancora è che nelle telefonate intercettate si scopre, lo ha raccontato Barbacetto in quel libro e su Il Fatto Quotidiano, salta fuori anche il nome di Bersani, perché il 28 giugno 2004 Binasco a Marcellino Gavio dice: il problema non è Penati (Presidente della Provincia) che con lui un accordo si trova, il vero problema è Albertini, cioè il Sindaco di centro-destra. Due giorni dopo entra in scena Bersani, Binasco dice a Il Giornale che con Bersani Gavio ha da sempre un ottimo rapporto, infatti il 30 giugno 2004 Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati e dice a Gavio di cercare Penati per incontrarsi in modo riservato, ora fermiamo tutto e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi vedrete troverete un modo. 5 giorni dopo, il 5 luglio 2004 Penati chiama Gavio e gli dice: buongiorno, mi ha dato il suo numero l’On. Bersani e Gavio: sì volevo fare due chiacchiere con lei quando è possibile e Penati: guardi non so, beviamoci un caffè. L’incontro avviene in modo riservato come suggeriva Bersani in un Hotel di Roma, non in una sede istituzionale, non è che il Presidente della Provincia di Milano riceve il costruttore Gavio nella sede della Provincia di Milano davanti a testimoni e poi emette un bel comunicato per dire: abbiamo ricevuto il Commendator Gavio per parlare di questo, questo e questo, riservato su suggerimento di Bersani e quello che succede dopo è naturalmente quell’affarone meraviglioso che riesce a concludere sulla Serravalle il gruppo privato Gavio a spese dei contribuenti milanesi, grazie alla scriteriata scelta di Penati di comprare quel 15% di quote, strapagandole il triplo di quelle che le aveva pagate un anno e mezzo prima il privato.
Allora voi capite che quando i rapporti tra politica e affari sono questi, che ci siano tangenti o che non ci siano tangenti, è già grave di per sé quello che è successo, che non c’è nessuna trasparenza e quando queste opacità sono ai massimi livelli, bisogna interrogarsi su come vengono selezionate anche le classi dirigenti del centro-sinistra, queste intercettazioni sono di 7 anni fa, sono note da almeno 5 anni, dopo che queste intercettazioni sono state rese note, Bersani è diventato Segretario del PD e Penati è diventato il capo della sua segreteria e se non ci fosse l’indagine della Procura di Monza, molto probabilmente, visto il rapporto che c’è tra i due, se il centro-sinistra dovesse vincere le prossime elezioni tra due anni, Penati sarebbe diventato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel posto dove oggi Letta fa il braccio destro di Berlusconi e magari un altro fedelissimo di Bersani, Pronzato, arrestato per le tangenti sui voli, essendo lui consigliere di Bersani al Ministero, responsabile trasporti aerei del PD e consigliere di amministrazione dell’Enac in conflitto di interessi totale, visto il rapporto che ha con Bersani, magari poteva diventare il Ministro dei trasporti, ora uno è in galera, Pronzato e sta patteggiando dopo esserne uscito e l’altro è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito, c’era bisogno dell’inchiesta per capire che Penati ha un rapporto malato con il mondo degli affari? Cosa ci voleva per mandarlo via se non bastavano quelle intercettazioni con Gavio e quell’affare che ha impoverito la Provincia di Milano, un’istituzione e ha arricchito un privato che poi finanziava il partito come il gruppo Gavio?

Queste sono le domande che dobbiamo cominciare a porre duramente, d’estate i politici girano nei loro collegi, quando incontrate Penati o incontrate Bersani se vi capita fategli queste domande, noi le abbiamo fatte su Il Fatto Quotidiano e speriamo di ricevere risposta, perché questi signori si illudono di raccattare il potere quando Berlusconi se ne andrà, si illudono che gli caschi in mano Palazzo Chigi, non hanno capito quello che noi, mi spiace, autocitarmi ancora ma abbiamo più volte ripetuto e cioè che la casta è fatta così, non sono tutti uguali ma sono complementari e quando cade Berlusconi cadranno anche questi, se prendono qualche volto è perché c’è ancora Berlusconi, quando non ci sarà più Berlusconi uno sarà costretto a guardare in faccia loro, quindi non li voterà più o si inventano dei leader nuovi, una classe dirigente nuova che abbia un altro tipo di rapporto con il mondo degli affari, oppure Berlusconi cadrà, cadranno anche loro e noi avremo un voto politico totale, dentro il quale potranno infilarsi i peggiori avventurieri, esattamente come accade nel 1994 quando ci si infilò il Cavaliere Silvio Berlusconi, passate parola, buona settimana!

