"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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lunedì 15 febbraio 2010

Il vero sapere porta al giusto agire.

Ho già accennato al fatto che Socrate riteneva di avere dentro di sé una «voce», uno «spirito divino e demoniaco» e che questa «coscienza» gli diceva che cosa fosse giusto. Chi sa ciò che è bene farà anche il bene, affermava. Secondo lui il vero sapere porta al giusto agire. E solo chi agisce in modo giusto diventa «un uomo giusto». Quando ci comportiamo in modo sbagliato, è perché non sappiamo. Per questo è così importante accrescere la nostra conoscenza. Socrate era occupato a trovare definizioni chiare e universali su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato. Al contrario dei sofisti, riteneva infatti che la capacità di distinguere tra quello che è giusto e quello che è sbagliato si trovi nella ragione, e non nella società.
Forse stai pensando che l'ultima parte non sia molto facile da mandare giù, Sofia. Riproviamo: per Socrate è impossibile essere felici se si agisce contro le proprie convinzioni. E chi sa come diventare un uomo felice cerca anche di diventarlo. Per questo chi sa che cosa è giusto agisce anche in modo giusto. Nessun essere umano desidera essere infelice, no?
Che ne pensi, Sofia? Saresti capace di vivere felicemente se continuassi a fare cose che dentro di te sai essere non giuste?
Ci sono molte persone che continuano a rubare, a mentire, a parlar male degli altri. Anche loro sanno che non è giusto, o perlomeno che è scorretto. Ma tu credi che questo li renda felici? Socrate non ci credeva.
Non appena Sofia ebbe finito di leggere la lettera su Socrate, si affrettò a riporla nella scatola dei biscotti. Quindi uscì in giardino. Voleva rientrare in casa prima che sua madre ritornasse, così da evitare un mucchio di domande su dove fosse stata. E poi aveva promesso di lavare i piatti.
Aveva appena fatto in tempo a riempire d'acqua il lavello, che sua madre piombò in casa con due enormi borse della spesa, facendola sussultare. Forse per questo la madre disse: «Ultimamente hai un po' la testa nelle nuvole, Sofia».
Sofia rispose così, senza pensarci: «Ce l'aveva anche Socrate».
La mamma sbarrò gli occhi. «Socrate?»
«Peccato che gli costò la vita», continuò Sofia pensierosa.
«Sofia! Non so più che cosa pensare!»
«Neanche Socrate. L'unica cosa che sapeva era di non sapere niente. Comunque era l'uomo più sapiente di Atene.»
La madre era rimasta senza parole. «L'hai imparato a scuola?» chiese infine.
Sofia scosse energicamente la testa. «A scuola non impariamo niente... La grande differenza tra un insegnante e un vero filosofo è che l'insegnante crede di sapere un mucchio di cose che cerca di inculcare negli allievi. Un filosofo cerca di capire insieme a loro.»
«Ah, ci risiamo con i conigli bianchi, insomma. Senti, esigo di sapere chi sia il tuo ragazzo. Altrimenti comincerò a credere che abbia qualche disturbo mentale.»
Sofia si girò e puntò verso la mamma la spazzolina per lavare i piatti. «Non è lui a soffrire di disturbi mentali. Lui è come un tafàno che punzecchia gli altri. In modo che loro abbandonino il loro modo di pensare vecchio e abitudinario.»
«No, adesso smettila. Mi sembra che il tuo amico sia un po' troppo saccente.»
Sofia si piegò nuovamente sul lavello. «Lui non è né sapiente né saccente. Cerca di raggiungere la vera sapienza. Questa è la grande differenza tra il jolly e le altre carte del mazzo.»
«Hai detto jolly?»
Sofia annuì. «Hai mai riflettuto sul fatto che in un mazzo ci sono lo stesso numero di cuori e lo stesso numero di denari? Ci sono anche picche e fiori. Ma c'è un solo jolly.»
«Ma che risposte, figlia mia...»
«Ma che domande, mamma!»
Sua madre mise a posto la spesa. Poi prese il giornale e se ne andò in soggiorno. A Sofia sembrò che chiudesse la porta sbattendola un po' più forte del solito. Quando ebbe finito di lavare i piatti, salì in camera sua. Aveva messo la sciarpa di seta rossa nel ripiano più alto insieme ai Lego. La prese e si mise a osservarla attentamente: Hilde...

