"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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martedì 12 giugno 2018

Leggere in positivo



Ancor prima dell’avvento delle diapositive, la fotografia tradizionale s’incentrava su immagini fissate su un negativo che, attraverso successive elaborazioni, più o meno semplici operate in camera oscura, consentivano di addivenire in ultimo a delle stampe positive pienamente leggibili in ogni dettaglio.
Con il digitale tutto è cambiato, almeno fisicamente, e solo pochi amatori nostalgici o dal palato fine oggi continuano ad usare ancora delle vecchie reflex analogiche e i relativi gloriosi “limitati” rullini.
Alcuni per la stampa rifiutano pure i plotter e continuano a rinchiudersi in camere a luci rosse/gialle per continuare a coltivare con metodi tradizionali la loro passione.
La mia premessa è volutamente strumentale per poter affermare che il mondo della fotografia d’ieri non poteva fare a meno del “negativo”: oggi non è più così.
Ma, mentre la tecnologia è propensa a far scomparire sempre più il "negativo", realtà in circoli ed associazioni in non rari casi alimentano e mantengono intatta nell'umano l’antica tradizione.
Capita però di avere l’opportunità di avvicinare e conoscere realtà improntate in soggetti uniformati a continue voglie di crescere, amanti sempre delle novità e disponibili a sperimentarsi in contesti plasmabili.
Ciò, vuoi per l’entusiasmo che alimenta i “soggetti sempre giovani” che per l’intelligenza a voler approcciarsi in modo umile verso quello che è innovativo o diverso dal comune. E per nuovo non s’intendono solo frontiere o correnti di pensiero ma, bensì, scambi generazionali e flussi continui tra i “vecchi curiosi” che osservano le “diavolerie” dei “giovani” e questi ultimi che fanno tesoro delle esperienze generosamente raccontate dai primi; senza invidia alcuna, con stima reciproca e con una sana voglia che accomuna tutti nella vera passione.
In questi casi d’armoniosa convivenza non sarà solo il “leggere” ma anche lo “scrivere” in positivo che farà crescere l’intera comunità.
L’ammirazione per il bello, a prescindere da chi ne sia l’autore, sarà l’humus ideale che andrà ad assicurare continuità al gruppo e potrà di certo facilitare la nascita di eventuali nuovi talenti.
Buona luce a tutti.


© Essec


venerdì 8 giugno 2018

La mia Europa: neutrale, atomica e autarchica


Premettendo che continuiamo a ritenere che il discorso di Sergio Mattarella la sera del 27 maggio, in cui pretendeva di dettare al governo la linea politica, sia stato una palese violazione della Costituzione, al limite del ‘golpe’, del tutto fuori dalla sua potestà, l’atteggiamento del Capo dello Stato ha avuto però il merito di togliere dalla testa di Matteo Salvini ogni velleità di uscita dall’euro e dall’Europa. Sarebbe stata una sciocchezza gravida di pesanti conseguenze. Per la semplice ragione che nessun Paese europeo sarebbe in grado di resistere da solo, economicamente e politicamente, a Stati delle dimensioni degli Usa, della Russia, della Cina, dell’India. Però essere europeisti non significa affatto essere anche atlantisti (come era adombrato nel discorso di Mattarella) ma il contrario.
Dal 1989, anno del crollo dell’Urss, la mia formula per l’Europa è: unita, neutrale, armata, nucleare e autarchica.
Unita non solo economicamente ma anche politicamente. E per arrivare a questo risultato ci vorrà un lungo percorso di graduale smantellamento degli Stati nazionali che in un’Europa realmente unita politicamente non avrebbero più ragion d’essere, sostituiti come punti di riferimento periferici dello Stato centrale, dalle ‘macroregioni’, cioè aree geografiche, che supererebbero gli attuali confini nazionali, coese dal punto di vista economico, sociale, culturale e anche climatico. E l’Italia è un ottimo esempio per questa ipotesi-laboratorio perché non c’è nulla di più lontano, innanzitutto come mentalità, dell’industrialotto di Varese, col suo mito del lavoro, dall’intellettuale siciliano alle cui spalle respira ancora la più profonda e meno autopunitiva cultura greca, il suo fatalismo.
Neutrale. E’ necessario che l’Europa trovi un punto di equidistanza fra Stati Uniti e Russia. Gli americani, come ha detto apertamente la Merkel, non sono più degli alleati affidabili. Sono anzi dei competitors, a cominciare dall’economia. E sleali per giunta. Mentre infatti l’Europa si costringe a una politica di austerità, gli americani hanno immesso nel sistema tre trilioni di dollari (nella forma del credito naturalmente). In questo modo è molto facile risollevare un’economia, la loro, ma si creano le premesse per una bolla speculativa rispetto alla quale quella provocata dal collasso della Lehman Brothers, non a caso Usa, sarà un pallido fantasma. E questa superbolla, come quella della Lehman Brothers, ricadrà sulla testa di tutti, a cominciare da noi europei. Ecco perché la linea di austerità della Merkel, giusta in teoria, rischia di essere inutile se qualcuno non ferma gli americani sul bagnasciuga economico.
Armata e nucleare. L’Europa non potrà mai essere realmente autonoma, politicamente ed economicamente, finché non avrà un vero, forte, unito esercito. Per questo è innanzitutto necessario che la Germania, con l’aiuto dei suoi partners europei, si scrolli di dosso l’anacronistico divieto di possedere l’Atomica. Non si vede perché quest’arma, la cui funzione deterrente è fondamentale, possano averla dittature come il Pakistan o la Corea e non il più importante Paese europeo che oggi è una democrazia senza se e senza ma.
E’ necessario inoltre che i Paesi europei che fanno parte della Nato (che è una creatura tutta americana, ogni tanto per salvare le forme vi mettono a capo un norvegese) ne escano. Dice: ma questi Paesi hanno firmato un Trattato di alleanza. Certo, ma una norma di diritto internazionale recita che pacta sunt servanda, rebus sic stantibus, cioè i patti vanno osservati finché il contesto nel quale furono firmati resta lo stesso. Ora, dal 1949 moltissima acqua è passata sotto i ponti della geopolitica internazionale. Tutte le guerre in cui, con la finzione della Nato, gli americani sono riusciti a coinvolgerci, da quella alla Serbia a quella a Saddam a quella a Gheddafi, si sono rivelate disastrose, oltre che per i popoli aggrediti, per noi europei: immigrazione incontrollata e incontrollabile, nascita dell’Isis e del terrorismo jihadista che, nel mondo occidentale, ha colpito soprattutto l’Europa, risparmiando invece l’America.
Autarchica. Per contenere l’arroganza economica degli Usa basta l’Europa che c’è già. Lo si è visto con i dazi che Trump ci ha imposto sull’acciaio e l’alluminio. L’Europa unita, con più di 500 milioni di abitanti, mediamente dei forti consumatori, è in grado di rispondere con una controffensiva protezionistica che può far più male agli americani che a noi. Ma, in casi estremi, l’Europa può anche permettersi, se resta compatta, di essere autarchica o quantomeno semiautarchica. Ha popolazione, mercato, risorse, know-how, tecnologia per consentirselo.
Donald Trump dichiara, logicamente dal suo punto di vista, “America first!”. Ma anche noi europei, se restiamo uniti, possiamo dire, altrettanto giustamente, con forza e orgoglio, “Europa first!”. E ‘vaffa’ agli yankee.
 

giovedì 7 giugno 2018

Signora, non mi deve ringraziare, se un na' aiutamu tra ri navutri!!!


Su FB è vero che si trova di tutto, è quindi vero che ci si possa anche imbattere in racconti di vita ordinaria meritevoli di attenzione. E' il caso di Stefano Russo che con naturalezza ha ieri illustrato una "streetphotography", un'istantanea che è una attenta e perfetta visione fotografica, scritta con la bravura che lo contraddistingue. Complimenti!

