"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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giovedì 14 ottobre 2010

Afghanistan, storia di un’invasione

Ogni volta che muore un soldato italiano in Afghanistan ci chiediamo “Che cosa ci stiamo a fare lì?”. Ma c’è un’altra domanda da farsi: cosa abbiamo fatto in Afghanistan e all’Afghanistan?
Altro che peace keeping - Dismesse le pelose giustificazioni che siamo in Afghanistan per regalare le caramelle ai bambini, per “ricostruire quel disgraziato Paese“, per imporre alle donne di liberarsi del burqa, perché, con tutta evidenza, quella in Afghanistan, dopo dieci anni di occupazione violenta, non può essere gabellata per un’operazione di “peace keeping“, ma è una guerra agli afghani, l’unica motivazione rimasta agli Stati Uniti e ai loro alleati occidentali, per legittimare il massacro agli occhi delle proprie opinioni pubbliche e anche a quelli dei propri soldati, demotivati perché a loro volta non capiscono “che cosa ci stiamo a fare qui”, è che noi in Afghanistan ci battiamo “per la nostra sicurezza” per contrastare il “terrorismo internazionale”. È una menzogna colossale. Gli afghani e quindi anche i talebani, non sono mai stati terroristi. Non c’era un solo afghano nei commando che abbatterono le Torri gemelle. Non un solo afghano è stato trovato nelle cellule, vere o presunte, di al Qaeda. Nei dieci, durissimi, anni di conflitto contro gli invasori sovietici non c’è stato un solo atto di terrorismo, tantomeno kamikaze, né dentro né fuori il Paese. E se dal 2006, dopo cinque anni di occupazione si sono decisi ad adottare contro gli invasori anche metodi terroristici è perché mentre i sovietici avevano almeno la decenza di stare sul campo, gli occidentali combattono quasi esclusivamente con i bombardieri, spesso Dardo e Predator senza equipaggio, ma comandati da Nellis nel Nevada. Contro un nemico invisibile che cosa resta a una resistenza?
Bin Laden non c’è più - Nel 2001 in Afghanistan c’era Bin Laden. Ma Osama costituiva un problema anche per il governo talebano, tanto è vero che quando nel 1998 Clinton propose ai talebani di farlo fuori, il Mullah Omar si disse d’accordo purché la responsabilità dell’assassinio del Califfo saudita se la prendessero gli americani. Ma Clinton all’ultimo momento si tirò indietro (documento del Dipartimento di Stato dell’agosto 2005). Comunque sia oggi Bin Laden non c’è più e in Afghanistan non ci sono più nemmeno i suoi uomini. La Cia ha calcolato che su 50 mila guerriglieri solo 359 sono stranieri. Ma sono ubzechi, ceceni, turchi, cioè non arabi, non waabiti, non appartenenti a quel jihad internazionale che odia gli americani, gli occidentali, gli “infedeli” e vuole vederli scomparire dalla faccia della terra. Agli afghani e quindi ai talebani, interessa solo il loro Paese. E sarà pur lecito a un popolo o a una parte di esso esercitare il legittimo diritto di resistere a un’occupazione straniera, comunque motivata. L’Afghanistan, nella sua storia, non ha mai aggredito nessuno e armato rudimentalmente com’è non può costituire un pericolo per nessuno.
La guerra civile - Per avere un’idea delle devastazioni di cui siamo responsabili in Afghanistan bisogna capire perché i talebani vi si sono affermati agli inizi degli anni ‘90. Sconfitti i sovietici i leggendari comandanti militari che li avevano combattuti (i “signori della guerra”), gli Ismail Khan, gli Heckmatjar, i Dostum, i Massud, diedero vita a una sanguinosa guerra civile e, per armare le loro milizie, si trasformarono con i loro uomini in bande di taglieggiatori, di borseggiatori, di assassini, di stupratori che agivano nel più pieno arbitrio e vessavano in ogni modo la popolazione. I talebani furono la reazione a questo stato di cose. Con l’appoggio della popolazione, che non ne poteva più, sconfissero i “signori della guerra”, li cacciarono dal Paese e riportarono l’ordine e la legge. Sia pur un duro ordine e una dura legge, quella coranica, che peraltro non è estranea alla cultura di quella gente.
a) Nell’Afghanistan talebano c’era sicurezza. Vi si poteva viaggiare tranquillamente anche di notte come mi ha raccontato Gino Strada che vi ha vissuto e vi ha potuto operare con i suoi ospedali. Gli occidentali gli ospedali li chiudono come è avvenuto a Lashkar Gah.
b) In quell’Afghanistan non c’era corruzione. Per la semplice ragione che la spiccia ma efficace giustizia talebana tagliava le mani ai corrotti. Ancora oggi, nella vastissima realtà rurale dell’Afghanistan, la gente, per avere giustizia, preferisce rivolgersi ai talebani piuttosto che alla corrotta magistratura del Quisling Karzai dove basta pagare per avere una sentenza favorevole.
c) Nel 1998 e nel 1999 il Mullah Omar aveva proposto alle Nazioni Unite il blocco della coltivazione del papavero, da cui si ricava l’oppio, in cambio del riconoscimento internazionale del suo governo. Nonostante quella di boicottare la coltivazione del papavero fosse un’annosa richiesta dell’Agenzia contro il narcotraffico dell’Onu la risposta, sotto la pressione degli Stati Uniti, fu negativa. All’inizio del 2001 il Mullah Omar prese autonomamente la decisione di bloccare la coltivazione del papavero. Decisione difficilissima non solo perché su questa coltivazione vivevano moltissimi contadini afghani, a cui andava peraltro un misero 1% del ricavato, ma perché il traffico di stupefacenti serviva anche al governo talebano per comprare grano dal Pakistan. Ma per Omar il Corano, che vieta la produzione e il consumo di stupefacenti, era più importante dell’economia. Aveva l’autorità e il prestigio per prendere una decisione del genere che fu così efficace da far crollare la produzione dell’oppio quasi a zero (prospetto del Corriere della Sera 17/6/2006).
Insomma il talebanismo era la soluzione che gli afghani avevano trovato, almeno momentaneamente, per i propri problemi. Noi abbiamo preteso di sostituire a una storia afghana una storia occidentale. Con i seguenti risultati.
Il Paese più insicuro - Oggi l’Afghanistan è il Paese più insicuro del mondo. E, con tutta evidenza, è la presenza delle truppe straniere a renderlo tale. Incalcolabili sono le vittime civili provocate, direttamente o indirettamente dalla presenza delle truppe occidentali. Vorrei anche rammentare, in queste ore di pianto per i nostri caduti, che anche gli afghani e persino i guerriglieri talebani hanno madri, padri, mogli e figli che non sono diversi dai nostri. Inoltre in Afghanistan sono tornati a spadroneggiare i “signori della guerra” alcuni dei quali siedono nel governo del Quisling Karzai. La corruzione, nel governo, nell’esercito, nella polizia, nelle autorità amministrative è endemica. Ha detto Ashraf Ghani, un medico, terzo candidato alle elezioni farsa di agosto e il più filoccidentale di tutti: “Nel 2001 eravamo poveri ma avevamo una nostra moralità. Questo profluvio di dollari che si è riversato sull’Afghanistan ha distrutto la nostra integrità”. Infine oggi l’Afghanistan “liberato” produce il 93% dell’oppio mondiale. Ma c’è di peggio. Armando e addestrando l’esercito e la polizia del governo fantoccio di Karzai, noi abbiamo posto le premesse, quando le truppe occidentali se ne saranno andate, per una nuova guerra civile. La sola speranza è il buon senso degli afghani prevalga. Qualche segnale c’è. Shukri Barakazai, una parlamentare che si batte per i diritti delle donne afghane, ha detto: “I talebani sono nostri connazionali. Hanno idee diverse dalle nostre, ma se siamo democratici dobbiamo accettarle”. Da un anno, in Arabia Saudita sotto il patrocinio del principe Abdullah, sono in corso colloqui fra emissari del Mullah Omar e del governo Karzai. Ma prima di iniziare una seria trattativa ufficiale Omar, di fatto vincitore sul campo, pretende che tutte le truppe straniere sloggino. Non ha impiegato trenta dei suoi 48 anni di vita a combattere per vedersi imporre una “pax americana“.
E allora perché rimaniamo in Afghanistan e anzi il ministro della Difesa Ignazio La Russa, un ripugnante prototipo dell’”armiamoci e partite”, vuole dotare i nostri aerei di bombe? Lo ha spiegato, senza vergognarsi, Sergio Romano sul Corriere del 10/10: perché la lealtà all’”amico americano” ci darà un prestigio che potremo in futuro sfruttare nei confronti degli altri Paesi occidentali. Gli olandesi e i canadesi se ne sono già andati, stufi di farsi ammazzare e di ammazzare, per questioni di prestigio, gli spagnoli se ne andranno fra poco. Rimaniamo noi, sleali, perché fino a poco tempo fa abbiamo pagato i talebani perché ci lasciassero in pace, ma fedeli come solo i cani lo sono. Gli Stati Uniti spendono 100 miliardi di dollari l’anno per questa guerra insensata, ingiusta e vigliacchissima (robot contro uomini). L’Italia spende 68 milioni di euro al mese, circa 800 milioni l’anno. Denaro che potrebbe essere utilizzato per risolvere molte situazioni, fra cui quelle di disoccupazione o di sottoccupazione che affliggono alcune regioni da cui partono molti dei nostri ragazzi per guadagnare qualche dollaro in più e farsi ammazzare e ammazzare senza sapere nemmeno perché.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2010)

mercoledì 13 ottobre 2010

Santoro, la Rai decide dieci giorni di sospensione

Non scotta più la poltrona di Mauro Masi: brucia, ormai. E in preda a una crisi di nervi, in cerca di una via d’uscita, il direttore generale della Rai è pronto a forzare leggi e regolamenti: ora pensa addirittura di licenziare Michele Santoro. Intanto, la lettera è stata consegnata stamattina, il conduttore di Annozero è stato sospeso per dieci giorni lavorativi, a partire dal 18 ottobre. Retribuzione a parte, significa due settimane di stop per il programma.
Il copione Rai è di seconda mano, eppure sempre con strategie diverse, nuove, a volte bizzarre. Masi ha dedicato le ultime ore a un sondaggio, personale e aziendale insieme, in vista del Cda di stamani. Il dg ha chiamato uno a uno i consiglieri di maggioranza per una domandina che pesa milioni di euro, svariate denunce, una lotta politica: io propongo di licenziare Santoro per giusta causa, ricordando i suoi insulti in diretta (in realtà si tratta dell’ormai celebre metafora del bicchiere, rivolta alle autorità in genere, ndr), voi che fate?
Prima di svelare i risultati (e anticipiamo, la sconfitta di Masi), suona divertente la risposta di un vicedirettore generale: “Due di picche, tanti. Quanti ne ha raccolti…”. Sul tabellone di viale Mazzini segnamo i contrari, nemmeno interpellati: Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten (Pd), Rodolfo De Laurentiis (Udc) e il presidente Paolo Garimberti. Postilla su Garimberti, a mo’ di scheda tecnica: spesso lascia l’opposizione per un’astensione o addirittura un aiutino a Masi, dunque va inserito tra i ‘no’ con beneficio d’inventario e tanto ottimismo. Correnti nel Pdl: Alessio Gorla e Antonio Verro detestano Santoro al pari di Masi, ma trovano l’idea di fare un dispetto al dg troppo appetitosa; l’ex finiano (?) Guglielmo Rositani è critico. Come la leghista Giovanna Bianchi Clerici e Angelo Maria Petroni, l’ambasciatore di Giulio Tremonti in Rai. Totale: 2 sì, 3 forse, 4 no.
La tattica di Masi
Il dg gioca per il pareggio, adesso: all’Ordine del giorno del Cda ha fissato un punto ambiguo, “sanzioni Santoro”. Stabilirle è competenza del direttore, quindi Masi si limiterà a comunicarle al cda che ne prenderà atto. E’ il provvedimento più grave che si possa prendere appena dopo il licenziamento. Ed è la tattica Masi, bellezza: dico, non dico, faccio, non faccio. Pochi dubbi sul sondaggio per licenziare Santoro: lui ci credeva davvero e, per guadagnare tempo, aveva chiesto una proroga per convocare il Consiglio. La presenza di un giudice della Corte dei Conti nel Cda, osservatore silenzioso e influente, avrà dissuaso i berlusconiani duri e puri perché, senza un fondato motivo e senza le pratiche burocratiche, cacciare il conduttore del programma di approfondimento più visto e più redditizio dell’intera televisione italiana significherebbe condannare l’azienda e condannarsi a un risarcimento milionario. Il giornalista potrebbe compilare all’istante la memoria difensiva, anche citando una parte di una lunga storia: la matricola che arriva in ritardo, i contratti di Marco Travaglio e Vauro mai pervenuti, i veti e divieti su scenografia, studio, luci. E il piano svelato dall’inchiesta di Trani: pressioni dal presidente del Consiglio, ostruzionismo dell’azienda, esposti all’Autorità di garanzia. E guarda un po’, sostituito Giancarlo Innocenzi (dimissionario per Trani) con il fedele Martusciello, i tre coordinatori del Pdl hanno scritto l’ennesima lettera all’Agcom contro Annozero.
Fallito il colpo grosso, anzi il colpo di mano, resta la “contestazione”: due settimane fa, proprio al debutto di Annozero, Masi ha avviato la procedura disciplinare per Santoro, l’accusa ha sparato, la difesa ha replicato. Ora tocca al dg che, già nel Cda di oggi, annuncerà la punizione per Santoro: sospeso dal lavoro per dieci giorni, da concordare con il direttore di rete, nel caso specifico Massimo Liofredi. Il dipendente ha venti giorni per ricorrere alla Commissione paritetica di viale Mazzini, assistito dal sindacato Usigrai, e poi fare causa all’azienda.
L’anticamera del licenziamento
Loris Mazzetti (capostruttura di Raitre) ha esperienza in materia: “Di ricente mi hanno sospeso per otto giorni per i miei articoli sul Fatto. Arrivare a dieci, per Santoro, significa transitare per l’anticamera del licenziamento”.
Soltanto una censura contro Annozero può salvare il soldato Masi, già di fatto liquidato da Silvio Berlusconi: l’ultimo contatto a voce tra il direttore generale e il presidente del Consiglio è vecchio di un mese. Non è casuale la freddezza di Verro, l’amministratore più berlusconiano della Rai, nei confronti di Masi: “Sono a casa influenzato. In collegamento telefonico con il Cda, ascolterò le proposte del dg sul caso di Santoro e poi farò le mie valutazioni”. Il sondaggio sul licenziamento di Santoro – confermato da un paio di vicedirettori generali e due consiglieri – diventa un sondaggio sul potere di Masi: vanno male entrambi. E nei pronostici per il Cda, seppur quotato al minimo, va contemplata una provocazione del direttore generale. Porre ai voti il licenziamento di Santoro per dimostrare a Berlusconi due cose: ho fatto la mia parte, i tuoi uomini no, chi è di troppo? Sin dai primi capricci con le direttive e le circolari, i mandati sul pluralismo, il contraddittorio e infine il contratto di servizio, Masi tenta di annullare il Cda. L’ha fatto per esautorare Carlo Freccero a Rai4 con una lettera che va oltre le sue competenze dirigenziali e, sempre nel Cda di oggi, sarà rimproverato dal Collegio dei sindaci e i suoi atti saranno carta straccia.

