"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

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venerdì 5 settembre 2014

IL BALLO DEL BLABLA: Governo Renzi, gli annunci dalla A alla Z I "faccio subito" diventano "tra un attimo"



Sguazzare nel magico mondo di Matteo Renzi è impresa faticosa e noiosa, ma istruttiva. Catalogare annunci, promesse, impegni, imperativi, scadenze, ultimatum, slogan, parole d’ordine, slide, tweet, hashtag, post, persino sms è un modo come un altro per studiare l’Italia e gli italiani del 2014. Dopo le mille balle blu berlusconiane, siamo tutti in una comunità di recupero per disintossicarci con terapia omeopatica e graduale: drogati da quattro lustri di patacche e bufale, rischiamo la crisi se ce le tolgono di colpo. Renzi è il metadone: l’oppioide che surroga sostanze psicotrope più forti e previene l’astinenza. Non bastasse l’annuncite che lui stesso ha confessato (negandola) l’altro giorno, quando ha annunciato “basta annunci” annunciandone di nuovi, ad aggravarla provvede la cosiddetta informazione. Che, come già con Monti & Letta, puntella il terzo governo estraneo agli elettori con un surplus di promesse, di solito su progetti segretissimi, anche per chi dovrebbe averli partoriti. Quando Renzi dice “i giornali sono pieni di progetti segreti del governo, talmente segreti che non li conosce nemmeno il governo”, ha le sue buone ragioni. Ma ha il torto di accorgersene tardi: quando aveva il vento in poppa e tutti i poteri forti ai suoi piedi con stampa e tv al seguito, sull’annuncite marciava felice. Intanto generava illusioni che neppure un incrocio fra Cavour, Roosevelt e De Gaulle avrebbe mai potuto soddisfare, dunque destinate a trasformarsi in delusioni. Ora che l’elastico torna indietro, lui tenta la fuga verso la normalità. Mille giorni al posto di cento (“una riforma al mese”). “Passodopopasso ” anziché “tuttoquisubito”. Ma doveva pensarci prima. Sei mesi di populismo e futurismo alla fiorentina, pancia in dentro petto in fuori, yeyé e brumbrum, ha inoculato nel Paese un’ansia da prestazione che ora gli si ritorce contro. Nessuno, a parte B., aveva tanto personalizzato la politica in una sola faccia, un solo corpo, una sola bocca perennemente aperta. E dire che all’inizio Renzi pareva saperlo che a metter troppa carne al fuoco si produce tanto fumo da oscurare le poche cose davvero fatte: “Basta spot, tanti fatti e pochi annunci. Concretezza da sindaci. I miei ministri devono lavorare e tacere” (22-2). “Voglio uscire dal Truman Show, siamo qui per parlare il linguaggio della franchezza, al limite della brutalità” (24-2). Ma erano annunci, pure quelli. Poi, come scrisse Panorama, partì il Ballo del Blabla.

