"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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martedì 29 agosto 2023

Gibellina Photoroad 2023



In genere, mantenere vivo un successo è sempre molto complicato.
Nonostante l’impegno di voler combinare un insieme di elementi di per sé validi, che porterebbero ad assicurare un livello elevato, è spesso il giusto amalgama che dovrebbe combinare il tutto e condizionare il risultato.
Chi organizza qualsivoglia evento s’impegna sempre, tenendo conto di quelle che sono le opportunità e i contenuti disponibili.
Chi si impegna si carica dell’onere di dover assicurare livelli e risultati consoni alle attese ma, come è facilmente intuibile, non è facile riuscire a rendere compatibili la teoria con la pratica.
Poi ci sono le limitazioni correlate alle risorse disponibili che, necessariamente limitano ogni impegno economico e, se si vuole proporre dell’arte a un certo livello, i costi da affrontare non sono quasi mai indifferenti.
Gibellina Photoroad 2021 è stato, senza alcun dubbio, un evento culturale di livello internazionale che ebbe a riscuotere un enorme successo e cercare di ripeterlo nel 2023 avrà di certo richiesto molto impegno in molti.
Come detto in premessa, però, è difficile nel tempo mantenere alti i livelli già raggiunti e il coinvolgimento di artisti - anche se di indubbia fama - non può di per sé costituire una valida polizza assicurativa al riguardo.
La scelta di integrare nel percorso culturale di quest’anno le innumerevoli opere artistiche "Open" dislocate nei principali angoli della cittadina, a suo tempo genialmente inventata come un museo all’aperto da architetti e artisti nazionali e internazionali d’arte contemporanea, ha forse ristretto gli spazi che nell’edizione precedente avevano affiancato l’evento.
Ne è però risultato che le installazioni esterne disseminate nel territorio sono apparse abbastanza isolate, poco appariscenti e, in ogni caso e per quantità, quasi modeste rispetto all’eventuale intento degli organizzatori.
Forse è questo che è alla base delle mie aspettative rimaste un po’ deluse, immaginando un avvenimento che in qualche modo risultasse incisivo e visivamente esplosivo in un contesto urbanistico particolare – oserei dire, quasi asettico - come potrebbe essere ritenuta Gibellina Nuova.
Per realizzare mentalmente l’idea e il concepimento generale dell’operazione “post terremoto” risulta intanto molto efficace ed esaustiva l’esposizione dei vari modelli progettuali che sono stati felicemente organizzati in un’apposita sala del MAC (Museo d’arte contemporanea Ludovico Corrao), che consente di godere di una visione complessiva delle opere dei tanti artisti che, a suo tempo, aderirono all’idea di rinascita.
In adeguati spazi, presso lo stesso MAC, è esposta la collezione di foto di Mimmo Jodice intitolata “Misteri surreali tra Cielo e Terra” e in una saletta adiacente è proiettato un video del famoso fotografo napoletano. Il tutto facente parte integrante della edizione 2023 del "Gibellina Photoroad".
Uno slide show su alcune delle opere esposte è accessibile tramite il link: https://youtu.be/dtvguXbNKYU?si=Dl_yS1ysIDj7hkSt

Buona luce a tutti!


© ESSEC

mercoledì 23 agosto 2023

Slide show Maratona Città di Palermo 2022



Attingendo alle fotografie conferite da tutti coloro che hanno deciso di collaborare a documentare l’evento ho realizzato uno slide show, postato su You Tube, che intende narrare visivamente l’edizione della Maratona Città di Palermo 2022.
Gli amici, dislocati nei vari punti del percorso di gara hanno consentito, ancora una volta, di documentare l’intero circuito della Maratona, oltre che permesso di dare piena testimonianza all’aspetto ludico della manifestazione.
L’evento organizzato dagli esperti Totò Gebbia e Vincenzo Alaimo, connubio indissolubile e ampiamente collaudato, costituisce un appuntamento costante supportato da sponsor (ormai storici) che ne consentono la realizzazione.
Come può ben intuirsi la giornata di gara è ogni volta il culmine di una serie di tanti lavori preparatori che coinvolgono l’insieme dei podisti siciliani, dei relativi circoli e associazioni di appartenenza.
Tutti quanti ormai costituiscono una vera e propria famiglia itinerante, che gareggia durante l’anno nei diversi angoli isolani, dove si organizzano tante corse propedeutiche all’appuntamento di fine anno a Palermo.
La costante partecipazione di atleti continentali e la sempre maggiore presenza di atleti provenienti da tanti paesi esteri, conferisce un’importante visibilità annualmente crescente che è anche un riconoscimento alle bellezze dei luoghi.
Non occorre soffermarsi sulle testimonianze storico-culturali custodite in Città che, con l’illuminato appoggio delle amministrazioni locali, consentono agli organizzatori di includere nel percorso di gara l’attraversamento del centro storico e di talune delle più belle dimore dotate di fantastiche architetture (Atrio interno del Palazzo dei Normanni in primis).
Tornando allo slide show, mi preme precisare che nella selezione ho preso in considerazione immagini di tutti quanti i fotoamatori rimasti coinvolti nella benefica operazione, rivolta anche agli atleti partecipanti; senza alcuna discriminante o preferenza e col solo intento di meglio documentare le fasi di gara.
Seguendo e differenziando le scelte secondo quanto è stato realizzato dalla sensibilità e dall’occhio fotografico di ciascuno.
Non le foto più belle in assoluto quindi (e ce n’erano tante, rimaste escluse), bensì le immagini che meglio riuscivano – a mio parere - a raccontare l’atmosfera che ha accompagnato l’intera Maratona.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

Link per accedere allo slide show realizzato con le fotografie scattate da tanti fotoamatori: https://youtu.be/ruumvXzcFao

P.S. Slide show e Fotografie anche delle passate edizioni sono visibili su: https://maratonadipalermo.blogspot.com/

sabato 19 agosto 2023

L’immagine condivisa” di Andrè Gunthert



All'ombra della calura estiva, accostarsi a leggere a distanza di tempo libri un po’ datati ma che, per molti aspetti, hanno focalizzato efficacemente la portata di certi avvenimenti può tornare spesso utile.
Mi riferisco al saggio "L’immagine condivisa” di Andrè Gunthert, pubblicato in Italia da Contrasto (nel 2016), che riesce a definire in maniera interessante e circostanziata una serie di passaggi epocali intervenuti nel nuovo millennio nella fotografia contemporanea.
Il volume tratta anche delle tante evoluzioni sociali introdottesi con internet e, in conseguenza, anche di una moltitudine di cambiamenti che hanno determinato una vera rivoluzione nei metodi di ripresa della “luce” in fotografia, con il lento ma inesorabile passaggio dal tradizionale metodo analogico al digitale.
Per dare una idea e per molti aspetti, riguardo alla rilevante portata innovativa, Gunthert crea un certo parallelismo con l'avvento che si era venuto a creare a metà dell'ottocento con l'introduzione della fotografia, che veniva allora a sconvolgere l'operatività e la stabilità delle professioni preesistenti, fino ad allora dominanti nel campo figurativo (pittori e incisori in primis).
Pur non trascurando ampie riserve irrisolte sulle tecnologie connesse all’utilizzo dei software e sulla validità nel tempo delle relative apparecchiature tecniche, in continuo aggiornamento, l’autore si sofferma sull’avvenuta definitiva affermazione dei metodi moderni, anche per gli indubbi vantaggi di fluidità e trasmissione rapida introdottasi nella gestione delle produzioni fotografiche.
In questa chiave è anche focalizzata l'efficacia sempre più comunicativa e immediata assunta dall’immagine nel mondo dei media che, nel nuovo processo di “democratizzazione” e con l’utilizzo di diversi mezzi tecnologici ha pure notevolmente ridotto il divario preesistente fra professionismo e amatorialità fotografica.
Altri aspetti interessanti che vengono trattati anche lungamente sono i concetti di produzione, condivisione e appropriazione delle immagini prodotte, anche per i tanti data base e social che ormai consentono e rendono facile a tutti un utilizzo delle foto in tempo reale, con rapide trasmissioni e interscambi (di frequente liberi) fra produttori e utenti.
In questa veste viene affrontato il tema del copyright che, attesa la diffusa condivisione dei dati in tante piattaforme free, continuano ad alimentare ancora incertezze e confusioni.
Il volume ebbe anche ad anticipare temi ancor oggi di grande attualità, per i quali non sono ci sono mai stati pronunciamenti certi e definiti, non ultimo e anche a causa della globalizzazione e la portata di tanti aspetti che vengono a coinvolgere gigantesche realtà multimediali, che ormai costituiscono degli immensi archivi transnazionali (si pensi ad esempio a You Tube) o delle vere e proprie miniere del sapere disponibili a tutti (nel caso di Wikipedia).
Se si vuole approfondire, si presenterà una lettura scorrevole e interessante, utile anche a capire meglio le trasformazioni e le tante evoluzioni sociali ed economiche intervenute nel tempo, indipendentemente dagli assetti politici locali.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

mercoledì 16 agosto 2023

Figure professionali: Il Fotoriparatore



In molti ambiti ci sono professioni che nascono quasi per caso e che poi crescono diventando eccellenze. Talune, quando specialistiche, spesso mettono a frutto altre esperienze accumulate attraverso percorsi, che in realtà prosperano elevandosi sempre più in attività complesse.
È quello che è scaturito da dialoghi intercorsi durante un incontro con l'amico V. conosciuto quasi per caso, accomunati entrambi dalla passione per la fotografia.
Ormai più che esperto tecnico il foto riparatore oggi costituisce un approdo e un’ancora di salvataggio in un mondo sempre più anonimo, intriso di rapporti spersonalizzati, dove l’interscambio umano è reso difficile - e quasi impedito - da sempre maggiori barriere.
Un mercato ormai dominato da vendite on line vede ormai solo pochissimi punti vendita utili a poter interloquire; dove puoi trovare soggetti preparati disponibili ad ascoltare e rendere edotti dei vari problemi. Ambienti preziosi che annoverano personaggi che ancora esercitano il mestiere con passione, costituendo così delle perle rare, utili ancor più ai neofiti.
Quindi può anche capitare, avendo la fortuna di incontrare questi specialisti artigiani, di ritrovarsi a discutere anche sulle origini delle loro storie nell'inventarsi foto riparatore, rievocando anche personaggi e realtà di un tempo perduto.
Ecco che, in queste circostanze, il filo del racconto costituisce la formula magica che fa riaffiorare ditte, prodotti, manutentori, esperti, riportando all’oggi tante realtà scomparse.
Dal peso dei pochi capelli bianchi che i soggetti dialoganti inesorabilmente tradiscono, riappare anche lo spaccato commerciale - ad esempio - della mia Palermo di un tempo, di negozi e negozianti che accorpavano talvolta il mestiere con la passione e che rappresentavano dei punti di riferimento per un’attività di nicchia o ancora riservata soltanto a pochi.
Di questi soggetti, che rappresentano oggi degli eremiti che ancora continuano a operare principalmente per passione questi antichi mestieri, si sono perse un po’ le tracce ma, se ricercati, attraverso l’intramontabile passaparola fra appassionati del settore, ne riesci a scoprire alcuni validamente attivi.
In un convivere quotidiano, dove sempre più abbondano soggetti che restano affascinati dai discorsi di affabulatori, che spesso duellano di fioretto, rilanciandosi spesso su teoremi incentrati sul vero scopritore dell’acqua calda, i pragmatismi di questa fauna destinata ad estinguersi (almeno a livello locale) sono eccezioni che focalizzano con estrema sintesi aspetti pratici, risolutori di tanti problemi.
L’approfondita artigianalità di un tempo consente loro di leggere ancora - e facilmente - le formule e le stringhe delle scritture software ormai da tempo inglobate e sintetizzate progressivamente nella meccanica di apparecchi super sofisticati e sempre più ridotti.
Ogni discussione, magari seduti a sorseggiare un caffè, risulta quindi assai utile per far ritornare ciascuno alle proprie origini, alla sua prima macchinetta fotografica, alla sua prima reflex, agli inizi con le esperienze di camera oscura, facendo ripercorrere i tanti sentieri dimenticati e le tappe perseguite negli anni.
La storia non si cancella, anzi costituisce sempre un elemento essenziale per poter meglio discernere e capire il tempo d’oggi; che spesso viviamo quasi passivamente e sempre più velocemente, dimenticando i tanti cambiamenti avvenuti e che ancora intervengono.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