Carlo Tecce (Il Fatto Quotidiano del 12 ottobre 2010)

Slot in nero, sconto di governo

Ottantotto miliardi di euro o appena 30 milioni? Il grande scandalo slot machine è arrivato al capitolo finale: tra sessanta giorni sapremo quanto le società concessionarie dovranno versare allo Stato. L’accusa ieri ha ribadito la sua richiesta: quasi novanta miliardi, la somma più alta mai pretesa dalla procura contabile nella storia d’Italia. Ma la Commissione incaricata dal ministero dell’Economia ha indicato una somma cento volte più bassa. Insomma, i tecnici designati dal governo hanno previsto un mega-sconto per le concessionarie. E non basta: il Consiglio di Stato ha suggerito criteri di calcolo per poche decine di milioni, un tremillesimo della somma chiesta dall’accusa.
Ieri si è svolta l’udienza conclusiva alla Corte dei Conti. Con un primo colpo di scena: respinte le istanze di rinvio e di annullamento presentate dalle concessionarie. Quindi la parola è passata alla Procura. Che non ha abbassato di una virgola la cifra stabilita nel 2007: 88 miliardi. Una richiesta basata sull’applicazione delle penali previste tra Stato e concessionari nel 2004. Insomma, semplicemente chiedendo che sia applicata la convenzione, come si pretenderebbe da un cittadino qualsiasi. I colossi dei giochi si troverebbero a pagare somme che quasi risanerebbero i conti pubblici italiani: 31 miliardi e 390 milioni soltanto per il concessionario Atlantis World. Un tesoro, ma bisogna tenere presente che soltanto nei primi sei mesi del 2010 gli operatori del settore hanno incassato 15 miliardi.
Le richieste minime
La Procura però ha avanzato due ipotesi subordinate: la prima prevede che la somma sia equivalente all’80% dell’aggio percepito dai concessionari nel periodo da settembre 2004 a gennaio 2007. Certo, sarebbe già un bel taglio: si passerebbe a 2,7 miliardi. Il Pm specifica nell’atto la somma pretesa da ogni concessionario: 845 milioni per Atlantis, il colosso delle slot. Ma se anche questa richiesta non fosse accolta, il pm Marco Smiroldo propone che i concessionari “siano condannati al risarcimento del danno che il collegio stimerà equo”.
E qui ecco spuntare un’altra stima e una storia passata praticamente sotto silenzio: il ministero dell’Economia negli anni scorsi ha dato incarico a una commissione di indicare i criteri per il calcolo delle somme da pagare. I tre esperti, guidati dall’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, hanno proposto una “rimodulazione” delle penali che porterebbe – secondo i Monopoli – a circa 800 milioni di euro. E siamo già scesi a meno di un centesimo dei famosi 88 miliardi (98 secondo le primissime stime).
Basta? Nemmeno per sogno. Nella corsa al ribasso il Consiglio di Stato ha indicato un criterio ancora più favorevole: “Il limite massimo delle penali irrevocabili… non dovrebbe essere comunque superiore all’11% del valore medio del compenso per la gestione telematica degli apparecchi da gioco spettante al concessionario nello stesso anno, secondo i dati dei cespiti della gestione riferita a quell’anno in possesso dei Monopoli”. Sembra cinese per i non addetti ai lavori: significa che nelle casse dello Stato andrebbero una trentina di milioni. Un tremillesimo di quello che ha calcolato la Procura della Corte dei Conti.
Un “giovane” tenace
Ma il vero protagonista dell’udienza e di questo procedimento interminabile è senza dubbio Marco Smiroldo, il pubblico ministero. Chissà, forse quando l’inchiesta è partita le società si erano rallegrate che il fascicolo fosse finito sulla scrivania di questo magistrato, uno dei più giovani della Procura della Corte dei Conti. Un pm ragazzino – eravamo nel 2006 – di appena trentacinque anni per affrontare società che maneggiano miliardi di euro, che hanno agganci ai livelli più elevati della politica. E non solo.
Quanto quell’impressione fosse sbagliata lo hanno dimostrato gli eventi successivi. Smiroldo non è certo un magistrato che ami i riflettori, ma è un uomo di legge fino al midollo, che chiede soltanto l’applicazione delle regole. Ha condotto l’inchiesta fino alla fine, senza modificare la sua linea contro cui si sono scatenati tanti poteri forti.
E ascoltare la sua requisitoria ieri ha riservato ulteriori clamorose sorprese sullo scandalo: si scopre così che lo Stato ha pagato per la pubblicità dei giochi d’azzardo “legali” oltre 13,7 milioni tra il 2004 e il 2007. Una fortuna, a tutto vantaggio degli affari delle concessionarie.
Smiroldo ha chiesto la restituzione della somma: “Il mancato collegamento degli apparecchi ha impedito il controllo telematico sul gioco, che soltanto se controllato è lecito, quindi non poteva pubblicizzarsi come lecito un gioco che in realtà non lo era: si è pagata, pertanto, una sorta di pubblicità ingannevole”. Quindi, sostiene la Procura, agli altri danni deve aggiungersi quello per la campagna pubblicitaria sul cosiddetto ‘gioco lecito’, pari a 13.773.360 euro”.
L’ultima beffa
Non basta. C’è un ulteriore danno pubblico: si scopre che la Sogei (Società Generale di Informatica, soggetto controllato dallo Stato) ha speso inutilmente 26,9 milioni: “Ad aumentare la dimensione del danno erariale – ha detto Smiroldo – contribuiscono anche le spese sostenute per il servizio di gestione operativa del sistema di controllo degli apparecchi messo a disposizione da Sogei, ma rimasto sostanzialmente inutilizzato almeno fino al gennaio 2007, per un danno pari a circa euro 26.982.000”. Adesso la parola spetta al giudice.

Marco Lillo e Ferruccio Sansa (da il Fatto quotidiano del 12 ottobre 2010)

martedì 12 ottobre 2010

Chi è senza peccato scagli la prima Marcegaglia

Testo:

