Il presente blog costituisce un almanacco nato per raccogliere i testi completi (ed annesse fotografie e video) dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (solo se disponibili).

"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che raccoglie i testi completi dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (se disponibili).

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lunedì 31 maggio 2010

Il Piccolo Presidente

APPROVATO: articolo 50-bis/Repressione di attività di apologia o istigazione… COMPIUTA A MEZZO INTERNET

Questo blog – e questo giornale- sono contenti e orgogliosi di aver dato il loro contributo nella battaglia contro l’emendamento D’Alia, quello che minacciava parecchio la libertà della Rete. Quello che tuttavia dispiace è che evidentemente non a tutti è giunta la notizia che quella battaglia è stata (per una volta) vinta, e grazie al buon senso di molti deputati (compresi alcuni della maggioranza), l’emendamento D’Alia è stato bocciato, cassato, cestinato. No, tocca dirlo perchè chiacchierando questa mattina con il mio amico Vittorio Zambardino si notava che da qualche giorno gira per la Rete la storia di un simpatico frate cappuccino che, un filo in ritardo con gli eventi, lancia una campagna «per fermare l’attacco a Facebook e YouTube», che però è stato già fermato. L’appello di padre Giorgio Butterini è finito sull’Agi, di lì a Repubblica.it, quindi su svariati giornali on line, dopodiché la cosa è tracimata sui blog (e questo, oh buon dio, sostiene pure che la sua fonte è L’espresso), i forum e così via. Ecco, credo che se si vogliono fare buone battaglie civili sia necessario indirizzare i propri sforzi verso quelle in corso, non quelle alle spalle – a meno che ovviamente non ci siano rigurgiti. Ad esempio, l’aria che tira fa pensare che presto si tenterà di imporre soluzioni alla francese sul tema della “pirateria”. Insomma, ci sarà da sbattersi su temi nuovi, non c’è bisogno di far girare appelli in Rete per quelli vecchi.

Ps. Mi segnalano – e volentieri riporto – che lo strampalato effetto del cappuccino bufala è stato segnalato per la prima volta qui.

Alessandro Gilioli (Piovono le Rane)

Testo del msg che circola:


Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; prossimamente Il testo approderà alla Camera come articolo 60. Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’ESTERO; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. ITALIA: l’unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Grillo.

RTM (31 maggio 2010)


Passaparola: "L'orchestrina del Titanic"