giovedì 10 agosto 2023

Gibellina Photo Road 2023 e un Portfolio fotografico descritto a parole



Gibellina photo Road 2023 era l’obiettivo principale dell’escursione ma, come spesso succede, sarà il caso l’artefice di una piccola sequenza.
Dittico, trittico o mini portfolio sarà il risultato di un insieme d’immagini combinate, realizzate da due autori che immaginano e s’inventano le scene.
Nell’ambiente, un accenno di tramonto illumina prepotentemente il muro d’arenaria della chiesa madre. Contempliamo il giallo intenso, mentre G. incomincia a immaginare giochi di ombre. Noi presenti veniamo coinvolti nel cercare di creare delle sagome accattivanti che possano corrispondere a una fantasia. Non c’era un’idea precisa ma le foto erano presenti nell’aria e se ne sentiva chiaramente il respiro.
Si ragiona, si fantastica seduti sul bordo della siepe a margine e, mentre restiamo a contemplare i colori vividi, passa una coppia formata da due giovani. Chiediamo loro di fermarsi, li sproniamo a offrirsi come sagome e poi a baciarsi. Si sta pensando fortemente al famoso bacio di Doisneau.
I due giovani, per mera combinazione, in realtà sono pure francesi, entrambi molto belli, ciascuno è un eccellente rappresentante del proprio genere. Forse erano stati attratti nel luogo dall’avvenimento fotografico pubblicizzato dai media e ancora in corso nella Gibellina Nuova.
Prima dicono di non capire la lingua ma, dopo qualche insistenza, si prestano al gioco che dura pochissimi attimi, che si rivelano comunque sufficienti per fermare l’idea di un racconto a quattro mani, a quattro occhi, con due macchine fotografiche e due creatività che immaginano.
Solo pochi scatti, che in ogni caso sono esaustivi per descrivere il momento magico venutosi a creare: sullo sfondo dorato non ci sono soggetti, poi entrano in scena la coppia e le loro ombre; il tutto resta congelato in un solo scatto mentre i protagonisti si baciano furtivi. Nella foto che segue e che conclude la narrazione, la complicità dei due si palesa in una felicità condivisa: tra loro e i fotografi, ai quali si sono concessi, assecondandoli nel gioco.
Il risultato finale si potrebbe anche comporre con sole quattro immagini, che ciascuno potrà già immaginare traducendo mentalmente in fotografia le parole che sono state usate per descrivere questo piccolo racconto.
Ogni vocale e consonante usata in questo scritto corrisponde ai pixel delle immagini che, chi sta leggendo, sta intanto immaginando in una personale proiezione. La sinossi unica corrisponde pedissequamente al racconto formulato.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

sabato 5 agosto 2023

“Attraversando il Bardo: sguardi sull’aldilà” (Film di Franco Battiato)



Per ciascuno di noi la vita è un romanzo dove si intrecciano, più o meno densi, avvenimenti che come mattoncini consolidano l’edificio della nostra esistenza.
Per ognuno i materiali sono diversi e cultura ed esperienze inducono a creare strutture sicuramente originali e uniche che mai si possono ripetere, se non per estetiche apparenti che corrispondono al “come ci vedono gli altri”.
In genere, ad una certa età specialmente, quello che credono di noi gli altri conta poco, anche perché, come ha insegnato Pirandello sono “uno, nessuno e centomila” i personaggi che coabitano e si esternano nello stesso individuo.
Oltre a come ci vedono gli altri, di regola siamo mutevoli anche a noi stessi.
Se dovessimo descrivere pensieri e sentimenti dei vari momenti, infatti, uscirebbe fuori un caleidoscopio di figure, molto spesso, nel manifestarsi, pure influenzate dai tanti input esterni che ci stuzzicano, intrigano, infastidiscono e che talvolta condizionano nostre reazioni primordiali.
In questi giorni ho avuto modo di guardare con attenzione due video, un primo era la puntata di Mixer di Giovanni Minoli sulla storia di De Andrè (https://www.youtube.com/watch?v=xBH4I8m0910&pp=QAFIAQ%3D%3D) , un altro era la replica su RAI 3 di un ampio documentario su Franco Battiato.
Nel vederli dopo tempo escono fuori visioni di personaggi che hanno saputo raccontare tantissimo oltre al banale che contraddistingue spesso il mondo della canzone.
Quello che più colpisce però – e in entrambi – è la continua crescente ricerca, verso mete superiori, prossime all’eccellenza.
Entrambi i personaggi, anche davanti al consapevole decadimento, hanno saputo continuare il loro percorso e guardare sempre avanti, alla ricerca di qualcosa di diverso e nell’utopia del bello. Nella circostanza ho scoperto l’esistenza di un film di Battiato “Attraversando il Bardo: sguardi sull’aldilà” che ho cercato su You Tube (https://www.youtube.com/watch?v=FdnQkqqVwO0).
Un film, forse pesante ma premonitore per l’artista ricercatore, che consiglio di vedere.
Magari non potrà essere condivisibile per tutti e per molti aspetti, specie se si viene ad anteporre una eventuale fede cattolica intrisa di dogmi. Anche perchè potrebbe contrastare con quella sonnolenza del nostro vivere occidentale che ci accompagna, nell'indifferenza, all'oblio.
In ogni caso, potrebbe anche essere un modo per conoscere altri punti di vista ed aprirsi alle diverse culture del mondo, spesso a noi sconosciute.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

giovedì 3 agosto 2023

"Abecedario fotografico" di Ferdinando Scianna



L’abecedario fotografico di Ferdinando Scianna offre lo spunto per tante riflessioni che non riguardano esclusivamente il mondo della fotografia.
In questo ultimo suo libro, che riannoda tanti concetti espressi già in altri scritti precedenti, l’autore rimescola elementi delle sue “convinzioni sospese” che rivisita con nuove prospettive e angoli visuali.
Al riguardo, nel breve capitolo intitolato “influenze” Scianna ad esempio dice: “mi considero il fotografo più influenzato e influenzabile che conosca. Ne traggo vanto. L’elenco di quelli che mi hanno influenzato sarebbe troppo lungo, e comprende più scrittori che pittori, più pittori che musicisti, più musicisti che fotografi. Ma anche molta gente comune, molti amici. Ne continuo a scoprire che mi hanno influenzato da anni senza che li conoscessi.”
Soffermandosi sul suo mestiere di fotografo, in altro punto del volume afferma che: “le fotografie mostrano, non dimostrano. Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto sia estremamente difficile. Il luogo comune che vuole che la fotografia sia specchio del mondo, credo si possa rovesciarlo: il mondo è lo specchio del fotografo.”
Ferdinando Scianna fin da subito in Abecedario mette in risalto la sua principale predisposizione per la lettura, ancor di più maturata negli ultimi anni.
Nel capitolo che ha intitolato “leggere” scrive, infatti, che “un libro è un mondo, certo, ma è cosa morta, terra disabitata se non viene vissuto e fatto vivere dal lettore, che a sua volta, rendendola cosa viva se ne nutre.”
Poco prima aveva pure citato un noto proverbio siciliano che recita: “bianca muntagna, niura simenza, e l’omu ca simina sempri pensa”, che sta a voler dire “il bianco della carta come innevata montagna, semi le parole e lo scrivere un pensare. Leggere significa dunque inoltrarsi nella foresta generata da quei semi.”
Riallacciandosi più propriamente alla fotografia nello stesso capitolo afferma come: “di solito si usa l’etimologia della parola per dire che fotografia sia scrivere con la luce. Più entro in questa pratica e ci rifletto, più mi pare che fotografare sia propriamente un leggere, con i propri occhi e con gli occhiali della macchina e del linguaggio, ciò che il mondo ha scritto con penna di luce.” Aggiunge ancora: “per me fotografo, almeno per il tipo di fotografia che amo e ho cercato di praticare, la realtà è un infinito, inesauribile libro da leggere e rileggere infinitamente, inesauribilmente.”
In altre pagine, accostando la musica alla fotografia, riporta considerazioni su come certe musiche/opere artistiche possano essere percepite intimamente come delle stampe in bianco e nero ovvero a colori.
Il suo noto e acuto sarcasmo Ferdinando Scianna lo fa emergere nel capitolo “Realisti e visionari”, dove, rivolgendosi all’affollato mondo della fotografia, afferma senza mezzi termini che secondo lui: “la migliore fotografia italiana del novecento è stata realista e visionaria contemporaneamente. Penso a Giacomelli, a Berengo Gardin. La peggiore ha voluto essere artistica.” Aggiunge, quindi, per rafforzare il suo pensiero che: “le cosiddette scuole sono invenzioni, spesso artificiose, perniciose e condizionanti, dei cosiddetti critici di fotografia. Specie che in Italia è stata allevata in vitro a imitazione di Francia, America, eccetera.” Pertanto, conclude: “i fotografi, quelli buoni, fanno le fotografie che devono fare, i critici si inventano le scuole. I fotografi mediocri si aggregano, o si fanno aggregare dai critici.”
A questa nota pungente Scianna fa seguire il capitolo dedicato al Ritratto che rappresenta un condensato di un trattato di fotografia, difficile da sintetizzare e al quale inevitabilmente si rimanda.
Dall’intero volume edito da “Contrato” e dedicato alla "moglie Paola e alle figlie" esce fuori l’anima bressoniana che accompagna tutti i capitoli del suo abecedario e dove ritrovo anche, con mio grande compiacimento, concetti espressi nel mio “Fotogazzeggiando”.
In conclusione, i fotografi potrebbero essere paragonati o visti come “Anime vaganti”; le quali, più che guardare, osservano e traggono considerazioni da ciò che riescono realmente a vedere. Anime che si muovono senza pregiudizi; con passi che, avventurandosi su sentieri nuovi, valutano opportunità nella scelta di possibili direzioni altre, da poter liberamente intraprendere.
Sempre alla continua e assillante ricerca di specchi o superfici che riescano a riflettere tutto quanto possa apparire prossimo e coerente alla propria indole, conosciuta o ancora da conoscere. Comunque incorniciata in contesti d’idee più o meno consapevoli e conformi alle personali sensibilità, strettamente connesse al bagaglio culturale disponibile.
A tal proposito anche Scianna si dilunga a parlare del talento che, a dosaggio variabile, tutti quanti gli individui hanno. E anche qui affiora la sua pungente indole critica quando accentua come, in alcuni, risieda una maggiore capacità a sapersi proporre e vendere.
Il volume “Abecedario fotografico” edito da Contrasto, anche se in talune parti riassume pensieri espressi in altri libri, è fresco, scorrevole e ricco. Merita, quindi, di essere letto da tutti coloro che vogliono indagare sull'animo umano, interessante anche per il formato pensato dall'autore che, in qualche modo, ha organizzato il libro con una inusuale originalità propositiva, prossima a un taglio didattico/scientifico.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

sabato 29 luglio 2023

Percorsi immaginari in visite virtuali a mostre (di Pippo Pappalardo)