Buongiorno a tutti, oggi parliamo di notizie che spesso facciamo, notizie non date importanti, notizie date non importanti e notizie utilizzate come arma di ricatto, tra quelle non date non so se avete trovato traccia in televisione della gigantesca manifestazione di 50 mila persone in Valle di il Susa, Valle di Susa non è Roma né Milano, 50 mila persone con decine e decine di sindaci hanno manifestato sabato contro il Tav (treno a alta velocità) che sul sito de Il Fatto Quotidiano, abbiamo definito il più caro e il più inutile d’Europa.
Notizie, ricatti e minacce - E’ l’ennesima dimostrazione che questa opera non si farà, salvo militarizzare e cingere d’assedio con i carri armati per una ventina di anni la Valle di Susa. L’altra notizia non data, che Francesco Di Stefano mi prega di darvi è che oggi iniziano le trasmissioni di Europa 7.
Iniziano in Lombardia, in Lazio e in Abruzzo e in seguito il segnale arriverà su tutto il resto del territorio nazionale, per i dettagli delle trasmissioni che da quello che ho capito sono in pay e quindi richiedono un decoder per ricevere questi programmi che sono in una tecnologia a altissima definizione e credo in Italia usi soltanto Europa 7 e per il relativo decoder potete andare naturalmente sul sito di Europa 7, dove trovate tutte le informazioni e questa è sicuramente una buona notizia visto che la battaglia di Europa 7 contro il monopolio illegale, incostituzionale della televisione dura dal 1999, quando ricorderete il Governo D’Alema bandì la gara per le concessioni nazionali, Europa 7 la vinse, Rete 4 la perse eppure da allora mai è stata messa a disposizione di Europa 7, il pacchetto di frequenze necessarie per trasmettere.
Poi ci sono le notizie che vengono utilizzate per ricattare, minacciare, condizionare, intimidire le persone, premetto subito una cosa, chi segue Passaparola lo sa, chi non lo segue magari ha cominciato a farlo, visto che adesso il Passaparola viene trasmesso anche da Current Tv, non lo sa ancora ma sono qui a posta per ricordarlo, Emma Marcegaglia non ha mai goduto delle nostre simpatie e poi le nostre simpatie sono abbastanza ininfluenti, Emma Marcegaglia è stata spesso argomento delle nostre chiacchierate quando per esempio come Presidente della Confindustria lodevolmente proseguì nell’opera di Montezemolo di bonifica delle varie unioni industriali, soprattutto nel sud, e confermò la decisione di espellere dall’associazione degli industriali i soci che venivano beccati a pagare il pizzo alla mafia, per esempio e in quella circostanza abbiamo detto: perché non vengono espulsi anche i soci che vengono beccati a pagare le tangenti? Perché chi paga il pizzo alla mafia molto spesso lo fa per sopravvivere, lo fa perché altrimenti lo ammazzano, gli fanno saltare il negozio, capannone, il cantiere, infatti giuridicamente è vittima di estorsione chi paga il pizzo alla mafia.
Non bisogna pagare il pizzo alla mafia, ma chi lo paga non commette un reato se è vittima di un’estorsione, mentre invece chi paga tangenti, almeno che non sia costretto, non è vittima di un reato, ma è autore e complice di un reato che si chiama corruzione e guarda caso il Gruppo Marcegaglia ha patteggiato sia come società, sia come persona fisica nella persona del fratello di Emma Marcegaglia, pene detentive e pecuniarie per corruzione nel caso Eni Power, in più ci sono indagini che hanno portato anche dei sequestri su alcuni inceneritori o termovalorizzatore che dire si voglia del Gruppo Marcegaglia, soprattutto in Puglia, sapete che c’è una certa generosità della Giunta Vendola nei confronti del Gruppo Marcegaglia e non soltanto di quello per gli inceneritori e c’è un’indagine che riguarda il gruppo che fa capo al padre di Emma Marcegaglia ma di cui lei è anche dirigente, per smaltimento abusivo, illegale di rifiuti e come potete controllare voi stessi dalle rassegne stampa che navigano su Internet, sono stati scoperti diversi conti esteri che fanno capo al Gruppo Marcegaglia, quindi di queste cose ci siamo sempre occupati, quando? Quando c’era la notizia, quando c’è il patteggiamento diamo notizia del patteggiamento, quando c’è un’indagine, diamo notizia dell’indagine, quando ci sono sequestri di inceneritori, diamo notizia dei sequestri di inceneritori e la stessa cosa ha fatto spesso Beppe Grillo sul suo blog, quindi non siamo qua per difendere Emma Marcegaglia, nel senso che ci sono molte magagne che riguardano lei e il suo gruppo che andavano raccontate e che abbiamo sempre raccontato.
Se qualcuno avesse voglia, può andare in emeroteca, oppure sugli archivi informatici e controllare quali spazi Il Giornale di Silvio Berlusconi e Libero attualmente diretto da Maurizio Belpietro ma fino a un anno fa diretto da Vittorio Feltri che fa capo alla famiglia Angelucci, quale spazio hanno dato questi giornali alle vicende giudiziarie del Gruppo Marcegaglia, troverete delle gran brevi quando va bene, quando va male non troverete niente! La domanda è: ma per quale motivo dopo non avere scritto nulla o quasi nulla delle notizie sulle disavventure giudiziarie del Gruppo Marcegaglia quando avvenivano, recentemente il mese scorso Il Giornale ha manifestato questa spasmodica necessità di raccogliere notizie e di pubblicare notizie sulla Marcegaglia? Guarda caso il giorno dopo la Marcegaglia in un’intervista a Il Corriere della Sera aveva criticato il Governo Berlusconi, dicendo delle cose che peraltro avrebbe potuto dire anche qualche anno fa e cioè che è un governo che non rispetta le promesse, è un governo che racconta agli italiani che il nostro paese sta meglio degli altri rispetto alla crisi finanziaria e mondiale, mentre è uno di quelli che sta peggio e che era ora di finirla di occuparsi di scemenze, tipo la casa di Montecarlo di Tulliani e era ora di cominciare a occuparsi di cose serie cioè lavoro, produzione etc..
Banalità naturalmente, tardive, scoperte dell’acqua calda, sfondamenti di porte aperte, però sapete che negli ambienti dei poteri forti i riflessi sono piuttosto lenti, sta di fatto che nel momento in cui la Signora Marcegaglia critica il Governo Berlusconi, Il Giornale della Famiglia Berlusconi decide di interessarsi ai guai della Signora Marcegaglia, scelta legittima naturalmente, potevano prendere quello che sapevano, copiarlo da noi che l’avevamo scritto in tempi non sospetti e pubblicarlo, invece cosa fanno? Il vicedirettore de Il Giornale, Nicola Porro, telefona al portavoce della Signora Marcegaglia e le dice: ah, domani ci divertiamo! Domani spostiamo i nostri segugi da Montecarlo a Mantova, Mantova è il regno della Marcegaglia, luogo dove c’è la sede del gruppo e tutto quanto e le spacchiamo il cazzo! Questa è l’espressione in dolce stil nuovo, ma nelle telefonate può capitare che si parli così, andiamo al succo!
Il portavoce in realtà Marcegaglia giustamente cade dalle nuvole, nel senso che mai Il Giornale si è occupato delle vicende giudiziarie della Marcegaglia e quindi dice: ma stai scherzando? E’ una burla, è una boutade? L’altro dice: no un po’ è vero! A questo punto il contesto cosa dice? Se si trattasse, non so, di un quotidiano che non è uso attaccare le persone che attaccano o criticano Berlusconi si potrebbe pensare a uno scherzo, ma il portavoce della Marcegaglia sta parlando con il vicedirettore di un giornale che è noto, non da oggi, da quando Montanelli ne fu cacciato e sostituito da Feltri, per avere attaccato tutti quelli che stavano sulle palle a Berlusconi o tutti quelli che davano fastidio a Berlusconi, tutti, dal primo all’ultimo! Feltri arrivò a Il Giornale con una fama di giustizialista, direbbe lui di sé stesso oggi, sostenitore accanito del pool Mani Pulite, appena arrivò a Il Giornale e il pool Mani pulite si stava occupando ovviamente anche del gruppo Berlusconi, cominciò a attaccare il pool Mani pulite e divenne “garantista” o pseudo – garantista, tra le guardie e i ladri smise di simpatizzare per le guardie e cominciò a simpatizzare per i ladri e cominciò a far scrivere noti, pluri-imputati di tangentopoli contro i quali quando era all’Indipendente fino al giorno prima aveva sparato a palle incatenate, era lui che chiamava Craxi “il cinghialone” era lui che scriveva delle cose terrificanti su Pomicino, su De Lorenzo etc..
Poi continuò con la campagna contro Di Pietro, perché Di Pietro minacciava di mettersi in politica e di far fastidio a Berlusconi visto che aveva rifiutato di andare con Berlusconi, poi attaccò la Boccassini quando la Boccassini scoprì le tangenti Fininvest ai giudici e poi attaccò Veronica quando Veronica cominciò a criticare il marito e annunciò il divorzio e poi attaccò il Giudice Mesiano quando quest’ultimo fece la sentenza che condannava la Fininvest in primo grado a risarcire la Cir di De Benedetti per lo scippo della Mondadori e poi attaccò Dino Boffo, quando quest’ultimo si permise una pallida critica sullo stile di vita del Presidente del Consiglio e lo attaccò dicendo una cosa vera, che però non aveva mai detto prima, caso molto simile alla Marcegaglia e cioè che Boffo era stato condannato per molestie nei confronti di una donna, notizia vecchia che fu tirata fuori subito dopo che Boffo criticò lo stile di vita del Presidente del Consiglio e poi ci fu anche la bugia che era talmente incredibile che si potesse raccontare, che all’inizio sembrava vera, cioè che un poliziotto impazzito avesse fatto una relazione, attenzionando Dino Boffo, addirittura per la sua omosessualità e poi si scoprì invece che quella era una lettera anonima, non un'informativa di polizia.
Porro, Feltri e il "padrun" Confalonieri - Poi attaccò, non vi dico gli attacchi nei confronti miei, di Santoro, di Luttazzi, di Biagi, di Montanelli, finché è stato vivo a assaggiato un massacro mediatico che lo costrinse poveretto negli ultimi mesi di vita a togliere addirittura il nome dal campanello, dal citofono di casa sua a Milano perché riceveva addirittura telefonate anonime sul suo telefono privato di minacce e addirittura una lettera di minacce sotto il piatto nel posto a tavola che occupava ogni sabato quando andava a pranzo con gli amici e i colleghi nel solito ristorante.Poi attacchi di ogni genere all’Ariosto, a altri magistrati, alla D’Addario, chiunque si sia messo di traverso in questi anni sulla strada del Cavaliere gli hanno sparato a vista.
Quindi quando il portavoce della Marcegaglia, parlando con il vicedirettore del Giornale apprende che questi vogliono mandare i segugi a Mantova per occuparsi degli affaire della Famiglia Marcegaglia, che stanno raccogliendo un dossier, un articolo, un servizio, preparando una campagna sulle disavventure giudiziarie sulla Famiglia Marcegaglia, il portavoce, memore di tutti questi precedenti dice: ecco Marcegaglia è il prossimo obiettivo e avverte la Marcegaglia come è suo dovere fa, cosa fa la Marcegaglia? Può fare due cose potrebbe dire: lasciamo che pubblichino, tanto non ho niente da nascondere, che è un po’ quello che facciamo noi quando a volte mi dicono: sai mi è giunta voce che Il Giornale sta preparando… facciano, qualunque cosa scrivano o è innocua, oppure è falsa! Se è falsa scrivano pure, li querelo, gli faccio causa, questo dovrebbe essere l’atteggiamento di chi non ha niente da nascondere, cioè di chi non è ricattabile, evidentemente la Signora dei timori li ha, ha una bella coda di paglia, tant’è che appena dicono che si sta per pubblicare qualcosa sugli affaire del gruppo di famiglia, allarmatissima telefona, a chi telefona? Telefona a Feltri, direttore editoriale del giornale, oppure a Sallusti, il direttore responsabile… oppure telefona a Porro che si è dimostrato così informato con il suo portavoce, oppure telefona a Paolo Berlusconi, l’editore del Giornale, invece no, chiama Fedele Confalonieri che è il Presidente di Mediaset e che è anche consigliere di amministrazione del Giornale, si dirà: cosa ci fa il Presidente di Mediaset nel Consiglio di Amministrazione di un giornale? Che non è né di Mediaset, né di Berlusconi, anzi non può essere di Mediaset perché violerebbe la Legge Gasparri, la quale fino al 2012 vieta gli incroci tra televisioni e giornali.
Confalonieri riceve la telefonata della Marcegaglia cosa fa? Potrebbero sempre dire: ha chiamato Confalonieri perché è nel direttivo di Confindustria, lei conosce Confalonieri, non conosce Paolo Berlusconi… allora Confalonieri dovrebbe chiamare lui Paolo Berlusconi, l’editore de Il Giornale, invece no, si comporta come se il padrone de Il Giornale, il mero proprietario, fosse proprio Confalonieri, cioè Mediaset, cioè Berlusconi Silvio, chiama Feltri e è lo stesso Feltri nelle interviste a ridicolizzare la Marcegaglia dicendo: ha voluto chiamare il padrun la Marcegaglia, quindi noi dalle parole di Feltri, veniamo a apprendere che il padrun de Il Giornale in violazione della Legge Gasparri, che ha fatto Berlusconi, è Confalonieri, Presidente di Mediaset e manager di un’azienda di proprietà di Berlusconi, perché Mediaset è ufficialmente di Berlusconi e della sua famiglia, oltre a una quota che è sul mercato azionario.
A questo punto cosa succede non si capisce bene, perché le versioni divergono, Feltri dice: ho detto a Confalonieri che sulla Marcegaglia non avevamo niente in cantiere e che quindi stesse pure tranquilla, la Marcegaglia dice testualmente davanti ai magistrati il 5 ottobre: “durante la mia predetta conversazione con Confalonieri rappresentai allo stesso la mia preoccupazione e il mio allarme dicendo allo stesso Confalonieri che era per me assurdo un simile comportamento da parte de Il Giornale e Confalonieri mi rassicurò e mi disse che avrebbe chiamato immediatamente Feltri che sarebbe intervenuto e che poi mi avrebbe richiamato, cosa che infatti fece dopo pochi minuti. In tale seconda telefonata il Confalonieri mi disse di avere parlato con Feltri e che era tutto a posto, nel senso che Il Giornale avrebbe desistito. In tale occasione il Confalonieri mi ribadì anche lui la necessità e l’opportunità che io facessi un’intervista su Il Giornale, non mi era mai capitata una cosa simile che un quotidiano o qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista, ovvero conseguentemente a dichiarati da me precedentemente rilasciate, lo stesso quotidiano Il Giornale in passato non si era mai comportato in tale modo.”, a questo punto Feltri dice: noi non avevamo niente in cantiere, l’ho detto a Confalonieri e quest’ultimo l’ha detto alla Marcegaglia, non c’è niente, la Marcegaglia invece dice che Confalonieri le ha detto un’altra cosa, che era intervenuto e proprio perché era intervenuto, Il Giornale avrebbe desistito.
Desistito da cosa? Evidentemente dal pubblicare qualcosa che c’era in cantiere, non è una differenza da poco la prima versione quella di Feltri, da quella della Marcegaglia, Feltri dice: non ho niente in mano, la Marcegaglia dice: no, Confalonieri mi ha detto che avevano in mano qualcosa su di me e che l’intervento di Confalonieri li ha fatti desistere. Confalonieri dice: mi riconosco perfettamente nella ricostruzione di Feltri e della Marcegaglia, ma sono ricostruzioni incompatibili, se non c’era niente, versione Feltri, può darsi che quello di Porro sia stato uno scherzo, anche se l’hanno ovviamente frainteso e l’hanno frainteso perché? Perché sanno di cosa è capace Il Giornale e come fa Il Giornale ogni volta che critica Berlusconi, in ogni caso anche lo scherzo frainteso va a coartare e a minacciare e a intimidire la Marcegaglia, se invece è intervenuto Confalonieri per bloccare e per farli desistere, allora vuole dire che ci avevano provato, avevano messo da parte delle cose, avevano fatto sapere alla Marcegaglia che le stavano raccogliendo, in cambio di cosa avrebbero evitato di pubblicarle? Qui c’è un altro passaggio interessante dell’interrogatorio della Marcegaglia, dopo il racconto che il suo portavoce mi fece della telefonata di Porro, sicuramente dice la Marcegaglia ha percepito l’avvertimento del Porro come un rischio concreto e reale per la mia persona e la mia immagine, tanto reale che effettivamente mi misi personalmente in contatto con Confalonieri, perché Porro e Il Giornale ce l’avevano con la Marcegaglia? Cosa volevano ottenere da lei dopo che aveva criticato il governo? Il giornale era piccato sia per le mie dichiarazioni contro l’operato del governo, sia per il fatto che io stessa e Confindustria ci siamo sempre filati poco Il Giornale, quest’ultimo e il suo giornalista hanno dunque tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento, infatti alla fine sia gli uomini vicini alla Marcegaglia, sia Confalonieri cercano di convincerla a fare un’intervista con il Giornale.