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.
Lacrime e sangue - Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.
Evidentemente, dopo aver citato il Duce, crede di essere già il Duce e invece ancora le forme vanno rispetto e quindi in teoria prima il Governo e il Parlamento fanno le leggi e poi il Capo dello Stato le firma, anche se va detto che con questa malabestia della cosiddetta moral suasion di cui abbiamo parlato infinite volte, il Presidente della Repubblica ha autorizzato il governo a pensare che in fondo si possa fare anche così e cioè che il Capo dello Stato viene consultato prima e non dopo l’approvazione delle leggi, partecipa, come pare stia facendo, con suggerimenti al confezionamento delle leggi medesime e così quando arrivano sul suo tavolo dovendo dire o sì o no, spesso non può dire no, si sente in imbarazzo a dire no perché ha partecipato al confezionamento delle leggi. E' una vecchia storia di cui continuiamo a occuparci, mi pare, praticamente soltanto noi. Ma siamo alla puntata 99°, oggi, del Passaparola di quelle che ho fatto io, poi c’è quella che fece Poter Gomez sostituendomi durante l’assenza a causa della nube, quindi non è tempo di celebrazioni anche se, volendo montarsi un po’ la testa, potremmo anche ricordare che magari in questo spazio abbiamo detto, per qualche anno, che le stragi del 1992/1993 servivano a aprire la strada a un’entità politica. Anzi noi l’abbiamo chiamata con il suo nome e cognome Forza Italia, ben prima che se ne accorgessero Walter Veltroni, questo ritardatario permanente e il Procuratore Nazionale antimafia Piero Grasso che il giorno dopo la sua conferma per altri 4 anni in quella carica, all’improvviso è caduto dal pero e ci ha spiegato che forse le stragi di mafia furono fatte, anzi furono appaltate alla mafia in nome e per conto di misteriose entità politiche che stavano entrando in scena. E chissà di quali entità politiche si trattava, l’ha capito persino Cicchitto che ha detto che questo era un vergognoso e volgare attacco a Forza Italia. E' tutto giusto naturalmente quello che dicono in questi giorni Veltroni, Piero Grasso: l’unica cosa sbagliata è la data, perché chi lo voleva dire e chi lo voleva sapere non aveva che da leggere la sentenza Dell'Utri di Primo grado, non aveva che da leggere la sentenza sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, non aveva che da leggere le ordinanze di archiviazione dei procedimenti a carico di Berlusconi e Dell'Utri per concorso per concorso nelle stragi e lì avrebbe trovato non oggi, 10/12 anni fa di che parlare, di ciò di cui oggi all’improvviso si parla come se fosse una grande novità. Ricordo che c’era un libro che si chiamava “L’odore dei soldi”, scritto da Elio Veltri e dal sottoscritto, che parlava di queste cose, c’erano altri libri scritti da altri giornalisti che parlavano di queste cose, ben prima che se ne parlasse oggi. Nel 2001 andai a presentare “L’odore dei soldi” da Daniele Luttazzi e per avermi ospitato a parlare e a dire queste cose, Daniele Luttazzi non può lavorare in televisione da 9 anni, nonostante che tutte le denunce civili che sono state fatte nei nostri confronti, miei di Luttazzi, di Veltri, di Freccero e degli editori riunioni da Berlusconi, da Dell'Utri, da Fininvest, da Mediaset, da Forza Italia siano state tutte dalla prima all’ultima vinte da noi perché avevamo detto la pura e semplice verità. Potremmo anche celebrarci ricordando di avere detto qua, in questa rubrica, che era impensabile che la security della Telecom agisse all’insaputa o addirittura contro gli interessi dei vertici Telecom quando al vertice c’era Marco Tronchetti Provera e che era impossibile che avessero accumulato decine di migliaia di dossier su giornalisti, calciatori, politici, magistrati, imprenditori senza che ne fosse a conoscenza il vertice dell’azienda. Adesso finalmente c’è una sentenza con rito abbreviato del G.I.P. di Milano che dice esattamente la stessa cosa e invita la Procura a domandarsi se non sia il caso di coinvolgere anche i vertici della Telecom dell’epoca. Ma lasciamo perdere queste rivendicazioni, c’è chi arriva prima e c’è chi arriva dopo e c’è anche chi non arriva mai, quindi meglio tardi che mai, comunque non è mai troppo tardi per dire le cose anche se sono passati nel frattempo 20 anni e certe cose si potevano dire già 10 anni fa. Vediamo invece a questa manovra, questa manovra che taglia da tutte le parti. Berlusconi dice che non mette le mani in tasca agli italiani, certo le sta mettendo al collo agli italiani per strangolarli: sta facendo la stessa cosa che fece Giuliano Amato nel 1992 quando, corresponsabile dell’esplosione del debito pubblico che dal 1980 al 1992 gli anni del Caf era passato dal 60 al 118% del Pil, all’improvviso si trovò con lo Stato senza soldi e con la necessità di fare cassa e allora fece una legge finanziaria da 90 mila miliardi di tasse aggiuntive e di tagli. I tagli sono tasse aggiuntive perché sono servizi in meno, raramente si colpiscono gli sprechi, di solito si colpiscono i servizi. Quel cocktail tra la manovra da 90 mila miliardi, lo shock dell’uscita della lira dal sistema monetario europeo, il prelievo del 6 per mille dai conti bancari di ogni risparmiatore italiano e lo scandalo di Tangentopoli fece fuori la classe politica della Prima Repubblica e spianò la strada a quella della seconda che era la stessa della prima travestita al seguito ovviamente di Berlusconi. Berlusconi lo sa perché approfittò di quel vuoto che si era creato a causa di quel cocktail esplosivo e quindi oggi rivive ciò che visse nel 1992, soltanto che oggi al posto di Amato c’è lui, i tagli li deve fare lui, le nuove tasse le deve mettere lui e guarda caso la crisi che in Italia è più grave che altrove, al contrario di quello che lui ci aveva garantito. Fa cocktail con l’esplodere di nuovi scandali di malaffare e corruzione, esattamente come nel 1992, quindi teme di essere lui questa volta a dover scappare come Craxi nel 1992/1993, ecco perché è così nervoso, ecco perché fa finta che lui con questa manovra non c’entra, ecco perché cerca complici o corresponsabili nell’Europa, in Tremonti o in Napolitano, perché teme che quel cocktail - crisi più tagli e tasse, più scandali - faccia esplodere il suo di sistema, quello che lui ha messo in piedi nel 1994 subito dopo le stragi e la fine delle stragi. Sapete che questa manovra del governo sedicente federalista, il governo che ha come perno la Lega Nord, è la manovra più antifederalista mai vista, tant’è che impone sacrifici per una minuscola parte ai Ministeri centrali e per un’enorme parte, addirittura il 50% alle regioni, tant’è che si è lamentato perfino Formigoni, è detto tutto e tra le regioni non fa alcuna differenza tra quelle più virtuose e quelle più scandalose, non fa differenze tra le cicale e le formiche. Ricolfi sulla stampa ha fatto un esempio per spiegare l’iniquità di questa riforma, di questa manovra. Gli squilibri tra quello che un territorio dà e quello che riceve sono impressionanti - scrive Ricolfi - fatto 100 il reddito prodotto sul mercato, il cittadino della Lombardia consuma 50, il cittadino calabrese 113, l’intensità dell’evasione fiscale in Lombardia è pari al 12%, in Calabria l’85 %, le false pensioni di invalidità costano alla collettività 8 miliardi di Euro all’anno, parliamo di quelle false, i falsi invalidi ci derubano per 8 miliardi, 1/3 della manovra. I falsi invalidi da soli non nascono, ci vogliono dei politici e dei pubblici amministratori che li riconoscono invalidi e gli conferiscono la pensione indebita, ma nel Lombardo – Veneto rappresentano il 10% degli invalidi, mentre nelle 3 regioni di mafia superano il 50% degli invalidi: Campania, Calabria e Sicilia, un invalido su 2 è falso, in Lombardia 1 su 10 è falso, c’è qualcosa che non va. Scrive Ricolfi: se non si fanno differenze tra le regioni cicale e le regioni formica, il federalismo è morto prima ancora di cominciare e a seppellirlo non sono stati i suoi nemici storici, che peraltro non esistono più perché sono tutti partiti favorevoli a questa cavolata del federalismo, ma un governo di cui la Lega è una componente fondamentale e questo è il primo dato. L’altro dato è che si va a pescare, sempre nelle solite tasche, si va a pescare nelle tasche di quelli che ovviamente soffrono di più, tagliando le regioni non tagliano stipendi, posti, sottogoverni, società miste etc., tagliano ovviamente gli stanziamenti alle regioni. Le regioni per stare in piedi non tagliano le proprie strutture per snellirle, tagliano