"Oggi , in un ufficio postale "X" della nostra meravigliosa città :
Tra il caos, il vocio degli utenti, tra critiche ed apprezzamenti al nuovo governo, le immancabili discussioni sulla condotta del sindaco e sul degrado della città, spiccava il sorriso di una ragazza un po' rotondetta, credo nordafricana, un sorriso bianco come la neve, candido, rassicurante, legato in grembo aveva un bimbo
piccolissimo che dormiva beatamente, in una mano probabilmente delle bollette o altre commissioni da fare e nell'altra un altro marmocchietto, un po' più grandicello, avrà avuto 3/4 anni, dallo sguardo vispo e furbo, con la curiosità tipica dei bimbi della sua età, la ragazza era però in evidente difficoltà, fra pochissimo era il suo turno! Ad un tratto però si avvicina una signora un po' attempata, una signora del popolo, forse qualcuno di voi definirebbe del "popolino", e rivolgendosi alla ragazza, esclama nel nostro stupendo dialetto: " signora, chi problema c'è, ciu' tiegno iu u picciriddo mentre lei si spiccia! " E con l'affetto delle più amorevoli delle nonne prende in braccio " Benjamin ", che nel frattempo sorride divertito tra le braccia di quella "nonna" improvvisata, che parla e porta in giro il piccolo per tutto l'ufficio postale proprio come se fosse un suo nipotino, la mamma puoi così fare le sue commissioni un po' più tranquilla, ed una volta finite, con gli occhi colmi di riconoscenza e con il suo immancabile sorriso va per ringraziare la signora che l'aveva aiutata, per tutta risposta la signora le dice: signora , non mi deve ringraziare, se un na' aiutamu tra ri navutri!!! Riconsegnando il piccolo Benjamin alla mamma.
Ogni tanto, anche grazie a queste persone, mi sento orgoglioso di essere Siciliano, non so se perché storicamente bistrattati, per la nostra storia, o per via delle innumerevoli dominazioni, ma il popolo siciliano è Accogliente...
Spero che il piccolo Benjamin possa crescere felice ed essere anch'esso un giorno orgoglioso come me di essere "siciliano" ...
"


Stefano Russo (FB - 6 giugno 2018)



martedì 5 giugno 2018

Il discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per la fiducia al Governo del Cambiamento



Di seguito le dichiarazioni ufficiali, in formato integrale, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte oggi al Senato, per la fiducia al Governo del Cambiamento.