A questo punto Belpietro, Feltri e altri dicono: vi pare possibile che facciamo tutto questo casino e andiamo a minacciare il Presidente della Confindustria per avere un’intervista dalla Marcegaglia? Ma come ha detto Feltri, ma chi se ne frega di avere un’intervista della Marcegaglia, questa parla dalla mattina alla sera a reti unificate dicendo cose poco interessanti, è pure una rompicoglioni, così dice lui, Sallusti che è un noto estimatore del genere femminile dice che la Marcegaglia è pure isterica, pensate il maschilismo che c’è dietro a questa definizione, comunque la si pensi nei confronti di questa signora sotto altri punti di vista.
Perché solo Woodcock incappa nelle telefonate - Vi pare possibile che noi brigavamo e facevamo minacce e dossier per avere un’intervista da questa qua? Manca il movente del reato!Dicono Feltri e gli altri, in realtà l’intervista non era lo scopo di tutte le manovre che vengono fuori dalle telefonate, lo scopo quale era? Era sì magari un’intervista, ma un’intervista nella quale la Marcegaglia si rimangiasse le critiche al Governo Berlusconi e alle campagne contro Fini per la casa di Montecarlo, quindi attenzione, non volevano portare a casa un’intervista così, domanda e risposta, volevano portarsi a casa un’intervista nella quale piccati per le sue dichiarazioni contro l’operato del governo, la Marcegaglia dicesse che non voleva dire quello quando criticava il governo e che magari invece era pure giusto attaccare Fini, questo è il contesto nel quale la Marcegaglia dice di essersi intimidita e di avere telefonato a Confalonieri, con la coda di paglia perché sa che se raccontano le faccende del suo gruppo finanziario e imprenditoriale, sicuramente non ci fa una bella figura.
Allora capite a cosa pensano i magistrati quando sentendo queste telefonate ipotizzano il reato di violenza privata nei confronti della Marcegaglia, la violenza privata non è picchiare qualcuno, la violenza privata è coartare la volontà di qualcuno, costringere qualcuno a fare qualcosa che non farebbe minacciandolo, questo è il reato, naturalmente le indagini servono per verificare se il reato c’è o non c’è, quindi non è che l’indagine c’è e allora c’è il reato, serve a questo l’indagine, l’indagine la fa il PM Woodcock, il PM Piscitelli con la controfirma che è un timbro di solidarietà del Capo della Procura di Napoli, un magistrato iperprudente, Giandomenico Lepore, tutti a dire: ah il solito Woodcock, quello che non ne azzecca una, in realtà come abbiamo più volte spiegato, Woodcock azzecca, ci sono moltissimi processi avviati da indagini di Woodcock che si sono conclusi con condanne e in ogni caso le indagini non devono concludersi in condanna, le indagini devono appurare se c’è un reato, se c’è un reato devono concludersi con condanne, se non c’è un reato devono concludersi con un’assoluzione, un ottimo PM è quello che fa condannare i colpevoli e fa assolvere gli innocenti, all’inizio non lo sai se uno è colpevole o innocente, certo di fronte a certe telefonate devi indagare, guai se ogni indagine aperta portasse alla condanna, vorrebbe dire davvero che i giudici sono servi dei pubblici Ministeri, invece meno male nella dialettica processuale a volte ci sono assoluzioni e a volte condanne, lo dico perché stamattina per dimostrare che Woodcock non ne azzecca una Il Giornale ricorda l’inchiesta su Salvo Sottile, il portavoce di Fini beccato al telefono a trafficare in ragazzine da dirottare alla RAI, quando stava nelle a Fini alla Farnesina, i provini venivano fatti direttamente sui divani della Farnesina.
Tutti pensano che Sottile sia stato assolto, perché? Perché Woodcock non ne azzecca una, Sottile è stato condannato perché mandava l’auto blu, un mezzo dello Stato a prelevare la Gregoracci, ok? Tanto per dire com’è facile fregare la gente quando su questioni sulle quali nessuno può controllare, come si fa a sapere come vanno a finire i processi a Woodcock se i giornali ne parlano sempre quando ci sono le indagini e poi non seguono i dibattimenti e non vanno a leggere le sentenze, così diventa facilissimo dire che De Magistris non ne azzeccava una, infatti gli hanno tolto tutte le inchieste, a Woodcock non ne azzecca una, intanto stanno cercando continuamente di mettergli i bastoni tra le ruote e se non ne azzeccassero una dovrebbero essere felici questi imputati, bene, siamo capitati nelle mani di un PM che non ne azzecca una, finirà tutto nel nulla, perché si preoccupano, perché li attaccano così? Perché sanno che in realtà questi magistrati poi molto spesso ci azzeccano e comunque la bontà di un magistrato non si calcola dal numero di condanne che portano le sue indagini.
Ma è interessante il meccanismo per capire se siamo di fronte a magistrati impazziti o se siamo di fronte a magistrati che di fronte a una notizia di reato, procedono perché fortunatamente in Italia è obbligatoria l’azione penale, qualcuno dirà: ma possibile che capiti sempre tutto a Woodcock? Ribaltate la domanda e domandatevi: ma quanti magistrati facendo intercettazioni si imbattono in fatti come questi? Il fatto che Woodcock sia considerato uno che ci si imbatte così di frequente o è estremamente fortunato o è profetico, nel senso che quando intercetta un benzinaio già sa che gli capiterà qualcosa tra le mani che riguarda ministri, politici, giornalisti, vip? Oppure ci sono un sacco di magistrati che nelle loro indagini scoprono fatti di questo genere e li imboscano? Perché guardate che Woodcock lavorava a potenza e indagando su faccende locali arrivava spesso a personaggi di rilevanza nazionale, adesso è a Napoli, stava lavorando su un’indagine, lo racconta oggi Il Corriere, a proposito del gruppo Trevi che fa capo al Vicepresidente della Confindustria, Cesare Trevisani, in quell’indagine è venuto fuori un ruolo non di indagato, del portavoce della Marcegaglia, Arpisella, gli hanno messo il telefono sotto controllo, sapete che si può essere messi sotto controllo, capita abbastanza di rado, ma succede, anche senza essere indagati, per esempio se si è vittima di un reato o se si sa qualcosa a proposito di certi fatti, intercettato può essere anche uno che non è o non è ancora indagato, quindi nelle telefonate di questo Arpisella si scopre, invece di quello che ci si aspettava sulle indagini sul Gruppo Trevi, queste telefonate minacciose, questi sms minacciosi con Nicola Porro e è da lì che parte l’indagine, quando sentite Feltri, Sallusti, Porro sbraitare: oddio ci intercettano i telefoni, guai a intercettare i giornalisti, in realtà i giornalisti sono cittadini come gli altri, non hanno nessuna immunità, quindi possono essere intercettati se commettono reati è anche giusto che vengano intercettati, ma qui nessuno dei giornalisti de Il Giornale è stato intercettato, era intercettato questo portavoce della Marcegaglia e nelle registrazioni ovviamente sono rimasti gli sms che gli mandava Porro e le telefonava che faceva con Porro, è così che è nata l’inchiesta, per caso, a questo punto i magistrati hanno visto che c’era un reato che stava per essere consumato, hanno seguito la vicenda e alla fine quando la vicenda si è chiusa, perché? Perché come dice la Marcegaglia hanno desistito dopo la telefonata di Confalonieri, l’indagine, per quanto riguarda le intercettazioni era finita, se avessero voluto fare i bastardi e continuare a fare le intercettazioni a strascico, avrebbero potuto continuare a tenere sotto dei telefoni o addirittura avrebbero potuto mettere sotto intercettazioni i telefoni di Porro e Sallusti e di Feltri, così chissà cosa avrebbero ascoltato se fosse vero che i PM sono lì per incastrare la gente, purché sia, per cercare il pelo nell’uovo, in realtà cosa hanno fatto? Hanno staccato tutto e sono andati a perquisire per vedere se questi dossier, se questa raccolta di informazioni sulla Marcegaglia c’era o non c’era.
Penultima cosa, ancora due cose vi dico, la penultima è che c’è una terza possibilità a proposito di quella divergenza, Feltri dice: sulla Marcegaglia non abbiamo raccolto niente e non volevamo scrivere niente, è uno scherzo di Porro e la versione Marcegaglia: Confalonieri mi disse che c’era qualcosa, ma lui l’aveva bloccata e li aveva fatti desistere, c’è una terza possibilità, cioè che dicano la verità sia la Marcegaglia, sia Feltri e che in realtà sia stato Confalonieri a giocare un po’ sull’equivoco, Confalonieri nella sua veste di amico del cuore di Berlusconi, proprietario di Mediaset, azionista del giornale, amico di Feltri, membro del direttivo della Confindustria, un bel ventaglio di ruoli, alcuni incompatibili gli uni con gli altri si potrebbe dire, addirittura conflitto di interessi, cosa fa? Questa è l’ipotesi, poi vedremo, giovedì ci sono gli interrogatori per capire bene cosa è successo, l’ipotesi è che Confalonieri anche se Feltri gli ha detto: non ce ne frega niente della Marcegaglia, magari lascia intendere che qualcosa c’era, così acquisisce per sé e per l’amico Berlusconi dei meriti agli occhi della Marcegaglia, guarda che ti abbiamo salvata, abbiamo bloccato la pubblicazione del dossier e la campagna che ne sarebbe seguita, in un’altra intercettazione il portavoce di Confalonieri Crippa dice: oddio se parte Feltri va avanti 15 giorni!
Quindi tu Marcegaglia da questo momento sai che ci devi qualcosa, voi capite che anche questa farebbe parte di quella violenza privata, nel caso in cui si dimostrasse che Confalonieri non si è limitato a fare il porta parola di questo e di quell’altro ma ci ha messo del suo e è tutto da accertare, ma è anche possibile che le cose siano andate così e che quindi la Marcegaglia si sia sentita ancora più in soggezione nei confronti di questi signori, visto che pendeva sempre sulla sua testa la spada di Damocle, perché? Perché hanno desistito perché ha telefonato Confalonieri, ma un domani se dici qualcos’altro contro il governo, ma spada potrebbe cascare, potrebbe partire quella campagna che per il momento è stata bloccata, ecco un aggravio della violenza privata.
Qualcuno di troppo nell'Ordine dei Giornalisti - L’ultima cosa che volevo dire è che ci sono molte persone in Italia che alla luce di questo fatto se avevano voglia di prendere una posizione critica nei confronti del governo non lo faranno più.Non lo faranno più perché hanno avuto l’ennesima dimostrazione del fatto chiunque critichi o si metta comunque di traverso sulla strada di Berlusconi, parte immediatamente il dossier, questo è un classico, è un automatismo, appena dici qualcosa tranghete, naturalmente se hai qualche scheletro nell’armadio stai sicuro che te lo tirano fuori, anche perché dispongono di mezzi investigativi non comuni, non ordinari, non hanno soltanto i segugi de Il Giornale, abbiamo visto strani personaggi, faccendieri, hanno i servizi segreti e le forze di pubblica sicurezza, le forze dell’ ordine alle loro dipendenze e quante volte abbiamo visto come venivano usati i servizi segreti e certe parti deviate delle forze dell’ ordine non per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma per tutelare la sicurezza di Berlusconi e quante volte abbiamo visto portare nelle mani del Presidente del Consiglio informazioni e dossier che avrebbero dovuto rimanere riservati affinché lui ne potesse fare l’uso che voleva, smistarle ai suoi giornali, oppure addirittura telefonare direttamente, ricorderete quel video con Marrazzo in compagnia di trans girato da due Carabinieri deviati, che illegalmente erano entrati in quella casa, illegalmente avevano filmato Marrazzo con ma droga e con i trans, quel Dvd arrivò nelle mani del Presidente del Consiglio, oltre che dell’entourage di Belpietro e dell’entourage di Feltri, i soliti e alla fine Berlusconi chiamò Marrazzo e disse: ho qui un video che la riguarda, stia attento! Glielo disse con l’aria di fargli un favore, in realtà da quel momento Marrazzo era in catene, nelle mani del Presidente del Consiglio.
Se hai qualcosa da nascondere te lo trovano e da quel momento tu non sei più libero, se non hai niente da nascondere, te lo inventano o prendono un particolare vero di una vicenda che ti riguarda e lo manipolano geneticamente per farlo apparire una cosa mostruosa, mentre magari è una cosa innocente o senza nessuna importanza, questa è ancora una volta la lezione di questo caso che va molto al di là delle sorti della Marcegaglia della quale non ce ne frega assolutamente niente e che devo dire hanno confessato quelli de Il Giornale che non sono neanche molto svegli ultimamente, il nervosismo gioca brutti scherzi, perché l’altro ieri cosa hanno fatto, sabato mattina? Hanno detto “ecco il dossier sulla Marcegaglia” e cosa c’era in quel dossier? C’erano degli articoli che erano usciti… era una collezione di articoli uno di Repubblica, uno de L’Espresso, uno de “Il Sole 24 ore”, il comunicato del Cdr, uno de Il Fatto Quotidiano di Giovanna Dantino, uno de L’Unità di Gianola, ce ne sono due miei uno uscito su L’Espresso, uno uscito su Il Fatto Quotidiano, un micropezzo de Il Corriere della Sera sul patteggiamento del fratello della Marcegaglia e un altro pezzo di Vittorio Malagutti su Il Fatto Quotidiano, più un pezzo su La Stampa, indagato il padre della Marcegaglia nell’inchiesta sullo smaltimento abusivo dei rifiuti e un altro pezzo de L’Espresso, questo è il dossier, cosa volevano dimostrare questi spiritosoni, questi buontemponi? Che i dossier li fanno gli altri giornali, quelli di sinistra, perché secondo loro gli altri giornali sono tutti di sinistra, Il Fatto Quotidiano sarebbe di sinistra, La Stampa sarebbe di sinistra, Il Corriere della sera sarebbe di sinistra, i dossier li fanno gli altri, no, gli articoli, le notizie le danno gli altri ogni tanto, la differenza tra una notizia e un dossier è molto semplice: che la notizia esce sui giornali, il dossier non esce, se ho una notizia non la dico a nessuno, se so una cosa sulla Marcegaglia che gli altri non sanno, non chiamo la Marcegaglia, perché? Perché altrimenti quella magari avverte gli altri giornali temendo che abbiano anche loro la notizia, visto poi come si comporta, quella chiama direttamente gli editori, i padrun e così la mia notizia me la bruciano gli altri.
Se ho una notizia sulla Marcegaglia la pubblico, poi chiedo se la Marcegaglia vuole replicare, rettificare, spiegare, se invece ho un dossier, o sto raccogliendo un dossier, mica lo pubblico, faccio sapere all’interessato che lo sto raccogliendo e poi vedo l’effetto che fa, magari quello dice: ma no, non pubblicarlo che ti do l’intervista, ma no, non pubblicarlo che adesso faccio una smentita sulle critiche a Berlusconi, oppure faccio al bell’elogio di Berlusconi, oppure faccio un bell’attacco a Fini, oppure cosa volete per non pubblicarlo? E’ il metodo Corona applicato non alle fotografie ma alle notizie, il fotografo le foto le deve fare per pubblicarle, il giornalista le notizie le deve fare per pubblicarle, non per avvertire segretamente qualcuno e in attesa che succeda qualcosa inguattarle nei cassetti, quindi il fatto che Il Giornale abbia pubblicato i nostri articoli sulla Marcegaglia è la migliore dimostrazione della differenza che c’è tra un giornalista e qualcos’altro, il giornalista le notizie le pubblica, il qualcos’altro le notizie le usa per ricattare e questa secondo il nostro Codice Penale si chiama violenza privata, ma secondo il nostro codice deontologico significa che qui c’è qualcuno di troppo nell’ordine dei giornalisti, o siamo di troppo noi che le notizie sulla Marcegaglia le abbiamo pubblicato quando c’erano, o sono di troppo quelli che le pubblicano soltanto adesso che devono attaccare la Marcegaglia, qualcuno di noi è di troppo, qualcuno di noi abusa del titolo di giornalista, se giornalismo è questo, probabilmente noi dobbiamo cambiare nome, altrimenti devono cambiare nome loro e in tutto questo i lettori che ruolo giocano?
Chi fa il giornalista come diceva Montanelli al servizio dei suoi elettori e basta ha interesse a avere giornalisti che quando hanno le notizie le pubblicano, così le leggono i lettori, non credo che esistano lettori che hanno interesse a giornalisti che le notizie le raccolgono per tenerle nel cassetto e poi chiamare l’interessato dicendo: guarda che ti spacco il culo se… perché? Perché il lettore di tutto questo non verrà mai a sapere nulla, quindi gli mancheranno delle informazioni, forse dal punto di vista dei lettori sono meglio i giornalisti che le notizie le danno, passate parola!