i servizi ai cittadini: voi capite che chi ha l’autista o l’elicottero o la guardia privata o l’auto blu o l’auto aziendale non subisce danni se vengono tagliati i servizi di mobilità, chi ha possibilità di andare nella clinica privata non paga il danno dei tagli alla sanità. I tagli ai servizi vengono subito e pagati dalle fasce più deboli che guarda caso di solito sono anche le fasce dei lavoratori dipendenti che non possono evadere perché hanno ovviamente le tasse trattenute prima di ricevere lo stipendio. Quindi ancora una volta si va a pescare in quel ristretto orticello di italiani che hanno sempre pagato le tasse e i contributi fino all’ultimo Euro, lo stesso fatto che si parli di sacrifici per i più ricchi, non bisogna mai dimenticarsi che i più ricchi non sono i più ricchi, sono quelli che dichiarano la loro ricchezza; i più ricchi sono quelli che non la dichiarano la loro ricchezza, quindi risultano più poveri. Sapete che c’è un’infima parte degli italiani che denunciato più di 100 mila Euro all’anno, credo siano 70 mila gli italiani che denunciato più di 100 mila Euro l’anno, immaginate quanti sono quelli che guadagnano ben più di 100 mila Euro l’anno e non lo denunciano.Paghino i ladri - Ma quelli non li vogliono scovare, infatti sull’evasione fiscale stanno facendo ancora una volta a moina, ma andiamo con ordine perché naturalmente ogni volta che uno critica la manovra si sente dire dal Tremonti di turno, dal Berlusconi di turno: siamo obbligati, ci obbliga l’Europa, non ci sono soldi, dobbiamo farlo, altrimenti facciamo la fine della Grecia, l’ha detto Gianni Letta. L’avessimo detto noi ad Annozero saremmo passati per dei disfattisti nemici della patria, l’ha detto Gianni Letta, il che significa che forse abbiamo già un piede nella Grecia se ha detto: evitare il rischio Grecia - perché questi le cose te le dicono sempre un pezzo per volta - è vero che siamo obbligati a fare la manovra, ma nessuno ci obbliga a prendere i soldi dove Tremonti e Berlusconi li vanno a prendere. Le leggi servono a questo, la politica serve a questo: a decidere come destinare i soldi pubblici e dove andarli a prendere per pagare i servizi pubblici; le scelte politiche sono poi queste, sono economiche in gran parte, sono morali ma sono economiche, dove vai a prendere i soldi per far funzionare lo Stato? A chi li vai a prendere? Con quali sistemi? Con quale equità? Questo naturalmente cambia, loro hanno deciso di prenderli dove sappiamo, nelle solite tasche dei soliti noti, vediamo se si poteva fare altrimenti. Faccio soltanto alcuni esempi perché non sono mica un economista: mi sono un po’ documentato, ho chiesto in giro e ho scoperto che i soldi si possono prendere in vari posti, si sarebbero potuti prendere in altri posti rispetto alle tasche dove invece li vogliono andare a prendere. Per esempio nel programma di governo, anzi nelle promesse fatte da Berlusconi in televisione alla vigilia delle elezioni dell’aprile 2008 due anni fa - sono più importanti le promesse fatte in televisione perché i programmi dei partiti non li conosce nessuno, non li legge nessuno, quello che viene detto in televisione influenza il voto, 70% degli italiani vanno a votare influenzati esclusivamente da quello che hanno visto in televisione - Berlusconi andò in televisione e disse: aboliremo le province. Nessuno gli disse: non siamo d’accordo. Vinse le elezioni, le province sono rimaste esattamente le 110 che avevamo prima. Si dirà: eh ma le province hanno delle competenze sulla scuola, sulle strade, poi qualcun altro dovrà spendere i soldi per la scuola e per le strade. Certo, è ovvio, bisognerebbe spostare quelle competenze o sui comuni o sulle regioni se non ci fossero le province, ma le province non ci devono essere perché è dal 1970, quando furono istituite le regioni, che le province devono essere cancellate, perché? Perché è ampiamente sufficiente per un decentramento moderno avere la circoscrizione, il comune, dove c’è l’area metropolitana e la Regione, abbiamo province di 50 mila abitanti, province che hanno una popolazione inferiore a quella di un quartiere di una grande città e fanno provincia, credo l’Ogliastra per esempio in Sardegna. Cosa fa questo governo per le province? Ne abolisce la bellezza di 9: Biella, Fermo, Isernia, Crotone, Vibo Valentia, Rieti e Matera, sai che risparmio? Perché non le aboliscono tutte visto che avevano detto che le abolivano tutte? Si oppone la Lega che governa molte province del nord e non vuole mollare le poltrone e i posti di governo e sottogoverno. Come ha scritto Michele Serra, Bossi si comporta ormai come un politico irpino o ceppalonico, ha detto se aboliscono la Provincia di Bergamo facciamo la rivoluzione! La rivoluzione delle cadreghe, delle poltrone, posti, prebende, quello che lui stesso rimproverava a Roma ladrona quando la Lega era ancora una cosa seria o semiseria. Perché aboliscono solo 9 province? Perché hanno stabilito una serie di esclusioni che le escludono quasi tutte, per esempio non si possono toccare le province delle regioni a Statuto speciale, non si possono neanche toccare le province che confinano con stati esteri e poi hanno stabilito che comunque non si aboliscono le province con più di 220 mila abitanti. Noi abbiamo dei comuni che superano il milione di abitanti e lasciamo in piedi delle province che hanno 220 mila abitanti o poco più! Quante sono le province? In tutto 110, erano 69 quando fu unificato il Regno d’Italia, 150 anni fa, dopo la Prima Guerra Mondiale entrarono il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia, quindi aumentarono un po’, il fascismo ne creò altre 17 e alla nascita della Repubblica italiana nel 1946 erano 91, dopodiché tra il 1968 e il 1974 quando dovevano abolirle ne inseriscono altre 3: Pordenone, Isernia, Oristano e poi nel 1992 ci fu proprio mentre si fingeva di scandalizzarsi per i costi elevati della politica, erano l’anno di Tangentopoli, un’altra infornata di 8/9 province: Verbano Cusi Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia e poi nel 2004 altra infornata, Governo Berlusconi con la Lega dentro: Monza e Brianza, Fermo, Barletta, Andria e Trani e poi dobbiamo aggiungere le 4 che la Sardegna, essendo a statuto speciale, si è autofabbricata negli ultimi anni. Quanto costano le province? 13,5 miliardi di Euro sono i costi netti, puri, quelli che riguardano le spese per il personale e quelli che riguardano le spese per gli edifici che sono sedi di province e di uffici provinciali, i dipendenti e i collaboratori e i consulenti degli enti provinciali e delle società partecipate o miste, sono circa 70 mila. Il che significa che le province costano circa 17 miliardi, in quei 17 miliardi ce ne sono 13,5 che sarebbero immediatamente eliminabili abolendo l’ente Provincia e passando le sue competenze al Comune o all’area metropolitana o alla Regione e ricollocando questi dipendenti risparmiando sulle consulenze etc.Poi ci sono naturalmente 3 o 4 miliardi che sono quelli che ogni anno spendono le province per mettere a posto le scuole e le strade, e quelli non sarebbero ovviamente eliminati perché comunque le scuole e le strade bisogna continuare a metterle a posto, ma risparmieremmo se venissero abolite le province, 13,5 miliardi di Euro. E sarebbe un risparmio strutturale, non una tantum, perché? Perché ogni anno non spenderemmo 13,5 miliardi. Con 13,5 miliardi è fatta più della metà della manovra e in più avrebbe il vantaggio di avere un risparmio strutturale, avremmo ogni anno 13,5 miliardi, quest’anno dovremmo risparmiarli, in anni di benessere o di normalità avremmo 13,5 miliardi in più da spendere per fare delle cose utili, anziché pagare dipendenti di un ente che è inutile, senza offesa per chi ci lavora. Chi ci lavora può andare a lavorare tranquillamente nel resto della pubblica amministrazione e poi ovviamente a esaurimento. Le Province non le aboliscono, le resistenze maggiori vengono dalla Lega e così ci siamo fumati 13,5 miliardi all’anno. Si fa molto parlare, è chiaro che stiamo parlando di risparmi minimi anche se le spese sono scandalose dei costi degli stipendi dei parlamentari, degli Europarlamentari, delle auto blu, abbiamo almeno, ma non si sa esattamente se il calcolo sia sufficiente, 624 mila auto blu, stiamo parlando di cifre semplicemente incredibili. Pare che il Ministro Brunetta soltanto per sé stesso e il suo staff ne abbia 9, compresa una per la segretaria: vi pare che una segretaria debba avere o possa avere un’auto blu? Ci sono paesi che hanno il quadruplo della popolazione come gli