"Signora Presidente, Onorevoli Deputate e Onorevoli Deputati, desidero innanzi tutto rivolgere un saluto al Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le prime - non facili - fasi di formazione di questo Governo.
Entrando per la prima volta in quest’aula e nel parlarVi oggi, avverto pesante la responsabilità per ciò che questo luogo rappresenta. Esso conserva la memoria di molti e significativi passaggi della nostra istituzionale.
Ma la maniera migliore che abbiamo, oggi, di onorare questa nobile tradizione è offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La crescente disaffezione verso le istituzioni, la progressiva perdita di prestigio di chi ha l’onore di ricoprire cariche al loro interno devono spingere tutti noi ad un supplemento di responsabilità che passa necessariamente attraverso una maggiore apertura nei confronti delle istanze reali che vengono da chi vive fuori da questi palazzi.
Il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con “disciplina e onore”, mettendo da parte le convenienze personali e dimostrando di meritare tali gravose responsabilità.
Il contratto.
Con questo spirito e questa consapevolezza, oggi ci presentiamo a Voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo, ma anche di un progetto per il cambiamento dell’Italia. Un progetto che è stato formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare, composto a partire dai programmi elettorali presentati alle elezioni e votati dalla maggioranza degli italiani, nonché ulteriormente legittimato dalle votazioni a cui le due forze politiche hanno chiamato i rispettivi iscritti e sostenitori.
Il programma di governo, i cui contenuti anche chi Vi parla ha condiviso – pur in via discreta – sin dalla fase della sua elaborazione, è quindi forte di una duplice legittimazione, formale e sostanziale.
Gli obiettivi che la nostra squadra di governo si ripromette di raggiungere sono affidati alla pagina scritta, perché le forze politiche che compongono la maggioranza li hanno dichiarati in modo trasparente, vincolandosi ad adottare tutte le iniziative e le misure necessarie a perseguirli. Solo una volta messi a punto i contenuti del contratto, entrambe le forze politiche, in seguito alle vicissitudini che ben conosciamo, hanno deciso, di comune accordo, di proporre al capo dello Stato il mio nome per assumere la guida del Governo.
Sono grato a chi, rinunciando a legittime ambizioni personali, ha saputo porre davanti a tutto l’interesse generale, per un progetto che supera le persone chiamate a portarlo avanti, e che mi fa avvertire, ancora più intensamente, la responsabilità che mi sono assunto, ben consapevole delle prerogative che l’art. 95 della Costituzione assegna al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Come è noto, non ho pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che, in virtù dell’esperienza di studio e professionale maturata, si è dichiarato disponibile, nel corso della campagna elettorale, ad assumere eventuali responsabilità di governo con una delle due forze politiche e, successivamente, ad accettare l’incarico di formare e dirigere il Governo, rendendosi anche garante dell’attuazione del “Contratto per il Governo del cambiamento”.
Assumo questo compito con umiltà, ma anche con determinazione; con la consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la passione e con l’abnegazione di chi comprende il peso delle altissime responsabilità che gli sono affidate. Non sono mosso da null’altro che da spirito di servizio. Sono profondamente onorato di poter offrire il mio impegno e le mie competenze per difendere gli interessi dei cittadini di questo meraviglioso Paese. Come già ho avuto modo di anticipare, mi propongo a Voi e - attraverso Voi - ai cittadini, come l’avvocato che tutelerà gli interessi del popolo italiano.
Il cambiamento.
Qualcuno ha considerato queste novità in termini di netta cesura con le prassi istituzionali che sin qui hanno accompagnato la storia repubblicana, quasi un attentato alle convenzioni non scritte che hanno caratterizzato l’ordinario percorso istituzionale del nostro Paese.
Tutto vero. Dirò di più. Non credo si tratti di una semplice novità. La verità è che abbiamo apportato un cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi: rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, perlopiù incentrate sulla ripartizione di ruoli personali e ben poco sui contenuti del programma, noi inauguriamo una stagione nuova, non nascondendo le difficoltà e le rinunce reciproche, nel segno della trasparenza e della chiarezza nei confronti degli elettori.
Presentarsi oggi nel segno del cambiamento non è, quindi, un’espressione retorica o propagandistica, ma una scelta fondata sulla necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese e che ha prodotto, all’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, una geografia del consenso politico completamente inedita.
Vecchie e nuove categorie politiche.
Non esistono più forze politiche che esprimono, come un tempo, complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione - vale a dire - in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili.
Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione secondo le categorie politiche più tradizionali.
Il contratto posto a fondamento del nostro governo è stato giudicato, a seconda dei punti di vista, di destra o di sinistra.
Rispettiamo chi ha voluto svolgere tali analisi, ma non possiamo che segnalarne l’insufficienza, l’incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all’intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.
Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l’azione di governo, nuovi criteri di valutazione: pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese, politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che invece compromettono questi obiettivi.
Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e “anti-sistema”. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente.
Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin –, se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni.
Ma a voler leggere con attenzione il contratto di governo, emerge come questa attenzione ai bisogni dei cittadini sia condotta nel segno alto della Politica, con la - P – maiuscola, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione.
Nel contratto, accanto a misure più immediate, sono presenti anche più profonde riforme di carattere strutturale.
Se vogliamo restituire all’azione di governo un più ampio orizzonte di senso, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva di medio-lungo periodo. Diversamente la politica perde di vista il “principio-responsabilità”, che impone di agire - come il filosofo Jonas invitava a considerare - non solo guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Cambiamento nel metodo.
Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma soprattutto nel metodo e nei contenuti.
Dal punto di vista metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti.
L’ascolto. Perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini. In questo, ovviamente ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre.
L’esecuzione. Vogliamo essere pragmatici. Se una norma, un ente o un istituto non funziona è giusto abolirlo, se funziona è giusto potenziarlo, se manca è giusto crearlo.
Il controllo. I provvedimenti che adotteremo hanno degli obiettivi che devono essere raggiunti: saremo i primi a monitorare con severità e rigore la loro efficacia, intervenendo immediatamente con le necessarie correzioni.
Ascolto, esecuzione, controllo. Saranno questi i tre pilastri dell’azione di governo, nel segno della piena trasparenza.
Cambiamento nei contenuti.
Il cambiamento, come appena anticipato, sarà anche nei contenuti. Cambia ad esempio il fatto che la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni, hanno contribuito a farlo lievitare.
Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la class action, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà. Cambia che combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il “daspo” ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura. Cambia che vogliamo un Paese a misura dei cittadini diversamente abili - e sono alcuni milioni - che troppo spesso si ritrovano abbandonati a se stessi e alle loro famiglie. Cambia che vogliamo rescindere il legame tra politica e sanità, per rendere quest’ultima finalmente efficiente su tutto il territorio nazionale. Cambia che aumenteremo fondi, mezzi e dotazioni per garantire la sicurezza in ogni città. Cambia che presteremo adeguata attenzione alle famiglie, specialmente quelle in difficoltà. Ho richiamato solo alcune parti del contratto, ma se anche realizzassimo solo le innovazioni che ho appena enunciato, i cittadini percepirebbero immediatamente che il vento nuovo non ha soffiato invano.
Percepirebbero che il vento del cambiamento sta soffiando dappertutto: nelle grandi città e nei piccoli comuni. Percepirebbero che la loro qualità della vita è migliorata e si sentirebbero anche più uniti e orgogliosi di vivere in questo nostro bellissimo Paese. Questo è in definitiva il nostro obiettivo.
Su alcuni specifici temi.
Non mi soffermerò in dettaglio a illustrare tutti i singoli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di governo e che sono indicati nel contratto.
Di seguito, tuttavia, riassumerò alcune indicazioni su alcuni temi più rilevanti e anticiperò anche in quale direzione si esplicherà il mio personale e più specifico contributo.
Lavoro.
In questo tempo di crisi e difficoltà ci impegniamo a dare sostanza alla previsione contenuta nel primo articolo della nostra Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro. Vogliamo costruire un nuovo patto sociale trasparente ed equo, fondato sulla solidarietà ma anche sull’impegno, consapevoli che solo con la partecipazione di tutti allo sviluppo del Paese potremo garantire un futuro di prosperità anche ai nostri figli.
Vogliamo dare voce ai tanti giovani che non trovano lavoro: a quelli che sono costretti a trasferirsi all’estero e a quelli che rimangono qui inattivi, che si rinchiudono in se stessi e si avviliscono.
In un caso come nell’altro finiamo per dissipare preziose risorse del nostro Paese.
Vogliamo dare voce alle tante donne, spesso più istruite e tenaci degli uomini, e che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate, e che si sentono sole quando decidono di mettere al mondo un bambino.
La diffusione di nuove tecnologie e dell’economia della condivisione crea nuove opportunità imprenditoriali e rende disponibili servizi innovativi per i cittadini, ma apre anche a rischi di marginalizzazione e a nuove forme di sfruttamento: dobbiamo farci carico di tali trasformazioni, non per combattere uno sviluppo per molti versi irreversibile, ma per assicurare in ogni caso il rispetto dei diritti essenziali dei lavoratori e per garantire che il lavoro sia sempre strumento di realizzazione personale e umana.
Ambiente.
L’azione di governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica del nostro territorio, sullo sviluppo dell’economia circolare.
Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di “decarbonizzazione” del nostro sistema produttivo.
Non vogliamo assistere passivamente all’evolversi della realtà che ci circonda, magari assecondando gli interessi particolari di singoli attori economici, ma ci impegniamo a governare questi processi aperti all’innovazione tecnologica, nel segno dello sviluppo al servizio dell’uomo. Vogliamo rivendicare, anche in questo campo, il ruolo “alto” della politica, che sia capace di orientare e governare i cambiamenti della realtà sociale, economica e culturale.
Non siamo disponibili a sacrificare l’ambiente e il progetto di una blue economy per altri scopi. Dobbiamo misurarci da subito con i dilemmi della intelligenza artificiale e utilizzare i big data per cogliere tutte le possibilità della sharing economy.
Scenari internazionali, mercati e sicurezza
Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato.
Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa.
Come è noto, i processi di integrazione dei mercati che si sono realizzati negli ultimi anni hanno operato una completa ridefinizione dei rapporti tra politica, diritto, economia.
Nel nuovo spazio globale, l’economia o, meglio ancora, la finanza ha conquistato una posizione di preminenza: è divenuta, come ha osservato Hillman, la vera religione universale del nostro tempo.
La politica, ma anche il diritto, hanno perso terreno. Abbiamo difficoltà a perseguire forti e coerenti azioni politiche, come pure a realizzare efficaci e armoniose discipline giuridiche.
La politica, in particolare, stenta a governare processi sociali ed economici così complessi e integrati.
Ma la risposta non è negare le difficoltà. Dobbiamo trovare il modo di rafforzare, all’interno delle strutture sovranazionali, i processi di legittimazione democratica, potenziando le istituzioni rappresentative della volontà dei popoli.
L’Europa.
L’eliminazione del divario di crescita tra l’Italia e l’Unione Europea è un nostro obiettivo, che dovrà essere perseguito in un quadro di stabilità finanziaria e di fiducia dei mercati.
Il debito pubblico italiano è oggi pienamente sostenibile; va comunque perseguita la sua riduzione, ma in una prospettiva di crescita economica.
La politica fiscale e di spesa pubblica dovrà essere orientata al perseguimento degli obiettivi richiamati di crescita stabile e sostenibile.
In Europa verranno portati con forza questi temi per un adeguamento della sua governance, un adeguamento già al centro della riflessione e della discussione di tutti i paesi membri dell’Unione. Siamo ottimisti sul risultato di queste riflessioni e fiduciosi della nostra forza negoziale, perché siamo di fronte a una situazione in cui gli interessi dell’Italia, in questa fase della costruzione europea, coincidono con gli interessi generali dell’Europa e con l’obiettivo di prevenire un suo eventuale declino.
L’Europa è la nostra casa. Quale Paese fondatore abbiamo il pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini, per bilanciare più efficacemente i princìpi di responsabilità e di solidarietà.
Privilegi della politica.
Negli anni a noi più prossimi abbiamo visto ridurre gli investimenti pubblici e comprimere i servizi fondamentali. Sono rimasti intatti, tuttavia, i privilegi della politica e i suoi sprechi.
Questo Governo intende agire con risolutezza. La lotta ai privilegi della politica e agli sprechi non è una questione meramente simbolica. Se i comuni cittadini affrontano quotidianamente mille difficoltà e umiliazioni perché non hanno un lavoro, hanno una pensione al di sotto della soglia della dignità, lavorano guadagnando un salario irrisorio, non è tollerabile che la classe politica non ne tragga le dovute conseguenze in ordine al proprio trattamento economico. Diversamente, si rompe il patto di fiducia dei cittadini nei confronti delle proprie istituzioni.
Occorre operare un taglio alle pensioni e ai vitalizi dei parlamentari, dei consiglieri regionali e dei dipendenti degli organi costituzionali, introducendo anche per essi il sistema previdenziale dei normali pensionati. Le cosiddette pensioni d’oro sono un altro esempio di ingiustificato privilegio che va contrastato. Interverremo sugli assegni superiori ai 5.000 euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati.
Opereremo risparmi in tutte le sedi possibili e sono convinto che ci ritaglieremo ampi margini di intervento e conseguiremo risultati significativi.
Giustizia.
In questa materia il nostro obiettivo è ricostruire il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti del “sistema giustizia”. Più di recente si è registrato un declino delle iniziative di tutela giudiziaria. In realtà, non è venuta meno la domanda di giustizia, ma piuttosto i processi costano troppo e durano troppo a lungo. Questo vale per i cittadini e per le imprese, con la conseguenza che la scarsa efficienza del “servizio giustizia” si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri. Nell’economia contemporanea, come ricorda il sociologo Ulrick Beck, il vero pericolo è la «minaccia di non invasione da parte degli investitori, oppure la loro partenza».
Nel contratto di governo sono indicati alcuni precisi obiettivi: la semplificazione e la riduzione dei processi, l’abbassamento dei costi di accesso alla giustizia, il rafforzamento delle garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini.
Inaspriremo le pene per il reato di violenza sessuale oltre all’equo indennizzo a favore delle vittime. Assicureremo la “certezza della pena” onde evitare che i cittadini onesti perdano fiducia nella giustizia.
Ove necessario, aumenteremo il numero di istituti penitenziari anche al fine di assicurare migliori condizioni alle persone detenute, ferma restando la funzione riabilitativa costituzionalmente prevista per la pena, che impone di individuare adeguati percorsi formativi e lavorativi.
Riformeremo anche la prescrizione, che deve essere restituita alla sua funzione originaria, non più ridotta a mero espediente per sottrarsi al giusto processo.
Contrasto della corruzione e dei poteri criminali.
Rafforzeremo le strategie di contrasto della corruzione e dei poteri criminali.