Se gli chiedi a che punto sei, ti risponde sempre che è intento a scrivere qualcosa e spesso per qualcuno. Anche se la sua opera letteraria rivolta al paesaggio è andata oltre al primo capitolo e ha ripreso fiato, rimane ancora indefinita e ogni sera si ritrova riposta nel solito cassetto.
Pippo è fatto così, non riesce mai a negarsi per un contributo a chi, con l’intento di impreziosire l’iniziativa intrapresa, viene a chiedergli una prefazione dotta o una brillante recensione al fine di dare maggiore spessore e risalto all’operazione proposta come oggetto di disamina.
Mantenendosi coerente con la sua innata voglia di concettualizzare e proporre una propria sintesi alle infinite letture che lo intrigano, che, ovviamente, non riguardano solo la fotografia, la sua presenza si mantiene su più fronti.
Oltre a Fotoit, trova spazi per collaborazioni attive con ambienti universitari, associazioni e circoli, ricercando occasioni per trovare nuovi stimoli e, soprattutto, sentire anche i rintocchi – più o meno intonati o armoniosi – di altre campane.
In questi giorni spende la sua attività anche sulle pagine dell’ACAF, trovando modo di proporre soluzioni letterarie che profumano di fresco.
Ho raccolto si seguito gli ultimi post editati, sicuro di fargli cosa gradita.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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“Riceviamo e pubblichiamo sempre con piacere dal nostro caro Pippo Pappalardo:
Cari amici, care amiche, come state? Spero tutti bene.
Vi voglio pronti a liberare il tempo per accogliere le visioni nuove della ricerca e della fantasia. Pronti a vivere il tempo liberato, quello reso sensibile dal desiderio di una nuova scoperta, di una nuova agnizione.
L’anno sociale che abbiamo serenamente trascorso è volato troppo rapidamente, ma il buon Pippo Sergi, ed i suoi collaboratori, hanno fatto in tempo a calendizzare momenti di studio, di confronto, di conoscenza, di scambio, di esperienza.
Dopo gli anni della pandemia il gruppo ha ripreso il desiderio di vivere, con una curiosità tutta nuova e con una passione rigenerata, la comune avventura dello sguardo e ha lasciato maturare i tempi e le opportunità per promuovere mostre, presentare libri, conoscere fotografi.
Nell’anno nuovo, ci toccherà capire quanta energia occorrerà per mantenere efficace ed efficiente la macchina del nostro sodalizio.
Ho pensato, allora, ad un libro da leggere durante le vacanze. Un libro che tornasse utile per strutturare un bilancio del lavoro fatto e chiederci della qualità del contributo da fornire al gruppo ed alla nostra passione.
Il libro me lo consiglia il comune amico Ferdinando Scianna. Si intitola ABECEDARIO FOTOGRAFICO, edizioni Contrasto, €. 16,90, e ci regala un florilegio di tante considerazioni che un fotografo serio è costretto a meditare se vuol penetrare nel mistero e nel fascino del gesto fotografico.
La lettura è agevolissima, simpatica e rimanda ad altre letture (come piace a me), ma, soprattutto, concilia il presente con il passato dei nostri lavori e fa pulizia nella serena visione futura della nostra sperimentata vita associativa.
Leggetelo e poi guardiamoci negli occhi.
Buon riposo e ……. tanta serenità.”

"Seconda raccomandazione"
Ci hai consigliato solo un libro? E vi sembra poco, mi verrebbe da dire.
Ed allora vi spedisco in giro:
A- Percorso facile: Catania Castello Ursino – Scianna, Ti ricordo Sicilia, fino ad ottobre;
B- Percorso non difficile: Modica, ex Convento del Carmine, da oggi fino al 13 ottobre, “Cronache” di Alex Majoli;
C- Percorso impegnativo: Roma, Museo di Trastevere, Philippe Hanslman, fino a gennaio 24;
D- Percorso complicato (c’è di mezzo il mare): Cagliari, Inge Morath Antologica, fino al 1 ottobre.
Mi auguro che qualcuno possa raccogliere questi suggerimenti per, poi, ritrovarci e scambiare le comuni esperienze.
Vi ho segnalato tre uomini, una donna, ben tre membri della Magnum, ed, in ogni caso occhi che continueranno a spiegarci il mondo; anche quello sotto casa. Buon divertimento.
Arrivederci
Pippo Martino


"Una nuova rubrica -"Visti per voi"- dal ns. Pippo Pappalardo"
Ormai sono qui, in una piazza che più romana non saprei immaginarmi: vi si affaccia l’ingresso di un giardino pubblico, in un tardo stile liberty, umbertino direi, anche per certi richiami che convergono nell’imponente statua del Savoia di turno, anche qui realizzata dal Rutelli. La piazza, là ricordavo, dall’ultima mia peregrinazione, più ricca di palme; il chiosco sopravvive, la villa del grande patrizio cittadino fa bella mostra di se all’incrocio dei viali.
Purtroppo fa caldo nella capitale (?) che mi sto “disegnando”; troppo caldo, tanto da disturbare la frenesia che ho di accedere alla mostra di Philippe Halsman. Non ho acquistato alcun il biglietto d’ingresso perché, come in un miraggio, mi son sentito chiamare dalla figura di “lei” che s’involava sul fondo azzurro del grande manifesto. E la figura stava saltando e ballando solo per me (?), volgendo, provocante ed allusiva, la risata della spregiudicatezza, della gioia leggera perché contaminata solo dal dono di voler apparire ancora bella, ancorché alquanto ubriaca e consapevole del tempo trascorso.
Gli organizzatori della mostra, invero, bene avevano fatto a puntare sul ritratto di Marylin per caratterizzare il significato della proposta: c’è tutta “l’insostenibile leggerezza dell’essere” dello scomparso Kundera, c’è l’ombra tragica del Titanic che si proietta, ancora, anche sul nostro tempo, e c’è il sussurrato pensiero a ricordarci “che a qualcuno piace caldo”.
Ed ora cosa faccio? lascio la panchina e mi inoltro nella foresta delle immagini (ben 160 pag.)? oppure cerco di ricordare qualcosa del mio amato fotografo (che visse nella sua vita un episodio talmente tragico che mi stringe il cuore solo a pensarlo?).
No. MI basterà camminare tra le sale (le pag.?) del museo e sarò riportato nel mondo, e tra gli eroi, che hanno popolato i miei settant’anni: c’è Nabokov, Einstein, Kennedy. Ci sono le copertine di Life; ci sono Rubinstein, Duchamp, Cocteau, Dalì, Steinbeck, Armstrong, De Chirico; e poi, il mio cinema, quello di Hitchcock e delle sue donne. Tippi Hedren, Grace Kelly, Vivian Leigh, Mia Farrow, Rita Hayworth, Lauren Bacall, cui fanno da splendido contraltare le brune Loren, Mangano, Magnani, Hepburn, Gardner e, poi, lei, eternamente lei, ammesso che sia mai esistita realmente su questa terra: Liz Taylor.
Il caldo mi ha fatto dimenticare che sto guardando da “maschietto” d’antan. Non preoccupatevi: nelle sale (nei capitoli) spiccano, imbarazzantemente belli, Paul Newmann, Laurence Olivier, Marlon Brando, Ives Montand e, tra questi, Bogart, Hoffmann.
Eppure sono stanco di tanta bellezza, sono stanco di tanta buona fotografia, di tanta eccellenza di ritratti.
Mi domando, tra me e me: perché, in questo nostro tormentato tempo, l’umanità ha tanta fame dei volti della gente? Cosa la spinge a guardare oltre la superfice dell’immagine stampata? Forse, dico forse, la profondità dell’essere umano intravista da Halsman?
Con questo pensiero, riprendo il cammino verso casa. Sempre diritto, in discesa, e arriverò dalla parti della Principessa Jolanda, sorella di quell’Umberto che mi guarda da sopra il suo cavallo.
Questa gita (l’avete capito) io l’ho fatta solo grazie ad un prezioso catalogo. In effetti, “occorre essere intelligenti e sensibili” per andare a Roma e vedere di presenza la nostra mostra, e sorridere con Philippe. E voi ci siete già stati e state sorridendo ancora.

Dal nostro Pippo Pappalardo, riceviamo e pubblichiamo
Visti per voi”
- Eve Arnold - Torino luglio 2023
- Caro Pippo, che piacere vederti, comodo e rilassato sulle fresche panchine di Piazza Jolanda.
- Pippo, a me altrettanto caro, le panchine non sono per niente fresche ma mi diverte lo stesso riposarmi sui loro antichi ferri per godere la vista dei cani a passeggio con i loro padroni e le grida dei bambini (ahimè, sempre più pochi). Devi sapere che in questa piazza io sono nato. Per fortuna, un fresco zampillo esce ancora dalla fontana, tra l’ironia delle persone poiché in città scarseggia l’acqua. Tra poco mi gusterò una buona granita e cercherò in qualche modo di imbrogliare il tempo.
- Imbrogliare! Via, che parola forte; cosa intendi?
- Proprio ciò che significa: scriverò di una cosa che non ho fatto, parlerò di qualcosa che non ho visto, rimembrerò e proporrò emozioni, impressioni, stadi d’animo che non ho vissuto concretamente eppure dirò di averli materialmente sperimentati.
- Sei sempre il solito Pippo, complicato e complesso. Non ti seguo. A cosa stai pensando?
- Devi sapere, mio alter Pippus, che mi sono ripromesso di visitare tutte le mostre che sono in giro per l’Italia, e, prima che finisca l’estate - sono tante – penso di riuscirci.
- Decisamente, ritengo che il caldo ti stia facendo ammattire. Ma vedo che hai un libro con te, come una guida. Lo riconosco: Eve Arnold, Cimorelli Editore.
- Lo sto compulsando per capire se la mostra che ho “sognato” abbia considerato tutti i precipui aspetti della nostra fotografa. Come tu sai, è stata una delle prime donne Magnum, ed inoltre una sensibile interprete dei cambiamenti della società americana. Penso che sia stata la prima a raccogliere l’immagine stellare dei vip della cronaca USA, della politica, dello star system ed essere riuscita a riportarla concretamente in una raffigurazione quotidiana, sincera quanto convincente. Penso al superbo servizio su Malcom X, leader del Black Muslims, dal quale ottenne una fiducia e una disponibilità sorprendenti se consideriamo che Eve era pur sempre bianca, donna e americana. E poi, tra queste pagine c’è ancora lei, tenera, morbida, disponibile, sorridente, coinvolgente.
- Stai parlando di Marylin? E’ una fissa la tua.
- E di che se no? Pensa che in mostra non hanno dimenticato neppure il celebre ritratto dove la Nostra sta leggendo - evento alquanto improbabile - l’Ulisse di Joyce. Eppure. noi tutti siamo qua in attesa di essere chiamati per poterglielo spiegare (?).
- Mi hai fatto diventare curioso su questa tua peregrinazione. Attendo, allora, questo tuo imbroglio.
- Alt. Io imbroglio solo me stesso; imbroglio, magari, il mio alter Pippus; imbroglio anche la mia bionda Marylin. Ma non imbroglio chi mi legge. Credetemi: se cercate un frizzante riposo, fate come me, provate a penetrare dentro le immagini di Eve Arnold e…… godetevele!