Stati Uniti che ne hanno 1/10 di auto blu. In Germania la Merkel va a lavorare a piedi, in Inghilterra il Premier Brown appena caduto, andava a lavorare in metropolitana, Cameron va in bici. 624 mila auto blu, è chiaro che la riduzione del numero dei parlamentari, delle auto blu etc. non inciderebbe su cifre di miliardi come quelle di cui stiamo parlando, sarebbe però un bel segnale di sacrifici visto che Berlusconi ha detto: siamo tutti sulla stessa barca. Forse si riferiva al suo yacht o a quello che ha appena inaugurato suo figlio Piersilvio. I partiti ogni anno si beccano centinaia di milioni di Euro contro la legge, perché contro la legge? Perché noi abbiamo votato, se non erro nel 1993 con una maggioranza clamorosa, 90% l’abolizione del finanziario pubblico dei partiti. Loro se lo sono ridato, ne abbiamo già parlato, cambiandogli il nome e chiamandolo “rimborso elettorale” e poi sul rimborso fanno la cresta perché più della metà dei soldi che chiamano rimborsi elettorali, restano inutilizzati per le spese elettorali, perché le spese elettorali sono la metà dei soldi che i partiti si fanno rimborsare. E il resto dei soldi come li usano? Non si sa, c’è un’inchiesta, ma anche questa l’avevamo detta e scritta molto prima, che riguarda per esempio il fatto che Mastella si sarebbe comprato delle case con i soldi del Campanile, cioè il giornale dell’Udeur. L’Udeur praticamente non c’è più, in Parlamento non è più rappresentata ma il Campanile c’è ancora e gran parte lo paghiamo noi e parte di quei soldi che Mastella avrebbe usato per comprare delle case a Roma, sarebbero arrivati direttamente dai fondi del campanile. Questa è l’inchiesta che c’è a Napoli e l’ipotesi accusatoria, ma l’aveva già scritto L’Espresso e se ne stava occupando De Magistris pochi giorni prima che gli levassero l’inchiesta e che poi levassero lui direttamente da Catanzaro. Loro mangiano, noi paghiamo - Bene, con i rimborsi elettorali 130 milioni all’anno, inizialmente la manovra doveva dimezzarli e portarli a 65, invece il risparmio si è fermato a 13. Se ne sono restituiti 52 dei 65 che dovevano tagliare. Poi abbiamo le pensioni degli ex parlamentari. Gli ex parlamentari anche se hanno fatto una sola legislatura, anche se quella sola legislatura è durata soltanto pochi anni e non 5, percepiscono la pensione e tutte queste pensioni ci costano 219 milioni all’anno. Le pensioni, è ovvio, non si possono abolire, però si potrebbero tagliare, visto che tagliano qualsiasi cosa, tagliano addirittura gli aumenti già previsti dai contratti, bloccano i contratti nuovi, addirittura danno le liquidazioni a chi se ne va dal lavoro a rate, come se uno per comprarsi la casa potesse pagarla a rate al proprietario perché? Perché gli arriva la liquidazione a rate, quindi stanno toccando diritti acquisiti ai lavoratori veri e quindi potrebbero toccare anche i diritti acquisiti dei parlamentari o degli ex parlamentari che, non dimentichiamolo, oltre pensioni così facili, percepiscono anche, ogni volta che lasciano il Parlamento, una buona uscita di 100/200/300 mila Euro. Per non parlare dello stesso fenomeno che si verifica nelle regioni, dove anche lì ci sono stipendi clamorosi. Recentemente Edward Luttwak ha raccontato che il Presidente della Regione Molise guadagna più di Obama, l’uomo più potente del mondo, guadagna meno del Presidente della Regione Molise che dopo la Valle d’Aosta, se non erro, è la più piccola regione italiana. Dice Tremonti: in altri paesi se tiri fuori una banconota ti mandano a casa l’FBI, vero, stiamo parlando degli Stati Uniti, infatti cosa hanno deciso? Hanno deciso di inserire nella manovra il divieto di pagamento in contanti oltre i 5 mila Euro e la tracciabilità dei pagamenti in assegni, Berlusconi ha spiegato che si può pagare in contanti fino a 5 mila Euro, perché le mignotte dobbiamo pagarle in contanti, è chiaro che quelle non rilasciano fattura e di solito non accettano assegni e il cliente raramente firma un assegno a una prostituta, il Presidente ha queste esigenze impellenti e quindi si è tenuto conto delle sue esigenze, anche perché poi tra l’altro le mignotte gliele pagava Tarantini com’è noto, evidentemente le pagava in contanti. E’ divertente questa storia del divieto di pagare in contanti e della tracciabilità dei pagamenti in assegni, perché? Perché era una legge dello Stato l’aveva inserita 3 anni fa il famigerato Visco, che veniva dipinto come Dracula, perché? Perché voleva, illiberale qual è, impedire agli italiani di arrivare con le borsate di soldi in contanti per fare i pagamenti, perché? Perché se uno ha una borsata di soldi in contanti non la racconta giusta o comunque se la racconta giusta la racconti perché è strano quel comportamento. Dopo avere spernacchiato questa misura, mi ricordo Tremonti che rideva a Annozero quando gli chiedevamo perché aveva abolito immediatamente, il primo atto di questo Governo fu l’abolizione di queste norme che sono proprio un brodino, sono il minimo che si deve fare per una lotta all’evasione fiscale, mi ricordo le risate, credevano di combattere l’evasione fiscale con la tracciabilità, con il divieto di contanti etc., caso strano adesso lo ripristinano, vuole dire che serviva, che serve, che servirà, perché in questi due anni l’hanno tolto, quanti soldi avremmo in più in cassa se quella norma fosse stata mantenuta? Ricordate la parola Tesoretto, con quelle piccole normine antievasione, Visco era riuscito a raccattare un tesoretto chi dice di 15 chi dice di 18 miliardi di Euro in due anni, tant’è che poi tutti i Ministeri ci volevano mettere le mani, solo con queste normine qua, se le avessero lasciate chissà quanti altri tesoretti avremmo accumulato, forse non dovremmo partire da zero, forse questa manovra non sarebbe da 25 miliardi, forse sarebbe da qualcosa in meno, invece le hanno tolta e adesso le rimettono e Berlusconi non ne voleva sapere, perché? Perché altrimenti diamo ragione a Prodi e Visco sull’unica cosa buona che avevano fatto insieme a un minimo di risanamento della finanza pubblica il Governo del centro-sinistra. Ho fatto altre due o tre propostine su Il Fatto quotidiano che vari economisti e politici soprattutto dell’Idv ma anche alcuni del PD e della Sinistra radicale hanno ritenuto ragionevoli, fattibili, naturalmente il Governo non le ha neanche prese in considerazione, stiamo parlando sempre di soldi e di soldi grossi che si potrebbero recuperare non mettendo le tasche agli italiani, mettendo le tasche agli italiani ladri! Prima norma: abbiamo fatto lo scudo fiscale, quest’ultimo consente a chi ha accumulato soldi sporchi all’estero o soldi evasi all’estero, di farli rientrare in Italia, depositarli in banca, ottenere della banca un certificato riservato da esibire alla finanza nel caso in cui ti chiedesse come hai guadagnato i soldi che hai in Italia in questo momento perché magari ti sei comprato 6 Ferrari, tutto ciò avviene in forma anonima, se tu paghi il 5% dell’importo che rimpatri o che dici di rimpatriare perché proprio vanno a controllare se li avevi sotto il materasso o li avevi su un conto estero, li porti alla banca, quest’ultima ti rilascia, non devi fare nessuna segnalazione, salvo che tu non sia un pezzente e depositi 100 milioni, allora è chiaro che la segnalazione la fanno, ma se il mafioso invece di mandare un barbone a consegnare i soldi in banca manda un colletto banco riciclatore di denaro che ha un suo bel reddito, nessuno deve fare segnalazioni. Sono rientrati con questo sistema e lo Stato li ha sbiancati, riciclati 100 miliardi di Euro in un anno e lo Stato cosa ha incassato? Il 5%, 5 miliardi di Euro, non vi dico le banche quanto hanno guadagnato, un’ira di Dio, dato che Tremonti è Robin Hood e vuole fare il culo alle banche, un regalo alle banche, lo Stato si è accontentato delle briciole, del 5%, di 5 miliardi, quando questi signori che hanno riportato i capitali in Italia, non avendoci mai pagato una lira di tasse sopra, avrebbero dovuto pagare l’aliquota massima che per la parte finale del capitale è 43%, diciamo che su quel capitale di 100 miliardi lo Stato ha perso in evasione fiscale una quarantina di miliardi, 4 su 10 e si è accontentato, per farli rientrare, di incassarne 5. Perché non chiamiamo questi signori e non gli chiediamo un altro 10% su quello che hanno portato in Italia? Sarebbe comunque niente rispetto a quello che avrebbero dovuto pagare il 43%, se avessero dovuto pagare adesso con lo scudo il 5 e con questa manovra un altro 10, pagherebbero il 15 anziché il 43, si potrà lamentare qualcuno perché