Marco Travaglio (Passaparola del 24 luglio 2011)


venerdì 22 luglio 2011

“Gl’italiani, a proibir loro il Peccato, cadono nel Vizio”

Una lettera di Indro Montanelli al suo collega americano Edmund Stevens scritta a metà degli anni '50. Il Fatto ricorda così la scomparsa del più grande giornalista italiano avvenuta dieci anni fa

Caro Edmund, il tuo richiamo agli scandali che da qualche anno rallegrano la vita italiana è per lo meno superfluo. Montagna, Anna Maria Caglio eccetera sono infatti, con la Lollobrigida e Sofia Loren, gli unici personaggi italiani su cui i tuoi compatrioti siano perfettamente informati e di cui parlino con competenza. Sanno tutto di loro: molto più di me, che non so quasi nulla. Ignorano un particolare soltanto: che questi scandali, nel nostro paese, sono una novità assoluta, e non ne rappresentano assolutamente il costume. E appunto per questo fanno tanto rumore. L’Italia non è un paese moralmente rigoroso. Al contrario, è un paese indulgente, dove il Peccato circola liberamente ed è accolto anche nelle famiglie più virtuose. Il Vizio, no. Ed è questo che nell’affare Montagna ha indignato gl’italiani, popolo di peccatori, sì, ma sani e gagliardi. Per meglio spiegarti il clima morale in cui noialtri, italiani medi, siamo stati educati, ti racconterò un piccolo aneddoto di famiglia.
Sulla tomba di mio nonno, che fu per tanti anni sindaco di una piccola città toscana, Fucecchio, c’è un epitaffio che, come usa da noi, ne ricorda tutti i meriti e fra le altre cose lo presenta come “esempio di domestiche virtù”. Fu infatti un buon marito dell’unica moglie che ebbe e un eccellente padre dei suoi sette figli. E fu considerato un “esempio” non perché non cedette mai alla tentazione di qualche infedeltà coniugale, ma semplicemente perché nessuno seppe mai con chi le consumò. Solo dopo la sua morte si scoprì ch’egli aveva avuto una relazione con una di quelle che oggi si chiamano “ragazze-squillo” e vengono regolarmente perseguitate dalla polizia democristiana. Era una “cucitrice in bianco”, cioè una piccola sarta che, appena conosciuto mio nonno, emigrò da Fucecchio e comprò, con il denaro del suo nuovo amico, un piccolo negozio a Empoli. Era là, in una decorosa e discreta casetta, che l’esempio di domestiche virtù andava a visitarla con una frequenza che decrebbe col crescere dei suoi anni. Mio nonno era un laico, anzi un massone. Non voleva preti per casa, ma era contento che sua moglie e i suoi figli andassero ogni domenica a messa. Per Natale mandava sempre al Vescovo un paio di capponi accompagnati da una lettera di auguri e di ossequio, e quando lo incontrava per strada si toglieva per primo il cappello, ma non gli baciava l’anello. E massonico e laico era anche il concetto ch’egli aveva della virtù, che per lui consisteva non nel rifiuto pregiudiziale del Peccato, ma nell’obbligo di mantenerlo nella sua “sede”, che nella fattispecie consisteva nella decorosa e discreta casetta di Empoli, molto lontana da quella in cui stavano sua moglie e i figli.
Tu sei americano, caro Edmund, e come tale, anche se non lo sai e non lo vuoi hai un fondo puritano che forse trasalirà d’indignazione all’idea che un simile marito sia passato, agli occhi dei suoi concittadini, come un “esempio di domestiche virtù”. Ma per noi, italiani cattolici e laici, che della moralità abbiamo un concetto scettico e umano, questa pratica di vita coniugale rappresenta proprio un “optimum” e costituisce un “esempio”, come sta scritto sull’epitaffio.
Probabilmente sbagliamo, anzi sbagliamo certamente, a misurarci sul metro della Virtù Assoluta. Ma nella vita italiana già vecchia di millenni gli Assoluti sono stati messi in congedo permanente da parecchi secoli. Noi ci contentiamo del Relativo. E nel Relativo una moralità come quella di mio nonno faceva “esempio”.
Poi son venuti i democristiani, con un’altra moralità di sigillo clericale e confessionale. Essi hanno chiuso i bordelli. Essi hanno perseguitato le ragazze-squillo. Essi sono rappresentati da Ministri e da Deputati con mogli virtuose e acide e con sterminate figliolanze che i preti educano nella paura dell’Inferno. Essi hanno proibito l’esposizione della “Venere” di Botticelli perché mette in mostra “le vergogne”. E il risultato di questa gran ventata moralistica eccolo qui: l’affare Montagna, Capocotta, la crescente inflazione di cocaina e la sostituzione delle “vergogne” di Sofia e di Gina a quelle della “Venere” di Botticelli. Gl’italiani, a proibir loro il Peccato, cadono nel Vizio. Io che sono cresciuto nell’età delle “cucitrici in bianco” e dei bordelli sotto un esempio come quello di mio nonno (e di mio padre che molto gli somiglia) non ho bisogno di questi surrogati. La mia educazione sessuale, identica a quella di tutti gli altri miei coetanei, non ha fatto certamente di me un uomo virtuoso; ma ne ha fatto un uomo sano, perfettamente normale, senza complessi, che in mezzo a tutti i Montagna da cui siamo afflitti ha il diritto di sentirsi “modello di domestiche virtù”.