Riceviamo e pubblichiamo dal nostro Pippo Pappalardo
Caro Pippo,
quando ti giungerà questa mia, io sarò andato via da Cagliari laddove, grazie al tuo suggerimento, ho potuto apprezzare la straordinaria mostra di Inge Morath. Proprio le immagini della fotografa Magnum (la prima donna ad essere ammessa nella prestigiosa agenzia) mi hanno spinto a non tornare immediatamente nella nostra Catania e proseguire, invece, in giro per il Mediterraneo. Volevo capire come avesse fatto, di volta in volta e con una sola immagine, a comprendere e trattenere l’essenza, l’anima, la radice, il volto, l’anima di un luogo, di una gente, di una nazione. Guardavo una sua fotografia ed ero in Cina, in Spagna, in Francia o in America, invitato a vivere un tempo diverso eppure, da sempre, mio.
Divisi per continenti, paralleli e meridiani, i suoi sguardi testimoniavano di una passione e di una necessità verso la fotografia: dietro ogni orizzonte non c’erano sempre drammi, vicissitudini, disagi, tragedie e difficoltà ma entusiasmi, relazioni, scoperte, scambi di sorrisi e di mani che reclamavano la loro visibilità.
L’acquisizione di questa nuova consapevolezza mi ha messo le ali ai piedi; e così ho ripreso il viaggio. Ti ho comprato il catalogo della mostra, Inge Morath, Ed. Silvana e, come ciliegina sulla torta, ti porterò lo splendido lavoro su Venezia. Avremo modo, sulle panchine di Piazza Iolanda, tra i nostri “coetanei”, tra i cani ed i bambini, di parlare della nostra fotografia; quella realizzata dalle donne che abbiamo ammirato, dei luoghi che abbiamo amato, e, purtroppo, quella dei viaggi che non hai voluto fare. Ormai è tardi (visti i tuoi malanni); i viaggi te li racconterò io. Sono sicuro che quando girerai agli amici il mio racconto, questo racconto diventerà un altro viaggio. Ma stavolta lo avremo fatto insieme.
Caro Alter Pippus,
son contento della riuscita del tuo viaggio, delle belle prole che hai saputo far sbocciare e dei buoni propositi per il tempo a venire.
Ma, lo avrai già capito, a me, della tua gita a Cagliari, premeva ben altra cosa: “LEI” c’era? Devi sapere che Inge Morath non ebbe solo il piacere di fotografarla ma anche la strana sorte di sposarne il marito (il commediografo Arthur Miller): quindi, uno sguardo fotografico non proprio “indifferente e disinteressato” - come diciamo noi avvocati nelle testimonianze in Tribunale -. Allora, l’hai vista? che effetto ti ha fatto? Raccontami.
Caro Pippo,
mi aiuto con le tue parole. Si, c’era; e la gigantografia ci ha sconvolti alquanto, quasi fossimo tutti dei bimbetti. Il fotogramma (scattato durante le riprese del film “Gli spostati”) la ritraeva mentre procedeva a piedi nudi tra gli alberi di un improbabile giardino dell’Eden. Da dove venisse fuori e quali fossero i suoi pensieri è stato bello solo cercare di indovinarlo; di certo il suo sorriso era quello di una donna (Eva, Lilith?) che aveva combinato qualche marachella e gioiva solo al desiderio di raccontarla; e così lo spazio intorno diventava il tuo spazio e la distanza dalla sua persona era solo quella della tua mano. La bionda ha colpito ancora. E’ vero, siam vecchietti eppure impazziamo per queste bionde criniere - ma poi ci innamoriamo solo delle brune (e le sposiamo pure) –, Alla prossima.

Fake news di stagione
Rimbalza, dalla cronaca del Los Angeles Tribune a quella del New York Times, una notizia che ci ha alquanto turbato.
Pare che nel celebre Memorial Park Cemetery, presso il Westwod Village, a Los Angeles in California, da qualche giorno, la polizia locale stia cercando di allontanare un uomo decisamente adulto, di razza bianca, che si esprime a monosillabi in lingua italiana, dal piccolo loculo dove riposa la divina Marylin Monroe.
L’uomo, che non ha ancora declinato le proprie generalità, non intende allontanarsi dal loculo dov’è sepolta la bionda attrice e pretende solo di realizzare selfie accanto all’immagine della diva. Unico elemento identificativo che reca con se è un ritratto vintage, realizzato dal celebre Avedon all’eroina di tanti film. (v. foto in basso) Sul retro del ritratto sta scritto “Tell the A.C.A.F.” La polizia locale brancola nel buio non sapendo sciogliere l’enigma nascosto nel suddetto acrostico.
In questa nota, noi Acaffini esprimiamo tutte le nostre perplessità ma restiamo sufficientemente sereni perché il “nostro amico” non ha mai posseduto un passaporto, non spiccica neanche una parola in qualunque lingua straniera e l’unico cimitero in cui è disposto ad andare sta dalle parti dell’Acquicella, ingresso Tre Cancelli.
Probabilmente - qualora la notizia fosse connessa con la sua persona - trattasi di qualche suo compagno di fissazione fotografica - allontanatosi da Piazza Iolanda, e al quale auguriamo di rimanere dove sta e rimanerci a lungo, fino alla fresca stagione.

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P.S. Avevo dimenticato di ricordare in premessa che, leggendo i testi di "Pippus", è opportuno tenere sempre sottomano un dizionario o almeno un cellulare per poter accedere velocemente al sito della "Treccani". Per chi già conosce il personaggio e la sua letteratura, questa è, ovviamente, una precisazione superflua!!

mercoledì 26 luglio 2023

L'ebrezza dell'arte, quando riesce a coinvolgere e confonde



Un caldo terribile, quarantacinque gradi fuori, l'impianto elettrico che non regge al carico eccessivo e l’aria condizionata fuori uso.
L’addetto alla biglietteria correttamente informa che a causa delle alte temperature i piani superiori della Galleria sono stati chiusi. È, quindi, possibile la visita, non refrigerata, per la sola mostra di Avedon e lascia pertanto a noi la scelta.
Lo svantaggio è l’eccessiva calura, il vantaggio è, invece, che saranno in pochi i visitatori presenti nella sala oltre noi. Solo quattro sono, infatti, quelli entrati fino ad ora.
Ci guardiamo in faccia con Salvo, ma avevamo deciso di non perderci quest’appuntamento, quindi optiamo di procedere: fa ‘n culo il caldo.
Chi ha curato l’allestimento ha trovato delle ottime soluzioni nello sfruttare al meglio gli spazi disponibili, così facendo è anche riuscito a far apparire le opere più numerose di quelle che erano realmente esposte.
Le separazioni in piccoli ambienti avevano saputo raccogliere l'esposizione, impaginandola seguendo periodi e capitoli di un racconto variegato che, seppur eterogeneo, manteneva fisso il legame di una umanità narrativa.
Leggerezze nei movimenti di modelle svolazzanti in bianco e nero o a colori, ritratti corrispondenti a vere e proprie maschere, pose scultoree in molti dei modelli ritratti, riuscivano a miscelare documenti fotografici come fossero tasselli pittorici di una pinacoteca.
Le immagini proposte si amalgamavano felicemente nel sinuoso percorso che, catturando lo sguardo, induceva l’osservatore a ripetere i giri, per leggere e rileggere ancora e apprezzare così sempre meglio le proposte dell'artista.
Veramente bella questa “Relationships”, una mostra che veniva a ripercorrere gli oltre sessant’anni di carriera del fotografo e ritrattista statunitense Richard Avedon, attraverso centosei immagini provenienti dalla collezione del Center for Creative Photography (CCP) di Tucson (USA) e dalla Richard Avedon Foundation (USA).
Normalmente, quando si va a visitare una mostra di fotografie dove abbondano ritratti, ci si sofferma a osservare i dettagli fissati nelle immagini. Nel vedere le fotografie di Avedon, felicemente esposte alla GAM di Palermo, accadeva però una cosa assai strana e che difficilmente si ripete negli allestimenti: in questo contesto erano, infatti, i personaggi immortalati nelle stampe che ti guardavano e che ti seguivano lungo il tortuoso percorso.
L’allestimento curato da Rebecca A. Senf, non so quanto possa essere stato corrispondente a quello del Palazzo Reale di Milano, ma in questo operato alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo risultava partecipativo e veramente bello.
Le Immagini esposte, che inevitabilmente catturavano, continuavano sempre a seguirti e, anche se andavi a nasconderti lungo il percorso, gli occhi di Nastassja Kinski, Truman Capote, Marilyn Monroe, Michelangelo Antonioni, Marlene Dietrich, Audrey Apburn, Humphrey Bogart, Sophia Loren, Jhon Ford, Louise Nevelson, Isaiah Berlin e di tanti altri erano lì, fissi ad osservarti.
Se provavi a girarti per tornare a guardarli ti accorgevi che anche loro sembravano presenti, pure intenti a scrutarti. Per non parlare del quadrittico ammaliante dei Beatles, composto coi volti giovanili dei quattro componenti della mitica band …. che inducevano a contemplazioni mistiche.
Alla fine della fiera, non eri più tu a ricercare nelle foto, ma erano le figure dei tanti personaggi esposti che ti continuavano a ricercare e che ti osservano attente.
Mentre ti soffermavi a guardare le preziose fotografie, la sensazione era anche quella ti sentirti spiato, quasi vi fossero delle presenze vive in quella sala, di anime vaganti intente a percepire le sensazioni che ti invadevano e che stavi provando: è l'ebrezza dell'arte, quando riesce a coinvolgere e confonde!

Buona luce a tutti!


© ESSEC

sabato 22 luglio 2023

A Gloria, quindi, l'ultima parola



Un'amica, dopo aver cliccato sul link, lamentava che non c’era alcun commento alle foto.
In realtà il mio era solo un reportage fotografico, che lasciava libera all’osservatore ogni personale lettura.
Un’idea comunque me l’ero fatta, anche grazie a qualche dettaglio avuto dall’autore.
Il titolo dell’installazione “Organic*” indirizzava a un mix tra materialità e concettualizzazione.
Ogni elemento esposto, organico, residuale tecnologico o frutto di maniacalità seriale, per una sezione della mostra andava a legarsi a un soggetto fisico (esistente o esistito non avrebbe fatto differenza) che, in ogni caso, veniva a saldarsi indissolubilmente con una memoria.
Un'altra istallazione collegava residui di capelli personali …. Creando quel filo conduttore che costituiva il tema fisso nelle sedici differenti idee artistiche che erano state proposte da altrettanti autori.
Geniale e sicuramente molto originale era quelle istallazioni poste in due angoli contrapposti che, da un lato mostrava i risultati riassunti in due quadri, dall’altro proponeva un video (in loop) che andava a spiegare visivamente e con rumori di fondo reali i procedimenti materiali posti in essere per realizzare l’idea.
Tutto quindi andava a legare materia e fantasia artistica, in una provocazione che ridimensionava (secondo il punto di vista e a prescindere da qualunque enfatizzazione) entrambi gli elementi di quello che era ogni volta un unico discorso.
Non so quanto mi posso essere avvicinato all’idea realmente pensata dall'artista. L’autore nel caso, potrà confermare, smentire o, se vuole, anche spiegare meglio e completare con un suo commento.
A Gloria, quindi, l'ultima parola.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

Possibili rischi legati alle “False Memories”