non erano questi i patti, certo ma non erano questi i patti neanche con i lavoratori e i pensionati ai quali adesso vengono tolti dei diritti acquisiti e quindi meglio essere sleali con i ladri che essere sleali con le persone oneste e incasseremmo con questa tassa aggiuntiva allora 10%, esattamente 10 miliardi e avremmo fatto un bel pezzo di manovra. Nel 2007 Mastella, una delle poche cose buone, forse l’unica che ha fatto, ha creato una Commissione al Ministero della Giustizia e ci ha messo dentro alcuni magistrati di mani pulite, Navigo, Greco, Paolo Ielo, hanno suggerito un Disegno di Legge che poi naturalmente non è mai stato approvato perché era buono, che metteva la cauzione sulle impugnazioni, dopo il primo grado chi fa appello deve emettere una cauzione, se vince l’appello se la riprende, se lo perde la lascia lì, così chi non è assolutamente sicuro di avere ragione, di avere motivi fondati per fare un appello, l’appello non lo fa, quelli che fanno appello per perdere tempo e raggiungere la prescrizione non lo fanno, perché? Perché rischiano di lasciarci la cauzione e sono soldi loro, idem per i ricorsi in Cassazione.Tanto per dire la Cassazione esamina ogni anno 100 mila ricorsi tra processi penali e civili, la gran parte vengono respinti perché sono pretestuosi, infondati, fatti per perdere tempo, praticamente circa il 75% dei ricorsi sono respinti, sono 75 mila ricorsi inutili, sui quali il ricorrente dovrebbe pagare la cauzione, se si mettesse una cauzione di 2 mila Euro, salvo naturalmente i nullatenenti che avrebbero diritto a farlo gratis, voi capite che avremmo ogni anno 150 milioni di Euro solo per i ricorsi respinti in Cassazione, dopodiché pensate a tutti i ricorsi che si fanno al riesame, in Corte d’Appello, etc., avremmo cioè centinaia di milioni in cassa per finanziare la giustizia, facendo pagare un po’ quelli che ne inceppano il meccanismo, facendo girare a vuoto la macchina con ricorsi infondati e così i processi durerebbero anche molto meno perché non si perderebbe tempo con processi e ricorsi inutili e pretestuosi! Perché non riprendono quel Disegno di Legge? E’ già pronto, lo trasforma in un Decreto e lo approvano domani mattina! Terzo: l’evasione, evasione si mangia 120 miliardi di Euro all’anno, non è l’imponibile su cui si evade è l’imposta evasa, 120 miliardi di Euro, è chiaro che non si può recuperarli tutti subito, ma per cominciare a recuperarli in dimensioni sostanziose bisogna cambiare la legge, siamo l’unico paese dove in carcere non c’è nessun evasore fiscale, conoscete un altro strumento per spaventare gli evasori fiscali e costringerli a pagare le tasse? No, non ce ne è un altro, in America li buttano dentro e gettano la chiave, in altri paesi li buttano dentro e gettano la chiave, noi siamo l’unico paese dove l’evasore fiscale ha la certezza matematica di non finire in galera, adesso vi spiego perché e così vi spiego perché bisogna cambiare questa legge. Lo Stato non recupera i soldi che trova - Intanto vediamo i soldi che vengono recuperati con l’attuale legge e con l’attuale sistema, abbiamo detto che sono 120 miliardi, per fare cifra fonda facciamo che ogni anno l’evasione è 100 miliardi. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, che devono combattere l’evasione fiscale, scoprire gli evasori e recuperare il bottino, accertano un’evasione per il 10% rispetto al suo importo reale.Quindi su 100 miliardi ogni anno accertano 10, cioè: accertano chi ha evaso per un importo totale di 10 miliardi, denunciano i possibili evasori per 10 miliardi, vuole dire che mettiamo in tasca 10 miliardi? Assolutamente no, magari, saremmo a posto, solo l’8% di questo 10% di evasori viene condannato a pagare quello che non ha pagato di tasse, voi direte: quindi l’8% del 10% vuole dire che su 10 miliardi accertati, noi recuperiamo 800 milioni, magari, sarebbe già un miracolo! Di quelli che vengono condannati a pagare quelli 800 milioni, solo pochissimi sono poi costretti materialmente a versarli, altri riescono a farla franca con ricorsi, prescrizioni etc., pensate lo Stato riesce a incassare solo il 2% di quell’8%, di quel 10% dei 100 miliardi di evasione annua, su 100 miliardi di evasione annua materialmente lo Stato entra in possesso di 16 milioni su 100 miliardi. Il 2% dell’8% del 10%, non sempre chi evade le tasse finisce in Tribunale, perché? Perché i reati dell’evasore fiscale sono 2 sostanzialmente: dichiarazione infedele, il più grave, quando uno dichiara meno di quello che guadagna, non fa lo scontrino, non fa la fattura, non fa la ricevuta e la frode fiscale, se uno dichiara di spendere più di quello che spende, fa le fatture false in modo da pagare meno tasse. Dichiarazione infedele, la prima è il reato più lieve, la frode fiscale, la dichiarazione fraudolenta è il reato più grave, infatti è il più raro, il più difficile da dimostrare e qui la pena massima è 6 anni, è possibile il carcere preventivo e sono possibili le intercettazioni, ma non si fanno quasi mai, perché? Perché è difficilissimo scoprire le fatture false e soprattutto in un paese che ha depenalizzato il falso in bilancio. Il caso più diffuso, più facilmente scopribile invece è quello della dichiarazione infedele, quando dichiari meno di quanto guadagni perché non fai gli scontrini, le ricevute e le fatture, qui la pena massima è 3 anni, quindi non c’è custodia cautelare, non ti possono arrestare subito, non possono intercettarti, non puoi matematicamente scontare la pena, perché? Perché la pena massima è di 3 anni, quindi è evidente che con le attenuanti prendi sempre meno di 2 anni e hai sempre la pena coperta della condizionale. Attenzione, non commette nessun reato chi evade ogni anno meno di 103 mila Euro con la dichiarazione infedele o di 77 mila Euro con la frode, cosa vuole dire? Vuole dire che hanno stabilito delle soglie di non punibilità, per cui c’è una modica quantità di evasione che è enorme, perché uno per finire nel penale deve evadere più di 103 mila Euro, non evadere su un imponibile di 103 mila Euro, la sua imposta evasa deve essere di più di 103 mila Euro con la dichiarazione infedele, quando dichiari meno del tuo guadagno o più di 77 mila Euro con la frode, quando dichiari di spendere più di quello che spendi con le fatture false. Quindi c’è un’area di franchigia enorme che copre quelli che guadagnano e nascondono 200/250 mila Euro perché? Perché hanno evaso meno di quelle due soglie che vi ho detto, figuratevi quanti pochi sono gli italiani che possono permettersi il lusso di evadere ogni anno 103 mila Euro o più. Quindi hanno legalizzato l’evasione perché? Perché tutti quelli che non superano quelle soglie non vanno nel penale, ma restano nel provvedimento amministrativo, cioè rischiano una multa che è bassissima, tant’è che è pari a poco più di un divieto di sosta e soprattutto ci sono infinite scappatoie per non pagarla neanche, tanto più che l’Amministrazione è talmente inefficiente che alla fine recupera pochissimo del maltolto. Questo per dirvi che basterebbe raddoppiare le pene per la frode fiscale per entrambe le fattispecie, eliminare le soglie e automaticamente avremmo la prescrizione più lunga, i processi si farebbero, nessuno la farebbe franca tra quelli almeno che vengono beccati e quindi molti di quelli che non vengono beccati vedendo finire in galera dei loro colleghi si spaventerebbero e correrebbero a pagare spontaneamente. Bisognerebbe, quindi, fare una modifica lievissima, portare la galera, non dico come negli Stati Uniti, dove per gli evasori le pene sono addirittura 15 anni, ma si potrebbe portarli a 10 anni massimo per la frode e a 5/6 anni massimo per l’altra fattispecie, la dichiarazione infedele e automaticamente tutta l’evasione rientrerebbe nel penale, basterebbe arrestarne 10/12 di evasori possibilmente famosi per indurne migliaia a pagare subito e quindi avremmo un effetto immediato di tesoretti che potrebbero andare a colmare quei 25 miliardi o una parte di quei 25 miliardi che ci occorrono. Di suggerimenti mi sembra di averne detti abbastanza e sono i suggerimenti di un profano, è la dimostrazione semplicissima di una cosa: che se si volesse fare una manovra equa e si volessero mettere le mani delle tasche non dei soliti noti, ma dei soliti ladri che non pagano mai, ce ne sarebbe a sufficienza per fare una manovra non da 25 ma anche da 30 miliardi. Il problema è che, come diceva credo Einstein, non si può affidare la risoluzione dei problemi a coloro che costituiscono il problema!
Passate parola e ci vediamo lunedì per la 100° puntata!