Contrasteremo la corruzione che si insinua in tutti gli interstizi delle attività pubbliche, altera la parità di condizioni tra gli imprenditori, degrada il prestigio delle funzioni pubbliche.
Aumenteremo le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, con introduzione del “daspo” per corrotti e corruttori. Rafforzeremo l’azione degli agenti sotto copertura, in linea con la convenzione di Merida. Saranno maggiormente tutelati coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici.
Contrasteremo con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentono alle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell’ambito del tessuto socio-economico.
Conflitto di interessi
Il conflitto di interessi è un tarlo che mina il nostro sistema economico-sociale fin nelle sue radici, e impedisce che il suo sviluppo avvenga nel rispetto della legalità e secondo le regole della libera competizione. Soggetti che sono istituzionalmente investiti dell’obiettivo di perseguire interessi collettivi, e che dovrebbero improntare le loro iniziative a una logica imparziale, in realtà, vengono sovente sorpresi a perseguire il proprio tornaconto personale.
Rafforzeremo la normativa attuale in modo da estendere le ipotesi di conflitto fino a ricomprendervi qualsiasi utilità, anche indiretta, che l’agente possa ricavare dalla propria posizione o dalla propria iniziativa. Occorre rafforzare, inoltre, le garanzie e i presidi utili a prevenire l’insorgenza di potenziali conflitti di interesse.
Reddito e pensione di cittadinanza.
Anche in Italia, come in altri paesi, le diseguaglianze si sono aggravate e le povertà si sono moltiplicate. A coloro che vivono condizioni di disagio socio-economico è preclusa la possibilità di sviluppare appieno la propria personalità e di partecipare in modo effettivo all’organizzazione politica, economica e sociale del nostro Paese, come previsto dal secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione.
L’obiettivo del Governo è assicurare un sostegno al reddito a favore delle famiglie più colpite dal disagio socio-economico. Il beneficio verrà commisurato alla composizione del nucleo famigliare e sarà condizionato alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo.
Ci proponiamo, in una prima fase, di rafforzare i centri per l’impiego, in modo da sollecitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e celerità possibili. Nella seconda fase, verrà erogato il sostegno economico vero e proprio.
Ci premureremo di intervenire anche a favore dei pensionati che non hanno un reddito sufficiente per vivere in modo dignitoso, introducendo una pensione di cittadinanza.
Immigrazione.
Un primo banco di prova del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione. È a tutti evidente come la gestione dei flussi migratori finora attuata ha rappresentato un fallimento: l’Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti stati membri che hanno finito per scaricare sugli stati frontalieri, ed in primo luogo sul nostro Paese, gli oneri e le difficoltà che invece avrebbero dovuto essere condivisi.
Per questo chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo. Fin dal primo, positivo colloquio che ho avuto con la cancelliera Angela Merkel ho rimarcato l’importanza di questo tema e le successive dichiarazioni rilasciate dalla medesima durante lo scorso fine settimana dimostrano come si stia affermando la piena consapevolezza che l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a tali sfide.
Non siamo e non saremo mai razzisti. Vogliamo che le procedure mirate all’accertamento dello status di rifugiato siano certe e veloci, anche al fine di garantire più efficacemente i loro diritti.
Difendiamo e difenderemo gli immigrati che arrivano regolarmente sul nostro territorio, lavorano e si inseriscono nelle nostre comunità rispettandone le leggi e dando un contributo decisivo allo sviluppo. Ma per garantirne l’indispensabile integrazione, dobbiamo non solo combattere con severa determinazione le forme più odiose di sfruttamento legate al traffico di esseri umani, perpetrate da scafisti privi di scrupoli, ma anche riorganizzare e rendere efficiente il sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata.
Ove non ricorrano i presupposti di legge per la loro permanenza, ci adopereremo al fine di rendere effettive le procedure di rimpatrio e ci adopereremo affinché anche in sede europea tutti i Paesi terzi che vorranno stringere accordi di cooperazione con un Paese membro dell’Unione acceda alla sottoscrizione di accordi bilaterali di gestione dei flussi migratori.
Una riflessione merita la vicenda tragica e inquietante occorsa qualche giorno or sono. Sacko Soumayla è stato ucciso con un colpo di fucile: era uno tra i mille braccianti, con regolare permesso di soggiorno, che tutti i giorni in questo paese si recano al lavoro in condizioni che si collocano al di sotto della soglia della dignità. A lui e ai suoi familiari va il nostro commosso pensiero. Ma questo non basta. La politica deve farsi carico del dramma di queste persone e garantire percorsi di legalità, che costituiscono la stella polare di questo programma di governo.
Riforma tributaria
Il nostro sistema tributario è datato e non rispecchia più l’attuale realtà socio-economica. Le grandi società, che operano nello spazio transazionale, riescono a nascondere le loro ricchezze nei paradisi artificiali, mentre le piccole aziende e i piccoli contribuenti rimangono schiacciati da un’elevata pressione fiscale.
Ha ragione Kotler: occorre ripensare il capitalismo.
Nel frattempo, ci ripromettiamo di introdurre misure rivoluzionarie che conducano a una integrale revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese.
La nostra pressione fiscale, unita a un eccesso di burocrazia, infatti, incidono negativamente sulla qualità del rapporto tributario tra lo Stato e i contribuenti, nonché sulla competitività del nostro Paese.
L’obiettivo è la “flat tax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali. Solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile.
È insomma necessario rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le parti.
Ma un concetto deve essere qui ribadito con assoluta chiarezza: occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori.
Ricerca scientifica
Siamo orgogliosi che quest’anno ben undici fra giovani ricercatrici e ricercatori italiani saranno insigniti nei prossimi giorni, alcuni per la seconda volta, col prestigioso riconoscimento (Merit Award 2018 della Conquer Cancer Foundation), che li individua fra i migliori nel mondo per i loro lavori condotti sul cancro. Spiace però constatare che molti di loro, al pari di tanti colleghi che si fanno onore a livello globale nei diversi settori della ricerca scientifica, siano stati costretti ad abbandonare il nostro paese per operare in università e centri di ricerca stranieri. Le nostre scuole e università sono in grado di formare eccellenze assolute in tutti i settori, ma purtroppo non siamo in grado di mantenerli nel nostro paese, con un deficit che è insieme culturale ed economico.
Vogliamo invertire la rotta, offrire ai migliori dei nostri ricercatori - come pure ai ricercatori stranieri, nei confronti dei quali dobbiamo essere attrattivi - concrete possibilità di proseguire le proprie attività nel nostro Paese, così formando altri scienziati ed insieme trasferendo il frutto dei loro lavoro nel nostro tessuto economico e produttivo. Solo attraverso lo sviluppo delle attività più avanzate e innovative potremo mantenere in Italia le filiere produttive che oggi costituiscono l’ossatura su cui si fonda la nostra ricchezza, regalando un futuro di sviluppo e crescita ai nostri figli e nipoti.
Sanità.
Il documento di economia e finanza già deliberato prevede una contrazione della spesa sanitaria. Sarà compito di questo Governo invertire questa tendenza per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure. Le differenze socioeconomiche non possono, non devono risultare discriminanti ai fini della tutela della salute per i cittadini del nostro Paese.
Perseguiremo una maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi, sia in ordine ai volumi, alla qualità e agli esiti delle cure, sia in ordine alla gestione dei conti.
Il Governo lavorerà d’intesa con le regioni e le province autonome per implementare modelli organizzativi più efficaci, in grado di garantire una corretta presa in carico dei pazienti, favorendo la promozione e la prevenzione della salute attraverso l’integrazione dei servizi socio-sanitari oltre che il potenziamento della medicina del territorio.
Vogliamo ottenere la riduzione dei tempi delle liste d’attesa e vogliamo che le nomine apicali delle strutture manageriali nel mondo della sanità avvenga in base a criteri esclusivamente meritocratici, rigorosamente al riparo da indebite influenze politiche.
Internet.
La società del domani sarà sempre più caratterizzata da Internet: uno spazio pubblico infinito, che facilita la produzione e l’accesso alla conoscenza, crea opportunità di innovazione, riduce la distanza tra i cittadini e i luoghi della democrazia e aumenta la trasparenza dei processi decisionali.
Siamo però consapevoli che la direzione verso cui questo progresso tecnologico si sviluppa non è neutra. Dobbiamo far si che questa direzione di sviluppo sia pienamente compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona e con le esigenze della collettività.
Dobbiamo rafforzare alcune garanzie, giuridiche e istituzionali, in modo da consentire la definitiva affermazione della cittadinanza digitale.
L’accesso a Internet va assicurato a tutti i cittadini in quanto diritto fondamentale e precondizione dell’effettivo esercizio dei diritti democratici, ai sensi del secondo comma dell’art. 3 Cost.
Occorre però assicurare un elevato livello di protezione dei dati personali, in quanto sussiste un circolo virtuoso tra tutela dei diritti, uso della rete, inclusione sociale e crescita economica.
Sussidiarietà e terzo settore.
L’azione di governo sarà sensibile anche al principio di sussidiarietà, che impone di limitare l’azione dei pubblici poteri quando l’iniziativa dei privati, singoli oppure organizzati in strutture associative, possa rivelarsi più efficiente.
Siamo consapevoli che il terzo settore e tutti gli organismi che lo affollano (associazioni di volontariato, di promozione sociale, di cooperazione sociale, che perseguono la solidarietà sul piano internazionale) offrono modelli di sviluppo sostenibile, che contribuiscono a realizzare un circuito di solidarietà che favorisce le persone fragili e più bisognose.
Le iniziative non profit sovente si inseriscono negli spazi della nostra società dove più intensa si avverte la sofferenza: contribuiscono a ridurre le diseguaglianze, a rafforzare la coesione sociale, aiutano a disegnare un futuro migliore.
Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di una efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali.
Vorrei qui ricordare, in particolare, il contributo al miglioramento della qualità della vita offerto dalla pratica sportiva e assicurato dalle esperienze di volontariato, attraverso migliaia di piccole associazioni sportive dilettantistiche.
E’ questa una dimensione del mondo dello sport che intendiamo tutelare e valorizzare.
Imprese e sviluppo.
Siamo consapevoli che il rilancio della nostra economia passa attraverso lo spirito di iniziativa e le qualità di tanti piccoli imprenditori, professionisti, commercianti artigiani, i quali, attraverso mille difficoltà, tengono alta la tradizione di impegno e laboriosità che costituisce una delle caratteristiche più autentiche del nostro tessuto produttivo, a tutti i livelli, in tutti i settori.
Ci proponiamo di creare per loro un contesto favorevole, operando in modo che la pubblica amministrazione non sia un avversario da cui difendersi, ma un alleato con cui cooperare.
Agiremo in modo da favorire le imprese che innovano, che assumono nuovo personale, che rispettano le regole della libera competizione.
Intendiamo promuovere le imprese che adottano prassi socialmente responsabili, che improntano le loro iniziative economiche al principio di precauzione, in modo da prevenire l’impatto negativo delle loro azioni sull’ambiente e da assicurare un ambiente idoneo a tutelare i diritti dei lavoratori.
Promuoveremo una disciplina che riveda integralmente la tradizionale legge fallimentare, nel segno di un approccio ben più ampio, che abbandonando una logica meramente sanzionatoria, valga a disciplinare e definire, in modo organico, il fenomeno della cosiddetta “crisi di impresa”.
Dialogo con le parti sociali.
Questo Governo si propone di recuperare in forme nuove e più efficaci il dialogo sociale con le varie associazioni rappresentative dei lavoratori e delle imprese. Dovremmo ridefinire, sulla base dei criteri oggettivi, il principio di rappresentatività, in piena trasparenza.
Per questa via otterremo che tutti siano invitati, ciascuno in base alle proprie sensibilità e competenze, a ridare un nuovo slancio alle proprie iniziative, nella consapevolezza che il loro impegno e le loro proposte, se ispirate all’interesse generale del Paese e delle varie comunità anche locali, saranno apprezzate e tenute in considerazione.
Occorre rimettere in moto, in maniera corale, tutte le molteplici energie positive del nostro Paese. Restituire vitalità all’industria, specialmente esportatrice, al tessuto delle innumerevoli piccole e medie imprese nell’ambito del commercio, dei servizi e dell’artigianato, alle cooperative autentiche, al mondo agricolo e alle sue filiere che promuovono il made in Italy nel mondo, alle banche trasparenti e al servizio della economia reale.
Semplificazione, deburocratizzazione, digitalizzazione.
Dedicheremo molta attenzione alla semplificazione, alla deburocratizzazione e alla digitalizzazione.
Riassumo solo una battuta al tema degli appalti pubblici. Dobbiamo ridare slancio agli appalti pubblici, che possono diventare una leva fondamentale della politica economica del Paese, garantendo sviluppo sostenibile e aumento dell’occupazione. Negli ultimi anni questo settore sta attraversando una fase di arresto, determinata per buona parte anche dalle incertezze interpretative e da talune rigidità generate dal nuovo codice dei contratti pubblici.
Dobbiamo superare il formalismo fine a se stesso che ancora domina largamente la disciplina degli appalti, poiché la forma non può essere scambiata per legalità: troppo spesso gare formalmente perfette nascondono corruzione e non impediscono la cattiva esecuzione.
Dobbiamo assicurare il rigoroso rispetto dei tempi di consegna delle opere ma anche la qualità dei lavori e delle forniture e l’efficienza dei servizi.
Sul sistema di voto all’estero e sulla salvaguardia delle Regioni ad autonomia speciale.
Il Governo presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero. Abbiamo già iniziato a meditare sulle criticità del sistema di voto all’estero e sulla necessità di introdurre misure adeguate a prevenire il rischio che alle votazioni si accompagnino brogli.
Ci adopereremo per salvaguardare le Regioni ad autonomia speciale, del Nord e del Sud del Paese, nella convinzione che la prossimità, la sussidiarietà e la responsabilità, ove localmente concentrate, possano contribuire a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini.
Sulla centralità del Parlamento e sui gruppi parlamentari di opposizione.
Una specifica considerazione rivolgo ai gruppi parlamentari che si collocheranno all’opposizione.
Questo governo non è espressione del Vostro sentire, ma si apre anche alle Vostre valutazioni. Nel rispetto dei ruoli, qualora confermerete di non appoggiare questa iniziativa di governo, vi chiedo però di esercitare le vostre prerogative di opposizione in modo costruttivo e leale. Le istituzioni non sono il patrimonio di una sola forza politica ma sono la casa di tutti gli italiani e segnano la qualità del nostro ordinamento giuridico e del nostro vivere civile.
Una opposizione anche ferma, ma leale e costruttiva è il sale della dialettica politica e serve per il buon funzionamento dell’“istituzione parlamentare” e dell’intero sistema democratico.
Anche al fine di onorare la centralità del Parlamento, Vi anticipo sin d’ora che è mia intenzione applicare l’istituto delle interrogazioni a risposta immediata, in accordo con le previsioni regolamentari di Camera e Senato.
Per questa via, potremo confrontarci costantemente e attraverso la vostra mediazione mi sarà consentito di interloquire con i cittadini da Voi rappresentati.
La presenza del Governo nelle Aule e nelle Commissioni Parlamentari sarà inoltre assicurata, con forza, da tutti i Ministri, i quali, in base alle rispettive competenze, risponderanno alle Vostre domande.
Personalmente, mi impegno a rispettare le opinioni dissenzienti e le valutazioni contrarie che si leveranno da questi scranni e a veicolare anche all’interno della compagine di governo le posizioni che torneranno utili a offrire maggiore solidità ed efficacia alle azioni del Governo.
Saremo disponibili anche a valutare, in corso d’opera, l’apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma.
Dedico un pensiero finale ai terremotati. La mia prima uscita pubblica, in Italia, sarà dedicata a loro.
Sono giunto alla fine del mio discorso. Il popolo si è espresso e ha chiesto il cambiamento. Adesso la parola sta a Voi. Il Vostro voto di oggi sarà parte della storia del Paese. Grazie a tutti."
 