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Il provincialismo culturale costituisce l’humus ideale che permette di coltivare tante diffuse forme patologiche sociali.
Adeguatamente diffuso rappresenta un elemento importante anche nel capitalismo alterato d'oggi che, al di là della perenne crescita e dello sviluppo economico, punta a mantenere costanti, negli individui, frustrazioni e invidie eternamente inappagabili e drogate che necessitano sempre del raggiungimento di continui e fatui successi. 
Lo sciovinismo nazionalista fa spesso da ulteriore corollario.
Il senso di appartenenza e lo schieramento aprioristico, infatti, tranquillizza e stempera insicurezze che pervadono quelle masse che trovano più facile riconoscersi in fazioni e tifoserie dedite a sostenere qualcosa/qualcuno solo su immaginate basi fideistiche … spesso somatizzate e praticate come fossero degli innamoramenti o dei dogmi.
In tutto questo s'innescano anche pericolosità di testimonianze che, talvolta, ricordando e affermando accadimenti e circostanze piene di dettagli, come fossero vere, possono condizionare - e talvolta fino a stravolgerle - le vite e le esistenze altrui.
In relazione a quest'ultimo argomento, può certamente tornare utile, per qualche sana riflessione, quanto è riportato da Francesco Parisi nel suo libro “La Trappola di Narciso” (pubblicato nel 2011 da Le Lettere), pur trattando nel volume aspetti inerenti alla fotografia.
Gli interessanti stralci che di seguito si riportano, si soffermano sui possibili rischi legati alle “False Memories”.
Scrive Parisi: “Le false memorie possono essere o memorie fortemente distorte di fatti realmente accaduti o memorie che rievocano episodi mai avvenuti nella realtà … Le false memorie sono molto comuni e non costituiscono una forma patologica del ricordo, tutti noi le abbiamo e spesso riusciamo anche ad accorgerci introspettivamente del fatto che ciò cre ricordiamo potrebbe non essere vero …… Le false memorie possono riferirsi al contenuto o al contesto, possono creare un ricordo distorto di un evento a cui abbiamo assistito (false memorie testimoniali) o possono addirittura creare ricordi di fatti della nostra infanzia che non sono mai accaduti (false memorie autobiografiche).”
Parisi continua sostenendo che: “La ragione per cui tali fenomeni accadono è in realtà molto semplice e si spiega in ragione del fatto che la memoria non funziona come la metafora mente/cervello ci vorrebbe far credere: non esistono pezzetti di informazione che si costituiscono e si depositano in uno spazio isolato, esistono piuttosto processi che, nel formarsi, includono una gamma piuttosto ampia di sistemi interagenti, che provvedono alla codifica, alla registrazione, all’immagazzinamento e al recupero dell’informazione …… In questo complesso circuito neuronale è naturale che qualcosa possa andare storto.”
In una società come quella attuale, che assiste, senza le dovute reazioni, allo sproloquiare di tanti opinionisti e di molti esaltati che coltivano esclusivamente certezze, quanto riportato dal professor Parisi potrebbe certamente indurre a coltivare anche dei sani dubbi che, magari, lascino anche spazi e possibilità a opinioni diverse.
Il mitico Luciano De Crescenzo, cultore del "Dubbio", avrebbe certamente fatto affiorare tante argomentazioni da poter proporre in merito alle scivolose questioni che tratteggiano tante idolatrie, vissute talvolta come pericolose certezze. Il suo modo di filosofeggiare e la sua fervida fantasia potrebbero comunque aiutarci a immaginare quale sarebbe potuto essere un suo eventuale pungente saggio scritto al riguardo.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

mercoledì 19 luglio 2023

Dai discorsi articolati affioravano con cadenza continua nomi pesanti di tanti caduti nella lotta alla mafia



Domenico, chiedendomi informazioni su dove fosse ubicata Via Del Fervore, mi aveva fatto ricordare di questa mostra di cui distrattamente avevo preso notizia da FB. La considerazione di sufficienza di allora era legata alla riflessione: “la solita mostra sui morti ammazzati di mafia, poi andrò a vedere anche questa”.
In verità l’avevo poi po’dimenticata rimandandola fra le tante cose che si ha intenzione di fare e che poi, a forza di mettere tempo, alla fine non si fanno.
L’amico Domenico, che invece c’era subito andato, mi venne a scrivere di avere visto una mostra superlativa e foto di notevole portata che superavano di gran lunga l’aspetto documentaristico degli omicidi di mafia più diffusi. A parer suo, una vera e propria esposizione di arte fotografica.
È quindi scattata la mia curiosità e, dopo essermi documentato sul web, andando pure a rivedere una recente intervista a Lannino postata su You Tube che preannunciava la mostra in discussione, ho raggiunto Via Del Fervore.
Lo spazio espositivo era un ambiente originale, pieno di vintage tecnologico. Ricco di vari modelli storici MAC e non solo. Curatissimo nei dettagli, andava a mescolare aspetti museali con oggetti e strumenti collegati alle praticità ordinarie di uno studio pienamente operativo.
Non avendo confidenza con Franco, considerandomi ospite, ho da subito chiesto il permesso per poter fare qualche foto. Nel fare ciò ho subito destato ilarità al mio interlocutore per la mia gaffe, essendo anch’esso un ospite (vecchio amico) e che avevo distrattamente scambiato per Franco (a una certa età le diottrie fregano).
Con discrezione ho cominciato a fare qualche scatto con la mia piccola Fuji da passeggio, non tanto per rubare (come si usa dire) l’immagine, ma più per documentare l’allestimento della mostra, una cosa che mi ha sempre intrigato in ogni manifestazione d’arte.
Nel mentre ascoltavo i discorsi che si sviluppavano fra quegli amici cominciavo a capire che mi trovavo in un contesto conviviale che in qualche modo si ricollegava perfettamente alle immagini che stavo osservando.
Il personaggio che più interloquiva con Franco Lannino era Giuseppe Sammarco, il “predestinato a non morire” che era stato punto fisso nella scorta del Giudice Falcone.
Lascio immaginare al lettore i contenuti dei dialoghi quasi intimi che miscelavano attualità con ricordi.
Dai discorsi articolati affioravano con cadenza continua nomi pesanti di tanti caduti nella lotta alla mafia: Terranova, Livatino, Zucchetto, Cassarà, Dalla Chiesa, La Torre, Francese, Giuliano, Falcone, Borsellino e tantissimi altri.
Questo loro discutere e raccontare riusciva a fare affiorare metaforicamente il rosso del sangue dei morti ammazzati che stavo intanto osservando in quelle tante immagini in bianco e nero che erano esposte.
Non mi dilungo oltre nel raccontare di questa ricca esperienza che, come spesso capita, porta ad essere coinvolti anche in prima persona, con considerazioni ovvie, forse ingenue ma facilmente intuibili, che suscitano domande e portano a immaginare risposte su molti aspetti che continuano a persistere nel contesto sociale in cui siamo immersi, nonostante le tristi esperienze.
Per chiudere, la mostra, intitolata “Macelleria Palermo” di Franco Lannino e Michele Naccari è esposta (orario 16,30-19,30) presso l’Agenzia di Fotogiornalismo “Studio Camera” (Studio PBaa, Palazzo Naselli, con ingresso al civico 15), ha ingresso libero e rimarrà aperta fino al 22 luglio. Se ne consiglia vivamente la visita per verificare di persona ogni cosa.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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P.S. Oggi ricorre l'anniversario dell'attentato stragista in via D'Amelio a Paolo Borsellino e ai componenti della scorta. Mi piace segnalare il toccante articolo di Tommaso India, pubblicato oggi da Dialoghi Mediterranei, che chiude così: "In via Mariano D’Amelio ci abita una coppia d’amici con il loro piccolo ed intelligentissimo figlio. Li vado a trovare e tutte le volte con gli occhi mi guardo intorno alla ricerca del luogo della strage. Anche adesso, dopo aver guardato e riguardato quella foto per individuare il luogo dell’attentato, quel senso di inquietudine non mi lascia. È come avere una scheggia, una di quelle schegge di vetri in frantumi, conficcata nella coscienza. Solo adesso, dopo trentuno anni, capisco che forse il 19 luglio 1992 è una scheggia conficcata nella coscienza di tutti noi." Per leggerlo interamente: http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/19-luglio-1992-la-scheggia/?fbclid=IwAR3gv4ifItjupWliNbQv4Ix_6EjBMhTc4s5UbxMzbLTZAo3ATouCu7IY1nE

venerdì 14 luglio 2023

BANCA, BASTA LA PAROLA…SENZA FARE UN TASSO? Ovvero, i cambiamenti della pubblicità bancaria (di Pasquale Tribuzio)



BANCA, BASTA LA PAROLA…SENZA FARE UN TASSO?
“Banca…basta la parola!”.
Potremmo parafrasare così un famoso motto di uno spot pubblicitario televisivo di un confetto medicinale del Carosello di diversi anni fa.
La semplice parola “banca” ha a lungo generato fiducia e sicurezza negli utenti.
Forse proprio per questo motivo, il marketing all’interno delle banche è stato introdotto in ritardo in Italia rispetto agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei.
Successivamente, l’avvento di internet, delle nuove tecnologie e l’evoluzione del mercato hanno cambiato il modo di comunicazione degli intermediari.
Nonostante ciò, alcuni spot e slogan pubblicitari nel settore bancario nostrano di qualche anno fa hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo.
Chi non ricorda “La banca costruita intorno a te” di Mediolanum?

Durante le prime visioni dello spot, mio figlio era incuriosito e chiedeva: “Perché quell’uomo indossa una cravatta sulla spiaggia? E perché disegna un cerchio sulla sabbia con un bastone?”.
Era un modo innovativo ed evocativo di comunicare che non passava inosservato.
La scelta del luogo simbolico, come il lago salato, e del cerchio per sottolineare la vicinanza ai clienti e l’offerta di servizi finanziari personalizzati, secondo un modello di banca diverso, ha reso quell’annuncio pubblicitario iconico.
Mostrando il volto del banchiere a cui venivano affidati i risparmi, si trasmetteva un segnale di fiducia ai clienti. Lo spot, infatti, era interpretato direttamente dal fondatore della banca.
Un altro spot di successo è stato “La banca in doppiopetto grigio” dell’allora Credito Italiano.
Il messaggio era arricchito da una figura femminile elegante.
Il doppiopetto era scelto per trasmettere un’immagine di affidabilità, professionalità e tradizione, mentre il colore grigio creava un’atmosfera di serietà e rigore.
La presenza della figura femminile rappresentava dinamismo, disponibilità al dialogo ed empatia.
Questa campagna ha ricevuto il premio come migliore pubblicità Europea dell’anno (1985).
“La mia banca è differente” è stato uno slogan popolare utilizzato tempo fa dalle Banche di Credito Cooperativo (Bcc) per comunicare il loro approccio unico e differenziato rispetto alle banche tradizionali.
L’obiettivo era sottolineare l’attenzione alle esigenze locali, l’impegno nella comunità di appartenenza e la vicinanza ai clienti, nonché promuovere l’identità di quegli istituti locali.
Oggi, dopo la costituzione dei gruppi bancari cooperativi, “la mia banca è ancora differente”?
Certo è importante creare messaggi pubblicitari efficaci che rimangano impressi nella mente delle persone.