Marco Travaglio (Passaparola del 31 maggio 2010)

sabato 29 maggio 2010

San Francesco: Un rivoluzionario

I milioni di italiani che in questi decenni hanno lavorato sodo, per salari e stipendi modesti, e che adesso si sentono intimare dal governo “è arrivata l'ora dei sacrifici duri” come se fossero loro i responsabili della crisi, si domandano come in una vecchia canzone dei Rokes: Ma che colpa abbiamo noi?. È tutta la vita che facciamo sacrifici, che cosa si pretende ancora da noi? Diteci chi sono i veri responsabili perché abbiamo il diritto di farli a pezzettini. E qui viene il difficile. Responsabile è l'attuale governo? È poco credibile perché, per quanto possa aver commesso errori, è alla guida del Paese da soli due anni. È allora colpa del governo precedente? Meno ancora, in fondo Padoa Schioppa, senza fare il chiasso di Tremonti, un paio di misure per riassestare i nostri conti pubblici le aveva prese. Bisogna quindi risalire agli '80, gli anni della "Milano da bere" (per la verità a berla erano solo i socialisti), delle pensioni baby, delle pensioni d'oro, delle pensioni di invalidità false, delle pensioni di vecchiaia fasulle, delle casse integrazioni protratte all'infinito e insomma degli sperperi di denaro pubblico perpetrati, ai fini del voto di scambio, da tutti i partiti, ma principalmente da quelli di governo, Dc e Psi. Ma oggi è impossibile chiedere il conto all' "esule" di Hammamet o agli ectoplasmi di Andreotti e Forlani. Ma la crisi non dipende solo dalle nostre sciagurataggini. Tanto è vero che anche Paesi serissimi, come la Germania, devono fare "sacrifici duri". La causa più profonda si chiama globalizzazione. La globalizzazione, che inizia con la Rivoluzione Industriale e arriva a piena maturazione negli ultimi anni con l'acquisizione al modello di sviluppo occidentale di quasi tutti i Paesi del mondo (quelli che non ci stanno, come l'Afghanistan talebano, li bombadiamo) è, in estrema sintesi, una spietata competizione fra Stati che passa per il massacro delle popolazioni del Terzo e del Primo mondo. Prima ha distrutto i più deboli Paesi terzomondisti (l'Africa nera, per esempio) ma adesso intacca anche i più forti Paesi industrializzati. Il paradosso della globalizzazione è che arricchisce in teoria le Nazioni (che, per competere, si dotano di più infrastrutture, più aeroporti, più autostrade, più trafori, eccetera) ma impoverisce le loro popolazioni o, comunque, sempre per competere, le costringe a lavorare di più e guadagnare di meno. A fare "sacrifici duri". La globalizzazione è ritenuta un processo irreversibile sia dalla destra che dalla sinistra internazionali. Bill Clinton a un Forum del 1998 dichiarò: “La globalizzazione è un fatto non una scelta politica”. E Fidel Castro nello stesso Forum: “Gridare abbasso la globalizzazione equivale a gridare abbasso la legge di gravità”. Invece il processo di globalizzazione, come tutte le cose umane, può essere invertito o almeno, in attesa di mandarlo definitivamente all'inferno, contenuto. Come? Con l'autarchia, concezione squalificata perché fu del fascismo. È chiaro che oggi, a differenza degli anni Venti o Trenta, nessun Paese, da solo, può essere autarchico. È possibile invece, solo che lo si voglia politicamente, un'autarchia europea. L'Europa ha popolazione, mercato, risorse, know how sufficienti per essere autarchica. Naturalmente questo avrebbe dei costi, molti prodotti diverrebbero inaccessibili e la ricchezza complessiva del Continente, ma probabilmente non delle sue popolazioni, diminuirebbe. Ma noi non abbiamo bisogno di ingurgitare altri prodotti, di inventarci nuove scemenze tecnologiche, di nuove "linee di beauty per cani" ma di smagrire, e di molto, e semmai di distribuire più equamente la ricchezza rimasta. San Francesco, che predicava la povertà oltre che l'armonia con la Natura, è oggi più rivoluzionario e attuale del vecchio Marx.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano - 29 maggio 2010)