Jostein Gaarder (Il mondo di Sofia - Longanesi)

La mia sfida ai cinque tabù della Rai, intervista di Andrea Scanzi, il manifesto, 3 marzo 2003


Il suo ultimo spettacolo, Adenoidi, è ovunque sold out. La clandestinità teatrale rafforza il legame fisico-affettivo tra artista e spettatore. In tv, Luttazzi non ci può andare. “Ed è un peccato. La tv offre possibilità tecniche che il teatro non ha.” Paga ancora le polemiche di Satyricon. Berlusconi non ha risposto. Ha querelato.

Lui, Forza Italia, Fininvest, Mediaset e Cremonini ( il boss della carne ) mi chiedono più o meno 160 miliardi di lire. Non ce li ho. Non faccio l'idraulico. L'anno scorso Berlusconi ha imposto l'esclusione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi.

Un dirigente Rai mi ha spiegato che esistono cinque temi tabù su cui non si può ironizzare liberamente come piace a me: la religione, il capo dello Stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l'omosessualità. L'ho ringraziato. La prossima volta che torno in tv, in diretta, la prima battuta che dirò sarà: “ Cristo d'un Dio!, dice Ciampi, quello zoppo di un negro è una checca! “

Qualcuno ti chiede ancora se esiste la censura in Italia.

Io ne sono una prova. Quando lavoravo a Mediaset con Barracuda, come primo ospite mi mandarono Martelli. Gli chiesi di Berlusconi. Mi rispose:” Berlusconi non è un politico, è un piazzista.” Quella frase non andò mai in onda. La tagliarono al montaggio senza avvertirmi. Questa è la libertà di Mediaset.

E Le iene? Striscia?

Quella non è satira. E' giornalismo con sfottò. E lo sfottò è sempre reazionario. Io aspetto che Striscia faccia un'inchiesta sul falso in bilancio di Berlusconi, non sul suo fard. Sono trasmissioni funzionali a Berlusconi, perchè danno l'illusione che le reti Mediaset siano libere.

In Adenoidi attacchi duramente Costanzo.

Ho visto la sua intervista a Berlusconi prima della pausa estiva. Avrebbe potuto chiedergli di tutto: la depenalizzazione del falso in bilancio, il processo Lodo Modadori, il conflitto d'interessi, All Iberian... Costanzo non chiese nulla. Pochi giorni dopo, ho fatto uno spettacolo alla festa de l'Unità di Reggio Emilia. In programma c'era un'intervista a Fassino fatta da Costanzo. La sinistra deve smetterla di confondersi con questi personaggi.

A proposito, la sinistra come sta?

Mi ricorda i quadri di Jackson Pollock. Un caos espressionista, spesso astratto. Con Berlusconi sei durissimo.

Il suo governo, oltre che fascista, è pure illegale. La legge italiana vieta a chi ha concessioni pubbliche di candidarsi. E il delirante “editto di Arcore” scritto per lui da Giuliano Ferrara conteneva passaggi eversivi. Repubblica presidenziale, giustizia sottoposta all'esecutivo, affossamento della tv pubblica: è il programma di questo governo, scritto vent'anni fa da Licio Gelli. Stanno realizzando una sorta di golpe al rallentatore. Devono andare via. Ci siamo vaccinati, adesso basta.

Quando hai capito che volevi fare teatro?

A Santarcangelo di Romagna, dove sono nato, vidi il Dialogo di Gaber e Mistero buffo di Dario Fo. Rimasi totalmente affascinato. Con un amico facevo a gara a chi riusciva a far partire gli applausi. A fine spettacolo, Fo disse:” Per curiosità, chi erano quei due cretini che applaudivano a caso?”

Quando tornerai in tv?

Al prossimo governo. Forse.