Tuttavia, gli slogan possono rivelarsi beffardi in situazioni negative, soprattutto nel settore bancario e finanziario.
Il Monte dei Paschi, qualche tempo fa ha usato uno slogan ben ritmato: “Conti perché non sei solo un conto”, che metteva in risalto l’attenzione e l’importanza data ai propri clienti, evidenziandone l’unicità come persone (che non sono solo un numero di conto) e le loro esigenze personali.
Gli eventi non certo favorevoli, che hanno poi interessato la più antica banca del mondo, possono alimentare facili ironie visto che, nelle spericolate operazioni che hanno messo in difficoltà l’Istituto, sicuramente qualcuno “i conti li ha clamorosamente sbagliati” e ancora oggi “i conti non tornano”.
Anche sullo slogan “Citi never sleeps” (“la banca che non dorme mai”) della Citibank, una volta la banca più grande del mondo, ci si è potuti prendere un po’ gioco.
Dopo la crisi finanziaria del 2007 e 2008 e le enormi perdite subite, la situazione della banca sicuramente non ha fatto “dormire” sonni tranquilli ad azionisti e clienti per un bel po’ di tempo.
Ma arrivando ai nostri giorni non si possono tralasciare alcuni spot pubblicitari di un conto di deposito (“Conto arancio”) che potremmo definire, per ambientazione e linguaggio, sicuramente innovativi. Il messaggio non è veicolato in un’atmosfera rassicurante e professionale, bensì inserito in contesto allegro e spensierato e con l’utilizzo di un brano musicale ironico, basato sul doppio senso (“Senza fare un tassoo…”).
Lo spot è interpretato dal noto gruppo musicale “Elio e le Storie Tese” le cui canzoni si fondano su un umorismo “nonsense”.

Si è passati nel tempo dal doppiopetto grigio, serio ed elegante ad una scena vacanziera, colorata e schioppettante. Entrambe le pubblicità tendono ad esprimere vicinanza al cliente sia pure in modo diametralmente opposto.
E allora… “banca…basta ancora la parola?”

Né parole, né slogan possono bastare oggi se non si tiene conto delle aspettative dei clienti: una pubblicità sempre veritiera, una comunicazione trasparente e chiara delle condizioni e delle tariffe applicate, la garanzia della massima sicurezza tecnica dei dati e delle transazioni finanziarie, un’assistenza adeguata alle esigenze della clientela.
Quindi, per concludere, pur apprezzando prima l’eleganza e l’efficacia degli spot di successo degli anni scorsi e poi l’intelligente ironia di “Elio e le Storie Tese, possiamo affermare che, comunque, non è possibile offrire servizi efficienti e di qualità semplicemente “Senza fare un tasso!”.

© Pasquale Tribuzio

giovedì 13 luglio 2023

Appuntamento in streaming con il fotografo Umberto Verdoliva (che si definisce ancora fotoamatore)



Il solco perseguito dalla pagina FB “Hangar Fotografico”, continua oggi le esperienze tecnologiche già introdotte per far fronte agli isolamenti Covid, indirizzatate a mantenere e ravvivare contatti nel mondo della fotografia amatoriale.
Continuando, pertanto, a creare opportunità d’incontri che riescano a radunare appassionati d’ogni luogo, quindi abbattendo barriere e livelli, Di Donato viene oggi a introdurre nuovi dialoghi in streaming con personaggi vari, creando opportunità per dissertare su argomenti di fotografia e non solamente, con l’intento di far conoscere meglio autori e critici che di volta in volta vengono coinvolti in interessanti confronti.
“Fotografo da quando avevo quarantacinque anni, quindi ho iniziato a fotografare da grande …..però la fotografia mi ha conquistato tantissimo subito dal primo momento e l’ho tenuta sempre al mio fianco”.
Così si è presentato all’appuntamento convenuto Umberto Verdoliva, moderato nella serata da Michele Di Donato e Francesco Verolino.
L’occasione ha permesso, quindi, a chi non conoscesse del tutto quest'autore, di apprendere su approcci alla fotografia spesso casuali, non sempre programmabili e che spesso sono quasi legati ad occasioni.
Sono spesso le opportunità che si presentano quelle che permettono di scoprire mondi a noi poco conosciuti che, in campo culturale specialmente, sono cause d'incontri con certi personaggi che intrigano e che inducono ad appassionarsi e avventurarsi verso nuovi panorami e orizzonti.
Chi ne avrà voglia, visionando la registrazione della serata, avrà modo di riscontrare la normalità d’approccio manifestata da un Verdoliva che, seppur riconosciuto e affermato per autorialità e bravura, viene a esporre i suoi punti di vista e che racconta la sua storia senza enfatizzazioni.
Ascoltandolo traspare netta e chiara l’onestà intellettuale (che mi piace definire “decrescenziana napoletanità”) che non ostenta mai certezze ma solo dei personali punti di vista e opinabili opinioni.
Pur senza ausilio di visioni di immagini fotografiche, sono stati chiaramente esposti e pianamente esplicitati e discussi i principi e gli stimoli che inducono alla fotografia, ad approfondire e curiosare nel suo ampio e variegato mondo.
In relazione ai contenuti dell’incontro e alle molteplici argomentazioni sviluppate o solo accennate, appare superflua aggiungere ogni altra considerazione.
Nel vedere la registrazione della puntata ciascuno avrà certamente modo di cogliere autonomamente tanti spunti per riflettere anche su certe proprie convinzioni e valutare a pieno, sopra ogni cosa, l’approccio umile che viene mantenuto da alcuni e che li caratterizza (nonostante un riconosciuto successo). Il fotografo Umberto Verdoliva (che si definisce ancora fotoamatore) è certamente uno di questi.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

lunedì 10 luglio 2023

“Che confusione”, cantavano i Ricchi e Poveri



Una cosa di cui non si parla quasi mai o sulla quale non si approfondisce abbastanza sono i risultati delle giurie dei concorsi e la reale valenza delle classifiche e dei tanti premi che proliferano sempre più, per dare maggiore spazio all’irrefrenabile edonismo sempre più crescente.
È di questi giorni lo scalpore suscitato nei media, per una luce che si è accesa nel corso dell’intervista ai giurati del famoso e prestigioso evento letterario Premio Strega.
Un non secondario personaggio politico facente parte della giuria, infatti, ha candidamente palesato un eclatante scivolone, nel momento in cui ha candidamente ha ammesso di avere votato per il libro vincitore pur non avendolo neanche letto. 
In verità non credo si tratti di un fatto originale e che questo non potrà essere annoverato come unico caso. Sono, infatti, tanti gli interessi che condizionano premi e concorsi.
Così accade, con sempre maggiore frequenza, che vanità e insipienza siano spesso le principali protagoniste nel gioco del mettere in piedi, senza adeguate basi, tanti giganti dai piedi d’argilla.
Allargando il raggio d’azione ad altri spazi artistici, nel seguire dibattiti e conferenze, di frequente emerge in alcuni la convinzione che nell’arte è fondamentale e quasi pressoché indispensabile possedere un bagaglio teorico e nozionistico per poter realizzare una qualunque proposta artistica.
Spesso viene pure messo in secondo piano il talento che costituisce l’elemento che sempre contraddistingue rispetto a panorami scialbi, standardizzati, contemplativi, ripetitivi e pieni di paletti o regole che imbrigliano ogni idea che intendesse percorrere una nuova strada o iniziare una qualunque diversa avventura.
Molto di frequente capita però sentire anche alcuni affermati artisti dire d’essersi dedicati successivamente a studi e ad approfondimenti, per crescere, affinarsi e perfezionarsi nel settore artistico che li vedeva già protagonisti e li riconosceva attori. Come capita normalmente in ogni percorso di crescita, in ogni branca umana che poi necessita di acculturamenti ulteriori e di aggiornamenti continui.
Un’altra confusione che si genera spesso è anche la mancata netta distinzione che occorre fare fra due figure artistiche, naturalmente e dialetticamente contrapposte, che in verità si completano a vicenda: l’artista/autore e il critico d’arte.
Dove il primo propone secondo la propria fantasia e spontaneità creativa, seguendo il proprio naturale istinto (talento connesso al bagaglio culturale di cui comunque dispone), mentre il secondo procede all’analisi critica filtrandola con gli studi e i molteplici approfondimenti condotti sulla specifica materia e non solamente.
Paradossalmente potrebbe anche affermarsi che un artista è riconosciuto tale, per quanto riesce già ad esprimere e comunicare, in quanto particolare animale artistico dotato di talento, il critico è invece un appassionato studioso che ama approfondire, conoscere e a cui, spesso, piace scoprire e valorizzare talenti (mettendo da parte invidie e gelosie che possono attaccare entrambi: Salieri docet!).
Per concludere occorrerebbe porre l’attenzione anche su un fatto non secondario, ovvero che molto difficilmente e solo di rado un ottimo critico potrà risultare altrettanto bravo come artista, ma riflettere anche sull'aspetto speculare, ovvero che la stessa considerazione vale anche invertendo i ruoli.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

venerdì 7 luglio 2023

L'Accucchiatu



E allora ragazzi dove si va? Andiamo a Ballarò passando dalla Cattedrale. Anzi, direi, facciamo un giro più largo per vedere se ci sono novità dei graffitari che realizzano le proprie opere artistiche al Capo. Così c’incamminavamo per l’ennesima caccia fotografica.
Stavolta si accompagnava a noi Massimo, socio di Venetofotografia della nostra amica Manuela, per una panoramica cittadina e indirizzato a noi dall'altro comune amico trentino Giancarlo, innamorato anche lui della Sicilia.
Ad un certo punto, il discorso cade sulle cose antiche e, atteso che ci trovavamo vicino al mercato delle pulci, proponemmo a Massimo di fare lì un salto, per fargli vedere il posto e magari cercare di scattare qualche foto meritevole.
Nel ricercare inquadrature adatte, cominciammo a interloquire coi negozianti che, pure disponibili a farsi fotografare, cominciarono a raccontare la storia del luogo, delle loro radici e del lento decadimento del commercio di cose antiche che aveva indotto tanti altri commercianti all’abbandono.
Come spesso accade in tali contesti, ad un certo punto uno dei presenti irrompe da protagonista nella scena, invitandoci a entrare nel capanno retrostante al suo negozio e che all’ingresso riportava l’insegna di “Museo storico delle Pulci di Palermo”.
Varcato l’uscio: apriti cielo!
Alla vista, forse solo un accumulatore seriale non avrebbe avuto reazioni.
L’ambiente angusto proponeva miriadi di raccolte più o meno settorializzate di ogni cosa che rappresentasse manufatti e prodotti vintage di ogni genere; confondendo giochi, utensili, vinili, macchine fotografiche e ogni cosa possibile ormai in disuso che disvelava nell’osservatore ogni tipologia di ricordo che si potesse sedimentare nella mente.
C’era da perdersi nel contemplare in dettaglio gli oggetti che, in relazione agli anni vissuti e alla vita maturata, andava a riagganciare perfettamente i propri trascorsi; facendo pure riaffiorare i volti degli amici di del passato, avvenimenti accomunati con le persone a noi più care, ridando pure vita a chi ci aveva intanto lasciato lungo i viali del tempo.
Luciano Ienna, orgoglioso tenutario dello spazio che stavamo visitando è anche un esperto “rabdomante dell’anima”, un attento percettore che riesce a catturare a volo le sensazioni, le nostalgie e gli entusiasmi che transitano in un baleno nelle menti di coloro che, nell’ascoltarlo, sbarrano gli occhi sul proprio vissuto, sui tempi passati, su tanti ricordi.
Scatole di giochi, bambole e pupazzi, tanti singoli pezzi che riassumono epoche e tanto altro ancora, si presentavano alla vista, disvelando il “filo di arianna” che ne slegava l’apparente confusione.
È impossibile frenare il torrente di parole del Luciano narrante, che raccontava di come era nato in quello stesso posto, delle gesta del padre, dei suoi fratelli e di quello, in particolare, analfabeta che, pur non sapendo leggere e scrivere gli aveva trasmesso il testimone per quella che per lui costituiva ormai una viscerale passione.
Veniva a raccontare anche di tanti personaggi che, come noi adesso, casualmente si erano ritrovati a scoprire il suo Museo, rimanendone affascinati. Fino al punto di tornare un’altra volta e un’altra volta ancora, per documentare meglio: con la fotografica, realizzando documentari o semplicemente scrivendo, per narrare impressioni, sensazioni e ogni altra cosa attraverso il filtro della propria cultura e all’aiuto fondamentale del proprio trascorso e delle personali specifiche memorie.
Ad un certo punto ci si veniva a soffermare su una serie di fotografie stampate a colori, che apparentemente stonavano con l’ambiente. Ci veniva a raccontare la storia di quelle "immagini miracolate" che derivavano da negativi ritrovati casualmente in un sacco nero della spazzatura riposto in un cassonetto d'immondizie a Ballarò e lasciandoci il tempo per guardarle meglio, ad una ad una.
Sono fotografie che oltre a ritrarre Franco Franchi, la sua famiglia e l’inseparabile Ciccio Ingrassia, documentano le scene di un “Tocco” di birra fra amici al quale partecipa lo stesso Franco Franchi.
Luciano ritornò presto per descriverci ogni singolo scatto e per raccontare, anche all’amico veneto che ci accompagna, il funzionamento dei quel tipico gioco popolare. Veniva a descrive i fotogrammi, quasi recitandoli, soffermandosi sui ruoli del “Sotto”, del “Padrone” e soprattutto del soggetto che ogni volta veniva individuato come vittima di turno: “L’accucchiato”.
Una delle foto era emblematica nell'andare a rivelare chi fosse stato quella volta l’Accucchiato (foto in copertina) perché, in quanto rimasto a secco nelle bevute conviviali decise da Sotto e Padrone, era costretto ad alimentare diversamente e autonomamente il suo stato prossimo d’ebrezza, indispensabile per mantenere la goliardia allegra di tutti i partecipanti al convivio.
Per noi del luogo si riaccendevano tanti ricordi d’adolescenza, legati a quando ancora studenti frequentavamo circoli e sale gioco, per l’amico veneto si apriva invece un mondo a lui del tutto sconosciuto che disvelava risvolti di “palermitudini” profonde e oggi invisibili anche a molti indigeni più raffinati.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