 
 

sabato 2 giugno 2018

La verità di "Sudditi. Manifesto contro la Democrazia"


Proviamo ad affrontare la questione Mattarella da un altro punto di vista, lasciando da parte per il momento la gravissima violazione della Costituzione di cui si è reso responsabile, nel suo discorso urbi et orbi della sera del 27 maggio, dettando al nuovo governo, qualsiasi esso sia, la linea politica e trasformando quindi surrettiziamente la nostra Repubblica da parlamentare in presidenziale.
La Presidenza della Repubblica è un organo di garanzia, alla parte dell’arbitro in una partita di calcio. Com’è noto più l’arbitro fa bene il suo mestiere meno lo si nota. Invece dal momento di quel suo inaudito e sciagurato discorso non si fa che parlare di Mattarella. Ha spaccato l’Italia in due. O meglio: almeno due terzi della popolazione del nostro Paese è contro di lui, il resto, per motivi molto obliqui, è con lui. Spaccatura che non era avvenuta con nessun altro Presidente che lo ha preceduto. Certo, sull’operato di questo o quel Capo dello Stato ci sono state, a volte, delle perplessità, anche forti, ma sempre all’interno della classe politica, non da parte della popolazione. Se avesse un minimo di dignità e senso dell’importanza del suo ruolo dovrebbe dimettersi. Ma da una simile ameba, che ha fatto quasi tutta la sua carriera sull’onda dell’assassinio mafioso di suo fratello, Piersanti, non c’è da aspettarsi nulla del genere.
In questa fase è venuta fuori tutta l’inesperienza politica di Di Maio. Parliamo della politica politicienne non dei contenuti del contratto siglato con Salvini, ai quali, al momento, non è stata lasciata nemmeno la possibilità di mettersi alla prova. Altra cosa inaudita perché, come ha fatto notare Alessandro Di Battista, un candidato premier c’era, Giuseppe Conte, sostenuto da forze politiche che avevano la maggioranza in Parlamento. Di Maio dopo il discorso di Mattarella è partito lancia in resta, ha minacciato l’impeachment del Presidente, ha chiesto agli italiani di esporre la bandiera nazionale, per poi fare una precipitosa marcia indietro e dichiarare che un accordo con Mattarella è ancora possibile escludendo Paolo Savona dal ministero dell’Economia (per inciso: non credo che un professore di grande valore e nomea come Savona accetterebbe un simile, umiliante, trattamento). Insomma Di Maio ha fatto la parte del sor Tentenna. Molto più abile è stato Salvini, politico giovane ma già di lungo corso, che non ha fatto subito la faccia particolarmente feroce, lasciandosi aperta ogni possibilità, e ora può giocare su due tavoli: portare fino in fondo il niet a Mattarella e andare a nuove elezioni, dove i sondaggi lo danno al 27%, o accordarsi di nuovo con un indebolito Di Maio. Insomma il leader dei Cinque Stelle calandosi improvvisamente le braghe ha fatto a Salvini un assist all’altezza dell’Iniesta dei tempi migliori.
Ma nel complesso tutto ciò che abbiamo assistito in questi ultimi tre mesi dimostra la fondatezza della mia tesi sostenuta in Sudditi. Manifesto contro la Democrazia. La democrazia rappresentativa è una farsa, un imbroglio, una truffa, dove il voto dei cittadini, che dovrebbe essere sovrano, non conta niente. E’, come scrivo nel mio libro, con una crudezza che il lettore del Fatto spero mi perdonerà, “un modo sofisticato per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso”. La novità di questi ultimi tre mesi è che non ci vuole più nemmeno il consenso per farselo mettere nel didietro. E naturalmente fa più male.