Andrea Scalzi (Il Manifesto, 3 marzo 2003)


IL CROMOSOMA TURBOCINNO


Valentino Rossi, non nasce solo dal puro talento o dall’escalation tecnica, ma dall’ordine cosmico dell’universo, essendo egli la moderna mutazione genetica del turbocinno da bar.
Tanti anni fa chiamavasi turbocinno da bar, nei paesi e nelle periferie, un ragazzo dai sei ai sedici anni, di poco peso e molti brufoli, con le seguenti caratteristiche:
a. tendenza a passare su un motorino il novanta per cento del suo tempo.
b. tendenza a pistolare, ovverossia truccare, ovverossia maggiorare le prestazioni di detto motorino, con ogni mezzo illegale, impensabile, inesplorato, inconcepibile alle leggi della cinetica e della fisica.
c. tendenza a passare col cosidetto motorino avanti, indietro e a volte dentro al bar, nel modo più veloce, rumoroso e fastidioso possibile, possibilmente nelle ore notturne o di siesta.
Cosa portava il turbocinno alla sua vocazione di rompiballe, ai suoi micidiali arabeschi di sgasate e sgommate? Un insieme ribaldo di asinaggine infantile, esibizionismo, solitudine, libertà. Ma soprattutto il triste presentimento che ben presto il suo mondo nomade sarebbe diventato ingorgo, isteria, massacri autostradali, spot patinati e guerre petrolifere. Ricordo qui cinque famosi turbocinni del passato, giurando che il racconto è per metà veritiero.
1 ZINZELLA, così detto per il rumore del suo Morini, un sibilo lancinante simile alla cabrata di una zanzara di cinquanta chili, così acuto da frantumare i bicchieri di Campari e arricciare il pelo dello scroto a cento metri di distanza. Ancora oggi la Honda e la Yamaha stanno studiando i resti del motorino per capire cosa avesse la marmitta zinzolitica per ottenere quel prodigioso rumore, diviso in quattro tonalità a seconda della marcia innestata, e precisamente:
Prima marcia: trapano del dentista.
Seconda marcia: tempesta nell’alveare.
Terza marcia: scoreggia di Godzilla.
Quarta marcia: c’è un jumbo nel tinello.
2 BERTO BISTECCHINA, così soprannominato per la sua tendenza a fare lo slalom nel traffico, i peli ai muri e le veroniche alle macchine, il che gli causava abrasioni ed ematomi in ogni parte del corpo. Nei momenti di maggior gloria si calcola che il novanta per cento della superficie cutanea di Bistecchina fosse erosa da intonaco, ghiaino, maniglie di auto, fiancate di autobus e simili. È lui l’inventore dello sponsor: avendo il corpo ricoperto da seicento cerotti, diceva di correre per la Salvelox.
3 CARLETTO CIPASSO. Famoso per la sua abilità nel guidare la moto in ogni posto strano e proibito, filosofia condensata nella frase «sulla strada son capaci tutti». Sue specialità: entrare nel bar tra i tavoli e giocare a flipper dalla moto che ruotava. Fare Bologna-Faenza tutta sui marciapiedi. Riuscire a fare inversione di marcia dentro una cabina telefonica. Il suo capolavoro: la consegna di una pizza a un diciottesimo piano, in gara con l’ascensore. Vinse lui.
4 DRIZZO. Leggendario turbocinno figlio di meccanico e parrucchiera, noto per essere riuscito a truccare una moto Corsarino fino a portarla, dice la leggenda, ai duecento chilometri orari. Pare che i suoi trucchi fossero soprattutto due: il motore a fionde contrapposte, e la miscela Drizzo: benzina, fernet, niagara per sturare i cessi, olio di ricino e carburo. La sua specialità era andare ai centotrenta su una ruota sola (non dite che sono capaci in molti, lui andava su quella davanti). Frase preferita: «Sono molto forte sul bagnato perché tutti quelli che carico si pisciano addosso».
5 VELENO. Il più noto di tutti. A dieci anni era già un fenomeno. Nessuno in curva riusciva a piegarsi tanto. La mamma gli diceva sempre: fatti la barba, ma non era la barba, era il catrame dell’asfalto. Un giorno fu deriso e sfidato dal Nero, un trentenne arrogante, bugiardo e pieno di soldi. Adesso farebbe il presidente del consiglio, allora andava in giro a fare lo sbruffone in maximoto. Sfidò Veleno a scendere giù dal passo della Raticosa. Il Nero gareggiava con una delle prime Kawasaki, Veleno con la prima e unica Mamimovai, una moto da lui assemblata con pezzi di Malanca, di Minarelli, di Motom e di una caldaia Vaillant. Il Nero aveva il casco integrale e Veleno teneva in testa un pitale. Il Nero aveva la tuta di cuoio e Veleno la calzamaglia della sorella. Ma non ci fu storia. Veleno vinse con ventiquattro tornanti di distacco, e quando il Nero arrivò, Veleno aveva già speso i soldi della scommessa in gelati.
Questi giovani eroi sconosciuti sono i veri maestri di Valentino. È il loro cromosoma che lo ha portato a essere il più bravo di tutti e a vendicare tutti i turbocinni ingiuriati, appiedati e vilipesi della storia. Ora che le case giapponesi se lo disputano a suon di miliardi, non deve dimenticare il rombo notturno delle pattuglie di turbocinni, sulle disobbedienti piste della leggenda. Quindi ha due prospettive:
Una, rinnegare la sua natura di turbocinno, diventare un Vip e iniziare a tirarsela come fanno tanti sportivi clonati e depressi, obbedienti al mister e al marketing.
Due, sentir pulsare nel sangue il cromosoma Tc, continuare a divertirsi e non farsi imbalsamare dal successo.
Se farà la prima cosa, attento: un giorno troverà un turbocinno che lo batterà. Se farà la seconda cosa vendicherà tutti i turbocinni incompresi della storia. In questo ultimo caso accetterò l’offerta del suo turbomanager Gibo: fare l’allegrologo di Valentino in cambio del dieci per cento dei guadagni. Ho capito solo dopo che si riferiva ai guadagni di Biaggi. In tutti i casi, che lo spirito guida dei turbocinni sia con voi.