Articolo 18 
“Non parlo dell’articolo 18” (Giuliano Poletti, Pd, ministro del Lavoro, 26-2). “Abolire l’articolo 18 entro fine agosto” (Angelino Alfano, Ncd, ministro dell’Interno, 11-8). “L’articolo 18 è un totem ideologico, inutile discuterne: bisogna riscrivere tutto lo Statuto dei lavoratori” (Renzi, 12-8). “Taglio di 3 anni per i nuovi assunti. Primo passo per cambiare l’articolo 18” (Corriere, 14-8). “Via l’articolo 18” (Enrico Zanetti, Sc, sottosegretario Economia, Libero, 14-8). “Poletti: non serve abolire l’articolo 18. Basta il contratto di inserimento” (Corriere, 17-8). “Il problema non è l’articolo 18, riguarda 3 mila persone” (Renzi, 1-9). Nel ddl delega “Jobs Act” c’è solo un accenno al “contratto a tutele crescenti”.
Auto blu
“Le auto blu andranno all’asta come abbiamo fatto a Firenze. Dal 26 marzo diremo ‘venghino signori venghino’” (Renzi, 12-3). “Vendesi auto quasi nuova colore blu. 100 auto blu all’asta online dal 26 marzo” (slide di Renzi, 12-3). “Le autoblu su eBay dovrebbero fruttare 370mila euro” (28-4). “L’auto blu piace usata e su internet scatta la corsa all’acquisto” (Repubblica, 28-3). “Pazzi per le auto blu: boom di offerte e prezzi più alti della media” (Corriere, 6-4). “Sono state vendute tutte le 52 auto blu messe all’asta su eBay” (Palazzo Chigi, 18-4). In realtà ne sono state vendute solo 7 e hanno fruttato appena 50mila euro.
Burocrazia
“Decreto ‘licenzierà’ i consiglieri di Stato” (Repubblica, 24-2). “Ora una violenta lotta alla burocrazia” (Renzi, 11-4). “Il piano anti-burocrazia. Renzi: ‘Entro mille giorni tutti i certificati online o inviati a casa entro 48 ore’” (Repubblica, 11-7).“Certificati online per dire addio alle code” (Stampa, 11-7). Tutto fermo.
Carceri
“Non è possibile un nuovo indulto-amnistia dopo 7 anni dall’ultimo. Non serio, non educativo e non responsabile. Sarebbe un autogol e un vulnus al principio di legalità che la gente non capirebbe” (Renzi, 12-10-2013). “Approvato in Senato il decreto carceri: risarcimenti e sconti di pena ai detenuti in celle sovraffollate, stretta sulla custodia cautelare, niente carcere se la pena non supererà i 3 anni. Lega e M5S: ‘Indulto mascherato’” (Stampa, 3-8). “La polizia ad Alfano: ‘Con lo svuotacarceri dimezzati gli arresti degli spacciatori’” (Repubblica, 18-8).
Casa
“Piano casa da 1 miliardo e mezzo” (Stampa, 1-3). “Arriva il piano casa con affitto e riscatto” (Repubblica, 2-3). “Riforma del catasto a breve” (Corriere, 5-6). “Altolà di Padoan alle spese: il pacchetto casa a rischio” (Repubblica, 26-8). “Sconto fiscale per chi affitta alloggi nuovi” (Corriere, 28-8). Bloccato quasi tutto per mancanza di fondi.
Conflitto di interessi
“Occorre una legge sul conflitto di interessi” (Delrio, 23-2). Mai vista.
Corruzione
“Caro Roberto… un’altra emergenza, strettamente connessa a quelle delle mafie, pure da affrontare – come ci ha di recente ricordato l’Unione europea – è la corruzione il cui costo ammonta a 60 miliardi ogni anno, pari al 4% del Pil italiano, circa metà dei danni provocati in tutta Europa” (Renzi, lettera aperta a Roberto Saviano, Repubblica, 2-3). “Senato, il ddl anticorruzione slitta al 10 giugno” (Messaggero, 27-5). “Renzi: Daspo a vita contro i corrotti. Stretta nel codice etico dei Dem” (Repubblica, 11-6). Il 16 giugno il ddl Grasso anticorruzione, discusso in commissione per un anno ed emendato da partiti e governo, è pronto per l’approvazione alla Camera. Ma il governo, previo colloquio di Renzi con B. e Verdini, lo blocca annunciandone uno nuovo. Che per ora non c’è né è all’ordine del giorno.
Costi della Casta
“Dimezzare subito il numero e le indennità dei parlamentari. E vogliamo sceglierli noi con i voti, non farli scegliere a Roma con gli inchini al potente di turno” (Renzi, 18-10-2010). Con l’Italicum e il Senato delle Autonomie, i parlamentari non si dimezzano, ma scendono da 950 a 730, e le indennità dei 630 deputati restano intatte. “Io da sindaco di Firenze guadagno 50mila euro netti l’anno. Perché un parlamentare o un consigliere regionale deve guadagnare molto più di me?” (18-7-2011). Ma con le sue riforme i deputati continueranno a guadagnare molto più dei sindaci. “Ridurre gli stipendi e dimezzare il numero dei parlamentari e abolire tutti i tipi di privilegi che fanno credere alla gente che i politici siano tutti uguali” (7-11-2012). Ora anche i sindaci e i consiglieri regionali nominati senatori avranno un privilegio in più: l’immunità parlamentare.
Crescita del Pil
“La domanda interna si rianima, il calo dei prezzi aiuta i redditi più bassi” (Mario Draghi, presidente Bce, 23-2). “Con misure serie, irreversibili, legate non solo alla revisione della spesa, nel primo semestre 2014 avremo già i primi risultati” (Renzi, 24-2). “‘Il taglio dell’Irpef può aumentare la crescita dello 0,4%’: per gli economisti tra 5 e 6 miliardi in più l’effetto sui consumi” (Stampa, 14-3). “Alimentari, trasporti e abiti: le famiglie spenderanno così 9 miliardi del bonus Irpef” (Repubblica, 16-3). “Il governo accelera sul Def. Sale la stima sul Pil: potrebbe salire all’1,1%” (Repubblica, 24-3). “La crescita del Pil quest’anno potrebbe arrivare fino all’1%” (Ignazio Visco, governatore Bankitalia, 12-4). “Abbiamo abbassato le previsioni di crescita del Pil rispetto al governo Letta. Sono prudenti, ma saranno smentite. Lo prometto” (Renzi, 8-5. Letta prevedeva un +1% annuo, Renzi un +0,8 annuo: verranno entrambi smentiti, ma al ribasso).
“Arriva il rimbalzino del Pil: secondo trimestre positivo. Attesa una crescita compresa tra lo 0,1 e lo 0,4%” (Stampa, 31-5). “Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente per la vita quotidiana delle persone” (Renzi, 24-7). “Renzi: ‘Difficile confermare il Pil a +0,8% del Def’” (Repubblica, 25-7). “Il Pil non me lo aspettavo così giù. La ripresa non arriva: avevamo previsto lo 0,8, invece sarà inferiore” (Renzi, 30-7). “Renzi: l’Italia non fallirà” (Corriere, 26-8). A fine anno si prevede una crescita negativa. Consumi ancora giù. Consumatori sempre più pessimisti.
Debiti della Pa
“Sblocco totale e non parziale dei debiti delle PA per dare uno choc” (24-2). Ma 22,5 miliardi il Tesoro li ha già pagati; altri 25 li ha già stanziati e coperti Letta; gli altri 47 sono fuori bilancio, mai certificati.
“Entro 15 giorni il decreto per sbloccare 60 miliardi alle imprese” (Renzi, 25-2). Poi si scopre che non è un decreto, ma un disegno di legge.
“Entro luglio pagheremo tutti i debiti della PA: oltre ai 22 miliardi già pagati, 68 miliardi totali” (Renzi, 12-3). “Il premier: subito 60 miliardi per pagare le imprese. Ma Padoan non è convinto” (Stampa, 26-2). “Così il governo restituirà grazie a Cdp 60 miliardi alle aziende creditrici” (Repubblica, 27-2). “Renzi si accorda con le banche per dare 60 miliardi alle imprese” (Libero, 5-3). “Crediti alle imprese, lo Stato paga tutto” (Repubblica, 8-3). “Caro Vespa, scommettiamo che rimborseremo alle aziende tutti i debiti della PA entro il 21 settembre, il mio onomastico? Se perde lei va in pellegrinaggio a piedi al santuario di Monte Senario, ma se perdo io sa dove mi mandano gli italiani?” (Renzi, 13-3). “Il grosso dei pagamenti avverrà nel 2015” (Delrio, 14-5). “Padoan: debiti PA a 6 miliardi: ‘Entro l’estate paghiamo’. Per Bankitalia sono 91 miliardi, Confindustria li stima in 100, il governo ne certifica molti meno” (Repubblica, 29-5). “Entro il 21 settembre dovremmo riuscire a pagare tutti i debiti della PA” (Renzi, 24-7). Al 21 luglio, sul sito del Tesoro, risultano pagati 26,1 miliardi, più 30,1 di risorse rese disponibili agli enti debitori ma non ancora pagate (totale: il 63% degli stanziamenti 2013). Il governo Renzi ha stanziato 13 miliardi. E adesso ha passato la palla a Cassa Depositi e Prestiti e alle banche.
Debito pubblico
“Nessuna preoccupazione sui conti pubblici” (Renzi, 2-8). “Debito pubblico record: 2168 miliardi. In 6 mesi 100 miliardi in più” (Stampa, 14-8).
Europa
“Non sforeremo il 3%” (Renzi, 15-3). “L’intesa tra Obama e Renzi: ‘Giusto cambiare l’Europa’” (Repubblica, 28-3). “Renzi a Obama: ‘Convincere la Merkel a cambiare verso’” (Repubblica, 28-3). “L’Europa ci darà più tempo per rispettare il Fiscal compact sul debito: nell’apparato di sorveglianza europeo ci sono margini” (Padoan, 2-4). “Asse tra Renzi e Cameron per rivedere i trattati Ue” (Corriere, 3-4). “L’Europa deve cambiare. Ora contiamo come Berlino” (Renzi, 27-5). “Prima sfida Renzi-Merkel” (Stampa, 28-5). “Stimo la Merkel, non è un nemico. Ma basta austerità” (Renzi, Stampa, 31-5). “Non temo le pagelle Ue, ma vanno cambiate le regole. Basta con gli eurotecnocrati” (Renzi, 1-6). “Merkel frena la sfida con Renzi” (Stampa, 5-7). “Non prendo ordini dall’Ue” (Renzi, Stampa, 10-8). “Le riforme in Italia le decido io, non Troika, Bce e Commissione” (Renzi, 10-8). “Sulle riforme condivido dalla A alla Z le parole di Draghi” (Renzi, 12-8). “Riforme, Renzi rassicura Draghi. Due ore di incontro informale” (Stampa, 14-8). “Sforiamo il 3%” (Enrico Zanetti, sottosegretario Economia, Libero, 14-8). “Zanetti parla a titolo personale” (Padoan, 14-8). “Renzi prepara la battaglia: ‘La crisi colpisce tutti, non siamo noi il problema dell’Ue, la Merkel si ammorbidirà’” (Repubblica, 15-8). Nei fatti, il governo non contesta alcun trattato: rispetta il 3% e vuole rinviare il pareggio di bilancio strutturale al 2016.
Evasione fiscale
“Avanti con la lotta all’evasione: non con i blitz a Cortina o Ponte Vecchio, ma con la tecnologia” (Renzi, 9-4). “Fisco, anche le bollette per la caccia agli evasori. Nel piano l’incrocio delle banche dati, dai conti correnti alle utenze” (Corriere, 10-4). “L’evasione non si combatte con nuove norme. Serve la volontà politica. Più controlli? È una logica parziale, rafforza l’idea che l’Agenzia delle Entrate è il nemico. Invece dev’essere un partner, un amico” (Renzi, 20-4). Nessun cambiamento fissato o previsto in materia.
Famiglie
“Ora aiuti alle famiglie” (Renzi, Repubblica, 20-4). “Arriva lo sconto fiscale per le mamme lavoratrici: ecco gli aiuti alle famiglie. Il governo prepara l’intervento sul ‘quoziente’” (Repubblica, 22-4). “Sul bonus alle famiglie stop del Tesoro” (Corriere, 31-5). “Rinvio sul bonus alle famiglie numerose” (Corriere, 4-6). Nulla, non c’è un euro.
Fisco
“Maggio, riforma del fisco” (Renzi, 17-2). “Ora nuovo fisco” (Pierpaolo Baretta, Pd, sottosegretario all’Economia, l’Unità, 1-6). “Scontrini detraibili, il 730 sarà precompilato” Corriere, 28-2). “Nuovo catasto e 730 precompilato, parte la riforma delle tasse” (Corriere, 2-6). “Tasse e fatture digitali. Fisco più semplice” (Corriere, 21-7). Tutto fermo in attesa dei decreti alla delega fiscale.