Marco Travaglio (Passaparola del 12 ottobre 2010)

L'imprudenza ai tempi di Facebook

Il film su Facebook The Social Network con Justin Timberlake e' stato il film piu' visto negli Usa nel week end appena trascorso. Costato 50 milioni di dollari ne ha incassati 46 nelle prime due settimane di uscita. E' solo l'ultima notizia che riguarda il social network più popolare del mondo. La settimana scorsa è stata - se così si può dire -the Facebook-newsweek. Le notizie su Facebook l'hanno fatta fatta da padrone. Abbiamo cominciato mercoledì 6 ottobre con il peggior black-out planetario che si ricordi .Sullo schermo compariva la scritta : «The server is temporarily unable to service your request. Please try again later». Qualcuno si era preoccupato di aver preso un virus, o di connessione improvvisamente lenta o fallace. Niente di tutto questo, si trattava semplicemente del secondo black out di Facebook in due giorni e il peggiore degli ultimi quattro anni durato ben due ore e mezza.
Come confermato dalla direzione del social network
, per voce del direttore del software engineering, Robert Johnson, l’inaccessibilità del sito è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», non da hackers come era accaduto con Twitter. Più semplicemente l’unico modo che avevano di risolvere il problema era quello di inibire l’accesso agli internauti, e così hanno fatto! Il giorno dopo, l'annuale classifica di Forbes sui Paperon de Paperoni del mondo ha fatto scattare Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, 26 anni, al 35mo posto. Il patrimonio di Mr. Facebook si è quasi triplicato rispetto al 2009. Zuckerberg ha anche superato un’icona dell’industria high tech come Steve Jobs. Il patrimonio di Zuckerberg è stimato in 6,9 miliardi di dollari e si pensa che una prossima futura quotazione di Facebook in borsa potrebbe incrementare ancora di più il valore del social network e di conseguenza quello del suo fondatore. Infine,sempre giovedì scorso , il 7 ottobre, Zuckerberg ha presentato le nuove regole a tutela della riservatezza su Facebook: ogni applicazione dirà quali informazioni personali sta usando. Con un clic si potrà scaricare sul desktop qualunque materiale pubblicato sulla propria bacheca, aprendo nuova possibilità di privacy.
Cosa insegnano le notizie su Facebook che si sono concentrate
nella scorsa settimana? Che Facebook è sempre più «il» fenomeno della Rete. E forse non è un caso che tra nove giorni esca in Italia il primo libro che cerca di mettere in guardia gli utenti. L'autore infatti è un'autentica esperta del settore, Marisa Marraffino, (da avvocato e da docente, tiene lezioni al Master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), ha seguito diversi casi in cui i comportamenti digitali hanno creato conseguenze legali, sia civili che penali, addirittura per i minori di 14 anni e i loro genitori. Il vademecum «per muoversi in sicurezza su internet» spiega letteralmente «come non perdere il lavoro la faccia e l'amore al tempo di Facebook». 160 pagine che qui anticipiamo in esclusiva per Corriere.it. Un testo reso - se possibile -più attuale dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione (di fine settembre) che ha escluso la responsabilità dei direttori dei giornali on line per diffamazione in seguito a omesso controllo su quanto scritto sulla loro testata .
Questa decisione dei supremi giudici sancisce infatti
la responsabilità dei singoli utenti del web. Codice civile e penale «reali» si applicano al mondo di Facebook e condanne e sanzioni sono tutt'altro che virtuali anche per i minori di tredici anni, per danno all'immagine di altre persone, con commenti salaci e foto di cui non è stata autorizzata la riproduzione. Pochi sanno infatti che l'iscrizione a Facebook è un vero e proprio contratto in cui non solo si cedono ai gestori del portale alcune licenze (come quella di gestione di alcuni dati sensibili personali) ma in cui si dichiara di essere personalmente responsabili dei contenuti immessi in rete attraverso il social network. Quindi ragazzi e genitori attenti. Ma attenti anche lavoratori (si può essere licenziati - e' accaduto in Inghilterra ed in Svizzera - per un commento su Facebook ). Inoltre i social network e le chat stanno entrando sempre più nei fascicoli dei tribunali italiani nelle cause di separazioni tra coniugi: anche un tradimento virtuale può portare ad un divorzio reale. Leggere per credere.
Per difendersi dalle insidie di un uso esagerato e sprovveduto
della rete, Marisa Marraffino presenta nella forma di leading case tre racconti tratti da storie vere e offre suggerimenti e spunti di riflessione a chi passa le sue giornate su Facebook pensando erroneamente che in fondo il mondo di internet non è sottoposto alle regole della vita concreta. C’è la ragazzina che, all’insaputa di una madre distratta, per scacciare la noia clona con le amiche il profilo del suo cantante preferito, crea un gruppo contro la bidella della scuola e finisce querelata («Quando la noia porta in tribunale»); c’è il quarantenne in crisi che per sentirsi ancora giovane si inventa un profilo fittizio e intreccia nuove amicizie virtuali ma alla lunga finisce per essere scoperto dalla moglie («Amore, addio»); o ancora la dipendente distratta che viene licenziata perché durante l’orario di lavoro usa il computer aziendale per scopi personali e nei giorni di permesso per malattia si svaga con social network e chat («Aiuto, il capo su facebook»). Insomma, istruzioni per l'uso utili a tutti, ed in particolare a genitori ed educatori, affichè Facebook non si trasformi - come scrive la Marraffino - in un moderno paese dei balocchi della favola di Pinocchio, dove tutti ridevano e si divertivano, ma alla fine Lucignolo e il suo amico burattino ebbero un'amara sorpresa.

Maria Antonietta Calabrò (Corriere della sera - 12 ottobre 2010)

martedì 5 ottobre 2010

Quattro vecchietti sfigati

Testo:

Buongiorno a tutti, anche a beneficio della neurodeliri che prima o poi dovrà intervenire, leggiamo le ultime esternazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi alla festa del Pdl a Milano ieri :“La sovranità è stata trasferita dal popolo ai PM che ci tengono sotto scopa” non si capisce di cosa stia parlando questo Signore, visto che da febbraio i suoi processi sono congelati e non si hanno notizie di nuove indagini che lo riguardino direttamente.
I vecchietti della P3 - A meno che, come spesso avviene, lui non sappia delle cose che noi non sappiamo, al momento si sa che ci sono i processi Mills, Mediaset e Mediatrade che sono bloccati a Milano da legittimo impedimento e che potrebbero sbloccarsi ma non a causa dei PM che tengono sotto scopa la politica, ma a causa dell’incostituzionalità che la Corte Costituzionale il 14 dicembre potrebbe rilevare sul legittimo impedimento e quindi cancellandolo riaprire quei processi che sono già dibattito, quindi il PM non c’entra nulla.
Potrebbe sapere qualcosa in più di quello che sappiamo noi? Sappiamo che c’è un’indagine a Firenze che nasce dalle dichiarazione di Gaspare Spatuzza e altri collaboratori di giustizia che vedi Berlusconi e Dell’Utri di nuovo indagati per strage, l’abbiamo detto questa estate, la Procura di Firenze ha chiesto e ha ottenuto la proroga delle indagini e quindi per un altro anno si va avanti a accertare tutto questo.
Ma Berlusconi non parla di quello, parla dello scandalo della P3 che evidentemente lo preoccupa, lui pubblicamente ha sempre detto: sono 4 vecchietti sfigati, ieri ha ripetuto “quelli della P3 sono 4 vecchietti che vengono tenuti dentro, finché parlano di Berlusconi” e perché dovrebbero parlare di Berlusconi? Quale pazzo tirerebbe in ballo l’uomo più potente d’Italia se non ce ne fosse il motivo? Il problema è che questi signori della P3 erano tutti legatissimi a Silvio Berlusconi, Flavio Carboni stava con lui nella P2, quest’ultimo gli ha venduto la Villa Certosa a Porto Rotondo in Sardegna, Flavio Carboni si agitava insieme a un altro fedelissimo di Berlusconi, Marcello Dell’Utri a un altro fedelissimo di Berlusconi, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, a un altro fedelissimo di Berlusconi, quell’Arcangelo Martino che proprio due estati fa aveva fabbricato una giustificazione posticcia per spiegare l’incredibile rapporto di confidenza tra Berlusconi e la famiglia di Noemi Letizia, dicendo di avere conosciuto il papà di Noemi Letizia all’Hotel Raphael da Craxi in una circostanza in cui c’era anche Berlusconi, notizia che poi è stata ampiamente smentita dai fatti in quanto il rapporto tra Berlusconi e il Signor Letizia, come lo stesso Berlusconi cambiando poi 20 mila versioni o lo stesso Signor Letizia cambiando 20 mila versioni affermarono era risalente a un periodo nettamente successivo.
Infine c’è il famoso Pasqualino Lombardi, il geometra irpino che telefonava a giudici, trafficava con il Csm, trafficava con la Corte Costituzionale, trafficava intorno alla nomina del Presidente della Corte d’Appello di Milano, questi signori quando parlavano al telefono facevano spesso riferimento a un tale Cesare, bene, alcuni di loro, compreso Martino hanno detto che quel Cesare era il nome in codice che usavano tra di loro per designare Berlusconi, Martino ha recentemente anche chiamato in causa Gianni Letta come uno dei referenti delle sue attività.
Berlusconi quindi ha paura che questi signori parlino di lui, ma non mentendo, dicendo la verità perché erano tutti uomini direttamente o indirettamente legatissimi a lui e al suo entourage. Aggiunge il Cavaliere “Se una legge non piace ai PM ricorrono alla Corte costituzionale che è formata, lo sanno tutti, da 11 giudici di sinistra su 15 che sotto la pressione dei PM di sinistra abrogano le leggi” in realtà i PM non c’entrano niente con la Corte costituzionale, perché? Perché sono i tribunali o le Corti d’appello o la Corte di Cassazione, i giudicanti non i pubblici Ministeri, che possono sollevare questioni di incostituzionalità a proposito delle leggi, quindi i PM con la Corte Costituzionale non c’entrano nulla, né i PM di sinistra, né i PM in assoluto, stiamo parlando proprio di un caso di analfabetismo istituzionale che tracima nella psichiatria.
Ma sarà vero che 11 giudici costituzionali su 15 sono della sinistra? Berlusconi spesso ripete che sono 10 i giudici costituzionali della sinistra, adesso evidentemente sono diventati 11 nelle ultime notti anche l’undicesimo ce lo siamo giocato e allora vediamo chi sono questi giudici della Corte Costituzionale, perché lui dice che molti giudici sono di sinistra nella Corte Costituzionale? Perché ce ne è una parte che è di nomina parlamentare in realtà Corte costituzionale e una parte che è di nomina del Presidente della Repubblica e lui sostiene che gli ultimi 3 Presidenti della Repubblica: Scalfaro, Ciampi e Napolitano sono tutti e tre di sinistra, Scalfaro era un democristiano della destra della DC degasperiano, scelbiano, Scelba è quello della celere, secondo lui Scalfaro è di sinistra e quindi nomina giudici di sinistra la Corte Costituzionale, problema: non esistono nella Corte costituzionale giudici nominati da Scalfaro, quest’ultimo ne nominò a suo tempo, poi scaddero e quindi non ce ne sono più di giudici nominati da Scalfaro, ma lui non lo sa, Berlusconi!
Poi ci sono i giudici nominati da Ciampi e da Napolitano, quello nominato da Napolitano è uno, quello nominati da Ciampi sono 4, sono di sinistra? Non si sa come faccia a saperlo Berlusconi se sono di sinistra o di destra, sono dei giuristi di chiara fama che mai hanno manifestato alcuna simpatia da una parte o dall’altra. Ancora più ridicola è l’accusa al giudice nominato da Napolitano, il Giudice Paolo Grossi che è un fiorentino, naturalmente non è un giudice di carriere, i giudici della Corte costituzionale, anche se Berlusconi non lo sa, non sono magistrati, sono professori universitari, avvocati, giuristi, nessuno ha fatto il magistrato, infatti il Prof. Grossi è un giurista, è uno storico del diritto, fiorentino, noto negli ambienti accademici per essere un cattolico di destra, conservatore, lo ha nominato Napolitano e quindi secondo Berlusconi questo cattolico conservatore è diventato comunista pure lui!
In ogni caso se i giudici nominati da Ciampi – e non si vede il perché – e quello nominato da Napolitano non ce ne è prova, anzi c’è prova del contrario, fossero di sinistra, arriveremmo a 5 giudici di sinistra e gli altri 6 per arrivare a 11 come dice Berlusconi, chi sono? Qui siamo veramente nel paranormale, perché i giudici costituzionali sono attualmente così composti: ho nominato dal Consiglio di Stato, uno nominato dalla Corte dei Conti, tre nominati dalla Cassazione, cinque dal Parlamento, come sono stati nominati quelli del Parlamento? Sapete che ci vuole la maggioranza qualificata, di quei 5 nominati dal Parlamento, il centro-destra ne ha nominati due e il centro-destra ne ha nominati tre, quindi facendo finta che quello di destra nominato da Napolitano siano diventato comunista, che i 4 nominati da Ciampi siano tutti comunisti e non ce ne è traccia di queste loro simpatie politiche, avremmo 4 più uno cinque, più i due nominati dal Parlamento in quota centro-sinistra e arriveremmo a 7, e questi 11 di cui parla questo chi sono? Da dove vengono? Come fa a saperlo, cosa dice il Presidente del Consiglio a proposito della più alta istanza giuridica nazionale che è quella che deve valutare la congruità delle leggi rispetto alla Costituzione.
A questo punto il Cavaliere annuncia che è nostro dovere (suo immagino) chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare che indaghi sui poteri dei PM e su tanti fatti accaduti e su questo si verificherà la lealtà dell’alleato Fini perché se non vota tutto quello che dice lui, è sleale, naturalmente Fini ha già detto che nel programma elettorale non c’è traccia di questa Commissione parlamentare, come non c’è traccia dei lodi etc. e quindi i suoi hanno già annunciato che non la voteranno.
Ma è interessante vedere cosa ha in mente il Cavaliere, una Commissione parlamentare che con i poteri della Magistratura indaghi sulla Magistratura per fare ciò che non può fare ovviamente, perché il potere parlamentare, legislativo non può indagare su un altro potere, sul giudiziario, perché? Perché altrimenti ne calpesterebbe le prerogative di indipendenza e di autonomia, quindi sarebbe una Commissione parlamentare di inchiesta incostituzionale.
Su quali fatti dovrebbe indagare? Sui poteri dei PM e su tanti fatti accaduti, i poteri dei PM sono regolati dalla Costituzione, quindi se a Berlusconi non piacciono i poteri che hanno i PM in base alla Costituzione può cambiare la Costituzione se ci riesce, se ha ancora uno straccetto di maggioranza, c’è da dubitarne, allora cosa fa? Non potendo cambiare la Costituzione, fa una bella Commissione parlamentare, pensate che lui voglia veramente accertare dei fatti o accertare i poteri dei PM? No, lui vuole fare un gran casino, vuole buttarla in caciara, perché? Perché deve ottenere alla svelta due obiettivi: 1) un lasciapassare del Parlamento a una legge che lo salva dai processi, ormai mancano poco più di due mesi alla decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, ha bisogno di qualcosa di rapido, di urgente, non sa come fare, il lodo costituzionale l’abbiamo detto non gli serve a nulla perché ci vuole un anno e mezzo per approvarlo, poi il referendum, nel frattempo faranno in tempo a giudicarlo in tutti e tre i processi che ha aperti a Milano, almeno in primo grado, quindi cosa fa? Fa quello che ha sempre fatto, minaccia di scassare tutto e i soliti paraculi andranno da lui in processione a implorarlo di non scassare tutto, di stare buono, gli chiederanno cosa vuole per stare buono, lui dirà: voglio il lodo come i bambini capricciosi pesterà i piedi e così gli danno il loro, questo è quello che lui auspica, perché lo auspica? Perché ha sempre fatto così e finora ha sempre ottenuto quello che voleva, non solo dai suoi alleati, ma anche da presunti oppositori o da presunti istituzioni di garanzia, non dimentichiamo quando ottenne il lodo Schifani minacciando di scassare tutto alla vigilia della presidenza europea semestrale dell’Italia.
Il CSM di Berlusconi - Il lodo Alfano, quando minacciò di scassare tutto con il processo breve, grazie anche alla benevolenza del Presidente Napolitano e alla paraculaggine del PD, a febbraio addirittura il legittimo impedimento gliel’ha scritto l’Udc, Vietti, quel bell’esemplare che poi è stato premiato con i voti del PD per diventare Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, infatti ieri cosa fa Vietti? Dimenticandosi della sua carica e del suo dovere di riserbo, dice che ci vuole un lodo Alfano costituzionale in fretta e non si capisce bene perché il Vicepresidente del Csm debba auspicare un lodo Alfano in fretta, chi lo manda? E’ interessante perché lui è il vice del Presidente del Csm che è Napolitano, ci sono di nuovo manovre per salvare le chiappe al Cavaliere in nome del quieto vivere? Ecco perché lui minaccia di scassare tutto, commissioni di inchiesta, attacchi, urla, strepiti, stracciamenti di vesti, perché sta aspettando i soliti sherpa che vadano a offrirgli qualcosa in cambio della tregua, così lui ottiene esattamente quello che vuole, che non è la Commissione di inchiesta, la Commissione di inchiesta è la pistola carica, messa sul tavolo del Capo dello Stato e delle opposizioni per far sapere “se volete stare tranquilli mi date quello che voglio, altrimenti comincio a sparare” e nel frattempo comincia a sparare, sperando che qualcuno vada a chiedergli: cosa vuoi per smettere di sparare? E’ il solito racket in certe zone del sud si chiama racket, a Roma si chiama dialogo!
Tra i vari fatti che lui vorrebbe verificare in questa Commissione parlamentare di inchiesta ci sono quelli che secondo lui avrebbe commesso un Magistrato a caso, su 10 mila magistrati, Fabio De Pasquale, ma guarda un po’, è proprio il Pubblico Ministero dei processi Mills, Mediaset e Mediatrade, e lui vuole verificare, vuole verificare delle cose che peraltro lui è già sicuro che sono avvenute e infatti dice che il famigerato Fabio De Pasquale, è quello che si è inventato di tutto per evitare la prescrizione – si riferisce alla sua di prescrizione nel caso Mills – e è lo stesso che disse a Gabriele Cagliari che lo avrebbe liberato il giorno dopo e poi è andato in vacanza mentre Cagliari si è suicidato.
Aggiunge poi il Cavaliere, ecco perché è il caso di segnalare agli esperti in psichiatria che De Pasquale è quello che ha attaccato Craxi, in realtà De Pasquale non ha attaccato Craxi, De Pasquale ha fatto indagini su Craxi nello scandalo dell’Eni - Sai, tangenti pagate da Ligresti tramite l’Assicurazione Sai al Partito Socialista per avere i contratti assicurativi nel gruppo Eni, presieduto dal craxiano Cagliari, tangenti che sono andate a Cagliari e a Craxi, infatti sia Ligresti, sia Cagliari sono stati condannati in via definitiva grazie al processo istruito da De Pasquale, condannati non da De Pasquale, condannati dal Tribunale di Milano, dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte Suprema di Cassazione, fu la prima condanna che ebbe Craxi, infatti scappo all’estero per non finire in galera in seguito a quella condanna e poi alle altre che sono seguite.
De Pasquale ha il torto di averci visto giusto, di avere fatto un processo che è stato poi confermato in tutti i gradi di giudizio, Cagliari non è stato condannato perché si è suicidato in carcere, era un ladro anche lui, prendeva le tangenti anche lui, la vedova dopo i funerali andò in Svizzera, svuotò il conto che aveva aperto Cagliari e riportò in Italia 9 miliardi di lire di refurtiva, quindi stiamo parlando di un tangentaro Gabriele Cagliari, De Pasquale dovrebbe vergognarsi per avere fatto processare e condannare i colpevoli di quella megatangente Eni – Sai, aggiunge Berlusconi perché è grande “De Pasquale visto che il processo Mills – dice lui – sta arrivando una prescrizione, si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c’è quando il corruttore dà i soldi al corrotto” pensate che invenzione questa di De Pasquale, cosa si è inventato? Che la corruzione scatta quando il corruttore dà i soldi al corrotto, ma va? pensate che fantasia, che bizzarrie vengono in mente a questo De Pasquale, ci vuole una Commissione parlamentare di inchiesta per appurare come è possibile che un magistrato si sia sognato che la corruzione scatta quando il corruttore dà i soldi al corrotto!
Aggiunge il povero ometto un’altra prova regina del complotto della magistratura ai suoi danni e cioè che spesso capita che la stessa sentenza viene confermata in primo, in secondo grado in appello e in Cassazione, secondo lui il secondo grado e l’appello sono due cose diverse, ma la prova del complotto è che a volte ci sono delle sentenze che vengono confermate in primo grado in Appello e in Cassazione e a lui non viene il dubbio che vengano confermate perché sono giuste? Gli viene il dubbio che se vengono confermate è la prova del complotto! Il problema sapete qual è? E’ che in Italia ci sono ormai 65 mila detenuti, dei quali 45 mila più o meno, sono lì per scontare pene definitive e sapete perché scontano pene definitive? Perché le loro condanne sono state confermate in primo grado, in appello e in Cassazione, quindi se il fatto che una condanna in primo grado, in appello e in Cassazione è una prova del complotto, vorrebbe dire che tutte le persone che stanno in carcere in questo momento per omicidio, mafia, traffico di droga, stupro, molestie, estorsioni, rapine, furti, scippi, spaccio di droga etc., sono tutte vittime di complotti, sono tutte perseguitate dalla Magistratura, quindi abbiamo trovato il sistema per sfoltire il sovraffollamento carcerario, si aprono le porte del carcere e si fanno uscire tutti i condannati definitivi perché se uno viene condannato in via definitiva, questa è la prova che c’è un complotto contro di lui, se non ci fosse il complotto ovviamente la condanna non verrebbe mai confermata in via definitiva.
Quindi non è possibile che ci sia mai un colpevole, perché se uno è colpevole, pensavamo noi, la sua condanna viene confermata in primo, secondo e terzo grado, ma secondo Berlusconi questa è la prova che uno non è colpevole, perché? Perché se uno viene condannato in primo, secondo e terzo grado è un perseguitato! Quindi è impossibile accertare la colpevolezza di un imputato, pensate cosa deve passare in quella testolina quando dice queste cose e pensate che quello che dice queste cose è il Presidente del Consiglio, segnalo alla neurodeliri per eventuali interventi d’urgenza, esiste anche il trattamento sanitario obbligatorio anche se per i parlamentari bisogna chiedere prima il permesso alle Camere.
Ma attenzione perché la Commissione parlamentare di inchiesta che dovrebbe accertare, tra le varie porcate fatte dai magistrati anche quelle del famigerato De Pasquale, in realtà dovrebbe occuparsi di fatti che sono già stati accertati non una volta, ma a proposito di De Pasquale, 6 volte e per 6 volte tutti quelli che hanno indagato sul caso del suicidio di Gabriele Cagliari e sul ruolo di Fabio De Pasquale che era il PM di quell’indagine, hanno stabilito che De Pasquale non ha fatto niente di male, allora vediamo, ve lo dico non per andare a rinvangare vecchie storie, il caso di Cagliari che addirittura è morto, il caso di Craxi che addirittura è morto, no, perché questo attacco a De Pasquale è il segnale che Berlusconi dà il segnale convenuto ai suoi killer sparsi nelle televisioni e nei suoi giornali, ma non solo nei suoi, purtroppo, perché partano all’attacco di questo magistrato, perché? Perché bisogna creare quella cagnara, casino, canea che è necessario per ottenere la forzatura dell’ennesimo lodo e spacciarla per una norma di legittima difesa nei confronti di un Presidente del Consiglio perseguitato da un Magistrato talmente fuori di testa che ha addirittura indotto al suicidio Gabriele Cagliari, infatti non lo chiamano più lodo:
Questo bell’elemento del Vicepresidente del Csm della Magistratura non dice: ci vuole il lodo, dice: “è importante mettere in sicurezza il Presidente del Consiglio” come si fa per gli edifici a rischio per la 626, mettere in sicurezza le prese della corrente di un magazzino, Berlusconi viene trattato come un edificio da mettere in sicurezza, in realtà non si tratta di metterlo in sicurezza, si tratta di salvargli le chiappe dai processi che lo riguardano non in quanto Presidente del Consiglio, ma in quanto padrone di Mediaset, fondi neri e corruzione del testimone Mills, la messa in sicurezza, cambiano le parole, state attenti ogni volta che usano queste parole è per fregare la gente, la messa in sicurezza!