Stefano Benni (dicembre 2003)

Il bacio


Strada solitaria, di sera. Arriva lentamente una coppia di innamorati che passeggiano. Si fermano.

Lui: Che sera d’incanto, che luna e che silenzio, in questa strada solitaria!
(fa per abbracciarla).

Lei: Non approfittarne. Potrebbe passare gente.

Lui: Non c’è nessuno. Un solo bacio, ti supplico. Uno di quei lunghi baci durante i quali le anime si fondono in un unico sospiro e quasi si desidera morire, lentamente, dolcemente, in una estasi di felicità. (l’abbraccia)

I due uniscono le loro bocche in un lungo bacio. Una breve pausa, durante la quale, mentre i due restano con le bocche unite nel lungo bacio, la luce diventa violetta e comincia un sottofondo musicale suggestivo: per esempio il Valzer lento di Moskowky; e contemporaneamente s’odono i pensieri dei due che le loro voci registrate dicono con altoparlante, acciocché non si confondano i discorsi. Naturalmente, s’immagina che nessuno dei due oda i pensieri dell’altro.

Lui (pensieri): Come è strana la vita! Si pensa che queste cose debbano essere divine, ma dopo il primo momento si è smontati. In fondo, questi baci lunghissimi non valgono la loro fama. Si prova un certo brivido quando le labbra si uniscono, ma poi ci si fa l’abitudine. Ecco qua, io non provo un’emozione molto forte, anzi non provo nessuna emozione. Posso guardare intorno… (sempre restando bocca a bocca con Lei, cerca di occhieggiare furtivamente intorno e prosegue) … distrarmi, pensare ad altro. Oh, giusto, bisogna che mi rammenti, domani, di farmi tagliare i capelli. (con una mano si carezza la zazzera)
… D’altronde, non voglio essere io il primo a staccarmi. Lei crede che io sia in estasi… (si gratta un polpaccio) … e bisogna coltivare la sua illusione. Non capisco perché le donne smaniino tanto per questi baci interminabili. Per esse, questi sono fatti d’importanza capitale. Tra l’altro, mi sta per cadere il cappello. Chissà che ora sarà? … (cerca di vedere l’ora dall’orologio da polso del braccio con cui stringe Lei. E continua) … Non ci si vede un accidente. Però potrebbe ben decidersi a staccarsi, adesso. Dio mio, non si può restare eternamente così. Almeno arrivasse un vigile o una guardia di pubblica sicurezza, o un’altra coppia di innamorati, i un passante… (c.s. scruta nelle ombre) Macché, nemmeno un cane. Siamo soli ed indisturbati. E la situazione diventa insostenibile.