Flessibilità
“Ue: più riforme più flessibilità. Renzi: vertice tosto ma è un successo. Accordo molto buono” (l’Unità, 28-6). “(La flessibilità ottenuta da Renzi in Europa) non è poco… Quando si calcola il deficit non viene considerata, o meglio viene considerata flessibile, una parte della spesa. Di fatto si allenta il Patto di Stabilità. Parliamo di circa 7 miliardi di euro” (Graziano Delrio, Corriere, 30-6). “Renzi non ha mai chiesto maggiore flessibilità” (Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, Financial Times, 30-6). “Flessibilità, la sfida di Renzi” (Stampa, 3-7). “La crescita di Renzi spacca la Ue” (l’Unità, 3-7). “Renzi, scontro con i tedeschi sulla flessibilità” (Repubblica, 3-7). “Matteo snobba i falchi: ‘Il patto è con la Merkel, flessibilità o Juncker salta’” (Repubblica, 3-7). “La Bundesbank non si intrometta, non ci fa paura: decide la Merkel e la sua linea è un’altra” (Renzi, 4-7). “La flessibilità serve a tutti, non solo a noi” (Renzi, 4-7). “Duello Renzi-Ecofin sulla flessibilità. Padoan crede nella vittoria sui falchi: ‘Eviteremo manovra e infrazione’” (Repubblica, 9-7). “Governo-Ue, patto sulla flessibilità. Sul tavolo uno ‘sconto’ da 5 miliardi” (Repubblica, 17-8). “Sconto all’Italia, apertura Ue. Spiraglio da Bruxelles: sul tavolo in autunno” (Repubblica, 18-8). “La Commissione Ue frena: la trattativa sulla flessibilità? Solo una congettura” (Stampa, 18-8). “‘Flessibilità a chi fa riforme’. Renzi trova la sponda Bce” (Repubblica, 24-8). Nessun accordo raggiunto, nessun negoziato formale, solo il rinvio unilaterale del pareggio di bilancio al 2016 da parte dell’Italia.
F35
“Sì ai supercaccia F35, ma sui numeri il governo glisserà” (Stampa, 27-3). “Renzi a Obama: ‘L’Italia taglierà le spese militari’” (Repubblica, 28-3). “Difesa, il rebus dei tagli. Renzi: ‘Anche sugli F35’. Ma Pinotti rassicura i militari: ‘Sono necessari alla sicurezza’” (Repubblica, 29-3). “ ‘Le spese militari non vanno ridotte’ : pressing di Obama” (Stampa, 29-3). “Gli Usa confermano: ‘Dall’Italia nessun taglio alla fornitura di F35’ ” (Stampa, 6-4). “Taglio agli F35. Il governo insiste: 150 milioni in meno” (Stampa, 18-4). “Ecco il piano segreto per tagliare gli F35: via metà degli aerei. Il governo ha deciso: ne acquisterà solo 45” (Repubblica, 22-4). “Il Pentagono lascia a terra gli F35. Mogherini: discussione aperta. Inchiesta Usa sulla sicurezza dopo l’incendio a bordo di uno dei jet” (Corriere, 5-7). “F35, dopo i guasti la Pinotti frena: ‘Non compreremo niente che non sia sicuro e non funzioni perfettamente’” (Repubblica, 16-7). Nessuna riduzione degli acquisti di F35.
Giustizia
“Entro giugno faremo un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente” (Renzi, 17-2). “Basta con i nostri derby ideologici: fare della giustizia un asset reale per lo sviluppo del Paese” (Renzi, 24-2). “Caro Roberto… quello che va aggredito, hai ragione, è la ‘Mafia SpA’, presente in ogni comparto economico e finanziario del Paese… Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sanno di non rischiare molto sul piano penale, anche perché manca il reato di autoriciclaggio. Il paradosso di un estorsore o uno spacciatore di droga che non viene punito se da solo ricicla o reimpiega il provento dei suoi delitti sarà superato con assoluta urgenza attraverso l’introduzione del delitto di autoriciclaggio. Aggredire i patrimoni mafiosi può essere una delle grandi risposte che il governo è in grado di dare, dal punto di vista economico, per fronteggiare la crisi” (Renzi, lettera aperta a Roberto Saviano, Repubblica, 2-3). “La riforma della giustizia si fa entro giugno” (Renzi 30-5, 31-5, 1-6, 7-6, 13-6, 14-6). “Giustizia, riforma a tappe. Pronto il testo che introduce l’autoriciclaggio” (Corriere, 22-4).
“A giugno la riforma della giustizia, partendo dai Tar” (Renzi, Repubblica, 20-4). “La riforma della giustizia sarà al Consiglio dei ministri del 30 giugno” (Boschi, 20-6. In realtà il 30 giugno vengono presentate 12 righe di generiche “linee guida”). “Nessuna stretta sulle intercettazioni” (Andrea Orlando, Pd, ministro della Giustizia, 26-6). “Stretta sulle intercettazioni” (Repubblica, 1-7). “Intercettazioni e privacy, quel testo segreto contro l’Italia degli origliatori. Processo alla gogna” (Foglio, 1-7). “Giustizia, la ricetta del governo in 12 punti” (Corriere, 1-7). “Renzi: processo civile in un anno” (Stampa, 1-7). “Ho incontrato Renzi e mi ha assicurato che i 12 punti della giustizia li scriveremo insieme” (Silvio Berlusconi, 3-7). “Riforma della giustizia entro il 20 agosto” (Orlando, 26-7). “Processo civile, boom dell’online e tempi giù del 62%” (Repubblica, 2-8). “Per cambiare la giustizia ci confronteremo anche con le opposizioni” (Orlando, Repubblica, 3-8). “Giro di vite sull’azione disciplinare contro le toghe del Tar” (Corriere, 15-8). “Giustizia, il governo accelera sulla prescrizione” (Repubblica, 17-8).
“Accelerazione sulla giustizia. Orlando da Napolitano, che raccomanda: ‘Massima attenzione ai temi divisivi’: intercettazioni, prescrizione e falso in bilancio” (Corriere, 19-8). “Giustizia, scontro sulle intercettazioni” (Repubblica, 20-8). “Giustizia, si parte subito da civile e dalla responsabilità delle toghe” (Corriere, 20-8). “Giustizia, primo via libera. Ma serve più tempo per Csm e intercettazioni” (Corriere, 21-8). “Orlando vuole procuratori-manager” (Repubblica, 21-8). “Limiti ai pm e mini-bavaglio ai giornali. Stretta in arrivo sulle intercettazioni” (Repubblica, 22-8). “Giustizia, il piano del governo. Non solo il processo civile: subito anche la prescrizione” (Corriere, 22-8). “Il Guardasigilli assicura: niente rinvii” (Corriere, 26-8). “Prescrizione congelata e meno ricorsi in appello: ecco la riforma della giustizia” (Repubblica, 27-8). “Giustizia, il governo stringe sulla responsabilità dei giudici” (Corriere, 27-8).
“Giustizia, ecco la riforma. Ma sulle intercettazioni è scontro nel governo” (Repubblica, 28-8). “Sì alla stretta sugli ascolti dei non indagati” (Repubblica, 28-8). “La giustizia torna a dividere. FI attacca su intercettazioni e prescrizioni” (Corriere, 28-8). “Prescrizione congelata solo per i nuovi processi” (Repubblica, 29-8). “Giustizia, Alfano porta a casa la stretta sulle intercettazioni” (Stampa, 29-8). “Processo civile, subito un decreto. Sul penale il governo prende tempo: legge delega sui temi più dibattuti. Novità sulla prescrizione” (Corriere, 29-8). “Pensiamo a un tribunale con competenze più ampie per le imprese” (Renzi, 29-8. Ma il Tribunale delle Imprese l’aveva già istituito il governo Monti nel maggio 2012).
“Intercettazioni, nella riforma le linee guida” (Stampa, 30-8). “Renzi: giudici, chi sbaglia paga” (Stampa, 30-8). “La ‘rivoluzione’ giustizia: prescrizione congelata, nuovo falso in bilancio e vacanze dimezzate” (Repubblica, 30-8). “Ferie dei giudici, Orlando frena il premier” (Repubblica, 31-8). “Le 7 mosse ‘sblocca-giustizia’: un decreto e 6 ddl per recuperare efficienza” (Sole 24 Ore, 31-8). Per il governo è urgente solo il processo civile (decreto); non invece prescrizione, falso in bilancio e autoriciclaggio (ddl solo annunciati, senza una maggioranza in Parlamento che li voti).
Immigrati
“Cie, Alfano studia il taglio dei tempi di permanenza e pensa di abbassare il limite di 18 a 4-6 mesi” (l’Unità, 26-3). “Profughi nelle caserme di tutte le Regioni: ecco il piano Alfano” (Repubblica, 15-6). “Al via operazione Spiagge Sicure. Gli italiani stanchi di essere insolentiti da orde di vu’ cumprà, dobbiamo radere al suolo la contraffazione” (Alfano, 11-8). “Alfano: pronti a fermare Mare Nostrum” (Repubblica, 25-8). Approvata una legge delega sui Cie. Per il resto zero.
Italicum
“Occorre una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti e un tetto di tre mandati parlamentari, senza eccezioni” (Renzi, 3-4-2011. Ma, con le sue “riforme”, i partiti continueranno a nominarsi i deputati e per il Senato si aboliscono addirittura le elezioni. Nessuna traccia dei tre mandati). “Il Porcellum è la peggior legge elettorale possibile, in cui i parlamentari sono nominati” (Renzi, 15-4-2011). Infatti sostituisce la peggior legge elettorale possibile con la peggior legge elettorale possibile, in cui i parlamentari sono più nominati di prima.
“Vogliamo una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere il presidente del Consiglio e i parlamentari in modo libero, come succede nei Comuni. I partiti devono consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti. Poi se fanno bene li conferma, se fanno male li manda a casa e magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare” (Renzi, 26-4-2012). “Facciano quel che gli pare, purché lo facciano e che a scegliere siano i cittadini” (Renzi, 1-10-2012). “L’importante è dare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente, non necessariamente di incasellarsi in destra o sinistra. Comunque la pensi, puoi scegliere chi votare di volta in volta in base alla personalità di chi si candida, delle idee che esprime, del programma” (Renzi, 7-11-2012). Ma con le sue “riforme” i partiti seguiteranno a impedire alla gente di scegliere e guardare in faccia i propri rappresentanti.
“Il Porcellum non è il male assoluto, peggio c’è solo il proporzionale puro. Ma è molto meglio il Mattarellum: almeno vedi in faccia i parlamentari, perché con queste liste elettorali possono mettere dentro di tutto” (Renzi, 19-11-2013). Ora, con le liste dell’Italicum, Renzi potrà mettere dentro di tutto. “Il Mattarellum è senz’altro migliore del Porcellum: se, per garantire la governabilità, si aggiungesse un premio di maggioranza del 25%, sarebbe perfetto. Ma la soluzione migliore sarebbe la legge elettorale per l’elezione dei sindaci” (Renzi, 22-11-2013). Sia il Mattarellum sia la legge dei sindaci consentono ai cittadini di scegliere: Renzi preferisce l’Italicum, che non lo consente. “Berlusconi e Grillo fanno le larghe intese per conservare il Porcellum” (Renzi, 19-11-2013). Poi le larghe intese con B. le ha fatte Renzi per conservare il peggio del Porcellum nell’Italicum. “Nonostante i gufi, la legge elettorale è passata alla Camera ed entro settembre sarà approvata: non ci saranno mai più larghe intese e chi vince governa 5 anni. È una rivoluzione impressionante, chi vince governa. Politica 1 – Disfattismo 0” (Renzi, 12-3-2014). “Italicum entro l’anno” (Renzi, 2-8). Approvato dalla Camera, l’Italicum è uscito dall’agenda parlamentare: insanabili dissensi fra tutti i partiti.