giovedì 22 giugno 2023

La fotocamera … molto più di un apparecchio di registrazione. (di Giancarlo Torresani)



Occorre molta fortuna nel riuscire a coinvolgere, nel commentare una mostra fotografica, due autorevoli firme che, con autonomi interventi scritti, sono riusciti a impreziosire l'intento solo sperato dai due autori. Daniela Sidari con la sua presentazione a “Photographies” (sottotitolo “Viaggi ....”) ha fornito una descrizione che ha potuto poi verificare di persona (avendo visitato in questi giorni la mostra), Giancarlo Torresani viene oggi ad arricchire il quadro, con il testo appena pervenuto e che si riporta di seguito.

Per chi volesse visionare lo slide show della mostra combinata dei due viaggi il link è https://youtu.be/TvRDHDGqNEE Per chi volesse visitarla di persona, potrà scoprire l'allestimento un pò atipico immaginato dagli autori e che ha creato una certa interazione fra i due differenti generi fotografici in mostra.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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La fotocamera … molto più di un apparecchio di registrazione.

Uno dei tanti visitatori di “PHOTOGRAPHIES - Viaggi … di Gregorio Bertolini e Salvatore Clemente” si sarà chiesto: perché due fotografi (dalla diversa cifra) hanno deciso di allestire una mostra fotografica assieme? Una mostra, cosiddetta, dovrebbe rispecchiare le idee dell'autore … come possono allora due autori convivere (nella stessa galleria) con due idee diverse?
Premesso che arrivare a comporre una mostra fotografica (fare editing) non è un impegno facile, riuscire nell’impresa è una tappa importante che mette fine ad un “discorso” intrapreso (dagli autori) molto tempo prima, è un dono ai visitatori, oltre che un chiudere una porta fiduciosi di riuscire in futuro ad aprirne altre.
Quando pensiamo ad una mostra fotografica come l’esposizione di un “progetto” articolato e motivato (non un insieme di “belle” foto, ma un insieme che risponde a due domande: cosa hai fatto e perché lo hai fatto) non dimentichiamo che la fotografia è un linguaggio in grado di esprimere visivamente un punto di vista, il pensiero dell’autore; e che due linguaggi diversi possono confluire in un unico “progetto” dove la possibile evoluzione del tempo che scorre è fatto di accelerazioni, rallentamenti, pause, urla e silenzi, una melodia, un ritmo, un respiro che pulsa come il sangue che scorre nelle vene.
Se diverse potrebbero essere le risposte alle domande iniziali, ad esempio: per amicizia, per empatia, per un progetto condiviso, per una questione meramente economica … possiamo trovare la chiave di volta nella parola “viaggi” (vedi titolo della mostra).
Viaggi è un termine che può evocare (nella mente del curioso visitatore) una grande opera che ben riassume i vari significati concreti e simbolici: mi riferisco all’Odissea.
L’Odissea è un poema che, oltre all’avventuroso ritorno in patria del suo eroe Ulisse, rappresenta allo stesso tempo la volontà di portare a compimento una missione accompagnata dalla paura e dall’ansia di conoscere e tentare nuove imprese e nuovi episodi. Ulisse (come i due autori di questa mostra) rappresenta l’intelligenza e la curiosità, un personaggio assolutamente moderno e complesso.
Nel vedere (nell’osservare) PHOTOGRAPHIES, mostra già ben descritta nella presentazione di Daniela Sidari, quel “visitatore” non potrà non cogliere la presenza di un progetto ricco di significati metaforici e simbolici che si avvale di un linguaggio per immagini che arrivano direttamente, evocando sensazioni ed emozioni diverse nel lettore.
Il “viaggio intimo” di Gregorio Bertolini rappresenta il risultato di una ricerca decennale (work in progress) un lavoro composto tramite immagini dai vigorosi bianchi e neri (fermi, mossi e a volte solo suggeriti) che tracciano i contorni di una realtà ricca di emozioni legate ad un certo modo di sentire, al vissuto dell’autore, che si interroga sulla propria esistenza.
Noi pensiamo di scattare foto per catturare spicchi di realtà, ma non è così; la verità è che quando fotografiamo mettiamo a fuoco la nostra interiorità usando ciò che vediamo al nostro esterno.
Ciò che conta è il frammento di un’esperienza, parziale e permanente, che la fotografia può trovare, quell’unica verità che esiste solo nel punto in cui il senso del tempo del fotografo e la natura frammentaria del mondo si incontrano. Le foto concettuali di Bertolini esteriorizzano ed amplificano certe nostre emozioni; guardarle è come guardarsi dentro nel bene e nel male.
Farlo può strappare sensazioni, paure, fragilità nascoste e mai liberate.

Secondo John Berger il nostro modo di vedere è condizionato socialmente dal nostro habitus e dalle nostre esperienze. Il linguaggio fotografico è senza dubbio uno dei tanti aspetti della comunicazione contemporanea, non solo quando si viaggia, per passione o per lavoro, ma anche quando si fotografa ciò che non appartiene alla nostra cultura, per documentare, comparare, ricordare.
Ed è qui che troviamo lo sguardo di Salvatore (Toti) Clemente che, dai due viaggi in Cina (effettuati nel 1991 e nel 1995) recupera le sue vecchie dia-color (poi digitalizzate) per raccontarci la Cina di quegli anni. Un abile utilizzo (potremmo dire) del materiale fotografico per analizzare e studiare: altre culture, usi e costumi, tratti somatici di altri popoli, una vera e propria ricerca socio-antropologica.
Osservando questo caleidoscopico “album” di ricordi non possiamo non riconoscere che viaggiare, e fotografare, permette di incontrare e capire luoghi e mondi diversi, scoprire religioni diverse, cibi nuovi, modi di vestire e di parlare … altre culture nelle quali, nonostante le mille difficoltà, ci sono ancora persone pronte a regalarci un sorriso spontaneo.
Questa è la potenza del ritratto, che emerge predominante dall’indagine fotografica di Clemente; volti nei quali leggiamo le emozioni che il fotografo desiderava trasmetterci; non solo volti, non solo il colore della pelle e dei capelli, i lineamenti diversi … ma volti che rappresentano i “segni” del trascorrere del tempo. Ogni sguardo, ogni ruga, ogni espressione di quei visi racchiudono in sé i ricordi legati all’esperienza dei tanti incontri che il viaggio ha donato.
Una fotografia non può essere sempre perfetta, dal punto di vista tecnico, ma può trasmettere la sensibilità del suo autore. Sono le foto stesse che trasmettono il loro essere e lasciano immaginare quei luoghi e quelle persone. Le potenzialità espressive della fotografia sono davvero sorprendenti; se il fotografo riesce ad immortale in pochi centesimi di secondo ciò che vede e sente … sarà poi la percezione di chi guarda a dare un senso a quelle foto.
Scriveva Orson Welles : “la fotocamera è molto più di un apparecchio di registrazione, è un mezzo attraverso il quale i messaggi ci raggiungono da un altro mondo.”
Sperando d’aver risposto (e fugato gli ulteriori dubbi) a quel “curioso” visitatore, non mi resta che salutarlo e augurargli una “buona visione” di questa mostra.

(1) John Peter Berger (1926-2017) è stato un critico d’arte, scrittore e pittore britannico. (2) George Orson Welles (1915-1985) è stato un attore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e produttore cinematografico statunitense.

venerdì 16 giugno 2023

Interviste ripescate: "Enzo Sellerio"



Capita spesso, parlando del più e del meno, di scoprire come qualcuno conservi come reliquie dei documenti che tornano utili per conoscere meglio certi personaggi. Con Giuseppe, esperto fotografo professionista, è successo proprio questo. Nel confrontarci su famosi fotografi siciliani, ha tirato fuori un vecchio articolo su Enzo Sellerio, pubblicato nella famosa rivista Fotografare (n.4) nell'aprile 1970 che - seppur rapportato ai tempi - risulta molto interessante, per taluni aspetti anche attuale, e che piace riproporre all'attenzione dei molti appassionati di fotografia.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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"ENZO SELLERIO è FOTOGRAFO DA 12 ANNI, VIVE A PALERMO. HA PUBBLICATO MOLTI LIBRI D'ARTE E COLLABORA CON IMPORTANTI RIVISTE DI PRESTIGIO ITALIANE E STRANIERE.