Lei (pensieri): Come siamo diverse dagli uomini, noi donne! Noi proviamo un piacere riflesso. Godiamo della gioia che diamo. Perché in fondo, se dicessi che questo lunghissimo bacio mi dà l’ebbrezza, non sarei sincera. Anzi, passato il primo momento, debbo confessare che non provo più niente. Però, non voglio staccarmi io per prima. Lui si immagina che io provi i suoi stessi sentimenti, e gli darei un dispiacere, se lo deludessi. Aspettiamo che si stacchi lui. Ma intanto non si decide, e non si può andare avanti così. Accidenti, com’è assetato delle mie labbra! Purtroppo non passa un’anima viva. Ci vorrebbe un pretesto per staccarsi. Oh, se incominciasse a piovere! (furtivamente e restando abbracciata allunga una mano alle spalle di lui per sentire se piove. E continua) … Macché! C’è un chiaro di luna limpido, accidenti.

Durante i due monologhi, piccole azioni furtive dei due innamorati sempre uniti nell’interminabile bacio. Lui si mette a posto il cappello che sta per cadergli, lei s’accomoda una ciocca di capelli, ad libitum. Terminato il monologo di lei, i due restano per un attimo nell’imbarazzante situazione, tendendo l’orecchio, con la speranza di udire avvicinarsi un passo, finché, al fruscio di una foglia che cade, si staccano precipitosamente, fingendo di credere che arrivi qualcuno.

Lui (barcolla: Ah! …

Lei (con voce strozzata, mano sulla fronte): Tu mi uccidi!...

Sipario.

Achille Campanile


sabato 13 febbraio 2010

Dopo trent’anni: “Ci rivediamo?”


A chi non è mai capitato di partecipare a “rimpatriate” tra vecchi amici di scuola?

Basta essere iscritti ad un “social network” per ricevere il fatidico invito da parte del compagno di banco o del complice di “marinata” che non vedevamo da quasi trent’anni. Così, ci si rivede in tre o quattro, a volte anche di più, per passare una serata insieme.

Ma la moda del “vintage” che ha contagiato gli ultra-quarantenni di oggi non si può applicare anche alle persone. Bastano pochi minuti per rendersi conto che quell’ex-ragazzo che con te giocava a ping pong o studiava italiano, adesso è diventato un illustre sconosciuto: uno di cui non sai niente.

Ed i racconti di una vita, condensati in poche ore, non fanno che acuire questa sensazione: “Ma come proprio tu hai fatto questo?”. Naturalmente, anche gli altri provano le nostre stesse emozioni, anche se difficilmente ce ne rendiamo conto, impegnati come siamo a riflettere sulla nostra vita passata ed a rivederla in rapidi flashback. L'esito di questi incontri rimane aperto ed imprevedibile: ci rivedremo ancora? Ci terremo in contatto?

L’argomento è stato oggetto di numerose descrizioni artistiche. Al cinema cominciò Laurence Kasdan col mitico Il Grande Freddo e, in Italia, il filone è stato seguito da Gabriele Salvatores con Marrakech Express e da Carlo Verdone con Compagni di Scuola . Ma la descrizione più autentica, vera e “mediterranea” si trova in un libro di Gianrico Carofiglio: Né qui, né altrove – Una notte a Bari. Sembra di essere là.


(di Angelo) -
L'Angolino - venerdì 12 febbraio 2010

Il frequentatore di tribunali

MILANO - «Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre - ha detto il Guardasigilli ospite di Lucia Annunziata in tv alla trasmissione In mezz'ora - ma il tribunale è un luogo dove si studiano i processi e dove ci si difende dalle accuse studiando le carte. Lui avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo». «Ecco dunque il perché di un provvedimento che interrompe i processi del premier. Ma Berlusconi -ha assicurato Alfano - non si sottrarrà ai processi: quando avrà finito di governare si farà processare dai tribunali italiani».