Lavoro
“Il 17 marzo, all’incontro con la Merkel, avrò pronto il piano sul lavoro” (Renzi, 26-2). “Renzi: ora un Jobs Act da 100 miliardi” (l’Unità, 28-2). “Sussidio disoccupazione anche per i precari: 1.000 euro al mese per chi perde il posto. Il piano costerà 8,8 miliardi” (Repubblica, 28-2). “Ecco il Jobs Act targato Renzi: sussidio di disoccupazione anche per i precari. Col Naspi circa 1.000 euro al mese per chi perde il posto” (Repubblica, 1-3). “Il Jobs Act va bene così: tra 10 mesi vedrete i risultati” (Giuliano Poletti, Pd, ministro del Lavoro, Repubblica, 16-3). “Slitta a settembre il Jobs Act” (Corriere, 18-7). Il Jobs Act è un ddl delega spiaggiato in Parlamento. Ora il governo promette di approvarlo entro il 2014. Per i decreti attuativi passerebbe un altro anno.
Mafia
“Caro Roberto, so che… vi aspettate che la lotta alla criminalità organizzata diventi per davvero la priorità del governo. Questo impegno io lo assumo… Il cuore delle organizzazioni criminali è negli affari… e anche in quel confine sottile, sottilissimo, che esiste tra lecito e illecito con l’appoggio, con il consenso, con la collusione e qualche volta semplicemente col silenzio di chi ha ruoli di responsabilità nella politica, nelle amministrazioni e nell’economia. Sono questi i legami che dobbiamo smascherare e recidere. Faremo un lavoro serio e puntiglioso… per adottare le misure necessarie sul piano legislativo e amministrativo. Con una proposta organica in base al lavoro della commissione istituita a Palazzo Chigi con Cantone e Gratteri per elaborare strumenti e contributi per rendere più incisiva la lotta alla criminalità organizzata… Porterò questi temi anche sui tavoli del semestre Ue. C’è tanto lavoro da fare” (Renzi, lettera aperta a Saviano, Repubblica, 2-3). Niente di fatto, né di annunciato.
Manager pubblici
“Abbassando il tetto degli stipendi lordi a quanto guadagna il presidente della Repubblica, circa 250mila euro l’anno, risparmieremo 500 milioni” (Renzi, 14-3). “Manager di Stato, 500 milioni in meno: tetto a 248mila euro senza deroghe” (Repubblica, 14-3). “Ecco il ‘tetto’ agli stipendi dei manager pubblici. Da aprile scatta il limite: non oltre 311mila euro lordi” (l’Unità, 29-3). “Tagli ai manager, mossa del Tesoro. Da aprile scattano i primi risparmi” (Corriere, 25-3). “Da aprile tetto agli stipendi dei manager” (Repubblica, 29-3). “Stretta sui manager pubblici” (Corriere, 29-3). “Stipendi ai manager, subito i tagli” (Corriere, 29-3). “Arriva la stretta sui manager di Stato” (Stampa, 29-3). “Manager, nuova stretta del governo. Stipendi, tetto per tutti i dirigenti: taglio del 25% nelle società quotate” (Repubblica, 30-3). “Il tetto agli stipendi pubblici? Salito di 37 mila euro. Le retribuzioni dei burocrati ancorata alla Cassazione” (Corriere, 6-4). “La sforbiciata sui dirigenti può valere un miliardo l’anno” (Stampa, 8-4). “Gli stipendi dei dirigenti saranno agganciati al Pil. Palazzo Chigi apripista” (Repubblica, 8-4). “Per i superdirigenti il taglio dello stipendio vale fino a 65 mila euro l’anno” (Stampa, 10-4). “Stipendi ridotti a 238 mila euro, ma non per tutti” (Repubblica, 15-4). “Pronto il tetto agli stipendi. I dirigenti divisi in quattro fasce. Riduzioni anche per Bankitalia e Consulta” (Stampa, 18-4). “Dirigenti e manager di Stato, sorpresa di Pasqua amara: nuovo taglio di stipendi. La scure dei 240 mila euro su chi si era salvato dal primo tetto. Ora sacrifici anche in Rai, Ragioneria e vertici Polizia” (Repubblica, 20-4). La norma è passata, ma la platea degli interessati è molto più ristretta del previsto con risparmi di meno di 200 milioni, anziché di 500.
Manovra
“Palazzo Chigi: nessuna manovra” (Stampa, 7-3). “Non faremo manovre correttive” (Renzi, 10-4). “Basta sospetti, non servirà una manovra correttiva” (Padoan, Corriere, 6-7). “Smentisco che ci sarà un’altra manovra” (Renzi, 3-8). “Non ci sarà nessuna manovra” (Renzi, 4- 8). “Per il 2015 si profila, ad oggi, una correzione da 20 miliardi” (Enrico Morando, Pd, viceministro Economia, 18-8).
Marò
“Ho appena telefonato a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto” (Renzi, 22-2). “Adesso i marò tornino a casa” (Renzi, 28-3). “Rivendichiamo con forza la giurisdizione italiana e il rientro immediato dei nostri militari” (Palazzo Chigi, 28-3). “Dopo il malore di Latorre, la situazione ormai è insostenibile” (Roberta Pinotti, Pd, ministro della Difesa, 3-9). I due marò restano in India.
Municipalizzate
“Municipalizzate, possibili risparmi fino a 13 miliardi” (Corriere, 9-3). “Lo spreco delle Spa pubbliche costa 13 miliardi. 7 mila società in rosso. Che ora entrano nel mirino del governo” (Repubblica, 29-3). “Stretta sulle municipalizzate. Il premier vede Cottarelli e Padoan: ‘Colpiremo i santuari della Pa’” (Stampa, 7-4). “Tagli, tocca alle municipalizzate” (Stampa, 7-4). “Cura dimagrante dello Stato: solo 1000 municipalizzate” (Repubblica, 19-4). “La giungla delle società pubbliche produce soprattutto buchi. Confindustria: liquidandole si risparmierebbero 12 miliardi” (Stampa, 3-7). “Verranno cancellate subito 1250 municipalizzate” (Corriere, 27-8). “Vendita ‘forzata’ per le municipalizzate” (Corriere, 28-8). “Incentivi, vendite e fusioni: così verrà disboscata la giungla delle partecipate” (Repubblica, 28-8). “Nel decreto Sblocca Italia le misure sulle società degli enti locali: nel mirino quelle in perdita e nate per gestire una sola attività” (Repubblica, 28-8). “Azzerate 1250 municipalizzate” (Corriere, 29-8). Nel decreto Sblocca Italia, nessuna misura sulle municipalizzate. Se ne riparla nella legge di Stabilità. Ottanta euro. “Dal 27 aprile 1.000 euro in più in busta paga” (Renzi, 11-3). “Dal 1° maggio 1.000 euro netti in più all’anno in busta paga a chi guadagna meno di 1.500” (Renzi, 12-3).“Una maestra, una mamma avrà in tasca quei soldi in più per uscire con le amiche” (Renzi, 12-3). “Renzi, meno tasse da aprile: le coperture ci sono, indiscutibili e oggettive” (Stampa, 12-3).
“I soldi ad aprile? Nun j’a famo. Lo faremo a maggio” (Renzi, 12-3). “Alimentari, trasporti e abiti: le famiglie spenderanno così 9 miliardi del bonus Irpef” (Repubblica, 16-3). “C’è una soluzione tecnica che riguarda gli incapienti” (Renzi, 9-4). “Bonus esteso ai redditi sotto gli 8 mila euro lordi, cioè agli incapienti” (Corriere, 9-4). “Bonus da 200 euro per i più poveri: una tantum a 4 milioni di redditi sotto gli 8 mila euro” (Stampa, 10-4). “Spunta un miliardo per gli incapienti” (Repubblica, 15-4). “Bonus in busta paga a 15 milioni di italiani: 80 euro per metà di loro e 30 agli incapienti” (Repubblica, 18-4). “Niente sgravi agli incapienti” (Repubblica, 19-4). “Ora aiuti alle famiglie e sgravi ai pensionati” (Renzi, Repubblica, 20-4). “Dare uno stimolo alle famiglie a reddito medio-basso può avere un effetto immediato. Se la fiducia si rafforzerà ci sarà più propensione a spendere che a risparmiare” (Padoan, Corriere, 20-4). “Per gli incapienti si interverrà probabilmente con la legge di Stabilità del 2015. Guarderemo anche ai pensionati a basso reddito” (Padoan, Corriere, 20-4). “Ho preso un impegno con partite Iva, incapienti e pensionati nel proseguire il lavoro di abbassamento delle tasse iniziato con i lavoratori dipendenti e lo manterrò” (Renzi, Twitter, 23-4).
Il Censis ha detto che con gli 80 euro aumenteranno i consumi del 15%” (Pina Picierno, eurodeputata Pd, 7-5). “Dal 2015 i pensionati saranno dentro la stessa misura prevista nel decreto Irpef degli 80 euro” (Renzi, 23-5). “Il bonus sarà allargato” (Renzi, 3-6). “Renzi, pressing sul Tesoro per ‘allargare la platea’ degli 80 euro” (Stampa, 27-7). “Saremo in grado di estendere la platea degli 80 euro? Non sono in grado di garantirlo, ci proveremo” (Renzi, 2-8). “Chiederemo uno sforzo a Padoan per estendere la platea destinataria del bonus fiscale” (Alfano, Stampa, 3-8). “La fiducia dei consumatori arretra ai livelli di marzo. Istat: terzo mese al ribasso, peggiore delle stime. Annullato l’effetto ottimismo degli 80 euro di Renzi. Il bonus non arriva nei negozi, spendere resta un tabù” (Stampa, 28-8). “Per l’Istat il bonus è un flop: a giugno consumi mensili al palo, quelli annui giù del 2,6%” (Repubblica, 29-8). “Italia nella doppia morsa di deflazione e recessione. Ad agosto i prezzi in calo dello 0,1%, è la prima volta dal 1959. Istat: ‘Sarà stagnazione’” (Repubblica, 30-8). Niente 80 euro per incapienti, pensionati e partite Iva. Le coperture per confermare il bonus nel 2015 a chi l’ha avuto nel 2014, se le troveranno, saranno nella legge di Stabilità.
Patto di stabilità interno
“Entro il 10 marzo, censimento per una verifica puntuale sul patto di stabilità per capire quanto possono sforare i Comuni” (Renzi, 26-2). “Mercoledì sblocco il Patto di stabilità soprattutto al Nord” (Renzi, 5-3). “Fondi europei fuori dai vincoli: libertà di spesa ai comuni virtuosi” (Repubblica, 16-3). “Fine del patto di stabilità interno” (Pierpaolo Baretta, Pd, sottosegretario Economia, Unità, 1-6). “I comuni virtuosi potranno investire” (Renzi, 21-8). Nessuno ha toccato il Patto di stabilità interno: qualche allentamento parziale c’è per l’edilizia scolastica e nelle pieghe dello “Sblocca Italia”, sempreché esca mai da Palazzo Chigi.
Pensioni
“Uno che prende 7 mila euro al mese di pensione, se ne prende 6.500 campa lo stesso. Chi ne prende 600 euro, se gli do 200 euro in più è meglio” (Renzi, 8-11-2013). “Il tema di un contributo straordinario da parte di chi prende una pensione robusta esiste. Cottarelli ce lo presenterà nei prossimi giorni” (Graziano Delrio, Pd, sottosegretario Presidenza del Consiglio, 13-3-2014). “Cottarelli: contributo dalle pensioni oltre i 2 mila euro” (Corriere, 13-3). “L’idea che chi ha una pensione di 2-3 mila euro debba dare un contributo, forse c’è per Cottarelli, ma io la escludo” (Renzi, 13-3). “Dal governo stop a Cottarelli, nessun intervento sulle pensioni” (Stampa, 14-3). “Renzi: le pensioni non si toccano” (Repubblica, 14-3). “Interventi sulle pensioni alte” (Poletti, Corriere, 17-8). “Sforbiciata alle pensioni d’oro” (Stampa, 18-8). “Frenata sulle pensioni: ‘Per il momento nessun intervento su quelle superiori a 3.500 euro’” (Stampa, 19-8). “Il piano del governo: prelievo di 1 miliardo dalle superpensioni oltre i 3.500 euro” (Repubblica, 19-8). “Pensioni d’oro, Renzi boccia Poletti. Scontro nel governo. Baretta: non si tocca chi prende meno di 2 mila euro” (Repubblica, 20-8). “Sulle pensioni d’oro si riapre la partita. Manovra da 20 miliardi” (Repubblica, 21-8). “3.500 euro al mese di pensione avvicinano di più a un reddito alto che medio” (Baretta, Stampa, 21-8). “Pensioni, nessun prelievo” (Delrio, 22-8).