venerdì 1 giugno 2018

Economia & Finanza Verde: Presentazione della Piattaforma


L’iniziativa di una piattaforma multimediale on line, quale contenitore di informazioni, commenti e idee, d’ordine tecnico-professionale, intorno alla parola ‘Verde’, si colloca nel quadro delle sempre più insistenti istanze conoscitive, divulgative e formative sulla sostenibilità ambientale delle scelte produttive e distributive del Paese. In questo approccio è implicita la trasformazione della nostra società, in termini di coerenti comportamenti individuali e collettivi.
Verde è, nelle nostre intenzioni, sinonimo di rinnovamento, rigenerazione, risveglio. È quindi applicazione di spirito critico alle non poche questioni che vedono l’Italia in una complessa fase di trasformazione e di gestione degli squilibri accumulati.
La linea editoriale non è quindi confinata a temi prettamente naturalistici, ma intende aprirsi a questioni di più ampia portata, quali il funzionamento dell’economia circolare, l’efficienza dei servizi pubblici, l’impiego di tecnologie sostenibili, nei diversi comparti della vita economica e sociale. Un ruolo rilevante assume la buona finanza a sostegno dell’economia verde.
D’altro canto è questa la linea lungo la quale si muove la politica europea sul vasto tema della sostenibilità, con normative specifiche, che il nostro ordinamento è chiamato a recepire e attuare con determinazione.
Bisogna anche sapere di più di singoli progetti a vantaggio del territorio, quali la creazione di bacini idrici, l’estensione delle coltivazioni biologiche, la diffusione di nuove tecniche colturali, o l’affermazione di sistemi organizzativi dell’impresa più efficaci, quali le reti, le filiere produttive, gli hub di servizi. Un più efficiente coordinamento delle risorse produttive sollecita la ricerca di nuove modalità di comunicazione intorno alle iniziative di volta in volta nascenti, al fine di potenziarne l’efficacia.
Appartiene allo scenario prefigurato anche la mitigazione del danno sociale prodottosi a seguito della lunga crisi, con l’esclusione di parti rilevanti della popolazione da servizi di base, quali quelli digitali e bancari.
Un’economia verde deve infatti coinvolgere il massimo numero di individui, proprio perché arricchendo le dinamiche sociali, si formi la maggiore condivisione possibile a favore di un più attento utilizzo delle risorse.
Un argomento importante è la costruzione di smart city o di smart community nelle quali i benefici di servizi digitali integrati si risolvono, oltre che in vantaggi individuali, anche in un più efficiente uso dei beni pubblici, quali la qualità dell’aria, dell’acqua, della terra e del cibo.
Anche le iniziative collegate alla cashless society, alla società senza contante, si raccorda al tema della sostenibilità, con la diffusione di nuove tecnologie a supporto di servizi di pagamento, privati e pubblici, a minor costo e ad elevato livello di sicurezza.
Incidere sui profili comportamentali richiede che si ampli l’offerta di politiche incentivanti, non  limitate a benefici d’ordine monetario, ma fondate anche su passaggi culturali, in favore di azioni maggiormente consapevoli e virtuose.
Come metodo puntiamo, sia sull’approfondimento di specifici argomenti, sia sulla trasversalità delle discipline, i collegamenti tra le quali possono essere di stimolo per una maggiore capacità critica in campi, quali l’educazione ambientale, quella finanziaria, quella digitale. Il tema della fiducia farà da sfondo alla ricostruzione di relazioni, profondamente incise dai dissesti bancari degli ultimi anni, ragione per la quale il rinnovamento del sistema bancario è centrale per gli esiti di uno sviluppo sostenibile.
A tale riguardo, deve essere affrontato con spirito innovativo il modello di business di una Banca Verde®, che altri paesi stanno sperimentando con successo. Un anno fa, è stato introdotto nel Testo Unico Bancario l’articolo 111 bis, che specifica l’inquadramento normativo degli operatori bancari di finanza etica e sostenibile.
Di conseguenza, sarà dedicata attenzione alla diffusione di nuovi strumenti di finanziamento diretto e ad altri espressamente destinati a sostenere progetti di miglioramento ambientale o di spinta verso l’innovazione agro alimentare.
Appartiene a pieno diritto a questa prospettiva anche una migliore capacità di leggere i dati statistici dell’economia e della finanza sostenibile, per misurare nel tempo questo irrinunciabile processo di rinnovamento.
La narrazione di casi di nuove iniziative imprenditoriali avviate con queste finalità e le interviste ai protagonisti mireranno a rafforzare l’istanza di concretezza che animerà la piattaforma.
Lo sviluppo degli approfondimenti su base tecnico/scientifica sarà affidata ad esperti, prestando attenzione alla formula divulgativa da utilizzare per la fruibilità anche di argomenti complessi, da esporre in maniera chiara, sintetica, con esempi e analisi critiche.
Le tecniche espositive mireranno ad articoli snelli, eventualmente proponendo la ripartizione in più puntate degli argomenti di maggiore complessità. Essi verranno raggruppati in cinque categorie: sostenibilità, green banking, educazione finanziaria, storie di imprese, recensioni di libri e di film dedicati ai caratteri della nostra società.
I primi contatti volti a verificare l’interesse verso l’iniziativa ci incoraggiano a passare dalla fase progettuale a quella sperimentale della piattaforma, con l’intento di canalizzare in maniera innovativa le fin troppo disperse azioni narrative, che al momento si sperimentano.
Il blog, unito al sito, ci aiuterà a capire meglio gli spunti di riflessione provenienti dai nostri lettori, per tenere costantemente allineati i contenuti alle finalità della piattaforma.

 Economia & Finanza Verde



Governo, a quelli che #IostoconMattarella chiedo: ma Mattarella sta con voi?



Il tempo, solo il tempo darà la ragione a chi oggi la cerca in questo teatro dell’assurdo, dove è permesso offendere ma non restarsene offesi, demoralizzati, delusi, schifati. È  il tempo l’unica arma che prevarrà, l’unico strumento che – inviso alle democratiche dittature che oggi qualcuno vanta di difendere – si imporrà con tutta la propria prepotenza, la propria democrazia e la propria giustizia davvero uguale per tutti.
Non è aver impedito un governo scomodo, non è aver reso instabile un Paese già di per sé traballante quanto un sabato sera, non è l’inammissibile giudizio di direzione politica del presidente della Repubblica; è che tu, popolo, non puoi decidere per cose più grandi di te. È atroce, cinica, crudele la sentenza, ma questa è, nient’altro. Ed è a questo punto che viene da soffermarsi su un aspetto triste e demoralizzante: chi difende Sergio Mattarella, chi ne difende il ruolo istituzionale, chi ostenta l’ennesimo hashtag palesando la propria vicinanza al Presidente, urlando ai propri follower un tanto compiaciuto quanto stravagante #IostoconMattarella, perde la grandiosa opportunità di domandarsi: ma Mattarella sta con me?
Se l’incubo di un governo populista, ignorante, incompetente, burino, cafone, pericoloso e stranamente votato è finalmente svanito permettendovi di dormire notti serene – o al massimo un po’ agitate per il finale di quella serie tv, che dà un tocco di nuovo intellettualismo -, una volta svegli resta l’incubo del come tutto ciò sia avvenuto. E di quel come ne siamo vittime tutti. Perché se il come può essere tollerato (a seconda del destinatario), allora siete fuori strada, fuori luogo e fuori dal vostro tempo. Fate parte dei mediocri, di quelli che chiudono un occhio e ridono sgraziatamente quando l’ingiustizia li favorisce, sempre pronti però a dichiararsi fraintesi quando il tempo torna ad aggiustare il tiro.
Non c’è da star felici certo ma neanche preoccupati. Ciò che è appena accaduto è il canto del cigno degli anni 90, di un sistema di potere consolidato negli uffici pubblici, dove chi sa già di avere la pensione non sa inviare un’email; nelle televisioni, nelle radio, nei giornali, dove fa carriera chi rinnega l’etica della propria professione; nelle aziende private, dove la precarietà del lavoratore è un qualcosa a cui brindare; nelle strade, dove la furbizia resta una virtù.
È un sistema con le spalle al muro, che ha dovuto scoprire tutte le proprie carte mostrandosi per ciò che è sempre stato. È il sistema che è stato criticato, odiato, combattuto, fin quando (che lo accettiate o meno) un volgare comico con un gruppo di ignoranti cittadini è riuscito a colpirlo nei suoi punti vitali, dando a chi ha vera e sana passione politica nuovamente la voglia di avere un’idea, seppur contraria, e dando un nuovo lavoro da cercarsi a chi ha sempre e solo avuto interessi politici.
Se foste solo un pizzico meno impegnati a fare ironia con i vostri meme e a difendere (per pigrizia) posizioni di puro pregiudizio ideologico, vi accorgereste – ci accorgeremmo – che siamo vicini e che finalmente in Italia si è tornati ad avere una politica, un dibattito, un sentimento che dà al tempo una nuova speranza e agli anni 90 un’unica certezza: quella di essere finiti.