Uhm, mi pare di capire, in questo ragionamento (purtroppo l'articolo non dice se Alfano rideva mentre diceva queste amenità):
0 - a SB, come la maggior parte degli italiani, piace frequentare i tribunali;
1 - se ti accusano di qualcosa tu devi pur capire di cosa si tratti;
2 - paghi degli avvocati perché ti difendano davanti alla corte ma tu vuoi avere tutto in mano per cui passi il tempo a studiare le carte processuali;
3 - per studiare le carte processuali devi mettere da parte il tuo lavoro;
4 - se il tuo lavoro è quello di capo del governo, è impossibile pensare che tu sottragga tempo alla cura degli italiani;
5 - inventi la scusa che tornerai davanti ai giudici quando non sarai più capo del governo;
6 - in quel caso, per non presentarti, dirai che si tratta di una oscura manovra di palazzo per intimidire il capo dell'opposizione;
7 - il centrosinistra al governo converrà che è impossibile pensare di poter processare SB perché se ne farebbe un martire;
8 - il centrosinistra perde il governo per colpa di una forza di centro, si fanno le elezioni e rivince il centrodestra;
9 - SB a quel punto ha 80 anni ed è impensabile processare un vecchio, a meno che non si tratti di un anziano ufficiale nazista estradato dal Sudamerica;
10 - Alfano diventa presidente della repubblica.

Le formiche elettriche

venerdì 12 febbraio 2010

Il NO al legittimo impedimento


Testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul "legittimo impedimento":

Sig. Presidente del Consiglio, oggi Lei e la sua maggioranza vi accingete ad approvare una leggina con cui stabilite che Lei e si suoi Ministri – per il semplice fatto che ricoprite tali cariche – potete decidere a vostro piacimento di non recarvi in Tribunale se un giudice penale vi chiama a rendere conto del vostro operato.

Si vergogni, sig. Presidente del Consiglio, per la Sua ennesima scelta immorale ed anticostituzionale!

Solo in un Paese barbaro e dittatoriale si può immaginare che un Presidente del Consiglio, poiché egli stesso è sotto processo, si fa fare una legge apposita per non farsi processare.

Ma che dico: si fa fare decine e decine di leggi a seconda del bisogno, raggirando di volta in volta la Costituzione italiana e la buona fede degli elettori.

E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine e lei, Presidente del Consiglio, rappresenta il peggior Capo del Governo che la storia repubblicana italiana possa ricordare.

Lei è peggio del suo sodale di un tempo, quel Bettino Craxi - che da Capo del Governo pure Lui – prima le ha venduto a suon di miliardi di lire il sistema televisivo italiano e poi, macchiatosi di gravi reati (come Lei, d’altronde), ha avuto – lui - almeno la vergogna di darsi alla latitanza.

Lei, invece, no. Lei è qui. Lei ha trovato una soluzione ancora più spudorata.

Lei – sig. Presidente del Consiglio che non c’è - ha utilizzato i canali televisivi che ha comprato grazie a Craxi, per confondere e illudere gli elettori italiani e così venire in Parlamento con un manipolo di suoi sodali e farsi le leggi che le sono servite e le servono per risolvere i suoi guai giudiziari e per manipolare le sue fortune finanziarie.

Sono ormai numerose le “leggi personali” che Lei si è fatto fare ed altre le ha già fatte mettere in cantiere dalla sua asservita maggioranza, pronta ancora una volta ad abbassare il livello della propria dignità per non perdere la poltrona.

Mi riferisco alla odierna “doppietta” che ora avete messo in cantiere: la legge sul legittimo impedimento alla Camera e la legge sul “processo breve” al Senato.

Anche i bambini possono rendersi conto che il processo è breve se in breve tempo si fa.

Se invece, si decide che dopo un certo tempo non si deve fare più, si chiama “processo interrotto”, con buona pace di tutti coloro che chiedono ed attendono giustizia.

Se davvero volete che il processo sia breve, allora fornite più mezzi, più strutture e più risorse alla giustizia, invece di togliergli anche il minimo essenziale.

La legge sul processo breve è – a differenza delle altre leggi ad personam – non solo una beffa alla giustizia ma anche un danno alla collettività perché – per salvare alcuni della casta dai processi – si lasciano fuori dalle patrie galere migliaia di delinquenti e soprattutto non si assicura giustizia alle parti lese che finora dovevano aspettare anni e d’ora in poi dovranno rassegnarsi a morire senza mai ottenere giustizia.

Ma oggi in quest’Aula sta succedendo qualcosa di più e di veramente umiliante per le istituzioni!

Oggi, sig. Presidente del Consiglio, Lei sta chiamando in correità al suo progetto criminoso, anche tutti i suoi Ministri.