Polizie
“Salta la fusione delle Polizie” (Stampa, 4-6). “Nessun accorpamento fra polizia penitenziaria e forestale” Renzi, 13-6). “Forze di polizia, risparmi per 1 miliardo e mezzo: stop assunzioni. Le ipotesi di accorpamento per Forestale e Penitenziaria” (Corriere, 18-7). L’unica certezza nel Def è che gli agenti di tutte le polizie, come tutti gli statali, avranno gli stipendi bloccati fino al 2020.
Posti di lavoro
“Entro 15 giorni il pacchetto di misure per i giovani. I mercati ci osservano” (Renzi, 28-2). “Persi mille posti al giorno. Il record negativo per i giovani. Disoccupati al 13%: mai così dal 1977” (Corriere, 2-4). “Dato sconvolgente, scenderemo sotto il 10%” (Renzi, Unità, 2-4). “Un piano lavoro per 900 mila giovani: si parte a maggio” (Poletti, Repubblica, 5-4). “Ora un contratto per gli over 50: bisogna reinserire chi ha perso il lavoro” (Poletti, Stampa, 11-4). “L’agricoltura può creare 150 mila posti di lavoro” (Maurizio Martina, Pd, ministro dell’Agricoltura, Corriere, 13-4). “Via alla riforma, 15 mila posti per i giovani” (Renzi, 13-6). “Poletti: ‘Servizio civile per i primi 40 mila giovani. Risorse ok, a fine anno il via’” (Repubblica, 16-7). “L’80% dei 24 contratti di sviluppo è destinato al Sud. Attesi 25 mila posti di lavoro” (Stampa, 23-7). “Creeremo 900 mila nuovi posti di lavoro” (Renzi, 25-7). “Chi vuole restare al lavoro a vita ruba un posto alle nuove generazioni” (Madia, Stampa, 30-7). “Allo studio un paracadute per mandare in pensione i disoccupati con più di 55 anni” (Stampa, 4-8). “Abbiamo creato 100 mila nuovi posti di lavoro in due mesi” (Renzi, 1-9). “Negli ultimi due mesi 100 mila occupati in più” (Poletti, Stampa, 1-8). “Gli imprenditori siano responsabili, basta licenziamenti: il lavoro va salvato” (Federica Guidi, ministro Sviluppo, Repubblica, 28-8). “I disoccupati salgono ancora: persi mille al giorno” (Repubblica, 30-8). “Sblocca Italia, Lupi: ‘Almeno 100 mila nuovi posti di lavoro’” (Corriere, 31-8). Risultato: secondo l’Ocse, al 3 settembre, i disoccupati in Italia sono il 12,9%, e i giovani con meno di 25 anni il 40%. Secondo l’Istat, a luglio sono aumentati dello 0,3% su giugno.
Rai
“Voglio cacciare i partiti, lo sciopero della Rai (contro il taglio di 150 milioni, ndr) è umiliante. Se l’avessero proclamato prima delle elezioni europee avrei preso più voti” (Renzi, 1-6). Nessuna riforma della Rai: la legge Gasparri non si tocca.
Rientro dei capitali
“A rischio il decreto per il rientro dei capitali. Lo Stato avrebbe dovuto incassare 3 miliardi” (Corriere, 6-3). “Nessun condono sul rientro dei capitali. Non conosco la parola condono” (Padoan, 1-4). “Capitali all’estero, multe più basse per chi reinveste i fondi nell’azienda” (Corriere, 5-6). “Rientro dei capitali, ultima spiaggia” (Corriere, 2-7). Il ddl sui capitali all’estero è di fatto un condono fiscale ed è impantanato da mesi alla Camera per dissensi nella maggioranza.
Ripresa
“Anche sull’Italia, dopo la lunga recessione, spira una nuova aria di moderato ottimismo. Si vedono segnali di un ulteriore miglioramento dell’economia” (Pier Carlo Padoan, Pd, ministro dell’Economia, 12-4). “Lavoriamo per una ripresa col botto a settembre” (Renzi, 1-8). “La ripresa è un po’ come l’estate: magari non è bella come volevamo, arriva un po’ in ritardo, ma arriva” (Renzi, 5-8). “Ripresa più forte nel 2015” (Padoan, 7-8). L’Italia è in recessione e pure in deflazione.
Salario minimo
“Nel Jobs Act ci sarà il salario minimo” (Renzi, 12-3). “Morando apre il fronte del salario minimo: ‘Carcere se non si applica, serve una legge alla svelta’” (Repubblica, 6-4). “Dall’operaio alla colf, ecco il salario minimo” (Stampa, 6-4). Nessuna norma approvata sul salario minimo.
Sanità
“Stop alle scelte politiche per i direttori delle Asl” (Repubblica, 15-6). “Ticket in base al reddito, chiusi i reparti a rischio: ecco il Patto per la Salute” (Repubblica, 11-7). Nessuna riforma sanitaria alle viste, solo tagli.
Sblocca Italia
“Entro fine luglio arriva Sblocca Italia” (Renzi, 1-6). “Renzi annuncia un decreto Sblocca Italia sugli investimenti fermi” (Stampa, 2-6). “Parte lo Sblocca Italia” (Stampa, 3-6). “Censimento delle opere, project bond e incentivi. Sblocca Italia si sdoppia” (Repubblica, 12-7). “Renzi: sbloccheremo 43 miliardi” (Repubblica, 24-7). “Sblocca Italia con lo sconto fiscale ai proprietari di case in affitto” (Corriere, 26-7). “Arriva lo Sblocca Italia. Risorse aggiuntive per 4,5 miliardi” (Repubblica, 28-7). “Dalla Tav Napoli-Bari al valico del Frejus. Con lo Sblocca Italia pronti 3,7 miliardi” (Corriere, 1-8). “Nello Sblocca Italia i bond per le grandi opere. Obbligazioni emesse dalle imprese” (Corriere, 23-8). “Altolà di Padoan alle spese: Sblocca Italia senza fondi” (Repubblica, 26-8). “Sblocca Italia, scovate le risorse per i cantieri” (Stampa, 27-8). “Sblocca Italia per le opere: fino a 3 miliardi” (Stampa, 28-8). “4 miliardi per i cantieri” (Corriere, 29-8). “Sblocca Italia, Renzi ferma Lupi: ‘Quel testo non va, devi riscriverlo’” (Repubblica, 29-8). “Più cantieri e meno burocrazia, il governo cerca la ripresa. Stop vincoli per i lavori in casa. Fondi da 4 miliardi per attivare opere che ne valgono 10” (Repubblica, 30-8). “Mobilitati 10 miliardi per far ripartire i grandi cantieri” (Stampa, 30-8). “Nuove risorse per 3,8 miliardi” (Corriere, 30-8). “Il premier: via a opere per 10 miliardi” (Stampa, 30-8). “Sblocca Italia: sgravi e project bond, le tappe del decreto. Il governo ha voluto un provvedimento a costo zero, per questo è rimasto sospeso il bonus per l’edilizia e quello per gli affitti” (Corriere, 31-8). “Per far ripartire i lavori 700 milioni in due anni” (Corriere, 31-8). Nel decreto Sblocca Italia, quando sarà in Gazzetta Ufficiale, vecchie opere berlusconiane e soldi già stanziati dal governo Letta con destinazione cambiata: il governo Renzi aggiunge appena 200 milioni.
Scorta
“La volontà di rinunciare alla scorta: ‘Voglio restare me stesso, chi mi protegge è la gente, la mia scorta sono le persone normali’” (Renzi, Corriere, 18-2). Renzi ha la scorta.
Scuola
“Sono pochi 53 miliardi per la scuola” (Stefania Giannini, Sc, ministro Istruzione, 23-2). “Primo punto programmatico sarà il rilancio dell’educazione. Da giugno a settembre realizzeremo un piano straordinario per le infrastrutture scolastiche” (Renzi, 24-2). “Scuola, 2 miliardi per ristrutturare le aule. ‘Adegueremo oltre 2 mila istituti in deroga al patto di stabilità’” (Repubblica, 26-2). “Cercheremo una soluzione per dare una corsia preferenziale ai soldi per la scuola” (Renzi, 5-3). “Interventi per la sicurezza da 1 miliardo. Pronti ad agire” (Giannini, 8-3). “Così saranno ristrutturate le scuole: coinvolto anche Renzo Piano. Trovati 2,5 miliardi per gli interventi sull’edilizia fino al 2016” (Stampa, 10-3). “Tutti i numeri che leggete sull’intervento del governo sull’edilizia scolastica sono falsi. Tutti falsi. Nessuno sa davvero quante e quali sono le scuole su cui dobbiamo intervenire, né conosce i fondi disponibili. Qui nessuno sa niente, Renzi spara razzi nel cielo quello è il suo talento, ma poi noi arranchiamo dietro. Mancano tutti i dettagli, e che dettagli” (Roberto Reggi, Pd, sottosegretario Istruzione, 10-3). “Subito 3,7 miliardi per l’edilizia scolastica” (Giannini, 12-3).
“10 mila interventi di edilizia scolastica” (Repubblica, 13-3). “Lezioni in lingua alle elementari: la mia scuola parlerà inglese” (Giannini, 27-3). “Abbiamo stanziato 3,5 miliardi per la scuola” (Renzi, Repubblica, 20-4). “Anche la Giannini scende in trincea: ‘Mi batterò contro i tagli agli atenei’. La manovra taglia 30 milioni subito e 45 dal 2015 in poi al Fondo di finanziamento delle università” (Repubblica, 20-4). “Piano scuola al via. Pronto un miliardo per 20 mila cantieri. Si parte il 1° luglio. Tra il 2015 e il 2020 arriveranno altri 4 miliardi” (Stampa, 15-6). “Patto sulla scuola: ‘Un premio ai prof, ma dovranno lavorare di più’” (Repubblica, 2-7). “Partono le ‘scuolebelle’ di Renzi. Da domani arrivano gli imbianchini. Stanziati 150 milioni da usare entro dicembre” (Stampa, 20-7). “Via libera all’8 per mille per rilanciare l’edilizia scolastica” (Repubblica, 24-7). “Dietrofront del governo: stop alla pensione per 4 mila insegnanti. Via anche il limite dei 68 anni a professori e primari. Renzi irritato con i tecnici del Tesoro: ‘Troverò le risorse’” (Repubblica, 5-8).
“Scuole senza soldi, riapertura a rischio: l’allarme delle Province, colpite dai tagli per 9 miliardi: non possiamo garantire sicurezza e riscaldamento delle aule” (Repubblica, 8- 8). “Istruzione, le novità che troveremo sui banchi: informatica dalla primaria e alla maturità si parlerà inglese” (Corriere, 14-8). “Il 29 agosto presenteremo una riforma complessiva che, a differenza di altre occasioni, intende andare nella direzione dei ragazzi, delle famiglie e del personale docente che è la negletta spina dorsale del nostro sistema educativo” (Renzi, Tempi, 23- 8). “Scuola, nuovi concorsi e aumenti” (Stampa, 24-8): “Rivoluzione scuola, ecco il piano: ‘Meritocrazia e apertura ai privati’. Il ministro Giannini: mai più precari e supplenti, aumenti di stipendio ai professori migliori” (Repubblica, 26-8). “Scuola, piano per riassorbire i precari” (Stampa, 27-8). “Scuola, svolta sui precari: subito l’assunzione per 100 mila professori. Servirà un miliardo e mezzo” (Repubblica, 27-8). “Renzi, summit sulla scuola senza il ministro Giannini. Il contropiede del leader: tratto io, sarò giudicato su questo” (Corriere, 27-8).