Elena, Elena, Amore mio: Premessa

Appartengo a una generazione che non ha mai giocato agli indiani e cow-boy. Quali le ragioni non saprei dirlo: sarà che negli anni Quaranta non erano ancora arrivati i fìlm di John Wayne, o che Mussolini ci spingeva di più verso la «classicità» che non verso il Far West, certo è che noi balilla, quando dovevamo fare a botte, preferivamo dividerci in Greci e Troiani piuttosto che in Sioux e soldati del Settimo Cavalleggeri. La prima guerra tra ragazzi di cui conservo memoria fu quella combattuta tra la quarta B e la quarta C del Liceo Ginnasio Umberto Primo di Napoli in Villa Comunale, nel tratto compreso tra piazza Vittoria e la cosiddetta Cassa Armonica (che nella circostanza ci rimise tutti i vetri colorati della fascia inferiore). Avevamo spade di legno e utilizzavamo come scudi i coperchi dei bidoni dell'immondizia, sui quali in precedenza avevamo scritto a grandi lettere: «A MORTE I FIGLI DI TROIA». Il perché poi noi fossimo i Greci e loro i Troiani, non sono mai riuscito a spiegarmelo; probabilmente perché eravamo stati noi della quarta B i primi a pensarci. In realtà avremmo voluto essere tutti Achille, solo che per sostenerlo a voce alta bisognava fare i conti con un certo Avallone, un bisonte, mio compagno di classe, dotato di due mani grosse come prosciutti.
I ruoli di Diomede, Aiace Telamonio, Aiace Oileo e Idomeneo furono subito accaparrati dai ragazzi più robusti della quarta B, motivo per cui dovetti accontentarmi di essere Epistrofo, un eroe focese che perfino Omero aveva snobbato, nominandolo solo una volta nell'elenco dei capitani. Ma per capire fino a che punto i nomi fossero distribuiti a caso, basti pensare che Cotecchia, l'ultimo della classe, individuo noto per la sua dabbenaggine, impersonava l'astuto Ulisse, e solo perché era amico di Avallone.
Inutile dire che nessuno di noi voleva essere Menelao. Che il fratello di Agamennone avesse le corna era fin troppo noto perché qualcuno potesse portarne il nome con disinvoltura. Eppure, a pensarci bene, proprio io avrei potuto accollarmi l'ingrato compito, dal momento che ero stato appena mollato da tale Ceravolo Elena, una ragazzina della terza A che aveva perfino il nome giusto per sostenere il ruolo dell'adultera.
Un giorno, all'una, l'attesi inutilmente all'uscita di scuola. Vidi sfilare, una dopo l'altra, tutte le sue compagne, e quando alla fine chiesi ragguagli a una biondina con gli occhiali, questa, non senza un pizzico di cattiveria, mi rispose: «Elena ha fatto "filone" (1) con Giorgio, quello alto della quarta C». Rimasi annichilito: avevo appena scritto una poesia dal titolo «Elena, Elena, amore mio» e avrei tanto voluto leggergliela mentre l'accompagnavo a casa. Girai come un ebete tutto il giorno e l'indomani mi vendicai nel modo più abietto: andai a dire ad Avallone che quelli della quarta C lo avevano soprannominato «palla di sivo», e tanto bastò per far scoppiare la prima grande guerra tra gli Achei e i Troiani.
Avallone, ovvero Achille, era un autentico camorrista: pretendeva una sigaretta al mese da tutti i suoi compagni di classe e guai a chi non era puntuale. Un giorno, per aver solo tentato un accenno di ribellione, presi tante di quelle botte che ancora oggi ne conservo il ricordo. Ebbi modo, comunque, di rivalermi durante il compito di greco: quando l'energumeno mi chiese di passargli la traduzione, risposi con molto coraggio: «Mi chiamo Epistrofo e sono un misero focese: il greco non lo so. Se proprio non sai cosa scrivere fatti aiutare da Ulisse che è amico tuo!"
Mosso da questi ricordi, quasi per un desiderio incontenibile di rivivere quei giorni, ho cercato di raccontare anch'io nel mio piccolo, la guerra di Troia, vista però con gli occhi di Leonte, un ragazzo di sedici anni che parte per il fronte, insieme al suo maestro Gemonide, con nove anni di ritardo rispetto all inizio delle ostilità.
Leonte è alla ricerca di suo padre, il re di Gaudos, dato per disperso da circa cinque anni: nessuno degli Achei gli sa dire se sia stato ucciso in battaglia o se sia stato fatto prigioniero dai Troiani. Tra le varie ipotesi c'è anche quella di un complotto ordito da suo zio Antifinio per impossessarsi del trono di Gaudos, un'isoletta poco più a sud di Creta. Non appena messo piede a terra, il ragazzo conosce Tersite, il guerriero storpio odiato da tutti a causa delle sue maldicenze. A sentire lui, Agamennone è un volgare profittatore, Achille un feroce assassino e Ulisse un emerito mariuolo. In un primo momento Leonte cercherà di difendere i suoi idoli, ma in seguito dovrà arrendersi all'evidenza dei fatti.
Il romanzo inizia più o meno nello stesso anno in cui comincia l'"Iliade", ovvero con il famoso litigio tra Agamennone e Achille che «infiniti addusse lutti agli Achei», e termina con il cavallo di legno e l'eccidio che ne seguì. Leonte, a forza di chiedere notizie del padre, finisce per conoscere (e per innamorarsi) di una troiana chiamata Ekto. La donna rassomiglia stranamente a Elena. «E' lei o non è lei?» si chiede con ansia il ragazzo. «Non è lei» gli risponde duro Tersite «e anche se lo fosse, non sarebbe mai una donna in carne e ossa: Elena è un fantasma, è una nuvola a forma di femmina costruita da Era solo per distruggere Troia!».