Lei ha chiesto ad i suoi Ministri di venire oggi tutti in Aula per votare anche loro questa legge.

Ma, buon Dio, stiamo parlando di una legge che riguarda proprio i Ministri, oltre che Lei, Presidente Berlusconi. Una legge che in futuro permetterà anche a loro di sfuggire ai processi penali durante tutto il loro mandato!

In un Paese serio ed in uno Stato di diritto, sarebbe uno scandalo assistere a Ministri che non si vedono mai in Aula – e voi, Ministri del Governo Berlusconi, non venite quasi mai in Parlamento - salvo presentarvi proprio oggi per votare la norma che interessa voi stessi!

Ah già! Questa volta il vostro capo è stato magnanimo e voi dovete far finta di assecondarlo: ha pensato anche a Voi e alla vostra impunità e non solo alla Sua.

Tutto ciò non è solo la manifestazione plateale di un evidente conflitto d’interessi ma è anche la riprova di una malattia etica che – sulla scia dei cattivo esempio offerto da Berlusconi – sta contagiando tutto il Governo e rischia di contagiare tutto il Paese.

Lei, Presidente Berlusconi, è il responsabile ed il mandate di tutto ciò.

Lei sta ballando sul fuoco della disperazione e della rivolta sociale.

Mentre lei se la ride alla Nerone maniera, milioni di persone stanno perdendo tutti i giorni il proprio lavoro e migliaia di aziende stanno chiudendo i battenti.

Ma il tempo della resa dei conti, per fortuna, si avvicina anche per Lei Presidente Berlusconi, perché stia pur certo che il morso della fame e dell’incertezza sta inducendo milioni di italiani a ripensare e considerare mal riposta la fiducia che finora hanno avuto nei suoi confronti.

Noi - può starne certo - faremo il possibile per svegliare le coscienze e accrescere la conoscenza degli italiani sulla sua persona affinché possano impegnarsi per disarcionarla dalla sella di comando prima che sia troppo tardi.

E quando dico noi, non mi riferisco a fantomatici ed inesistenti servizi segreti stranieri che avrebbero mosso o muoverebbero le nostre mani per far cadere ora il Suo Governo e prima quello del suo padrino politico Craxi.

Mi riferisco a tutti quei cittadini italiani che non vogliono abboccare all’amo dei ricatti e dei dossieraggi che Lei, Presidente Berlusconi, è tanto bravo ad ordinare e sfruttare per raggiungere i suoi privati obiettivi.

Obiettivi che anche questa volta abbiamo capito per tempo (e che sventeremo con forza).

Lei vuole alzare un polverone di fango sull’inchiesta di Mani Pulite per far ingoiare all’opinione pubblica il ripristino del famigerato art. 68 della Costituzione, in modo da garantire per sempre l’impunità a tutti parlamentari.

No, Presidente Berlusconi: noi di IDV non ci arrendiamo nemmeno di fronte ai ricatti e per questo votiamo convintamene No anche a quest’altra sua legge-porcata!