“Precari da assumere ma senza cattedra fissa: sono 120 mila i professori a termine” (Corriere, 27-8). “Chi lavora di più prenderà più soldi. Rivoluzione del merito, ecco come funzionerà” (Repubblica, 27-8). “Scuola. Liceali, stage al museo. E alle elementari più maestri per classe. Piano istruzione da 3 miliardi l’anno” (Corriere, 28-8). “Medie e maturità, gli esami cambiano. Le linee guida della riforma puntano alla semplificazione delle prove alla fine dei cicli” (Repubblica, 28-8). “Renzi: troppa carne al fuoco, la scuola slitta” (Corriere, 29-8). “La scuola slitta a settembre” (Repubblica, 29-8). “Per studenti e prof ora si cercano i fondi. I perché del rinvio sulla scuola” (Corriere, 29-8). “Scuola, assunzioni congelate. Problemi con le coperture, rinviata la riforma. Oggi in Cdm nemmeno le linee guida” (Stampa, 29-8). “Scuola, niente assunzioni. Non basta 1 miliardo per stabilizzare i precari. Renzi rinvia la riforma al 3 settembre” (Stampa, 30-8). “C’è un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana, nei prossimi 12 mesi occorre ripensare come l’Italia investe nella buona scuola. Nel bilancio dello Stato metteremo più soldi sulla scuola e assumeremo 150 mila precari. A partire da gennaio i provvedimenti normativi, perché il 2015 sia l’anno in cui si inizia a fare sul serio” (Renzi, 3-9).
Per l’edilizia scolastica, tra fondi vecchi e nuovi (244 milioni), è stato stanziato circa 1 miliardo: 450 milioni per le piccole ristrutturazioni (17.961 richieste), 400 per la messa in sicurezza (2.865), 244 milioni per nuovi edifici (404). La riforma epocale, a oggi, è un bel documento sul sito “passodopopasso”.
Segreto di Stato
“Abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principali vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di piazza Fontana, dell’Italicum (sic, ndr) o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane” (Renzi, Repubblica, 20-4). Ma nessun atto relativo alle stragi, per legge, può essere coperto da segreto di Stato: Renzi lo toglie là dove non c’è mai stato.
Senato
“Grillo firmi per la riforma del Senato per risparmiare 1 miliardo” (Renzi, 17-12-2013). “La grande svolta sul Senato che, insieme all’abolizione delle province, farà risparmiare 1 miliardo l’anno” (Renzi, 31-3-2014). In realtà il Senato costa ogni anno circa 500 milioni e, abolendo le indennità ai nuovi senatori e i rimborsi ai gruppi, se ne risparmierebbero appena 160. I costi di sedi e personale resterebbero pressoché intatti. “Abolizione del Senato: tra 15 giorni si porta in Parlamento, approvazione in Senato entro il 25 maggio” (Renzi, 12-3). “Penso che entro maggio si voterà il ddl al Senato” (Renzi, 18-4). “La riforma va approvata entro il 25 maggio per essere credibili negli incontri europei fissati subito dopo” (Maria Elena Boschi, Pd, ministro delle Riforme, Repubblica, 22-4). “Riforma del Senato entro il 10 giugno. O riesco a fare le cose o me ne vado” (Renzi, 28-4). “Entro giugno il sì sul Senato” (Renzi, 3-6). “Per la riforma del Senato siamo passati da una bella merda a una merdina, ma sempre di merda si tratta” (Roberto Calderoli, Lega Nord, relatore della riforma del Senato, 22-8). La riforma, che non abolisce il Senato ma le elezioni per il Senato, viene approvata in prima lettura l’8 agosto.
Spending review
“Vertice notturno Renzi-Padoan sulla spending review: tagli subito fino a 5 miliardi” (Messaggero, 24-2). “Pronto il piano Cottarelli: subito 6 miliardi di tagli. Nel mirino acquisti e sussidi” (Stampa, 24-2). “Tagli subito fino a 5 miliardi” (Messaggero, 24-2). “Subito 4 miliardi di tagli alla spesa” (Corriere, 24-2). “Subito 6 miliardi di tagli” (Stampa, 24-2). “Supervertice sui tagli dello Stato. Subito 500 milioni dagli stipendi d’oro” (Corriere, 15-3). “Spending review pronta” (Repubblica, 15-3). “Il premier e l’obiettivo tagli: ‘Entro 7 giorni il piano’” (Stampa, 16-3). “La cura Cottarelli. Dall’Arma ai treni: ecco i dettagli del taglia-sprechi” (Stampa, 18-3). “Politica e appalti, i tagli di Renzi” (Corriere, 20-3). “Parte lo Sforbicia-Italia: interverremo su tutte le sacche di micropotere e sottopotere, santuari che finora nessuno ha mai pensato di toccare, non risparmieremo nessuno” (Renzi, Qn, 6-4). “‘Spending review, ora i tagli agli uffici statali’: Cottarelli, lavoro in tre fasi, poi gli obiettivi da mantenere” (Corriere, 6-4). “Tagli e spesa pubblica centralizzati da maggio. Cottarelli: pronti ad avviare le nuove fasi della spending review” (Corriere, 6-4).
“Renzi vuole tagli per 6 miliardi” (Corriere, 8-4). “La prossima tappa sarà una campagna on line: ‘E tu cosa taglieresti?’. Partiamo subito, chiediamo ai cittadini di segnalare al governo gli sprechi, gli enti inutili, le complessità burocratiche, i privilegi odiosi, i pasticci amministrativi” (Renzi, Corriere, 9-4). “Stangata su banche e manager. Spending review da 4,5 miliardi” (Repubblica, 9-4). “Dai tagli alla spesa pubblica dovrebbero arrivare 4,5 miliardi” (Renzi, 9-4). “Niente manovra, tagli per 4,8 miliardi” (Padoan, 11-4). “Non vogliamo tagli lineari, ma tagli intelligenti” (Renzi, 18-4). “Cottarelli: 3,5 miliardi dalla Difesa” (Corriere, 24-4). “Il governo riparte dai tagli. Controlli e tetti alle spese” (Stampa, 4-6). “Il grande spreco di Stato tra stampanti e scrivanie: 30 miliardi da risparmiare” (Repubblica, 15-6). “Cento enti nel mirino per acquisti ‘anomali’. Via ai controlli di Cottarelli e Cantone” (Stampa, 3-7). “Il premier a caccia di 12 miliardi” (Stampa, 12-7). “La missione di Cottarelli: tagli di spesa per 17 miliardi” (Corriere, 18- 7). “Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali. Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere risparmiate ammonta a 1,6 miliardi per il 2015. Così potete dimenticarvi il taglio delle tasse perché non ci saranno risorse” (Carlo Cottarelli, commissario alla spending review, 30-7). “Spending review, Cottarelli lascerà: scontro con Renzi” (Repubblica, 31-7).
“Cottarelli fuori? La spending review la faremo lo stesso anche senza di lui. Dai tagli di spesa avremo 16 miliardi e porteremo il deficit al 2,3%” (Renzi, 30-7). “Tutto più difficile con la mini-crescita. I tagli e la ricerca di 3,5 miliardi” (Corriere, 2-8). “Il premier ha deciso: niente manovra ma tagli ‘parzialmente lineari’ sulla spesa di tutti i ministeri. Cottarelli non sarà sostituito” (Stampa, 4-8). “Renzi volta pagina, ora punta tutto sul taglio della spesa” (Stampa, 8-8). “Spending review, si accelera: va diminuita la spesa pubblica di 17 miliardi nel 2015 e 32 nel 2016” (Corriere, 15-8). “Si parte dai 16 miliardi della spending review” (Delrio, Repubblica, 22-8). “Ricetta Cantone-Cottarelli per tagliare 4,5 miliardi sulle forniture agli uffici” (Corriere, 25-8). “Spending review, sprechi da 1 miliardo solo dalle bollette” (Repubblica, 25-8). “Risparmieremo su tutto” (Padoan, Corriere, 27-8). “Mezzo miliardo di risparmi dalle partecipate entro il 2015” (Cottarelli, 1-9). “I tagli saranno non per 17, ma per 20 miliardi. Il governo valuterà tagli non lineari del 3% per ciascun ministero. Lunedì con Padoan incontrerò tutti i ministri. Ognuno potrà e dovrà valutare le singole spese da tagliare” (Renzi, 3-9). Affossata la spending review, si faranno tagli lineari come ai tempi di Tremonti: quelli che Renzi aveva ripetutamente escluso.
Tasse
“Bot, la tassa può aumentare. Se un’anziana ha da parte 100 mila euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro avrà problemi” (Graziano Delrio, 23-2. Poi Palazzo Chigi rettifica: “Solo una rimodulazione”). “Il calo delle tasse, si parte dall’Irap. Subito una riduzione del 10%” (Corriere, 24-2). “Patto con le imprese: meno Irap, sconti più leggeri. Sgravi Irpef, 50 euro al mese. Cuneo, detassati 10 miliardi: 8 alle famiglie sotto i 2.000 euro, 2 alle aziende” (Repubblica, 24-2). “La mossa di Renzi. Tasse più alte sui Bot per abbassare l’Irpef. Un miliardo di gettito in più dai titoli preferiti dalle famiglie” (Stampa, 24-2). “Prelievo sui Bot, primo scoglio. Delrio: agire sulle rendite. Poi la frenata del governo: nessuna nuova tassa” (Corriere, 24-2). “Cambieremo le tasse sui Bot” (Renzi, Repubblica, 24-2). “I dubbi del Tesoro sulla tassazione dei Bot: ‘Finirebbe per colpire solo le famiglie’” (Repubblica, 25-2). “Possibile tagliare l’Irap del 30%” (Renzi, 26-2). “Renzi pronto a soccorrere le imprese: allo studio un taglio del 30% dell’Irap” (Repubblica, 27-2). “Non disperdiamo le risorse. Taglio forte dell’Irap alle imprese. In un secondo tempo sgravi Irpef” (Morando, 6-3). “Irpef o Irap, il governo si spacca. Renzi: no al derby” (Repubblica, 8-3). “Taglio dell’Irpef e dell’Irap” (Corriere, 8-3).
“Irpef e Irap, tagli a metà. Padoan vorrebbe agevolare le imprese, ma Renzi cerca il compromesso. Spunta l’ipotesi dell’intervento bilanciato” (Stampa, 8- 3). “Riduzione contestuale del 10% dell’Irap e di 5,5 miliardi di Irpef” (Filippo Taddei, consigliere economico di Renzi, 8-3). “Padoan: ‘O tutto sulle imprese, quindi Irap e oneri sociali, o tutti sui lavoratori, attraverso l’Irpef’” (Sole 24 Ore, 8-3). “Serve un’azione duplice, riduzione Irap per le imprese e Irpef per i lavoratori” (Angelino Alfano, Ncd, ministro Interno, 8-3). “Irap e Irpef, ipotesi di taglio a rate, bilanciato a tappe” (Corriere, 10-3). “Accantonata l’idea di tagliare anche l’Irap. Difficile trovare i soldi per ridurre il cuneo dopo no dell’Europa all’uso dei fondi comunitari” (Stampa, 10-3). “Copertura doppia: il bacino a cui attingere sarebbe addirittura di 20 miliardi” (Corriere, 12-3). “Dal 1° maggio taglio del 10% dell’Irap alle imprese” (Renzi, 12-3). “Al posto del taglio Irpef spunta il bonus in busta paga” (Repubblica, 24-3). “Raddoppiano le tasse sui passaporti” (Corriere, 31-5). “Meno tasse, ma tagli di spesa” (Renzi, Stampa, 22-8). Oltre al bonus Irpef per i dipendenti sotto i 1.500 euro al mese, c’è stato il taglio del 10% (non del 20 o del 30) dell’Irap: entrambi vanno però confermati per l’anno prossimo. Intanto il governo autorizza i comuni ad aumentare la Tasi a tutti, fuorché alla Chiesa cattolica.
Tasi
“Allarme Tasi, ma il governo assicura: non costerà più dell’Imu” (Repubblica, 31-5). “Da Bankitalia allarme Tasi. Delrio: ma sarà meno del 2012” (Stampa, 31-5). “La Tasi sarà più cara dell’Imu per una famiglia su due. E per oltre due terzi di quelle che vivono in case modeste e hanno figli” (Repubblica, 23-8). “Dalla Tasi meno incassi rispetto alla vecchia Imu” (Stampa, 29-8).
Unioni civili
“Ci sarà una proposta ad hoc del governo sul modello tedesco” (Renzi, 27-7). Mai vista.
Vitalizi
“Cambiare in nome dell’equità e della giustizia le regole delle pensioni si può fare. Ma nel pacchetto ci deve essere a tutti i costi l’abolizione di qualsiasi vitalizio per i politici. Un Parlamento che legifera sulle pensioni degli altri tenendosi stretti i propri privilegi sarebbe inaccettabile” (Renzi, 25-10-2011). Nulla di fatto per abolire i vitalizi dei parlamentari, nemmeno per quelli condannati.
Zuzzurellone
“Andate in vacanza belli allegri” (Renzi, 7-8-2014).