Giancarlo Chiarucci (Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2018


lunedì 28 maggio 2018

Ditelo chiaro: non volete il M5S al governo


Ci si può girare intorno quanto si vuole ma se da più di settanta giorni siamo in questa situazione di stallo è perché, con i pretesti più vari, non si vuole che i Cinque Stelle, “los grillinos” come li chiamano in Spagna, vadano al governo. Non si vuole cioè rispettare la volontà di 11 milioni e mezzo di cittadini cui si aggiungono 5 milioni e passa di elettori della Lega, in totale più di 17 milioni di persone. Non si vuole cioè rispettare la tanto e sempre strombazzata Democrazia.
Contro i Cinque Stelle sono tutti coloro che finora sono stati ben incistati nel sistema, partiti, poteri economici, ricchi, intellettuali, giornalisti. Fra chi cerca di mettere i bastoni fra le ruote il più importante, per il ruolo che ricopre, non certo per la sua autorevolezza, è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale, scoprendo improvvisamente d’esser Luigi Einaudi, si arroga diritti che non ha, come quello di nominare di fatto i ministri o di escludere da questo ruolo le persone che non gli garbano. Purtroppo per Mattarella noi non siamo una Repubblica presidenziale ma parlamentare. Ed è il Parlamento, e solo il Parlamento, che può sfiduciare i ministri, in pectore o già in carica, o dar loro credito.
Matteo Salvini ha detto, a mio parere giustamente, che quello che è in atto oggi non è uno scontro fra destra e sinistra, categorie che dopo due secoli e mezzo di vita sono divenute obsolete, ma fra popolo ed élites (è lo stesso scontro che c’è in America fra Donald Trump, comunque lo si voglia giudicare, e i suoi avversari). Alla trasmissione radiofonica Tutta la città ne parla il giornalista di Repubblica Paolo Griseri obbiettava che le élites sono sempre esistite e sempre esisteranno. E’ vero, ma bisogna vedere a favore di chi queste élites governano od operano. Possono operare a favore della cittadinanza o invece a favore di se stesse e dei propri amici come in Italia è avvenuto perlomeno negli ultimi trent’anni. La questione non è nuova. Il mitizzato Ottaviano Augusto governò “in nome del popolo” ma a favore delle élites senatoriali, latifondiste e nullafacenti. L’imperatore Nerone, maledetto e dannato in saecula saeculorum, che pur di quelle élites faceva parte al più alto livello, governò invece in favore della plebe e di quelli che oggi chiameremmo i ‘ceti emergenti’, cioè produttivi e contro l’aristocrazia parassitaria. E per questo alla fine fu costretto al suicidio.
La storia si ripete incessantemente, c’è sempre qualcuno che si illude di scardinare un sistema prevaricatore: o fa una brutta fine o, arrivato al potere, diventa a sua volta prevaricatore (è stato il destino di molte Rivoluzioni, a cominciare da quella russa) o, ed è la cosa più subdola, i vecchi poteri, specialisti nel trasformismo, “fingono di cambiare perché nulla cambi”.
Scendendo molto di categoria uno di questi potrebbe essere il destino dei Cinque Stelle. Speriamo di no, perché sognare non è ancora proibito, almeno ufficialmente.
Ma scendiamo ancora di più, nell’infimo e nel ridicolo. Ieri Libero, diretto da Vittorio Feltri, titolava “Un laureato così non lo merita neppure l’Italia”. Naturalmente l’editoriale dello stesso Feltri era tutto un fare le pulci al candidato premier che lui, speranzosamente, chiama già ex, Giuseppe Conte. Da quale “vergine dai candidi manti” vien la predica. Il libertario Feltri è stato sospeso per sei mesi dall’Ordine dei giornalisti per aver pubblicato sul suo giornale articoli in cui si definiva il direttore dell’Avvenire Dino Boffo un “noto omosessuale attenzionato dalla polizia”. Già l’accusa rivolta a Boffo era di un moralismo ributtante e da vecchia zia –essere omosessuali non è una colpa- ma per soprammercato era anche falsa. Però a Boffo costò la carriera. “Un giornalista così non lo merita neppure l’Italia”. 



sabato 26 maggio 2018

Come stimolare le endorfine in modo naturale per stare meglio?




Bighellonando nel web, obbligato a restare in casa, talvolta si trovano scritti interessanti, delle originalità particolari, delle generiche stramberie e anche altre cose indefinibili, leggere e divertenti - ancorchè camuffate in vesti seriose - che in qualche modo suscitano rinfrancanti momenti di ilarità.
Al riguardo Marta Albè, nell'articolo indicato nel titolo pubblicato su Greenme.it ebbe a scrivere che “Sorridere è un toccasana per la salute e per l’umore. Aiuta il nostro corpo a rilasciare endorfine, non costa nulla e ci fa sentire subito meglio. I benefici di un sorriso sono davvero numerosi. Sorridere riduce lo stress e il rischio di ictus, aumenta la fiducia in se stessi e negli altri e ci permette di fare una pausa per poi ripartire ancora più concentrati con le nostre attività quotidiane".
Navigando senza una particolare meta o obiettivo nel web, quindi, può capitare di trovare portali/siti originali che propongono letture inusuali che in breve approccio catturano e inducono al sorriso.
Con questo spirito vi ripropongo quanto ho casualmente trovato riguardo ad un termine molto diffuso e da tanti di noi frequentemente utilizzato/pensato per stigmatizzare personaggi che ci ruotano intorno o che incontriamo occasionalmente per puro caso; termine vagiegabile nelle sue diverse accezioni, sia positive che non.
Riporto il testo in questione.
Il figlio di puttana propriamente detto è un essere umano nato da madre nota e da padre ignoto, o anche da un'unica madre e da innumerevoli padri. Ma questa è solo l'intepretazione in senso strettamente tecnico. Nella vita quotidiana, infatti, l'espressione trova un largo uso che si estende a diversi aspetti della vita, motivo per cui chiunque può essere un potenziale figlio di puttana. 
Nella lingua italiana si fa risalire la provenienza di questa espressione all'Antica Roma in cui quando si voleva offendere qualcuno lo si additava con l'appellativo di Filii meretricis.
Nella Letteratura antica compaiono figli di puttana anche nell'Iliade e nell'Odissea: il più figlio di puttana di tutti era sicuramente Achille, seguito da Ulisse.
Dante Alighieri, nella sua Commedia, poneva i figli di puttana nel'ottavo girone infernale, e per la legge del contrappasso erano contemporaneamente presi in giro da esattori delle tasse e sodomizzati da Minotauri.
Si stima che in una giornata nascano circa 7 figli di puttana ogni 10 nati, con una tendenza all'aumento. Tale crescita demografica dei figli di puttana si ritiene essere esponenziale, in quanto ogni 15 anni si crea una nuova generazione di figli dei figli di puttana.
Si prevede che in un futuro la popolazione terrestre sarà composta esclusivamente da figli di puttana.
Non esiste solo il figlio di puttana, ma anche la figlia di puttana, anche se in generale è più rara per motivi ancora ignoti.
Questa infatti assume spesso le caratteristiche della madre, occupandosi della proliferazione della specie.
Solitamente un solo figlio riceve dal padre tutti i geni da figlio di puttana. Gli altri figli riceveranno solo una parte di questo patrimonio genetico o addirittura i geni da coglione. Questo permette al figlio di puttana di primeggiare tra i fratelli e dunque di mantenere intatto ed anzi di rafforzare il suo corredo genetico. Durante la vita può comunque accadere che il figlio di puttana incontri un figlio di puttana più grande e più grosso ma quasi mai si arriva allo scontro, se non per motivi molto importanti. In questo caso vale semplicemente la legge del più figlio di puttana.
Il primo a usare questo termine fu un tale Abele che lo disse al fratello Caino dopo essere stato ferito mortalmente da quest'ultimo per una questione di 7 capre. Si noti come in questo primo caso il termine abbia avuto un'accezione piuttosto ristretta, in quanto la madre di entrambi aveva "tecnicamente" a disposizione soltanto 3 esemplari umani, un rettile e due divinità. 
Questo genere di insulto è considerato un complimento se fatto a un soggetto già stronzo per conto proprio.” (fonte: nonciclopedia.wikia.com)