La vergogna di dirsi berlusconiani


Con Berlusconi si manifesta un singolare fenomeno, già noto ai tempi della Democrazia cristiana. Negli anni Sessanta e Settanta erano rarissimi quelli che ammettevano di votare Dc. Ma il partito del "Biancofiore, simbol d’amore" prendeva regolarmente, a ogni elezione, il 30 per cento dei suffragi. Evidentemente chi lo votava se ne vergognava.
Così è con Berlusconi. Nei bar, nelle palestre, in piscina, ai bagni o in qualsiasi altro ritrovo pubblico che raccolga un po’ di gente, nessuno, anche quando il discorso cade sul politico, dice di votare Berlusconi.
E anche fra i giornalisti, a meno che non siano i giannizzeri del Giornale, di Libero, di Panorama, e pure qui non sempre, nessuno ti dice apertamente che sta con Berlusconi. Un poco se ne vergognano, anche loro.
Ma i berluscones si smascherano in modo indiretto. Se uno ha in orrore Di Pietro, considerandolo il vero "cancro morale" di questo paese, è molto probabile che sia un berluscones. Se vi aggiunge Marco Travaglio ne hai quasi la certezza. Se ci mette anche Giorgio Bocca è matematico.
Per Di Pietro la cosa si capisce, perché è l’unico, vero, contraltare politico del Cavaliere e, per soprammercato, porta avanti il discorso della legalità. E i berluscones detestano la legalità, naturalmente quando si pretende di richiamarvi "lorsignori", per gli altri c’è la "tolleranza zero".
Sono i liberali alla Ostellino, alla Galli della Loggia, alla Panebianco, i liberali da Corriere della Sera (scriveva un indignato Panebianco ricordando l’orribile stagione di Mani Pulite: "L’opera di repressione non doveva più occuparsi prevalentemente, come aveva sempre fatto, dei ‘deboli’ e dei reietti, ma poteva rivolgersi anche ai potenti" – Corriere della Sera, 20/9/1999 – e in un altro pregevole scritto "Non parliamo d’altro che di 'corruzione', 'concussione', 'abuso di ufficio' e non ci accorgiamo dei reati di vero allarme sociale che sono quelli della microcriminalità", e ancora "La legalità, semplicemente non è, e non può essere, un valore in sé" – Corriere, 16/3/1998).
Peraltro l’orrore per il "giustizialista" (altra parola magica che smaschera il berluscones occulto) Di Pietro è un poco contraddittorio. L’intera classe politica attualmente in sella, berluscones in testa, non esisterebbe se non ci fosse stato il "giustizialista" Di Pietro. Particolarmente grottesca è l’avversione a Di Pietro degli ex Msi, ex An, oggi Pdl che, dopo essere stati espunti per decenni dalla politica con la truffa dell’"arco costituzionale", tornarono all’onor del mondo proprio grazie a Mani Pulite.
Dove sarebbe oggi, senza Di Pietro, per esempio l’onorevole La Russa, disonorevole ministro della Difesa? Sarebbe ancora nelle catacombe a fare il "cattivo maestro" di ragazzi che poi, sotto quelle suggestioni, andavano magari a rovinarsi tirando qualche bombetta (Murelli e Loi).
Travaglio è scontato. Sulla legalità ha un rigore torinese, jansenista. Sia a destra sia a sinistra per la verità, ma il berluscones non va tanto per il sottile. Quando però gli chiedi cosa rimprovera a Travaglio, farfuglia. Il massimo che riesce a dire è che "con i libri su Berlusconi ci ha fatto i soldi". Che è come dire che Sciascia non doveva fare le denunce di Todo modo perché quel libro ha venduto.Ma il più incomprensibile, e quindi il più significativo, è Giorgio Bocca. Se in una conversazione salta fuori, per qualsiasi motivo, il nome di Bocca, il berluscones occulto cade in deliquio, fa il ponte isterico, gli viene la schiuma alla bocca e manca poco che venga preso da una crisi epilettica. Eppure Bocca è stato il primo giornalista italiano di sinistra, ma anche non di sinistra, a denunciare sul Giorno, in un memorabile reportage degli anni ‘60, che cosa fosse realmente la gloriosa Unione Sovietica.
Meriterebbe un posto d’onore nel mondadoriano e berlusconiano opuscolo "Il libro rosso degli orrori del comunismo". Invece i berluscones lo odiano. E si vedono anche delle sciacquette del giornalismo nostrano, gente che ha cominciato a scrivere editoriali, cioè temi da liceo, a vent’anni, e a trenta, non avendo fatto alcuna esperienza sul campo, non san più che dire, storcere il naso di fronte al nome di Giorgio Bocca e alla sua straordinaria carriera che gli permette, alle soglie dei novant’anni, di essere ancora perfettamente lucido sulla pagina.
"Non devo alcun rispetto a Bocca" scriveva tempo fa un pinchetto di cui non ricordo il nome, poniamo un Facci qualsiasi, mentre dovrebbe fare i gargarismi prima di pronunciare il suo nome invano. Comunque sia un indizio è un indizio. Tre indizi (Di Pietro, Travaglio, Bocca) fanno una prova.
Quindi se vi capita in casa un tipo mellifluo, che affetta equidistanza, ma quando sente i nomi di quei tre ha reazioni da demonio finito in un’acquasantiera, potete andare sul sicuro: è un berluscones doc. E cacciatelo a pedate nel culo perché non ha nemmeno il coraggio civile di essere ciò che è.

Massimo Fini (da il Fatto Quotidiano dell'11 febbraio 2010)

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