Marco Travaglio - Da Il Fatto Quotidiano del 5 e del 6 settembre 2014





giovedì 4 settembre 2014

PALERMO, 12 MAGGIO 2007. VIGILIA DELLE ELEZIONI PER IL SINDACO.

Si vota per il sindaco di Palermo. Il candidato del centrosinistra è di nuovo Leoluca Orlando, questa volta con l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Il candidato del centrodestra è Diego Cammarata, sindaco uscente. Il presidente di seggio della sezione 460 nel quartiere Cruillas, Gaetano Giorgianni, si reca nella sede elettorale di «Azzurri per Palermo» che sostiene Cammarata. Fa presente che ha 45 anni ed è disoccupato. Il consigliere comunale Gaspare Corso gli promette, in caso di vittoria, un posto da ausiliario del traffico. Segue brindisi per suggellare il patto. Poi si organizzano: immetteranno nelle urne 260 schede già votate per Cammarata. Corso le scrive, la cognata le piega.
Giorgianni si reca al seggio alle 5.30, non c'è ancora nessuno, infila le schede nelle urne e le sigilla.
Diego Cammarata vince le elezioni tra accuse di brogli diffusi. Orlando protesta, ma il risultato non cambia.
Gaetano Giorgianni, reo confesso, viene arrestato nell'ottobre del 2008. Non è diventato ausiliario del traffico.

Enrico Deaglio (Patria, 1978-2008 - Fonti, curiosità e spunti di ricerca a cura di Andrea Gentile - ilSaggiatore - 2009)


martedì 2 settembre 2014

Ma Renzi è adatto a governare?

È adatto Matteo Renzi al compito che si è preso? "Is he fit to govern?". Mi sembra che si stia avvicinando il tempo di farsi anche su di lui la domanda che ha dannato tanti altri premier italiani, e non solo, in questa crisi che dura da ormai sei anni.
Diamo per scontato la risposta da parte delle artiglierie dei Renzi-fan, diventati oggi così radicali e insultanti da far sembrare i grillini dei perfetti gentiluomini. Intorno all'inquilino di Palazzo Chigi si è formato infatti un dogma di "infallibilità", una narrativa che passa da trionfo a trionfo , una vulgata del genere "durerà venti anni", il mantra "a lui non c'è alternativa" ripetuto da amici e ancor più da nemici. In una sorta di sindrome di Fukuyama, autore de "la fine della storia", presto smentito dalla storia stessa. 
Un leader tuttavia dura tanto quanto è efficace la sua azione di governo. E al momento Matteo Renzi , a dispetto dei molti fuochi d'artificio che circondano la sua persona, è in un punto molto critico della sua forza politica.
Non è questione né di immagine né di buone maniere, di cui non ci interessa assolutamente nulla. Si tratta di risultati - materia che rimane molto ostica per il giovane presidente.
Il più atteso dei suoi provvedimenti, lo Sblocca Italia, è intanto stato giudicato quasi unanimemente inferiore alle esigenze della drammatica situazione del paese. E se una parte di inadeguatezza era da mettere in conto, visto che Renzi è in sella da soli sei mesi, e non ha la colpa di una difficile situazione che dura da anni, non è invece giustificabile la inadeguatezza del metodo con cui il premier si sta confrontando con le reali condizioni del paese.
Fa testo di questa inadeguatezza il percorso di preparazione e le conclusioni del primo Cdm d'autunno - insieme sono purtroppo la fotografia di un governo segnato dalla approssimazione amministrativa. Abbiamo assistito a vicende incredibili, che per qualunque altro esecutivo avremmo stroncato sul nascere.
Surreale il percorso della riforma della scuola. Non c'è nulla di meno serio di un premier che su un argomento così delicato per le famiglie e le decine di migliaia di lavoratori del settore, non lavori insieme al suo ministro; un premier che pochi giorni prima di proporre questa riforma scenda in campo con pirotecniche affermazioni tipo "vi stupirò", salvo poi ritirare l'intero progetto evidentemente non pronto, con la flebile scusa dell'ingorgo.
Surreale anche il percorso della riforma del lavoro, che ha subito lo stesso travaglio di quella della scuola, con un ministro, Poletti, che un giorno annuncia, un giorno nega quel che ha detto. E il riemergere di un tema, l'abolizione o meno dell'articolo 18, che ha a lungo diviso il paese, e che certo meritava di essere trattato , non fosse altro per capire cosa ne pensa il governo, e che è stato però seppellito sotto un aggettivo, in questo caso "superato".
Ma se la voce lavoro è dispersa, la voce giustizia, la più delicata da vent'anni a questa parte, è finita dritta dritta di nuovo nelle secche dello scambio politico, irretita nelle fibrillazioni della maggioranza e delle preoccupazioni di Silvio Berlusconi. Stesso destino per le risorse fresche, i milioni promessi per il rilancio dell'economia, passati da 43 miliardi, oppure 30, altre cifre vaganti, a infine solo a 3,8. 
Nel complesso, persino le azioni giuste, che riguardano soprattutto la semplificazione normativa, sbiadiscono in rapporto a tutta la retorica dei mesi passati - Renzi, ricordate, è lo stesso leader che solo sei mesi fa accusò il suo predecessore Enrico Letta di usare "il cacciavite" laddove, disse, per cambiare l'Italia ci voleva "una rivoluzione". Altro che cacciavite - al suo primo incontro con il mondo reale della vita dei cittadini Renzi ha fatto soprattutto manutenzione.
La nomina della Mogherini a Lady Pesc sembra segnare invece l'azione internazionale del premier di ben altra caratura di quella mediocre nazionale. Quella nomina, va detto con chiarezza, è un indubbio successo, e la Mogherini non è né giovane - solo in Italia si è giovani a 40 anni - né inesperta. A lei vanno i nostri auguri perché dal suo lavoro dipendono oggi molte vicende, prima di tutte la potenziale guerra in Europa, ad alto impatto anche nazionale.
Ma, parlando appunto di guerra, come in Italia, così a Bruxelles non abbiamo sentito nessun discorso di contenuti accompagnare la nomina. Non sappiamo oggi più di ieri perché abbiamo chiesto il posto di Lady Pesc. Perché vogliamo creare un nuovo detente contro la Russia, perché temiamo una seconda guerra fredda, perché pensiamo che solo noi Italiani possiamo essere un ponte fra russi e Occidente, perché pensiamo che i russi possano aiutarci in Medioriente - o forse sono essenziali solo a noi italiani perché così abbiamo una leva in più in Occidente? Di quale di queste opzioni si tratta? Esattamente per cosa ci batteremo sul cosiddetto scacchiere mondiale? Siamo con Kissinger che chiede di ridefinire tutti gli strumenti di intervento, siamo per definire una nuova frontiera occidentale, siamo per un ribaltamento di alleanze in Medioriente, o per nuovi fronti militari? Siamo per i diritti umani o per la realpolitik? Siamo per bombardare Isis con Assad, e l'Iran, e vogliamo pagare per gli ostaggi, o liberarli impiegando le forze speciali? Insomma cosa pensa Renzi, premier del nuovo mondo? Per ora abbiamo soltanto sentito ripetere la frase "mediazione" a ogni angolo. Speriamo che basti.
Ma se non ha parlato di politica estera, Renzi ha però fatto un commento per festeggiare la nomina di Mogherini: "questa nomina indica che c'e' una nuova generazione al potere". E questa frase è in fondo il vero cuore della sua identità politica- il raggiungimento del potere. Un potere formale, materiale, riconoscibile in una serie di posizioni per sé e per tutti i suoi associati.
Non c'é nessun disprezzo in quel che dico. Il potere è l'anima della competizione pubblica da sempre. Non per tutti, non sempre, ma afferrarlo e esercitarlo è la ragione per cui si scende - o non si scende - in politica. O, almeno, in un certo tipo di politica .
E nella piattaforma renziana, fin dall'inizio, il potere ha un ruolo centrale, sotto forma di rottamazione, annuncio di un ricambio generazionale fatto con maniere decise. Obiettivo del tutto legittimo, parte della dinamica dell'evoluzione, e base molto forte della popolarità che ancora gonfia la bandiera renziana. 
Su questa piattaforma Renzi si è rivelato geniale, e degno erede di quella grande scuola della Dc che ha visto in Andreotti il suo maggior e più pragmatico rappresentante, quello del potere che logora solo chi non ce l'ha. Come un treno, ha saputo cogliere le debolezze del suo partito, del sistema burocratico romano, delle classi dirigenti italiane prima e quelle europee dopo. È riuscito a intimidire con insulti alcuni di loro, altri li ha invece piegati con la seduzione della sua energia, altri ancora facendo leva sull'opportunismo di chi ama i vincenti.
La sua è stata una visione del potere senza gabbie etiche, solo e puramente funzionale. Non ha mai avuto dubbi infatti sulla natura tattica delle alleanze, e così come non ha esitato a far fuori Enrico Letta, così ha risdoganato e rimesso al centro senza nessuna spiegazione l'arcinemico del suo stesso partito, Silvio Berlusconi; o ha distrutto e rivivificato carriere a seconda dei voti che aveva necessità di raccogliere su questo o quel provvedimento. Che la priorità assoluta dei primi sei mesi della sua attività di governo sia stata la riforma del Senato ha senso solo in questo percorso.
Non è in sé sbagliato. Come si diceva è una idea che viene da una onorata e molto lunga tradizione - il potere si giustifica col potere perché solo il potere autorizza il cambiamento. Renzi in questo sfoggio di forza ha infatti affascinato e addomesticato quasi il 50 per cento del paese.
C'è un solo problema in questo schema, e che ora si presenta alla sua porta. Dopo la conquista, il potere occorre riempirlo di fatti, di idee, di proposte. E su questo Renzi arriva tardi e male. E non solo perché non ha i soldi. Anzi. 
Arriva tardi e male perché in questi mesi non ha saputo o voluto raccordarsi davvero con il paese, e la sua crisi. Il suo orizzonte è stato il più politicista di tutti i leader più recenti. Proprio perché concentrato sulla presa dei centri di potere. Ma non ha saputo mai spiegare a tutti noi perché si sta sempre peggio, cos'è che non funziona nelle nostre città e come mai l'Italia ha continuato a scivolare verso dati economici negativi. Non lo abbiamo visto parlare con nessun poveraccio, salvo i suoi giri veloci e le sue pacche sulle spalle. Ha visitato a mala pena qualche fabbrica, della lunga vicenda della Alcoa non ha preso mai nota, ha fatto i suoi gesti di potere disprezzando Squinzi e i sindacati, ma ha visto Landini che è 'nuovo' e cool ma non sembra avergli parlato a sufficienza da capire che lui e Landini vivono in luoghi diversi. Parla tanto di quote rosa, ma non parla mai di aborto, di diritti, di bambini uccisi da madri a da padri in depressione. Non ha mai fatto una filippica sull'onestà collettiva, sulla evasione fiscale, in compenso abbiamo tante filippiche su gufi e invidiosi e specie altre. Non ha mai detto una parola sul disagio dei giovani, sul degrado che alcol droga e bassi affitti hanno scatenato questa estate sul nostro territorio nazionale, in compenso fa docce gelate, e prepara una mossa smart via l'altra, un permanente girotondo di discorsi, conferenze stampa, convegni - oggi sappiamo già della conferenza stampa di mercoledì e poi del convegno europeo di venerdì e poi della la visita all'Onu prima anticipata da quella - e dove altro? - alla Silicon Valley.
Ma soprattutto sembra non aver mai albergato nella sua testa l'idea che un paese in gravissima crisi c'è bisogno di un qualche misura speciale. Forse di una idea di unità nazionale che non sia solo il suo patto con Berlusconi e Ncd a fini di raccattare i voti che gli servono.
Roosevelt fece i lavori pubblici, Marshall finanziò la ripresa europea, Mussolini risanò le paludi. E lui ha qualche compito cui tutti noi possiamo concorrere, ha in mente una chiamata alla responsabilità di lavoratori e imprenditori, come in Germania ad esempio, o la ripresa viene automaticamente fuori dal suo inarrestabile presenzialismo? Si è mai chiesto Renzi perché i suoi 80 euro non hanno funzionato? Dove li ha messi la gente che li ha ricevuti? Sotto il materasso? Ha saldato i debiti pregressi? Nemmeno con quei dieci milioni di Italiani che ha concretamente e generosamente aiutato lo abbiamo mai visto parlare. 
Il premier si fa sempre un punto di far sapere di fregarsene delle opinioni dei suoi critici. Ma le cambiali arrivano anche per lui. E nel caso di questi ultimi giorni la conseguenze del suo stile di lavoro si sono viste.
Alla fine di questa girandola di gestione di potere, arrivato al dunque delle misure da decidere per il paese, i tanti suoi progetti sono poi stati filtrati, messi in ordine e limitati da uomini più saggi e più vecchi di lui. Le sue ambizioni meravigliose si sono scontrate con la fermezza del ministro del Tesoro nel tenere i piedi per terra nei conti, nella fermezza di Napolitano di non prestarsi a giochi di illusionismo politico, e con la figura imponente di Mario Draghi diventato ormai il real player politico anche per l'Italia, oltre che per l'Eurozona.
Alla fine, spenti i fuochi artificiali, il Renzi che esce da Palazzo Chigi e naviga nel mondo reale è nei fatti un premier tenuto continuamente a balia da altri. Un premier decisamente messo al suo posto di ragazzino. E non solo dalla copertina dell'Economist.