Il caso Cagliari - I fatti dunque del caso Cagliari che verranno buttati addosso a questo Magistrato nei prossimi mesi e quindi è bene che quando sentiamo parlare di De Pasquale, il famigerato che ha portato al suicidio Cagliari, sappiamo di cosa si sta parlando, sappiamo che non è vero niente. Mi aiuto con il libro “Mani Pulite” che abbiamo scritto insieme a Gianni Barbacetto e a Peter Gomez, siamo nel 1993 Fabio De Pasquale apre un’indagine sui rapporti tra l’Eni e la compagnia di assicurazioni di Salvatore Ligresti, la Sai. Dopo avere escluso l’Ina, un’altra concorrente per ottenere l’appalto per assicurare l’Eni, l’Eni di Gabriele Cagliari socialista craxiano si accorda con la Sai per creare una società mista alla quale affidare tutti i contratti assicurativi dei dipendenti dell’ente petrolifero, quindi immaginate che affare, dietro l’accordo si cela un’enorme tangente, la Sai ha sbaragliato i concorrenti, pagando 17 miliardi di lire, De Pasquale lo scopre nell’aprile 1993, leggendo delle carte sequestrate durante una perquisizione nello studio di un commercialista, un certo Aldo Molino.
Interroga l’amministratore delegato della Sai Rapisarda, poi De Pasquale ascolta Gabriele Cagliari, lui dice di non sapere niente della mazzetta, ma le indagini proseguono, si trovano altre prove di questa tangente e il 26 maggio 1993 il G.I.P. Grigo firma 4 mandati di cattura e arresta: Cagliari, il direttore finanziario dell’Eni Ferranti, Rapisarda e il commercialista perquisito Molino.
Rapisarda e Molino non si fanno trovare e si danno alla fuga, Cagliari invece non può fuggire, perché? Perché è già in carcere per un’altra inchiesta del pool Mani Pulite di Milano del quale Fabio De Pasquale non faceva parte del pool tradizionale, quello che aveva iniziato a occuparsi di Mario Chiesa e poi dei fascicoli successivi.
Era lì perché doveva rispondere Cagliari di un’altra tangente che gli contestava il pool, quindi il mandato di cattura lo raggiunge già in carcere e quindi la carcerazione disposta per conto del pool Mani Pulite si assomma a quella nuova disposta dal G.I.P. Grigo su richiesta di De Pasquale per lo scandalo Eni – Sai.
Il 5 luglio viene arrestato Salvatore Ligresti dopo qualche giorno di irreperibilità e ammette di avere trattato personalmente l’accordo tra Eni e la Sai, definendolo con Craxi, Citarristi (Segretario amministrativo della DC) e Cagliari.
L’Avvocato di Cagliari, Vittorio D’Aiello, un grande Avvocato milanese recentemente scomparso, legge i giornali e scopre che i Ligresti ha confessano, allora chiede un nuovo interrogatorio per Cagliari che fino a quel momento aveva negato e così il 15 luglio Cagliari davanti al suo Avvocato e a De Pasquale viene di nuovo interrogato in carcere e adesso cambia registro dice: sì ho parlato con Craxi dell’operazione Eni – Sai e ho dato il via libera a Ligresti, ma continua a negare di sapere qualcosa delle mazzette.
De Pasquale spiega che non lo può scarcerare, perché? Perché per scarcerare un indagato bisogna che vengano meno le esigenze cautelari, se uno collabora è chiaro che vengono meno le esigenze cautelari perché? Perché una volta che fornisce le prove su sé stesso non può più inquinarle ovviamente, ma può anche decidere di non collaborare e con un’espressione un po’ rude, scherzosa aggiunge: l’indagato che confessa lo mette in culo all’accusa, nel senso che quando confessi vinci sull’accusa, perché? Perché a quel punto se non è il PM a chiedere la tua scarcerazione, verrai comunque scarcerato dal G.I.P. o dal Tribunale del riesame e dalla Cassazione, difficile trovare un indagato che collabora che venga tenuto dentro se si scopre che ha detto tutto.
L’interrogatorio va avanti nel tentativo di far dire a Cagliari qualcosa di più preciso su quell’accordo che ammette di avere avuto, ma Cagliari si ferma lì e Aiello alla fine dell’interrogativo dice ai giornalisti di essere fiducioso che Cagliari che ormai rimane dentro solo per lo scandalo Eni – Sai per le altre vicende di Mani Pulite è già stato revocato il mandato di cattura, possa ottenere almeno gli arresti domiciliari. Il giorno un però De Pasquale va a trovare Enrico Ferranti, il direttore finanziario dell’Eni e gli legge le dichiarazioni di Cagliari, allora Ferranti dice: non ho mai saputo di intese sottostanti di carattere corruttivo all’accordo Eni – Sai, se Cagliari era informato dell’esistenza di accordi in sede politica, tali per cui la definizione del progetto era affidata al commercialista Molino, in quanto delegato a riscuotere una consistente erogazione di denaro proveniente da Ligresti, allora devo dire che si sono sentito turlopinato, De Pasquale esce dalla stanza e entra in quella di fianco dove lo sta aspettando Cagliari per un altro interrogatorio.
Dice a Cagliari: guardi che da quello che mi dice Ferranti continuo a pensare e ne ho elementi anche in più che lei non mi stia dicendo la verità e quindi non credo che ci siano i presupposti perché lei venga scarcerato, se lei mi sta inquinando le prove addirittura negli interrogatori, come faccio io a dare il parere favorevole alla scarcerazione? E la sera fa il parere negativo al G.I.P. sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori anche perché rileggendosi un po’ gli atti non solo si è convinto che Cagliari sta mentendo, il che è legittimo per un indagato, ma naturalmente è un elemento a favore del fatto che è bene tenerlo dentro, ma addirittura che stia tentando di pilotare l’atteggiamento processuale dei suoi coimputati.
De Pasquale ritiene che Cagliari sta inquinando le prove e ha visto giusto perché il tentativo di depistaggio c’è, in seguito sia Ferranti, sia un altro commercialista prestanome di Craxi, Pompeo Locatelli ammetteranno che Cagliari stava depistando dal carcere.
L’Ing. Cagliari – racconterà Locatelli più avanti – mi mandò più volte a dire, quando ero detenuto di non parlare assolutamente delle questioni che riguardavano i rapporti economici intervenuti tra me e lui, in quanto egli aveva deciso di limitarsi a ammettere puramente e semplicemente i fatti che gli venivano contestati, quello che non poteva negare, il Cagliari pertanto mi richiedeva di comportarmi anche io in tale modo.
Nell’interrogatorio Locatelli dà anche la chiave ai giudici per scoprire le banche e le fiduciarie svizzere dove era stato depositato il tesoro personale di Cagliari e di sua moglie Bruna che infatti di ritorno poi dalla Svizzera dopo il suicidio del marito restituirà 12 miliardi di lire, frutto di tangenti e fondi neri sul conto del marito.
A questo punto, 17 luglio 1993 il G.I.P. Maurizio Grigori riceve il parere negativo di De Pasquale alla scarcerazione e esamina il caso, perché poi è lui che decide, mica è De Pasquale!
Ha 5 giorni a disposizione Grigo per esaminare la pratica Cagliari, ma il 20 luglio, 3 giorni dopo Cagliari viene trovato morto a San Vittore, soffocato da un sacchetto di plastica che si era calato o che qualcuno gli ha calato sul capo e stretto intorno al collo, Borrelli sconvolto, Di Pietro attacca il suo collega, perché? Perché aveva saputo che aveva promesso la scarcerazione e poi l’aveva invece negata, non sapendo che nel frattempo De Pasquale aveva scoperto che Cagliari stava depistando e quindi aveva scoperto un elemento in più rispetto a quello che c’era prima e quindi non lo poteva scarcerare, se depistava da dentro il carcere, figuratevi da fuori!
De Pasquale viene dunque additato anche dall’Avvocato di Cagliari come il responsabile diretto di quella morte tragica per avere promesso la scarcerazione a Cagliari e di essere partito per le vacanze, rimangiandosi la parola. De Pasquale parte per le vacanze, perché? Perché ormai quello che doveva fare lui l’ha fatto, adesso la decisione spetta al G.I.P. ovviamente e nel caso in cui qualcuno lo richiamasse per cambiare versione è ovvio che ci sarebbero altri magistrati se non lui di ritorno che potrebbero raccogliere eventuali nuove dichiarazioni.
Basta però leggere le lettere e il testamento scritti da Cagliari e gli ultimi giorni in carcere prima di togliersi la vita per capire che Cagliari non si è suicidato a causa dell’aspettativa di uscire poi venuta meno con il no del Pubblico Ministero alla sua scarcerazione, risulta da quello che scrive Cagliari che la decisione di uccidersi l’aveva presa almeno 11 giorni prima dell’ultimo interrogatorio davanti a De Pasquale quando neanche ancora si parlava del sì o del no alla scarcerazione, in un espresso datato 3 luglio che Cagliari ha inviato ai familiari chiedendo di non aprirlo subito si legge “Carissimi sto per darvi un nuovo grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso più sopportare a lungo questa vergogna” il giorno dopo, 4 luglio un altro bigliettino inequivocabile “io sottoscritto Gabriele Cagliari nella mia piena facoltà di intendere e di volere dichiaro di volere che il mio corpo dopo la morte venga cremato e che le ceneri siano consegnate a mia moglie Bruna”, 10 luglio altra lettera alla moglie “carissima Bruna la settimana scorsa ti ho scritto l’espresso che ora avrai ricevuto e che ormai devi aprire, vi troverai le ragioni di questa mia decisione amara fino a essere insopportabile ma senza alternativa siamo agli epigoni di un sistema sconfitto, un sistema che non ho certamente contribuito a instaurare, ma che purtroppo ho accettato” e qui oltre a un preannuncio di suicidio c’è anche una chiara ammissione di corresponsabilità ho accettato, ho fatto parte di quel sistema che sta morendo e poi c’è una lettera per il suo Avvocato D’Aiello che si chiude così: la vergogna del mio stato attuale che consegue al repentino modificarsi della situazione generale del paese è la ragione di fondo di questa decisione, ho preso l’unica soluzione che la dignità e l’orgoglio mi impongono” si scatena il putiferio contro De Pasquale, il Ministro della Giustizia Conso, qui c’era ancora il governo Amato, ultimo governo della Prima Repubblica, manda gli ispettori a Milano, Dinacci e Nardi fanno l’indagine ispettive sul comportamento di De Pasquale e di Grigo e concludono: nessun rilievo può muoversi al G.I.P. Dott. Grigo in ordine alla materia in esame.
Il PM più odiato dai criminali - Quanto a De Pasquale, a parte rimproverargli quell’espressione “l’indagato confessa lo mette in culo all’accusa” quindi dicono che era un’espressione non consona al linguaggio di un magistrato, scemate, trasmettono gli atti al Procuratore generale presso la Cassazione, Vittorio Sgroi, titolare dell’azione disciplinare perché decidesse se aprire o non aprire il procedimento disciplinare davanti al Csm.E il Procuratore generale Sgroi decide di non aprire l’azione disciplinare e archivia il procedimento, anche perché gli ispettori Dinacci e Nardi gli hanno scritto: “appare assai difficile collegare il suicidio del Cagliari ai comportamenti del Dott. De Pasquale, in quanto va tenuto conto delle numerose lettere indirizzate ai familiari che egli ha lasciato scritte dal 3 luglio in poi” quelle che vi ho letto prima.
Ma non è mica finita, perché contro De Pasquale che è inviso alla classe politica prima e seconda repubblica, è quello che ha fatto condannare Craxi per la prima volta, non dimentichiamolo e è quello che ha fatto arrestare e condannare Ligresti, grande costruttore, palazzinaro, assicuratore, padrone di giornali, di mezza Milano e di mezza Italia, continua l’accanimento contro De Pasquale, non contenti della prima ispezione che era finita a suo favore, il governo Berlusconi, anzi il Ministro Mancuso che è nel Governo Dini nel 1995 e che però è praticamente una sorta di avamposto berlusconiano dentro il governo Dini, decide una nuova ispezione sui magistrati di Milano, che naturalmente finisce nel nulla e poi c’è anche un processo penale contro De Pasquale che viene denunciato a Brescia per abuso d’ufficio e addirittura omicidio colposo e naturalmente anche questo viene archiviato dal G.I.P. Giuseppe Ondei con questa motivazione “si deve senza dubbio ritenere che nella condotta tenuta dal De Pasquale nella vicenda in oggetto non sia ravvisabile alcuna ipotesi di reato”.
Ma non basta, perché come scrive Ferrarella su Il Corriere di oggi: non c’è solo l’ispezione ministeriale che non ravvisa alcun illecito disciplinare, non c’è soltanto il Ministro Conso e il Procuratore Generale Sgroi che decidono di non accusare De Pasquale perché non è successo nulla di scorretto, non solo c’è la denuncia di Mancuso per abuso d’ufficio e l’omicidio colposo a Brescia finita in archiviazione, ma c’è addirittura una causa che gli eredi di Craxi fanno alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per denunciare i magistrati che avevano fatto condannare Craxi nel processo Eni – Sai sostenendo che si erano violati i diritti dell’uomo Craxi, ma anche in questo caso la Corte di Strasburgo non ravvisa alcun tipo di censura, di più, c’è il solito Sgarbi che va a Domenica In a dire che De Pasquale è assassino, bene l’hanno condannato in appello per diffamazione a 2 mesi e a 100 milioni di lire di risarcimento al PM, poi in Cassazione si è salvato grazie all’insindacabilità, si è detto che quando dava dell’assassino al Magistrato a Domenica In, parlava esprimendo legittime opinioni insindacabili in quanto parlamentare.
Così 6 istanze diverse hanno stabilito che il famigerato Magistrato Fabio De Pasquale è un galantuomo e che nella vicenda Cagliari non ha fatto nulla di cui debba pentirsi e se sia minimamente collegabile al suicidio di Gabriele Cagliari. Ultimo punto, Berlusconi vuole accertare nella Commissione parlamentare di inchiesta gli abusi di potere della Magistratura milanese dai tempi di Mani Pulite e il colpo di stato ordito dal pool Mani Pulite di intesa con Scalfaro, che dice Berlusconi: chiamò Bossi e lo invitò a scaricare il Primo governo Berlusconi, siamo nel novembre – dicembre del 1994 dopo il famoso invito a comparire che Berlusconi aveva ricevuto in seguito al suo coinvolgimento nelle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza.
Forse qualcuno dirà: possibile che a 16 anni di distanza si debba ancora accertare cosa avvenne in quel novembre – dicembre del 1994 tra l’invito a comparire del 21 novembre e la caduta del governi Berlusconi il 22 dicembre? No, non è possibile, infatti è stato già tutto chiarito anche quello in varie sedi, chi lo ha chiarito? Intanto gli ispettori ministeriali che prima Berlusconi e poi Mancuso mandarono al pool di Milano e cosa hanno stabilito di quei presunti abusi dei magistrati? Hanno stabilito che il pool Mani Pulite e tutta la Procura avevano dedicato il massimo impegno e i risultati conseguiti grazie alla serietà, alla specifica professionalità, allo spirito di sacrificio dei magistrati del pool e alla profonda armonia tra i sostituti e la dirigenza, avevano dato vita a un’indagine che praticamente definivano una pietra miliare nella storia della magistratura, poi sottolineavano l’assoluta regolarità delle vicende processuali che il governo Berlusconi chiedeva di verificare, le indagini in casa Fininvest, il Dott. Confalonieri sembra desumere dal solo fatto che sono state promosse indagini a carico di persone in qualche modo collegate alla Fininvest un fumus persecutionis a prescindere da concrete censure al comportamento degli inquisiti.
Su Tele + gli inquirenti hanno fornito risposte esaurienti e documentate su tutte le questioni sollevate, pressioni su indagati per incastrare Berlusconi? Ne parla ancora adesso, dice che li tengono dentro perché facciano il suo nome, ugualmente gratuita è l’affermazione secondo cui si sarebbero pretese, per evidenti scopi politici, chiamate di correità calunniosa nei confronti del Presidente del Consiglio, accanimento contro Berlusconi e la Fininvest? Il lamentato accanimento investigativo, espressione di una pretesa strumentalizzazione politica del potere giudiziario, non ha trovato alcun riscontro nelle attività di indagine della Procura di Milano.
In conclusione le doglianze del Dott. Berlusconi appaiono prive di qualsiasi pregio, le censure e i magistrati del pool mosse dal Dott. Berlusconi alla fine degli accertamenti esperiti sono risultate pretestuose, manette facili? Nessun rilievo sotto questo aspetto può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono avere esorbitato dai limiti imposti dalla legge, i provvedimenti custodiali, tra l’altro, sono stati spesso ulteriormente suffragati dall’ulteriore e decisiva prova della confessione dell’indagato e confermati dai G.I.P., dai tribunali del riesame e dalla Cassazione e neanche il risultato – scrivono ancora gli ispettori mandati da Berlusconi dentro la Procura di Milano – che le confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto minaccia di ulteriore protrarsi della detenzione e chi lo dice come Sgarbi dice falso, scrivono gli ispettori, non è possibile ascrivere quelle confessioni alle condizioni fisiche disumane nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatesi, non è stata mai segnalata l’applicazione di regimi detentivi differenziati invece inaspriti rispetto alla generalità dei casi.
Conclusione, gli ispettori mandati da Berlusconi esaltano gli enormi meriti di un’inchiesta che rimarrà una pietra miliare nella storia giudiziaria del nostro paese, essendo servita a recuperare legalità e trasparenza nelle istituzioni e nella politica, meriti che i presenti accertamenti fugando ombre e dubbi prospettati in ordine a determinate vicende di cui alcune avevano colpito l’opinione pubblica, evidenziando la sostanziale correttezza dei magistrati del pool mani pulite con l’esclusione di qualsiasi anomalia o comunque di aspetti suscettivi di rilievo disciplinare, hanno finito con il rimarcare ulteriormente.
Questo è quello che ha già stabilito l’ispettorato del Ministero, l’autorità politica che ha investigato sulla correttezza dei magistrati di Milano e ha già fatto il suo dovere, oggi, 16 anni dopo, si vuole riscrivere quella storia confidando forse che qualcuno si dimentichi che quella storia è già scritta e quella storia è stata definita una pietra miliare nella storia giudiziaria di questo paese.
Il fatto che a proporla di riscriverla sia un noto imputato che sta cercando ancora una volta di salvarsi le chiappe, mi pare che si commenti da sé, passate parola!