Io non so se nello scandalo di Anna Maria Caglio e Wilma Montesi ci siano delle omertà governative. Non so nemmeno se e fino a che punto siano colpevoli Montagna e Piccioni. So soltanto che nell’Italia laica scandali di questo genere non succedevano. Il tipico scandalo italiano era l’adulterio con la fuga dell’infedele e la sua uccisione da parte del marito offeso. Non dico che fossero belle cose. Non dico che fosse giusto il costume dei nostri tribunali di assolvere o di condannare a lievi pene l’uccisore. Dico soltanto che il vizio, la cocaina, il sospetto di complicità governative non c’entravano. Nei Paesi in cui non c’è il divorzio, l’adulterio è quasi obbligatorio. Ma oggi, nella moralità che cercano di introdurre questi nuovi Robinson Crusoè che sono i democristiani, convinti di ricreare il mondo da capo, ecco a cosa siamo arrivati: ai cadaveri in cerca d’autore dimenticati sulle spiagge e a un’ondata di inversioni sessuali che in Italia fin qui erano sempre state un fenomeno di quasi esclusiva importazione forestiera.
Il guaio, caro Edmund, è che questa nuova classe dirigente clericale è arrivata al potere quando era già vecchia. Per vent’anni il fascismo la obbligò a vivere in provincia, con pochi mezzi e in forzata austerità. Il peggiore di tutti i rimorsi, quello dei peccati non commessi, la ossessionava quando giunse a Roma, sulle baionette dei vostri soldati. Ora ch’eran padroni della barca, vollero riguadagnare il tempo perduto, ma purtroppo avevano già i reumatismi e il diabete. Per procurar loro quei paradisi che noi ci eravamo procurato a vent’anni nei bordelli e nella più assoluta normalità, occorrevano la cocaina, le minorenni, le pornografie, le partite a tre, a quattro, a cinque. Ecco com’è nata l’ondata di scandali, di cui Capocotta è diventata ormai il simbolo. Io non ho molta simpatia per i fascisti, lo sai. Ma debbo riconoscere che al loro tempo queste cose non succedevano. Essi giunsero a Roma quasi direttamente dalle trincee del Carso e avevano venticinque o trent’anni. Fecero tutto – guerra, rivoluzione e amore – al momento giusto. Sul piano morale, la Liberazione ha sostituito una classe dirigente di piccoli viziosi a una di grandi peccatori. Non ci abbiamo guadagnato.
Tutte queste cose io non posso spiegarle ai tuoi concittadini, quando m’interrogano sull’affare Montagna, perché qui il clima morale è completamente diverso. Nella stessa New York, per quanto sia una grossa baracca cosmopolita, il “caso Jelke” (ricordi?) fece scandalo. Tu mi dirai che di Jelke probabilmente ce ne sono molti altri. È possibile. Ma nulla e nessuno riuscirà a farmi credere che la vita americana sia minacciata, come quella nostra, dall’immoralità. Per una ragione molto semplice, caro Edmund: che mio nonno, quello che ha insegnato a vivere a me, era quell’esempio di domestiche virtù che ti ho descritto, mentre il nonno tuo, quello che ha insegnato a vivere a te, era un pioniere che doveva seguire la regola stretta e austera dell’accampamento.
Io non prendo per oro colato quello che i cineasti di Hollywood ci raccontano nei loro WESTERN (dei quali sono grande amatore). Ma un certo “clima morale”, come lo vediamo riprodotto in quei film, dev’esser vero. Voi, senza il puritanismo e senza la fede nel trionfo del Bene sul Male, non avreste fatto nemmeno un centesimo di quello che avete fatto. Senza una fede religiosa non si costruisce una cosa come l’America. Senza una fede religiosa non si compie nulla di grande: nemmeno i delitti. Questa fede religiosa in voialtri americani è viva; e lo si vede dal continuo sorgere di nuove sètte. Segno che la vostra discussione con Dio è sempre aperta. E chi discute con Dio ha il peccato difficile e seguito dal rimorso e dalle crisi di coscienza. Non tutti i frequentatori di Wall Street si fermano ad ascoltare predicatori – bianchi, neri, gialli – che, sul marciapiede, li mettono in guardia dai castighi che l’Inferno riserba ai seguaci di Mammone. Mammone, certo, seguita a fare gli affari suoi. Ma solo in una società a forte sustrato religioso è concepibile la pacifica coesistenza di Mammone col Vangelo. T’immagini cosa succederebbe se nella Borsa di Roma o di Milano si presentasse uno di quei predicatori. Cioè, non sforzarti a immaginarlo. Leggi la storia di Gerolamo Savonarola che, se rinascesse oggi in America, sarebbe lì anche lui, a Wall Street, a descrivere l’Inferno; ma nessuno lo brucerebbe.
Come nipote di quel tale nonno, io, capirai, non posso avere molte simpatie per il puritanismo. Lo invidio al tuo Paese senza augurarlo al mio. Perché è inutile cercare di trapiantarlo, come stanno tentando di fare i democristiani, in un terreno dove non trova nutrimento. In America il puritanismo sta benissimo, anzi ne costituisce la vera forza. Si potrà deprecarne e moderarne gli eccessi. Ma esso è nell’anima e nel sangue degli americani, della cui Storia è la chiave. Da noi si risolve in una grossa menzogna, in una colossale ipocrisia, e serve a spiegare soltanto il Marchese Montagna, Capocotta, la farsa della “Venere” di Botticelli e tutti gli altri indecenti foruncoli in cui scoppia, regolarmente, il sangue di un popolo avvelenato da una moralità da sacristia che non gli è congeniale.
Caro Edmund, noi cattolici italiani abbiamo faticato duemila anni per fabbricarci un Dio sulla nostra misura umana, cordiale, tollerante e pieno di indulgenza per i nostri peccati. Nel nostro Paradiso c’è perfino una stakanovista dell’adulterio, Maria Maddalena, e un professionista del furto, Ranieri, per dare speranza a chi cade in queste colpe e procurargli il perdono. Tutto ciò potrà fare a pugni con la Teologia, ma va benissimo d’accordo col nostro carattere.
E ora, ecco qui, i preti ce lo stanno rovinando. Ma che cattolici sono, i preti cattolici, perdio?
Sinceramente tuo
Indro Montanelli