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mercoledì 23 maggio 2018

Il saccheggio di Milano del Ligresti beatificato


E’ morto a 86 anni, quasi in sordina o, per chi di questa dipartita si è occupato, indicato come un benefattore (Corriere 16.5) Salvatore Ligresti uno dei grandi protagonisti del sacco edilizio di Milano.
Negli anni Ottanta, quelli della ‘Milano da bere’ socialista, avevo preso l’abitudine, quando il lavoro stressante di inviato e insieme editorialista dell’Europeo me lo permetteva, di inforcare la bici, che a quel tempo quasi nessuno usava, ed evitando il più possibile il pericoloso traffico di Milano (la bici allora non era considerata), me ne andavo nella zona degli ippodromi che era rimasta intatta anche per una battaglia dei comitati di zona cui avevo partecipato sul Giorno e che avevamo alla fine vinto perché si era ritenuto che se non gli uomini almeno i cavalli avevano il diritto di respirare. Un pomeriggio vidi che sui terreni dell’antica scuderia De Montel erano stati costruiti, quasi da un giorno all’altro, sei edifici cilindrici, rosa, di sei piani ciascuno, del tutto incongrui, assurdi, in quel contesto quasi di campagna. Il caso volle che poco tempo dopo mi trovassi a colloquio, per un’intervista, con Carlo Tognoli, il sindaco di Milano. Gli dissi di quegli orrori. ‘Tognolino’ abbassò gli occhi, poi rispose: “Vuol dire che il piano regolatore lo consente”. Sì, peccato che il piano fosse stato cambiato ad uso del costruttore siciliano Salvatore Ligresti, con un trucchetto semplice semplice che raccontai, insieme ad altre truffe dello stesso genere, nel 1987 in un’inchiesta sull’Europeo diretto, da poco più di un anno, dal giovane Lanfranco Vaccari. Il titolo dell’inchiesta era ‘I misteri di Ligresti’ e il sottotitolo chilometrico: “Da un paesino siciliano alla conquista della metropoli lombarda. Le scorribande edilizie e le varianti ai piani regolatori. I rapporti privilegiati con l’Amministrazione di Milano e le segreterie dei partiti. I legami con Ursini e Virgillito. L’ingresso nel mondo della finanza. Il rapimento della moglie. L’ombra della mafia. Ecco come una fortuna di cemento comincia a incrinarsi”.
Il ‘sistema Ligresti’ era una variante di Tangentopoli. Il ‘trio di viale Helvetia’ o ‘la banda di viale Helvetia’ come veniva chiamata nell’ambiente dal nome della via dove c’erano gli uffici, era composto da Achille Cutrera, avvocato amministrativista, parlamentare socialista, Salvatore Ligresti, ingegnere e costruttore e Andrea Brenta, un altro costruttore. Molti proprietari di terreni vincolati a verde o a edilizia popolare si rivolgevano a Cutrera perché li aiutasse a svincolarli. Cutrera diceva: “Lei è un privato, non può farcela. Qui ci vuole un costruttore. Le consiglierei due nomi, quelli di Ligresti e Brenta”. Intanto Ligresti, che era ammanicato con gli uffici amministrativi del Comune, i cui funzionari erano socialisti, otteneva l’assicurazione che al terreno sarebbe stato tolto il vincolo una volta che fosse stato suo. Poi andava dal proprietario e gli diceva: “Quanto vale il suo terreno? Uno? Bene, io glielo compro a tre”. Il proprietario, tutto contento, vendeva. Peccato che in quel momento il suo terreno valeva dieci volte tanto. L’inchiesta fece molto rumore. Cutrera mi querelò. E questo è nella norma. Ma Cutrera era anche un importante consulente della Fiat, proprietaria della Rizzoli proprietaria dell’Europeo e chiese all’amministratore delegato, Giorgio Fattori, il mio licenziamento immediato. Fattori lo chiese al mio direttore Lanfranco Vaccari. Vaccari era in una posizione molto fragile, era diventato da poco direttore del giornale portandomi con sé come editorialista, inviato e ‘consigliori’ (aveva sette anni meno di me e in un’altra stagione dell’Europeo, quella dei primi anni Settanta, quando il settimanale era diretto da Tomaso Giglio, lo avevo preso sotto la mia ala, gli avevo fatto, per dirla con Flaubert, un po’ di ‘educazione sentimentale’). Lanfranco mi chiese se avevo delle buone pezze d’appoggio. Risposi di sì ma lo premonii che non sarebbe stata una cosa semplice. Lanfranco ebbe il coraggio di resistere.
Il processo, che fu lungo, si presentava particolarmente difficile per me. Le mie ‘fonti’, gli architetti, gli urbanisti che mi avevano dato le ‘dritte’ sui metodi della ‘banda di viale Helvetia’, si rifiutavano di testimoniare. Anche i proprietari truffati erano reticenti. Un po’ perché qualche guadagno lo avevano pur ottenuto e molto perché temevano il potere socialista che allora a Milano era fortissimo. Mi salvò, insieme alla preziosa collaborazione di un consigliere comunale di Democrazia Proletaria, Basilio Rizzo, che mi diede accesso a documenti riservati, una vedova di Lugano. Era la moglie di un certo Brambilla che possedeva un enorme terreno, vincolato, in piazzale Maciachini e dintorni. Più volte aveva chiesto lo svincolo al Comune, offrendo in cambio la costruzione, a sue spese, di tutte le infrastrutture, scuole, giardini, strade. Ma la risposta era sempre stata la stessa: niet. Quando si era fatto vivo Ligresti gli aveva ceduto il terreno. Poi si era ritirato a vivere in Svizzera, a Lugano. Un pomeriggio passando in macchina per quello che una volta era stato il suo terreno, dove a lui non era stato concesso di mettere nemmeno un Bed and Breakfast, vide che stavano costruendo a manetta, senza vincolo alcuno. ‘IMPRESA LIGRESTI’ era scritto a caratteri cubitali. Gli venne un tale malestro che si ammalò di tumore e nel giro di due anni morì. La vedova, che aveva il dente avvelenato, mi fornì tutti gli elementi necessari per documentare la truffa. E quel caso, inequivocabile, fu il pilastro che avvalorava tutto ciò che avevo scritto sul ‘sistema Ligresti’. Fui assolto con formula piena nei primi anni Novanta quando il potere socialista si stava sgretolando sotto i colpi di maglio di Mani Pulite.
Ma denunciare negli anni Ottanta il malaffare del potere socialista, quando era al suo apice, era tutt’altro che facile, tant’è che quasi nessuno lo aveva fatto. Lo riconobbe qualche anno dopo il magistrato Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minorenni di Milano, nell’intervento in un serissimo libro di documentazione scientifica sul ‘sistema degli appalti’: “Da segnalare, in particolare, le denunce di una illegalità diffusa nelle pubbliche amministrazioni di Milano e della Lombardia da parte del consigliere comunale Riccardo De Corato, e del giornalista Massimo Fini relativamente alla corruzione della classe politica… Solo successivamente quando sono andate affermandosi le istanze di cambiamento della politica italiana il sostegno dei partiti e dei media all’iniziativa della magistratura contro la corruzione politico-amministrativa è diventato rilevante”. Non erano poi tanti allora, prima di Mani Pulite, i giornalisti che denunciavano, documentandola, la corruzione politica, amministrativa e imprenditoriale. Solo dopo il ’92, come nota Livia Pomodoro, divennero legione e tutti antemarcia. Salvo innestare rapidamente la retromarcia quando, con l’avvento di Berlusconi, il clima cambiò di nuovo, i magistrati divennero i veri colpevoli, i ladri le vittime e spesso giudici dei loro giudici.
Quasi inutile aggiungere che Basilio, un ragazzo di un’onestà cristallina, non farà carriera in politica, mentre Salvatore Ligresti, condannato in via definitiva nel 1997, continuerà ad essere tranquillamente un ‘re del malaffare’ sino all’arresto nel 2013 per falso in bilancio, per finire poi, oggi, quasi beatificato. 



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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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