Ps. Alcuni amici che hanno seguito il Passaparola di ieri mi fanno notare che, nel video diffuso da repubblica.it Silvio Berlusconi non dice che il pm De Pasquale “si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c’è quando il corruttore dà in soldi al corrotto”, ma lo critica per avere sostenuto che la prescrizione va calcolata dal momento in cui il corrotto spende i soldi della tangente, e non nel momento in cui li riceve. E questi amici hanno ragione: purtroppo mi ero fidato di una trascrizione del quotidiano la Repubblica (1° ottobre, pagina 6) che, rivedendo il video, appare scorretta. Già che ci sono, faccio notare che, anche dicendo la seconda cosa (e non la prima frase che erroneamente la Repubblica e poi il sottoscritto gli abbiamo attribuito), il premier riesce a pronunciare una castroneria. Infatti non è vero che la tesi del pm De Pasquale sia stata confermata in primo, secondo e terzo grado. E non è nemmeno vero che quella riferita da Berlusconi fosse la tesi del pm. Questi aveva sostenuto che i famosi 600 mila dollari della tangente a Mills furono messi a disposizione dell’avvocato inglese alla fine del 1999, ma entrarono nella sua disponibilità soltanto nel febbraio del 2000, in un tourbillon di conti, fondi e società estere che non sto qui a riepilogare (lo fa diffusamente il libro di Gomez e Mascali “Il regalo di Berlusconi”, ed. Chiarelettere). In primo e in secondo grado quel calcolo fu condiviso dai giudici del tribunale e della Corte d’appello, mentre la Cassazione, il 26 febbraio scorso, retrodatò la consumazione del reato al novembre 1999, e dunque la prescrizione al novembre 2009. E’ dunque falso quanto sostenuto dal premier, che vede nella conferma delle tesi del pm in primo, secondo e terzo grado la prova dell’”accordo fra i giudici di sinistra per sovvertire il risultato elettorale. MT

Marco Travaglio (Passaparola del 4 ottobre 2010)


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)