lunedì 1 settembre 2014

Economia, illegalità, ruolo delle istituzioni e delle conoscenze

Sulle edizioni di ieri de Il Sole 24ore e de Il Corriere della Sera sono apparsi gli articoli di due autori che, pur collocandosi in ambiti del tutto diversi quanto a formazione culturale, esperienze professionali e appartenenza politica, affrontano, uno con argomenti giuridici, l'altro con argomenti etici, lo stesso tema, giungendo a conclusioni segnate dalle medesime preoccupazioni. Il tema è quello dei rapporti tra economia legale e economia illegale e dei rischi, sempre più presenti, di una non esatta demarcazione tra le due zone, preludio all'ampliamento delle aree di sovrapposizione e quindi di assimilazione.
L'articolo su Il Sole di Guido Rossi (Quando la corruzione diventa "legalità"), richiamandosi a due sentenze della Corte Federale Americana, che avrebbero fatto definitivamente cadere ogni limitazione ai finanziamenti, diretti e indiretti, della grande impresa a favore della politica, si allinea alle preoccupazioni di importanti giuristi americani, che hanno già scritto di corruzione della legalità, quale forma di condizionamento sistematico dei grandi interessi economico/finanziari nei confronti dell'ordinamento politico/istituzionale voluto dalla Costituzione americana.
Il passaggio dal Government of People al Government of Corporations sarebbe ormai inesorabilmente avviato e non se ne potrebbe scongiurare la diffusione ad altri sistemi economici, in un progressivo contagio prodotto dal modello americano, se non rifiutando decisamente ogni ambiguità relativamente al principio stesso di legalità.
Vale a dire che la corruzione, esercitata dai grandi attori economici nei confronti dei politici e veicolata tramite il debito pubblico, non deve diventare fonte stessa di diritto, come avvenuto nel caso delle sentenze federali avanti citate, subordinando per sempre gli interessi generali dei cittadini ad altre ragioni, pena minare irrevocabilmente le fondamenta stesse dello stato di diritto alla base delle democrazie occidentali.
Va da se' che Rossi attribuisce queste pericolose tendenze al disordinato sviluppo del capitalismo finanziario degli ultimi anni, che, ottenendo il progressivo allentamento delle regole, ha prodotto un inestricabile connubio tra economia finanziaria, non solo rappresentata dal cosiddetto shadow banking, e politica.
L'articolo/lettera sul Corriere (I rischi dell’economia illegale nel Pil) a firma di Letizia Moratti, già Ministro della Pubblica Istruzione, si sofferma sui prossimi cambiamenti nella misurazione del Pil, con inclusione nel calcolo dell'apporto di attività economiche illegali quali corruzione, traffico di droga, prostituzione, per un beneficio stimato in uno/due punti percentuali. Questa opzione è stata preferita a modalità in grado di considerare a questo fine aspetti sociali, ambientali, culturali della qualità della vita reale, anteponendo obiettivi immediati di mera crescita quantitativa del Pil al tema della preservazione della moralità nell’economia.
Concretamente gli apporti alla ricchezza di un Paese rappresentati da progetti educativi e di istruzione, di attenzione al patrimonio artistico e culturale, di promozione di modelli di welfare sostenibili (e tutti sanno quanto di queste attività l'Italia abbia oggi estremo bisogno), andrebbero in buona parte computati mediante il valore economico da attribuire al cosiddetto terzo settore, stimato al momento in circa 20 miliardi annui pari a oltre un punto percentuale di Pil.
Introdurre i proventi dell’economia illegale è invece una scelta che non solo va nella direzione opposta a questi modelli innovativi di valutazione, ma che potrebbe addirittura incentivare ulteriori comportamenti illegali, estendendo la questione del computo del valore economico a reati sempre più odiosi, quali, ad esempio, la tratta dei migranti o il traffico di organi umani. Anche per la Moratti, la deriva etica della finanza speculativa è la conseguenza della liberalizzazione sempre più ampia intervenuta nella legislazione finanziaria statunitense.
Il richiamo di Rossi per un attento approfondimento delle tendenze osservate nel sistema giuridico americano e la proposta della Moratti per nuove politiche di promozione di una economia positiva in quello italiano sono del tutto condivisibili.
Forse qualche spunto in più è, però, altrettanto opportuno, circa le cause più profonde dei rischi di contaminazione della economia legale da parte della economia criminale. Ce ne offre l'opportunità il recente e originale lavoro, suffragato da una ponderosa raccolta di dati e stime statistiche, dell'economista francese Thomas Piketty dal titolo Le capital au XXIe siècle(Seuil, 2013), che sta alimentando un vivace dibattito tra gli economisti.
Opera che si richiama al pensiero economico classico di Marx, il lavoro di Piketty introduce alcune importanti differenziazioni nella spiegazione della dinamica e delle interdipendenze tra capitale e reddito, mettendo in evidenza la forte tendenza alla concentrazione della ricchezza che si genera dalle rendite immobiliari, fondiarie, finanziarie. In sostanza, il capitale "ereditato" cresce più rapidamente di quello che si accumula con il risparmio prodotto dal reddito da lavoro. Soprattutto le rendite finanziarie continuano ad alimentare quello che Piketty chiama capitalismo patrimoniale, producendo crescente disuguaglianza distributiva e innestando un circolo vizioso tra diseguaglianza e crescita, a causa del forte aumento del rapporto tra capitale e reddito, fino a livelli mai sperimentati nei due secoli e mezzo di storia del capitalismo. E' come se il capitale originato dalle rendite finanziarie fagocitasse un po' alla volta il reddito da lavoro, distruggendo le fonti vere della accumulazione produttiva.
Sul piano sociale ciò conduce al progressivo impoverimento delle classi medie, nel tempo economicamente e socialmente più dinamiche, e, di conseguenza, al rallentamento dello sviluppo economico. Insomma negli ultimi decenni si sarebbe rovesciato il processo affermatosi nel "trentennio glorioso" della ricostruzione post bellica durante il quale il rapido processo di industrializzazione, insieme a politiche fiscali coerenti anche in termini di tassazione, aveva invece favorito il rafforzamento delle classi medie, il consolidamento della democrazia e una crescita economica elevata in tutti gli Stati occidentali.
Le politiche per invertire questo corso sono, per Piketty, quelle di ripristinare un sistema di accesso alle conoscenze e alla loro diffusione a costi più bassi degli attuali, al fine di promuovere una maggiore inclusione sociale e la valorizzazione del capitale umano, ma soprattutto di depotenziare, con una tassazione progressiva, il meccanismo di accumulo delle rendite patrimoniali di natura finanziaria per rallentarne la insaziabile voracità.
Anche se Piketty non affronta direttamente il tema del rapporto tra capitale patrimoniale e quadro giuridico, la sua proposta di correzione delle tendenze in atto non può non riportarci al tema della legalità, attraverso la necessità di stabilire regole coerenti con il Government of People invece che con il Government of Financial Corporations. La sua chiara proposta a favore dell'economia politica come scienza sociale, in contrapposizione agli eccessi della modellistica quantitativa degli economisti in voga negli ultimi decenni e intellettualmente organica con la crescita della rendita finanziaria, implica che l'interpretazione da dare ai fenomeni economici e i conseguenti interventi pubblici debbano essere riformulati in un quadro in cui la riduzione del grado di concentrazione della ricchezza sia vista come passaggio essenziale per ripristinare condizioni più durature e quindi più eque di sviluppo.
Il tema della legalità nella sua più ampia accezione si lega quindi direttamente alla diminuzione del grado di disuguaglianza, dato che il livello di condizionamento degli attuali detentori del potere economico non può che portare ad un contesto sempre più favorevole a coloro che già godono di posizioni di privilegio, favorendo i fenomeni corruttivi di cui sopra si è detto.
La più volte richiamata istanza delle riforme, intorno alla quale si vanno ora affannando anche organismi tecnici come le Banche centrali, ma che restano ovviamente esclusiva prerogativa dei governi democraticamente eletti, dovrebbe consistere nel porre definitivamente al centro del tavolo della politica e dell'economia il tema degli investimenti in capitale umano (dal livello di istruzione al funzionamento, con le opportune tutele e opportunità, del mercato del lavoro).
Ciò, a ben vedere, è anche vera garanzia di difesa a lungo termine della legalità dalla preoccupante offensiva della criminalità economica, anch'essa probabilmente espressione di un modello di rendita che mostra sempre più ampie aree di contiguità - basti pensare alla dimensione del riciclaggio - con quella famelica rendita finanziaria di cui parla Piketty.
Altrimenti non rimarrebbe che il vecchio cinico detto secondo il quale se non puoi sconfiggere i tuoi nemici, non resta che allearti con loro. Ma non sarebbe davvero l'augurio da fare alle democrazie occidentali.

Daniele Corsini (A.D. Cabel Holding)


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)