Da Il Fatto Quotidiano del 21 luglio 2011

lunedì 18 luglio 2011

Lou Reed: Walk On The Wild Side (Un Giro Nella Zona Selvaggia)



Holly viene da Miami (Florida)
in autostop attraverso gli USA
sfoltendo le sue sopracciglia per strada
depilandosi le gambe lui diventò lei
Lei dice, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Lei disse, hei dolcezza
Fatti un giro nella zona selvaggia

Candy viene dall'isola
Nella camera sul retro lei era la ragazza di tutti
ma non ha mai perso la testa
neanche quando faceva pompini
Lei dice, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Disse, hei bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
e le ragazze di colore fanno do doo do doo..

Piccolo Joe non l'ha mai dato via a gratis
tutti devono pagare e pagare
Una botta qui e una botta là
NY city é il luogo dove dicono, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Ho detto, Hey Joe
Fatti un giro nella zona selvaggia

Sugar Plum Fairy é venuto e batte le strade
cercando cibo per l'anima e un posto dove mangiare
é andato da Apollo
avresti dovuto vederlo come ci dava dentro
Loro dicono, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Ho detto, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Molto bene, huh

Jackie é completamente fatta
per un giorno pensava di essere James Dean
allora ho capito che presto si sarebbe schiantata
il Valium l'avrebbe aiutata
Diceva, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Dicevo, Hey dolcezza
Fatti un giro nella zona selvaggia
e le ragazze di colore fanno do doo do doo..


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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