Personaggio ambiguo, sempre oscillante tra la passione e il rimorso, Elena ci guarda. Vittima o colpevole che sia, e lei l'unico motore del mondo. Lidia Storani Mazzoleni, nei suoi "Profili omerici" (Editoriale Viscontea), ne traccia un ritratto a più facce molto suggestivo. Elena è l'essenza della femminilità. Chi nella vita ha amato sa di che cosa sto parlando. Sa, ad esempio, che non è mai riuscito, nemmeno per un attimo, a possederla sul serio: anche quando credeva di stringerla tra le braccia, anche quando lei gli giurava tra le lacrime di amarlo per sempre. Ah, Elena, Elena, amore mio! E' a te che dedico questo libro, nella speranza, e nel timore, d'incontrarti ancora.


Luciano De Crescenzo (Elena, Elena, Amore mio - Mondadori - 1991)


Moglie, nome comune di cosa

Così dicono gli esperti. Tre anni. L'amore vero dura tre anni. Qualcosina in più di mille giorni. Dopodiché buongiorno bignola, ciao contadina. Non è più la stessa cosa. Prima saliva il desiderio e calavano le mutande, poi succede il contrario. Cala il desiderio e risalgono le mutande. E non solo in senso metaforico, perché si abbandonano i tanga e si ritorna al caldo abbraccio della braga ascellare. Perlamiseria. Bisogna imparare a rinverdire 'sto desiderio. Che è già un bel controsenso. Come faccio a desiderare il mio Godzilla se ce l'ho già tutte le notti spaparanzato di fianco che dorme a bocca aperta con un alito che non è certo segnalato dallo Slow Food? E come fa lui, poverino, a desiderare una bergera che passa le serate a ricamare a punto croce il primo piano di un cavallo e a letto grida «basta basta» solo quando le schiacci il nervo sciatico? Il massimo che puoi fare è passare le domeniche alla Casa del mobile. Cara mia. Se dopo la prima gravidanza hai cominciato a chiamare il tuo boy «papà» poi non devi lamentarti se il tuo maschio angioino vagola per casa in mutande e De Fonseca a forma di rana. E tu pure, mister mandarino. Cosa pretendi? Visto da nudo sembri la cartina dell'Africa, è naturale che a letto lei preferisca la tisana cent'erbe a te. E avanti così fin quando... «Mio marito s'è fatto l'amante»... «Mia moglie s'è fatta l'amante». Patapam giù dal pero. Eh, certo. Anni e anni di Incantesimo qualche conseguenza la portano. Si tradisce per dare una risciacquatina all'amor proprio. Lui non mi desidera più? Lei non mi desidera più? Molto bene. Nell'eventualità che conosca quella giusta che me gusta mi metto sul mercato. Oddio, non sarò proprio la Kidman ma con un adeguato dondolio pelvico qualche ormone lo faccio ancora risvegliare. Va be', certo che Banderas è un'altra cosa, però io se mi metto d'impegno faccio ancora ballare la giga alle giovani pollastre. E si tradisce. E ci si fa l'amante. Participio presente. Quella che ama. Che non è la moglie. O la fidanzata. Nomi comuni di cosa. Banali sostantivi che non sono un'azione. Per i tradimenti però, credetemi, bisogna esserci portati. Avere 'sta dote lì. Altrimenti è come fare in banca un investimento ad alto rischio. Senza capitale garantito. Finisci che perdi tutto. Nella vita, nulla rimane mai uguale a se stesso, Perché la coppia dovrebbe? Bisogna imparare a trasformarsi. L'ha fatto persino la Pivetti. Fino a qualche anno fa si vestiva come Madame Curie adesso sembra Madame Brutal. Io, sulle questioni d'amore, mi fido solo del filosofo Marco Ferradini e del suo bel Teorema. «Non esistono leggi in amore», dice lui. Giusto. Che ogni coppia trovi la sua. Lui sì che la sa. Non si sarebbe garantito là pensione con i diritti della Siae.

Luciana Littizzetto (Col cavolo - 2004)

I timori di golpe di Ciampi il mondo politico si interroga

ROMA - "Non c'è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c'è dietro le stragi del '92 e '93? Chi c'è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta...". Dopo la denuncia di Piero Grasso 1, dopo l'appello di Walter Veltroni 2, ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.
L'ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall'ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent'anni fa. "Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell'intervista che ha rilasciato a "Repubblica". Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell'apparato statale, anzi dell'anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire... ".
Il ricordo di Ciampi è vivissimo. E il presidente emerito, all'epoca dei fatti presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza, che prese in mano un Paese sull'orlo del collasso politico (dopo Tangentopoli) e finanziario (dopo la maxi-svalutazione della lira) non esita ad azzardare l'ipotesi più inquietante: l'Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è ignoto il profilo di chi ordì quella trama. "Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l'esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse "Carlo, non capisco cosa sta succedendo...", ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi... ".
Resta da capire per mano di chi. Su questo Ciampi allarga le braccia. "Non so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi "presidente, dobbiamo reagire". Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte". La certezza che esponeva ieri Veltroni è la stessa che ripete Ciampi: non furono solo stragi di mafia, ed anzi, sulla base delle inchieste si dovrebbe smettere di definirle così. Furono stragi di un "anti-Stato", ancora tutto da scoprire. E come Veltroni anche Ciampi aggiunge un dubbio: perché a un certo punto, poco dopo la nascita del suo governo, le stragi cominciano? E perché, a un certo punto, dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono? Perché la mafia comincia a mettere le bombe? Perché la mafia smette di mettere le bombe?
È lo scenario ipotizzato dal procuratore Grasso: gli attentati servirono forse a preparare il terreno alla nascita di una nuova "entità politica", che doveva irrompere sulla scena tra le macerie di Mani Pulite. Un "aggregato imprenditoriale e politico" che doveva conservare la situazione esistente. Quell'entità, quell'aggregato, secondo questo scenario, potrebbe essere Forza Italia. Nel momento in cui quel partito si prepara a nascere, e siamo al '94, Cosa Nostra interrompe la strategia stragista. E' uno scenario credibile? Ciampi non si avventura in supposizioni: "Non sta a me parlare di tutto questo. Parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole".
Per questo, in nome di quella verità troppo a lungo negata, l'ex capo dello Stato oggi rilancia l'appello: è sacrosanto che chi sa parli. Ed è sacrosanto, come chiede Veltroni, che "Berlusconi e il governo non tacciano", perché la lotta alla mafia non è questione di parte, "ma è il tema bipartisan per eccellenza". Si apra dunque una sessione parlamentare, dedicata a far luce su quegli avvenimenti. Perché il clima che si respira oggi, a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del '92-'93. Ciampi stesso ne parlerà, in un libro autobiografico scritto insieme ad Arrigo Levi, che uscirà per "il Mulino" tra pochi giorni. "Lì è tutto scritto, ciò che accadde e ciò che penso. Così come lo riportai, ora per ora, sulle mie agende dell'epoca... ". Deve restare memoria, di tutto questo. Ma insieme alla memoria deve venir fuori anche la verità. "Perché senza verità - conclude l'ex presidente della Repubblica - non c'è democrazia".


Massimo Giannini (La Repubblica - 29 maggio 2010)


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