D: Come riesci a conciliare la tua fotografia con la tua permanenza a Palermo che è pursempre una grossa città di provincia?
R: E' relativamente possibile.
D: Ma come fai?
R: Bisogna sapere prendere un aereo, sfiorare Milano e poi puntare su Parigi, Londra, New York.
D: Perchè solo sfiorare Milano?
R: Milano non qualifica.
D: E all'estero?
R: All'estero bisogna dirirgersi subito nei posti giusti. Vogue, Fortune, Daily Telegraph, giornali grossi, importanti.
D: Dunque secondo te è importante sfuggire le mezze misure.
R: Certo, le mezze misure condizionano. Bisogna avere il coraggio di fare il salto.
D: E questo salto è possibile da Palermo che poi in questo settore è come dire Brescia, Padova o, al limite, Firenze?
R: Sì, è possibile purchè si voglia.
D. Quali sono le tecniche per riuscirci?
R: Bisogna essere dei bravi fotografi, questo è essenziale. Poi, in seconda linea, vengono le conoscenze personali. Si tratta sempre di affinità culturali che diventano rapporti di lavoro.
D: Secondo te è importante la cultura in questo mestiere?
R: Come in ogni altro. Qualsiasi lavoro può essere fatto a diversi livelli. La cultura è uno dei fattori che influiscono sul livello della fotografia.
D: Che cosa, secondo te, potrebbe facilitare molto questo mestiere?
R: Una rendita personale che mettesse al di fuori dal rischio di dovere necessariamente rispondere alle esigenze di mercato. Questo diventa indispensabile quando non c'è coincidenza fra il fotografo e le richieste di mercato.
D: Ma se non esiste questa coincidenza vuol dire che il fotografo sta vivendo fuori dal suo tempo e dalla sua società.
R: Può succedere, è successo.
D: Credi di avere avuto la possibilità di esprimerti con la macchina fotografica?
R: Per dare una cifra, anche se approssimativa, posso dire che ho fatto solo il dieci per cento di quanto avrei potuto.
D: Perche? R: Ho subito vari condizionamenti. Quando sono uscito da Palermo ho avuto delle grosse soddisfazioni ma la provincia, senza che lo sospettassi all'inizio, mi ha condizionato. D: Ma allora perchè non ne sei venuto via del tutto?
R: Per una serie di ragioni personali. E poi, per un fotografo non è importante solo la fotografia. Io, per esempio, ho avuto sempre paura che la mia personalità rimanesse annientata dal contatto con la grande città. In provincia ho trovato e trovo degli attimi di freschezza umana e professionale che avrei potuto perdere del tutto in una stretta civiltà consumistica.
D: Ma fare il fotografo in provincia dà una certa possibilità di espandersi professionalmente?
R: In misura molto limitata. In provincia si possono produrre degli "indizi di talento". Tutto qui.
D: Qui a Palermo è apprezzata la foto intelligente, viva, attuale?
R: Se consideriamo la foto intelligente come foto-invenzione, debbo rispondere di no. Questo tipo di foto intelligente qui non ha mercato, non ha richiesta, nessuno ne sente la necessità.
D: Allora quali sono le foto che funzionano?
R: Le foto di buona tecnica. Un buon tecnico qui va bene per le richieste di mercato. La fotografia tecnicamente buona è pagata agli stessi livelli milanesi.
D: Si dice che preferisci non lavorare per i settimanali. E' vero?
R: E' vero, soprattutto per certi settimanali.
D: Perchè?
R: Mi sono accorto di non avere interesse per la cronaca e per questo rifiuto di farla.
D: Che cosa consiglieresti a un fotografo di provincia che fosse interessato alla cronaca?
R: Cosa potrei consigliare? Di farla. Ma in questo caso inevitabilmente dovrà fare anche la partita di calcio e l'incidente stradale. E' assai difficile, se si lavora in provincia, riuscire a vivere facendo solo cronaca importante. Anche se questa provincia è la Sicilia che è sempre stata teatro di cronache interessanti per la stampa di tutto il mondo.
D: Come sei arrivato alla fotografia?
R: Prima è stato un hobby. Frequentavo pittori, giornalisti e fotografi. Così ho cominciato.

ENZO SELLERIO CONOSCE A FONDO LA SICILIA ED HA SAPUTO DOCUMENTARE CON MOLTA EFFICACIA ALCUNI ASPETTI DELL'ISOLA."


domenica 11 giugno 2023

PHOTOGRAPHIES – Viaggi ... di Gregorio Bertolini e Salvatore Clemente



In genere parlare di un’operazione culturale in cui si è direttamente coinvolti non è elegante, anche perchè quanto si è portati a dire rischia di non apparire neutro e di non risultare oggettivo.
Una mostra costituisce sempre un’occasione per proporre idee, con l’intento di sollecitare reazioni.
Seguendo tale logica, impressioni positive o negative hanno pertanto un’importanza relativa, anche nel caso possano risultare funzionali e strettamente legate a un proprio punto di vista: in tali circostanze l’obiettivo principale dei proponenti è sempre quello d’innescare discussioni utili al dialogo e al confronto.
Del resto ogni disputa artistica non ha l’obiettivo di affermare verità, che peraltro restano inaccessibili all’umano, ma quello di illustrare le tante possibili variabili e aiutare l’osservatore a intravvedere, palesandole o solo accennandole, le infinite scale di grigi o i miliardi di colori che, sfumando, delineano formule estetiche di personalissime rappresentazioni visive.
Ogni commento del visitatore, dal semplice mi piace al non mi piace affatto, associato alle tante altre osservazioni liberamente espresse nel dibattito proposto, costituiscono la raccolta di tanti modi di pensare, di tante culture, di sensazioni immaginate o provate, di esperienze sperimentate, di visioni e letture mutabili purchè prive di preconcetti.
Allo scopo di rendere in qualche modo comprensibile ciò che si vorrebbe far intendere, torna utile riportare la presentazione di Daniela Sidari scritta per le due mostre combinate, “Photographies”, sottotitolo “Viaggi ....”, annotando, in successione, le impressioni incrociate formulate dai due fotografi (ciascuno soffermandosi sulla mostra dell’altro).
Seguiranno delle altre sintetiche considerazioni che a vario modo verranno raccolte.
Altri ulteriori commenti potrebbero alimentare un seguito in coda a questo post, per eventualmente ampliare discorsi utili a chiarire, completare o esplicitare i tanti aspetti delle due difformi tipologie di viaggio narrate per immagini dai due autori (con un racconto storico-documentaristico per l’uno, introspettivo e intimistico per l’altro).

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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PHOTOGRAPHIES – Viaggi ...
di Gregorio Bertolini e Salvatore Clemente

We shall not cease from exploration And the end of all our exploring
Will be to arrive where we started And know the place for the first time.

Noi non cesseremo l’esplorazione
E la fine di tutte le nostre ricerche
Sarà di giungere là dove siamo partiti E conoscere il luogo per la prima volta.

(Thomas Stearns Eliot, Quattro quartetti, 1943)

Photographies prevede l'esposizione delle immagini in due sale dedicate ai due differenti percorsi degli autori ma è anche qui che si incrociano i due linguaggi contaminandosi a vicenda in un'esplorazione fisico/intellettuale lasciando emergere complessità di visioni, simboli e filosofie.
I due fotografi ci introducono a due percorsi apparentemente distanti fra loro, due viaggi paralleli di conoscenza profonda di “territori sconosciuti” e dagli aspetti ugualmente caleidoscopici.
Per Salvatore Clemente, il viaggio è in luoghi reali e materiali; il racconto riunisce foto di due viaggi effettuati in Cina, nel 1991 partendo da Pechino alla scoperta della Cina più tradizionale e nel 1995 da Pechino, in Asia centrale fino al Pamir/Karakorum seguendo il percorso carovaniero della Via della Seta. L'essere stato lì dell'autore, testimone di eventi e contesti sociali, lo ha portato a gestire il reportage sulla Cina attraverso un indissolubile legame visivo fra luoghi e persone; ad essere indagato è l'uomo. L'autore raggruppa le immagini per simiglianza di eventi o azioni, non la foto singola ma raggruppamenti di racconti: la vendita, la preghiera, i diversi lavori, gli spostamenti per terra e per acqua ma anche il semplice ritratto alle persone. Le immagini attraverso il colore descrivono ma sono come “cartoline” disposte l'una accanto all'altra che compongono varietà grafiche di ambiti e situazioni, percorsi di creatività personale che permettono all'osservatore una totale immersione nel tema ma lasciano ben visibile l'impronta dell'autore, traccia di una probabile e personale geografia di luoghi, vite e persone.
Per Gregorio Bertolini invece il viaggio è in luoghi interiori ed immateriali; un percorso intimo, oltre che estetico/visivo, che lo ha portato a cercare nel reale modi e segni che potessero in metafora ben rappresentare i moti interiori del suo animo. A differenza dell'altro, questo è un lavoro in bianco e nero costruito secondo mescolanza di opportuni linguaggi e scelte poetiche: il mosso, lo sfocato, la piega, il frammento, l'ombra, le barriere di buona parte delle immagini lasciano trasparire travaglio ed irrequietezza interiore. Non è mai indolore esplorare il proprio inconscio e l'autore scava con coraggio nei chiaro-scuri dell'io interrogandosi sui grandi temi esistenziali alla principale ricerca di sé stesso.
Per entrambi gli autori, un grande pannello riassuntivo del proprio viaggio irrompe garbatamente nella mostra dell'altro, il colore nel bianco e nero ed il bianco e nero nel colore; sullo sfondo di una moltitudine di immagini, campeggiano più grandi, in un pannello, il volto di Mao Tse-tung a simboleggiare lo spirito della Cina magnifica e positiva di quel periodo e, nell'altro, un tunnel buio con in fondo una luce anch'esso simbolo positivo di una personale speranza. La fotografia è stata il giusto mezzo per raccontare le proprie emozioni e con buona probabilità in ogni luogo ed in ogni momento i due autori/viaggiatori hanno sempre, nello scatto, cercato se stessi. Il viaggio è divenuto metafora e ha permesso di raccontare la propria storia e nel profonderla, di liberarsi raggiungendo quel luogo-realtà che per ognuno è propria consapevolezza.
Partire è stato alla fine scoprire di essere giunti là da dove si era partiti e qui riconoscere se stessi come fosse la prima volta, ancora ed ancora.

Daniela Sidari (Docente FIAF)

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Questa mostra fotografica non è un'esposizione di immagini dove l'aspetto estetico ha un valore predominante, quasi fine a sé stessa; qua l'autore vuole esprimere il senso stesso del suo viaggio; la curiosità che lo ha portato tra quelle genti per cercarne lo spirito. E in realtà con la sua sete di conoscenza di una realtà completamente diversa dalla sua, riesce a darci un'idea di quello spirito, proponendoci un caleidoscopio di immagini sapientemente disposte secondo uno schema armonico, oserei dire, vicino ad una partitura musicale, dove il ritmo, lento, è guidato da immagini principali grandi, significative, frapposte, sostenute ed incalzate ad un ritmo più rapido da immagini chiarificatrici. Il tutto si conclude in un grande pannello con una sintesi esemplare di un popolo attivo guidato dal suo leader.

(Scritto da Gregorio Bertolini su “China – 1991-1995”)

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Mi sono sempre chiesto quali possano essere le esperienze che un feto possa acquisire nel lungo percorso della gestazione. Osservando le immagini proposte da Gregorio si alimentano possibili forme di risposta. La sua fotografia introspettiva costituisce una serie sedimentata di esperienze, sogni, interpretazioni che lasciano l’osservatore anche libero di costruirsi un proprio racconto. Il tutto suffragato da bagagli culturali, vissuti, illusioni, visioni. I suoi sono accenni, risvegli. Interpretazioni della sua mente, filtrate dall’occhio fotografico. Composizioni, gradazioni e sfocature sono vocali e consonanti dei dettagli grammaticali della sua sintassi personale, ma sempre adattabile da ciascun osservatore secondo delle proprie letture.

(Scritto da Toti Clemente su “Viaggio intimo")

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Di seguito il trailer di una parte della mostra "Photographies - Viaggi ... "("China - 1991-1995"), inaugurata il 9 giugno u.s.e programmata fino al 23 giugno 2023: https://youtu.be/TvSZGpLtEPE

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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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